A’ REPIT
“I Canti Della Veglia”

Non so voi cari lettori, ma io ho sempre avuto una certa diffidenza sul fatto che il Folk Metal fosse il modo migliore per rappresentare gli umori ed i sentimenti più viscerali di un particolare territorio geografico. Non nego affatto che in passato ci siano stati esempi di rara maestria e bravura anche in questo campo, ma l’uso smodato di violini, fisarmoniche o qualche altro strumento tradizionale mi ha sempre dato l’idea di un tentativo forzato di incanalarsi in un determinato contesto musicale, più che un modo sincero di approcciarsi alle radici musicali della propria terra. Ho sempre trovato più affascinante il percorso del buon Astru, se vogliamo riferirci a tempi più recenti potrei citare gli Scuorn, dove la componente Metal, parlo in generale, si innestava in maniera perfetta su una base che era prima di tutto culturale, prima che musicale. Tutto questo discorso iniziale serve ad introdurre questi A’ Repit, duo composto da Gypaetus, ex membro dei Nefarium, e Skarn, membro attivo in diversi progetti quali Entirety e Nurmur, il cui particolare nome richiama dei particolari santuari presenti in alta Italia, nei quali venivano portati i bambini nati morti e, dietro alcuni particolari rituali religiosi, potevano essere brevemente riportati in vita ed essere così in grado di ricevere il battesimo. Continua a leggere

LUKHASH
“We Are Stardust”

Non pensavo, ma l’esperimento della recensione “Faded Touch” di Timecop1983 ha inaspettatamente ricevuto un buon numero di contatti, dando ulteriormente dimostrazione di quanto la Synthwave sia un genere ben radicato anche tra noi ascoltatori di Metal e affini. Spinto da questo buon riscontro, mi accingo quindi a recensire questo “We Are Stardust” ad opera di LuKHash, dietro cui nome si cela un musicista originario della Polonia ma attualmente residente in Scozia, e che da diverso tempo staziona all’interno dei miei (pochi) ascolti giornalieri. Sono giunto a questo artista attraverso qualche sessione di ricerca su Spotify, cercando di scovare qualche interessante nuova uscita su cui poter eventualmente scrivere in questa mini rubrica. Parlando di LuKHasH, le notizie presenti in rete lo danno come autore estramemente prolifico, visto che questo “We Are Stardust” è il nono full-lenght della sua discografia, nonché il terzo rilasciato dalla NewRetroWave, label di riferimento del genere, ed in quaranta minuti scarsi dimostra tutta la sua capacità di comporre buona, se non ottima, musica di genere. Nulla di particolarmente innovativo sia chiaro, ma le atmosfere futuristiche e distopiche dell’opener “Cyberiad Theory” o della title-track funzionano benissimo, mentre la successiva “Code Veronica” riesce a muoversi languidamente tra sonorità liquide e bassi al limite della Dark Synthwave. Continua a leggere

NATRON
“Hung, Drawn & Quartered”

Non credo che i Natron abbiano effettivamente bisogno di presentazioni, il loro lungo curriculum parla abbastanza bene già da solo, e la lunga esperienza maturata in quasi vent’anni di esistenza ne fanno una sorta di eccellenza nostrana in ambito Death Metal. Per questo motivo è corretto accogliere la ristampa ad opera della Time To Kill Records del loro disco di esordio “Hung, Drawn & Quartered” come un riconoscimento a quanto fatto per il Metal tricolore in tanti anni di militanza. Anche se questo debutto non è il loro lavoro migliore, più che altro per una produzione effettivamente troppo deficitaria, nonostante la registrazione sia avvenuta presso i Nadir Studios di Tommaso Talamanca, risulta comunque un interessante esempio di Death Metal di stampo prettamente americano, nel quale si punta su un particolarissimo approccio che vuole coniugare tempi e strutture intricatissime, per fortuna ancora lontane dalle assurdità del Djent e similari, ad un suono cupo e claustrofobico, perfetto palcoscenico per il growl gutturale di Lorenzo Signorile. Continua a leggere

TIMECOP1983
“Faded Touch”

E’ da diverso tempo che mi gira in testa l’idea di inserire in maniera estemporanea qualche recensione dedicata al mondo della Synthwave, un genere a cui mi sono appassionato da qualche anno e presenza fissa durante le mie sessioni di corsa domenicali. Purtroppo, il tempo è sempre tiranno e riuscire anche solo a stare dietro alle richieste giornaliere che riceviamo, diventa sempre più difficile e complicato. Tuttavia, visto lo schifo di giornata di quest’ultimo primo maggio, ho trovato modo di scrivere questa recensione dedicata all’attesissimo come-back di Jordy Leenaerts, o più comunemente conosciuto come Timecop1983, creando l’occasione perfetta per buttare dentro il nostro archivio una prima recensione di questo genere. Non so quanti di voi bazzichino la Synthwave e generi affini, ma per me l’ascolto del suo precedente “Nightdrive” è stata una vera e propria epifania, per non dire uno di quei dischi che ti cambiano la vita. Sembra davvero esagerato, ma effettivamente dopo l’ascolto di quel disco, la Synthwave e la sua sorella malvagia Dark Synthwave, sono entrati pesantemente nella mia vita per non uscirne mai più. Il motivo credo sia da ricercare in una sorta di nostalgia verso i ricordi della mia infanzia, avvenuta nei goduriosi anni ’80 e di cui questi generi si nutriscono senza alcuna remora, seppur filtrati con occhi e tecnologie attuali. Continua a leggere

IN TORMENTATA QUIETE
“Krononota”

C’è poco da fare, ormai ogni nuova uscita degli In Tormentata Quiete è per il sottoscritto un piccolo evento da segnarsi sul proprio calendario. La band capitanata dal tastierista Antonio Ricco è stata capace nel corso degli anni di costruirsi una forte identità musicale, che gli ha permesso di portare a terminare una evoluzione sonora che, a mio giudizio, ha davvero pochi eguali nel nostro paese. L’ultimo nato in casa, il qui recensito “Krononota”, è probabilmente l’opera più compiuta del collettivo bolognese, nonché forte candidato a disco dell’anno per il sottoscritto. Pur non essendo un lavoro che introduce elementi inediti alla loro proposta musicale, in questo “Krononota” è comunque presente un enorme lavoro di cesellatura capace di creare il palcoscenico perfetto per la rappresentazione di questa nuova opera firmata In Tormentata Quiete. Ho usato la parola opera, proprio per mettere in evidenza l’importanza che l’intreccio che le tre voci hanno all’interno del disco, ossia una vera e propria messa in scena dei testi scritti da Ricco. A questo proposito è importante anche sottolineare l’arrivo dei due nuovi cantanti che affiancano il veterano Marco Vitale, ossia Samantha Bevoni e Davide Conti, già perfettamente inseriti all’interno della band, con la prima autrice di una prova veramente straordinaria, ascoltare la stupenda “Color Daunia” per conferma. Continua a leggere