MARS RED SKY
“The Task Eternal”

Dopo l’avvincente Stoner Rock dei Duel e l’avvolgente Death Doom degli Esogenesi, quest’oggi è il momento di rendere omaggio al quarto lavoro dei francesi Mars Red Sky, ennesimo lavoro che conferma l’ottima annata per tutti gli amanti del Black Sabbath sound. Infatti, questo “The Task Eternal” è un grandioso esempio di Stoner Doom a forti tinte psichedeliche. Infatti, se la parte strumentale pesca a piene mani dai maestri inglesi attraverso delle sonorità cupe e rallentate, la sola voce del chitarrista\cantante Julien Pras, cosi sottile e raffinata, riesce a creare un incredibile effetto estraniante. In certe parti, come per esempio nel chorus della magnifica “Collector” ho avuto quasi l’impressione di sentire dei forti richiami ai Beatles più psichelici. Per certi versi, come stile non siamo poi molto lontani dagli Uncle Acid & The Dead Beats, ma è pur vero che l’uso dell’effettistica da parte dei francesi è decisamente più elevata, oltre al fatto che in questo “The Task Eternal” manca quella forte impronta orrorifica che caratterizzava i loro lavori. Continua a leggere

PAGANIZER
“The Tower Of The Morbid”

Come promesso in occasione della recensione del disco solista di Rogga Johansson, eccomi qui a parlare del nuovo lavoro dei Paganizer, che con codesto “The Tower Of The Morbid” raggiungono quota l’invidiabile quota di undici full-lenght in poco di più di vent’anni di carriera. Ovviamente, dopo tutti questi anni di onorata carriera votata all’adorazione dei canoni più ortodossi ed intransigenti del Death svedese, è impossibile pensare a variazioni di sorta, ed infatti, anche in questo caso la formula risulta un viaggio totale in quel tipo di sonorità, dove le influenze portate in campo sono le medesime già citate nella recensione del precedente “Land Of The Weeping Souls”. Eppure, se andiamo ad analizzare e confrontare da vicino i due lavori, si riescono a scorgere delle palesi differenze. Continua a leggere

DUEL
“Valley of Shadows”

A noi poveri recensori capita spesso di stare là a lambiccarci il cervello, domandosi che strada possa aver imboccato il Metal al giorno d’oggi e che tipo di evoluzioni possa ancora fare in futuro. Oppure, ancor più banalmente, si perde tempo a fare confronti con il passato e a ricordare tempi andati e che sicuramente non torneranno più. Tuttavia, fortunatamente esistono gruppi come i Duel che se ne sbattono altamente di tutte queste cose e con la loro musica ci fanno ritornare con i piedi per terra. Alla fine, si torna sempre alla lezione dei Ramones, ossia, noi possiamo inventarci tutto quello che vogliamo per creare tutte le nuove forme musicali che vogliamo, ma alla fine della fiera, ci bastano solo pochi accordi ficcati in serie per farci muovere il culo e farci stare bene. La stessa cosa vale per i Duel, il gruppo capitanato dal cantante e chitarrista Tom Frank, che insieme al bassista Shaun Avants, facevano in passato parte della prima incarnazione degli Scorpion’s Child, rockband americana di cui parlai in occasione di un live report degli Uncle Acid & The Deadbeats. Continua a leggere

ESOGENESI
“Esogenesi”

Il complimento più grande che potrei fare a questi Esogenesi è quello di dire loro di essere vecchi, o retro se proprio vogliamo mantenere un certo aplomb. Non fraintendetemi, il quintetto milanese guidato dal vocalist Davide Roccato è composto da ragazzi giovani e talentuosi, quello per cui ho utilizzato l’aggettivo vecchio riguarda la loro scelta di andare a ripescare delle sonorità Death Doom di inizio anni novanta, per intenderci quello che suonavano i primi My Dying Bride, Anathema o Paradise Lost, e non volerne affatto aggiornare il canone ai tempi moderni. Growl cavernoso e da manuale, batteria scandita, chitarre dalla distorsione secca ed un basso a puntellare con efficacia le trame chitarristiche, ma anche capace di trovare il proprio spazio. Tuttavia, questi Esogenesi, oltre ai già menzionati maestri del Death Doom inglese, mi ricordano tantissimo gli Isole, un gruppo da me venerato in gioventù, capaci di abbinare la lentezza esasperante del genere a delle melodie fortemente malinconiche. Non c’è nulla di veramente innovativo in questo debutto, eppure il sentire un lavoro di tale qualità, ci si rende conto di quanto mi mancava ascoltare cose di questo genere. Continua a leggere

GRAVESTONE
“Simphony Of Pain”

Pur essendo miei concittadini ed attivi nella prima metà degli anni novanta, non avevo mai sentito parlare di questi Gravestone. Sicuramente il fatto di essersi sciolti nel 1995, per poi essersi riformati con una diversa line-up nel 2013, ha certamente portato il loro nome vicino all’oblio e ricordati solamente da una ristretta cerchia di appassionati. Dalle poche informazioni che sono riuscito a rintracciare sul loro Facebook, i Gravestone avevano una line-up comprendente ben tre chitarristi, tra cui un giovane Andrea Cipolla che successivamente a questa esperienza formerà i Corpsefucking Art, e che la loro missione era quella di dare forma ad una personale visione del Progressive Death Metal. L’unica testimonianza di quel lontano periodo è questo “Simphony Of Pain”, uscito originariamente nel 1994 per tale label Audiostar, e successivamente ristampato anche dalla Sliptrick Records e Dark Symphonies. In occasione del venticinquennale della sua uscita, oltre ad una terza ristampa da parte della Elevate Records, è stato anche pubblicato l’EP “Symphony Of Death”, dove la nuova formazione, avente come superstiti degli anni novanta il chitarrista Marco Borrani ed il tastierista Massimiliano Buffolino, rivisita con nuovi arrangiamenti e nuova produzione due tracce provenienti da questo esordio. Continua a leggere

EXHUMED
“Horror”

A due anni dall’uscita di quello che, nel frattempo, è diventato a tutti gli effetti il mio disco preferito dei californiani, gli Exhumed ritornano sul luogo del delitto con questo nuovo full length intitolato semplicemente “Horror”, scelta quantomai azzeccata visto che riassume in nuce tutti gli aspetti salienti di questo lavoro, ossia essenzialità e violenza. Abbandonate le atmosfere lugubri e la complessità strutturale di un concept come “Death Revenge”, i nostri questa volta hanno deciso di andare dritti per la giugulare dell’ascoltatore, catapultandoci in quindici tracce (più tre bonus) che fanno tornare indietro le lancette degli orologi al periodo di “Gore Metal” e “Slaughtercult”, riportandoci all’immaginario gore più esplicito alla primi Carcass, passando per un’urgenza compositivo/esecutiva che li allontana in parte dalle divagazioni Death/Thrash che sempre più piede avevano preso nei loro ultimi lavori. Continua a leggere

I BARBARI
“Bulldozer”

Al di là del mio giudizio esposto in questa recensione, a tale gruppo mantovano, avente il curioso nome de I Barbari, va certamente riconosciuto il merito di avermi fortemente incuriosito. Infatti, nonostante la loro proposta rientri senza problemi nell’ambito dello Stoner classico, cioè quello con le chitarre ricche di fuzz e inumerosi passaggi con ritmiche serrate. C’è sempre qualcosa che tende a sfuggire pienamente da questa semplice categorizzazione. In primis, la prima cosa che salta all’orecchio è la forte somiglianza del timbro vocale di Andrea Colcera con quello del più noto Manuel Agnelli, che sposta pesantemente l’orientamento musicale della band verso dei lidi più inaspettatamente Alternative Rock, favorendo ulteriori assonanze con gli Afterhours. Continua a leggere

AMBRA
“Cor”

A dispetto di un nome che potrebbe far pensare ad un incredibile come-back alle origini dell’ex-presentatrice di “Non è la Rai”, questo debutto da parte di un giovane quintetto proveniente da Ljubljana è un disco dall’atmosfere claustrofobiche e dai toni totalmente neri come la pece. Sebbene la loro musica sia ben distante da generi come il Black o il Doom, gli Ambra nutrono il proprio malessere riprendendo quelle sonorità più “sick” provenienti da Seattle a cavallo degli anni novanta. Le prime due band di quell’incredibile ondata musicale che vengono associate a tali sentimenti sono senz’alcun dubbio Soundgarden e Alice In Chains. Bene, gli Ambra riescono a combinare in maniera del tutto efficace i labirinti sonori di “Louder Than Love” con la cappa di malessere e disperazione emanata dall’omonimo degli Alice In Chains. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Jalamanta”

Nell’ambito dell’eccelso lavoro di ristampa dell’ampio catalogo di Brant Bjork da parte della Heavy Psych Sounds, non poteva mancare quello che da molti è considerato come la summa artistica del polistrumentista americano, ossia il suo debutto in veste solista “Jalamanta”. Originariamente rilasciato nel 1999 dalla Man’s Ruin Records con la mitica cover che ritrae Brant in pieno stile “Festa dei morti messicana”, e successivamente ristampato diverse volte dallo stesso Brant con la sua etichetta Duna Records, “Jalamanta” arriva dopo tutta una serie di esperienze musicali vissute dall’artista dopo lo scioglimento dei Kyuss, e che verranno poi riversate in questo lavoro, creando di fatto le basi per il personalissimo stile musicale che Brant proporrà nel corso della sua lunga discografia. Nonostante venga considerato come uno dei padri dello Stoner, questo “Jalamanta” marca notevolmente le distanze dal suo passato recente e soprattutto dai suoi ex-compari, Josh Homme in primis. Continua a leggere

GLOBAL SCUM
“Odium”

Sebbene un nome come Global Scum possa far subito pensare ad un gruppo dedito al Grind-Death stile ultimi Napalm Death, la realtà è pur troppo ben distante da quanto realmente propone il polistrumentista austriaco Manuel Harlander. Infatti, bastano i primi secondi di “Feared” per comprendere la linea di tiro di questo “Odium”, nel quale oltre ad assistere ad una intro che è praticamente un plagio diretto dei Fear Factory, si capisce immediatamente che il punto di riferimento del disco sia senza alcun dubbio “Chaos A.D.” dei Sepultura, con Harlander impegnato anche a cercare di imitare la voce (dell’epoca) del buon vecchio Max. Proseguendo negli ascolti, non ci vuole poi molto per riconoscere qua e là altri richiami ben evidenti verso Machine Head, Slipknot e persino Korn, vedasi una “Back Beats” estratta direttamente da “Follow The Leader”. Continua a leggere

ROGGA JOHANSSON
“Entrance To The Otherwhere”

Avevo già avuto a che fare con il buon Rogga Johansson e la sua infinità prolificità, giusto un paio di estati fa, ed in particolare, con l’uscita di “Land Of Weeping Souls” dei suoi Paganizer. Sebbene l’esaltazione retrò dello Swedish Sound che si trova alla base di questo progetto non mi sia affatto dispiaciuto, tale lavoro non mi aveva però convinto fino a fondo. Poi, a fine luglio con la catalogazione di tutte le richieste arrivate nel corso dei due mesi precedenti, mi sono trovato i promo digitali di ben due progetti da parte del buon Rogga, entrambi rilasciati tramite l’etichetta Trascending Obscurity Records. Il primo è questo che porta il calce il suo nome, mentre l’altro è niente di meno che il nuovo Paganizer, la cui uscita è prevista per fine ottobre. Volendo dare una seconda chance al chitarrista svedese, ho deciso quindi di recensirli entrambi, partendo ovviamente dal primo, più che altro per capire meglio come il musicista svedese sia in grado di dividersi tra più progetti musicali.. Supportato solamente dal batterista Brynjar Helgetun, presente anche in altri progetti di Johansson, quali Megascanvenger e Johansson & Speckmann, questo “Entrance To The Otherwere”, sin dalla prima traccia “The Re-Emergers”, è un lavoro, che rispetto a quanto sentito con i Paganizer, mette in evidenza il lato melodico del suo compositore Continua a leggere

VEUVE
“Fathom”

Sono ormai diversi mesi che sto ascoltando questo secondo lavoro a firma dei friuliani Veuve e dal titolo “Fathom”, e mai come in questo caso risulto piuttosto confuso sulle mie sensazioni riguardanti questo loro nuovo lavoro. Per coloro a cui il nome Veuve dice poco e niente, permettetemi di rinfrescarmi un attimo la memoria, soprattutto nei riguardi del precedente “Yard”. Se avete tempo potete andarvi a rileggere la mia recensione del periodo, ma tenete comunque presente che quel disco a distanza di tre anni staziona ancora regolarmente sul mio stereo, grazie alla sua capacità di unire un classico sound Stoner ricco di fuzz ad una vena malinconia che abbraccia in più punti il Post-Rock. Da questo mio breve excursus sul loro passato, potete ben comprendere il perché di tutto questo dedicato ad un lavoro ormai uscito in quel di marzo. Continua a leggere

INCULTER
“Fatal Visions”

I norvegesi Inculter, a dispetto di quello che potrebbe far pensare la loro nazionalità, non sono l’ennesima band Black proveniente dalla terra che ha dato i natali a questo genere, ma un quartetto che sembra essere appena sceso da una fiammante DeLorean che arriva direttamente dagli anni d’oro del Thrash Metal. Questa circostanza non è però il loro tratto distintivo, in quanto lo è piuttosto il fatto che tre quarti dei nostri sono attivi contemporaneamente in altri tre progetti, con il Thrash che, in un modo o nell’altro, salta sempre fuori. Continua a leggere

GORILLA
“Treecreeper”

Immaginate di avere due montagne gemelle, sulle cui cime stan suonando da una parte l’immortale Lemmy con i suoi Motörhead, e dall’altra Tony Iommi con i suoi Black Sabbath. In mezzo, invece, ci sono tre persone impegnate a costruire un solido ponte che unisca entrambe le montagne. Questa forse stupida e banale immagine può essere un buon tentativo per descrivere questo “Treecreeper”, che se non erro dovrebbe essere il quarto full-lenght in carriera per questo trio inglese chiamato Gorilla. Guidati dal vocalist e chitarrista Johnny Gorilla, i Gorilla non ne vogliono assolutamente sapere di voler essere al passo con i tempi, preferendo rimanere ancorati ai due gruppi sopracitati, puntando su un suono ruvido, ma al tempo stesso infuocato, nel quale vengono innestati massicce dosi di blues e psichedelia. Continua a leggere

DAY BEFORE US
“Ode À La Nuit D’Ombre”

È sempre un gran piacere ricevere un nuovo lavoro del polistrumentista e compositore Philip Blanche, come sempre accompagnato dalla straordinaria voce di Natalya Romashina. La loro Dark Wave di stampo fortemente neoclassico si è sempre attestata su livelli decisamente alti, ed anche il qui presente “Ode À La Nuit D’Ombre” non fa assolutamente eccezione. La sola cover del disco, presa dal dipinto “Fantasy / Fairy Tale” del pittore lituano Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, è capace di trasportarti immediatamente in un mondo alternativo, onirico e sospeso, ma allo stesso tempo, anche fatato e fiabesco. Nei quaranta minuti scarsi di questo loro “Ode À La Nuit D’Ombre” sembra quasi di vivere una fiaba sonora, ottimamente introdotto dall’oscuro crescendo dell’opener “In The Depth Of This Infinite Night” che successivamente confluisce poi in un coro a cappella, per poi adagiare l’ascoltatore in una pioggia di note delicate di synth. Una traccia che sarebbe riduttivo definire un capolavoro, quasi cortometraggio condensato in poco di più di cinque minuti. Continua a leggere

CLEISURE
“Hydrogen Box”

Tra le uscite presenti nel promo pack inviatomi ad inizio estate dalla Overdub Recordings, quella dei Cleisure sin da subito mi aveva incuriosito più di tutti. Sia dalla particolare e colorata copertina, che dalle note rilasciate dalla casa discografica, si presagiva che questo trio potesse avere del materiale piuttosto strano e particolare. Ed infatti, questo loro debutto sulla lunga distanza chiamato “Hydrogen Box” è un disco veramente particolare, ma capace di colpire in pieno sin dal primo ascolto. Infatti, la band campana è capace di tirare fuori dal fantomatico cilindro uno stranissimo incrocio fra un Punk Rock melodico ed un frenetico Garage Rock, dove la chitarra di Terenzio Procaccino si esibisce in schitarrate rapide e serrate, ben sorrette da una sezione ritmica assolutamente formidabile e ricca di groove composta da Cristian Zicola (basso) e Mattia Procaccino (batteria). Quello che mi è più piaciuto di questo “Hydrogen Box” è il suo essere totalmente privo di fronzoli, otto brani che solo in un paio di casi superano i quattro minuti, mantenendo in questo aspetto una certa attitudine Punk. Continua a leggere

RELINQUISHED
“Addictivities (Pt. I)”

Terzo full-lenght in carriera e prima parte di una lunga opera musicale dedicata alle terribili esperienze legate alle dipendenze da droghe, questo il corposo biglietto da visita presentato sul nostro sito da questo quintetto che austriaco che risponde al nome di Relinquished. Uscito inizialmente in digitale intorno alla metà dello scorso dicembre, e successivamente licenziato anche in versione fisica dalla tedesca NRT Records, questo “Addictivities (Part 1)” è un lavoro che sin da subito mi ha dato del grosso filo da torcere. Il loro riferimento principale sono essenzialmente gli ultimi Dark Tranquillity, a cui aggiungono sovente delle atmosfere opprimenti e claustrofobiche che richiamano spesso e volentieri gli ultimi Katatonia. I cinque austriaci non disdegnano nemmeno di infilare qualche improvvisa sfuriata di puro Death svedese, o persino Black Metal. Continua a leggere

SOMMOSSA
“Autentica”

Per i trevigiani Sommossa vale un po’ il discorso fatto per i loro compagni di etichetta The Vasto, ovverosia hanno un monicker che sembra voler ispirare rabbia e rivolta anche se poi all’ascolto si rivelano di natura completamente diversa. Fortunatamente, le similitudini finiscono qui poiché i Sommossa, guidati dalla calda voce del chitarrista Diego Bizzarro, sono riusciti in qualche maniera ad attirare la mia attenzione. Infatti, la proposta musicale del trio si potrebbe definire come uno strano incrocio tra Rock Alternativo, Post-Grunge e canzone d’autore, dal quale emergono con forza la già citata voce di Bizzarro, che mi ha ricordato uno strano incrocio tra il Renga dei Timoria e Manuel Agnelli, ed il potente basso di Paolo Martini, che insieme al suo compare Marco Tirenna alle pelli, formano una solida e variegata base ritmica. Continua a leggere