GRUFUS
“Sabor Latino”

Per quanto mi/ci piaccia sguazzare in una propria comfort zone musicale, ovviamente parlando di proposte musicale di elevata qualità, credo che ogni tanto sia necessario, oltre che benefico, trovare la classica mosca bianca che in qualche modo sparigli totalmente le carte in tavola. Indipendentemente dal risultato finale, questo “Sabor Latino”, debutto del quartetto bolognese bolognese chiamato Grufus, ha come enorme pregio di riuscire a suonare anomalo e di difficile catalogazione, rendendo di conseguenza molto complicato per il sottoscritto riuscire a portare a casa questa recensione. Ma che fanno di così particolare questi Grufus? Allora, direi di partire dagli aspetti che più colpiscono al primo impatto e che caratterizzano sin da subito la proposta del quartetto, ossia il suono grasso e roboante delle due chitarre della coppia Diego Pacini / Lorenzo Bini, ed il potente drumming di Paolo Parravicini, capace di evocare un forte senso di primitiva tribalità. Continua a leggere

BATUSHKA
“Raskol”

Come spesso mio solito, mi tocca andare sempre controcorrente, visto che nonostante il grande effetto mediatico scaturito da “Liturgiya”, non sono riuscito ad esserne pienamente conquistato. Non lo so, avevo una forte impressione che tutto l’armamentario derivato dalla chiesa ortodossa, tra concept, costumi e cori, servisse semplicemente da copertura ad una proposta in realtà piuttosto semplice e priva di reali innovazioni. Certo, i cori liturgici erano molto belli, ed il tutto aveva una bella confezione, ma dopo diversi ascolti ho comunque smesso di ascoltarlo per passare ad altro. Poi, senza stare a raccontare in dettaglio ciò che tutti sanno, la band si è splittata in due entità distinte, una formazione con il nome scritto in latino Batushka, capitanata dal vocalist Bartłomiej Krysiuk, e l’altra con la scritta in cirillico con protagonista il chitarrista Krzysztof Drabikowski. Insomma, un caso che ha generato chiacchiere su chiacchiere, manco fossimo al livello del caso BugoMorgan sanremese. Ora, non ho ascoltato i due lavori successivi prodotti da questi due progetti paralleli, di cui cito giusto “Hospodi”, uscito niente meno che per la Metal Blade, e quindi mi sono approcciato a questo “Raskol” in maniera piuttosto easy, sfruttando semplicemente il fatto che questo promo compariva insieme a quello degli incredibili Eternal Rot. Continua a leggere

SUICIDE NATION
“Hall Of Violence”

Con un nome quale Suicide Nation è praticamente impossibile evitare una associazione diretta con l’omonima traccia di quel capolavoro senza tempo che è “Slaughter Of The Soul”. Eppure, nel caso di questo quintetto cileno, l’assonanza con gli At The Gates è alquanto distante, vista la loro totale dedizione verso il Thrash, ma non proprio fuori luogo in termini assoluti. Infatti, la Svezia riesce comunque ad entrare nella loro proposta, vista la decisa influenza da parte di band quali Hatesphere o Carnal Forge, sebbene il loro numi tutelari rimangano in primis gli Slayer, ed in seconda battuta qualcosa dei Testament e Kreator, questi ultimi forse chiamati in causa più dalle vocals urlate di Felix Arto, una specie mix fra Mille Petrozza e Tom Araya. Per il resto, in questo “Hall Of Violence” assistiamo ad un discreto revival, ben suonato anche se poco fantasioso in fase di songwriting, e che alla lunga tende ad annoiare. Continua a leggere

ETERNAL ROT
“Putridarium”

In questo maledetto 2020 che sta lentamente e dolorosamente arrivando alla sua conclusione, questi Eternal Rot, sono senza alcun dubbio la mia sorpresa musicale dell’anno. Per carità, ho ascoltato di certo ottimi lavori, tra i quali cito giusto i Giobia o i Nero Or The Fall Of Rome, però mancava ancora quel disco che ti facesse veramente saltare dalla sedia, soprattutto in un contesto musicale più estremo. Questo terzetto polacco riesce con questo “Putridarium”, loro secondo full-lenght, a tirare fuori dal cilindro un incredibile incrocio tra Death svedese e Doom, riuscendo nella loro fangosità a risultare persino onirici e psichedelici. Dalle mie parole potrebbe sembrare che la loro proposta risulti piuttosto cervelottica o astratta, ma in realtà la parola d’ordine per gli Eternal Rot, è semplicità. Ascoltatevi la seconda traccia “Serenity Through Maniacal Flagellation with Decomposing Limbs” e stupitevi. Il riffing di chitarra di Mayer, ed i pattern di batteria di Psycholadek, è quanto di più semplice e lineare si possa trovare in giro. Continua a leggere

ARS MAGNA UMBRAE
“Apotheosis”

Per farvi capire quanto sono ultimamente fuori di testa tra lavoro e cavoli vari, con un prossimo nuovo lockdown in dirittura di arrivo, ero fermamente che questo progetto dall’altisonante nome Ars Magna Umbrae, provenisse dal qualche bel paese dell’Umbria, tipo Spello o Gubbio, invece che dalla ben più distante Polonia. Infatti, unica mente del progetto è tale K.M., che con questo “Apotheosis” giunge al secondo full-lenght della sua storia discografica, sotto l’ala protettrice della I, Voidhanger Records, ormai etichetta di riferimento nell’ambito del Black Metal così detto colto e d’avanguardia. Cercando qualche info in giro per la rete, pare che il precedente debutto “Lunar Ascension” di due anni precedente abbia riscontrato parecchi consensi per via di sonorità nere e spaziali, abbinate ad un riffing cervellotico e schizoide derivato dai Deathspell Omega. Continua a leggere

OVO
“Miasma”

Dopo il fangosissimo “Creatura”, vero e proprio rito d’iniziazione personale al culto degli Ovo, a distanza di quattro anni eccomi tornare a parlare del duo composto da Stefania Pedretti e Bruno Dorella a proposito di questo nuovo “Miasma”, che già dal titolo sembra preannunciare una nuova immersione in profondi liquami sonori. L’esordio è bruciante, la violenta cantilena di “Mary Die” sembra proseguire il discorso di “Creatura”, dove tra i patterns primitivi ma dannatamente efficaci di Dorella e la chitarra sulfurea e melmosa della Pedretti, iniziamo la discesa nel personale girone infernale del duo. Tuttavia, la successiva “You Living Lie”, mostra già dei primi segnali di cambiamento con delle aperture verso sonorità leggermente più accessibili ed atmosferiche. E’ solo un piccolo accenno, visto che in “Queer Fight”, prima traccia presentata in anteprima del disco, si ritorna a sguazzare allegramente nel fango, dove, tra distorsioni massicce e vibranti feedback, si viene letteralmente travolti dalla brutalità del brano. Questa rabbia viene poi imprigionata nella successiva “Testing My Poise”, una stranissima collaborazione con la trapper (credo) svedese Gnučči, assolutamente non etichettabile, dove Ambient, Sludge e Trap conflagrano in un unicum straniante. Continua a leggere

OVNEV
“Transpiration”

Avevo già incrociato la mia strada con il prode texano West Maddox, unica mente dietro al progetto Ovnev, in occasione del suo debutto “Cycle Of Survival” uscito qualche anno fa su Naturmacht. Un esordio su cui non ero andato proprio leggero, trovandolo molto banalotto e pieno di difetti. Tuttavia, nonostante questo, decido di dargli una nuova chance provando ad ascoltare il suo terzo lavoro avente il titolo “Transpiration”, che esce a tre anni di distanza dal precedente “Incalescence”. Tuttavia, nonostante una produzione più compatta ed evoluta, la mia opinione sul progetto non riesce a cambiare di molto. Continua a leggere

VOID 00
“Dopo Un Lungo Silenzio”

L’esordio dei Void 00 è stato un lavoro veramente da incorniciare, non solo perché la band mi aveva mandato un vinile vero e proprio da recensire, ma anche perché risultava essere un lavoro nero e sofferto, capace di inglobare diverse forme musicale per dare origine ad uno stile sporco, ruvido, ma tremendamente d’effetto. Ora, a cinque anni di distanza, il quartetto ritorna in scena con un seguito dall’emblematico titolo “Dopo Un Lungo Silenzio”. Sin dall’iniziale “I Whisper To The Sky”, la band mette subito in chiaro le cose tramite una lunga traccia dai suoni pachidermici e dissonanti, un ideale ponte di collegamento con l’esordio. Le cose si complicano invece con la successiva “We Don’t Know”, un piccolo gioiellino Post-Hardcore, dove le accelerazioni schizofreniche riescono in qualche modo a convivere con sporadici accenni melodici e brutali rallentamenti Sludge. Come al solito, il fulcro dei Void 00 è il chitarrista Marco, una vera e propria fucina di riffs e melodie, che trova il giusto supporto ritmico dal batterista MattiaContinua a leggere

VAN HALEN
“Live: Right Here, Right Now”

Sono stato diversi giorni indeciso sul fare o meno questa recensione quale personale tributo all’appena scomparso Eddie Van Halen. Onestamente non sono mai stato un grande fan della band, anzi se devo proprio essere onesto fino in fondo, l’unico disco ascoltato in vita è stato proprio questo live del 93, che ascoltai da giovanissimo, in un periodo in cui avevo ero stato appena fulminato dall’ascolto di “For Whom The Bell Tolls” da parte di un mio cugino più grande. Prima di questo vera e propria epifania, non ero molto interessato alla musica, e lo scoprire qualcosa come i Metallica, e successivamente Guns ed Iron Maiden, può essere visto come una vera e propria rinascita. Continua a leggere

KINGNOMAD
“Sagan Om Ryden”

Nonostante questo “Sagan Om Ryden” sia il terzo lavoro di questi Kingnomad, quattro se consideriamo anche demo\promo “The Green Meadow”, devo ammettere di non averli mai inquadrati dentro il mio radar. Un vero peccato, mi verrebbe da dire, visto che è un bastato un solo ascolto dell’opener “Omniverse” per attirare la mia attenzione. La prima associazione che è saltata fuori in maniera molto naturale è stata quella dei canadesi Black Mountain, vista la comune capacità di associare una ritmica decisamente Rock ad un contesto decisamente space/psichedelico. Questa assonanza emergerà a più riprese nel corso del disco, ma rispetto agli autori dello stupendo “IV”, i Kingnomad mostrano anche un lato più progressivo, che corre dai più recenti Opeth, la cupezza di “Small Beginnings” è figlia diretta del buon Mikael Åkerfeldt, fino al Progressive settantiantiano di stampo canterburyiano. Eppure, nonostante questo, i Kingnomad rimangono un gruppo essenzialmente psichedelico, più attenti a costruire atmosfere raffinate e rilassanti, evocatrici di immensi scenari spaziali. Continua a leggere

NEVERDREAM
“I Figli Dell’Alba”

A distanza di sei anni dall’ambizioso album\romanzo “The Circle”, i romani Neverdream ritornano a confrontarsi con la difficile sfida del concept album con questo nuovo lavoro dal titolo “I Figli Dell’Alba”. Dopo aver affrontato l’alienazione religiosa portata alle estreme conseguenze, i Progster capitolini decidono di rivolgere la loro attenzione al terribile fenomeno della schiavitù sviluppatosi negli Stati Uniti d’America alla fine del 1700 e che è riuscito a perdurare per quasi un secolo, ed i cui rimasugli di razzismo sembrano ancora essere ben lontani dall’essere spazzati via. Insomma, i Neverdream non hanno paura di gettarsi a capofitto in un concept album molto delicato dal punto di vista lirico, interamente cantato in italiano, di cui però non ho avuto accesso in fase di recensione. Continua a leggere

THRONEUM
“Oh Death…Oh Death…Determinate, Preach and Lead Us Astray…”

Dopo la scorpacciata agostana di Njiqahdda e soci, ritorno dopo un breve periodo di (falso) riposo ad occuparmi delle uscite presenti, andando a parlare di un gruppo con il quale entrai in fissa una quindicina di anni fa, ossia i deathster polacchi Throneum. Autori di una discografia sterminata, al quale provai a stare dietro per un po’ tempo, e di cui consiglio vivamente l’ascolto dei primi due full-lenght, “Old Death’s Lair” del 2001 e “Mutiny Of Death” del 2014, i Throneum suonano quello che un vecchio conoscente definiva scherzosamente Death Metal pane e salame, ossia un Death sporco e lineare, e con un’attitudine non molto distante dal Black Metal. O meglio, questo è quello che ricordavo, dato che l’ultima loro uscita che ho acquistato risale a “Deathcult Conspiracy” del 2009. Ora, mi ritrovo in questo 2020 funestato da questa maledetta pandemia, con questo loro nuovo lavoro dal pomposissimo titolo “Oh Death…Oh Death…Determinate, Preach and Lead Us Astray…” e sembra veramente di ascoltare un’altra band. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Yrg Alms”

Dopo questo lungo excursus agostano passato tra Njiqahdda, Njiijn e Oaks Of Bethel, come la classica ciliegina sulla torta, concludiamo questo speciale andando a parlare del tanto acclamato “Yrg Alms”. Infatti, come ho già detto in tante occasioni, questo lavoro può definirsi come il lavoro più completo e maturo composto finora dai Njiqahdda, e non è certo un caso che la sua pubblicazione sia affidata nuovamente ad un nome di peso come la Pagan Flames. Sin dalle prime note di “Ingratuu Maate Lagentii”, è possibile notare come la produzione sia praticamente perfetta. Tutto risulta curato nei minimi dettagli, il Black Metal viene messo da parte in favore di un approccio che potremmo definire come Post-Black venato di vaghi afflati Progressive. Continua a leggere

NJIIJN
“Aartu Negri”

Ultimo lavoro del 2009 a nome Njiijn, questo “Aartu Negri Or The Perfection Of Pitch Black Wisdom” è il disco che non ti aspetti da questo folle progetto. Pur avendo la medesima cover degli EP precedenti “Asqvaalru” e “Graisentraa”, questo nuova uscita vira inaspettatamente su lidi acustici ai limiti dell’Ambient. La lunga “Toa Ura Shadoni” è dominata da un lungo fraseggio di sola chitarra acustica con un sottofondo di rumori ambientali, che sciorina senza sosta delicate melodie dal sapore quasi spagnoleggiante. L’altro brano dell’EP è invece “Delta Ortt”, dalla durata meno impegnativa e dai suoni ed atmosfere vagamente spaziali, semplicemente creati da un semplice loop di synth ed un delicato pattern di batteria. Pur essendo una traccia estremamente ripetitiva, riesce comunque ad avere un forte effetto rilassante sulla mente dell’ascoltatore. Insomma, questo “Aartu Negri”, insieme al cugino “Asqvaalru”, rappresentano senza alcun dubbio la parte migliore del progetto Njiijn. 

BRIEF COMMENT: This EP, together with its cousin “Asqvaalru”, represent the best releases from the project Njiijn. In particular, this “Aartu Negri” has only two tracks, one totally acoustic with a spanish flavour (“Toa Ura Shadoni”) and the other shows a space sound (“Deltaa Ortt”).

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. Toa Ura Shadoni; 02. Deltaa Ortt
Durata: 24:22 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“Isi”

Rispetto alla totale inutilità dell’EP “Sombre Fortu”, questo “Isi” è senza alcun dubbio un lavoro che rientra tra le uscite di fascia superiore del duo americano. Pur essendo una lunga monotraccia di quasi quaranta minuti, i Njiqahdda riescono ad ottenere un convincente sunto di tutte le anime musicali fin qui intraviste. C’è la diretta connessione con il prossimo “Yrg Alms”, richiami ai colori vividi di “Nji. Njiijn. Njiiijn”, ma anche tanto Black Metal, sia nella sua forma più pura e tirata, sia in movimenti più lenti che sfiorano il Depressive. Non manca nemmeno qualche stramberia elettronica tipica dei Njiijn, come quella che appare verso il ventiseiesimo minuto. Tuttavia, pur avendo molti riffs e melodie interessanti, a questo “Isi” manca una certa coerenza nel suo sviluppo. Infatti, risulta essere estremamente forte la sensazione di avere a che fare più con una serie di movimenti assemblati un po’ alla rinfusa, che ad una vera e propria suite strutturata. Questo è l’unico difetto che possiamo associare a questo “Isi”, ma ripeto è comunque un lavoro decisamente interessante e che vale la pena ascoltare in tutta la sua durata.

BRIEF COMMENT: Before releasing the masterpiece “Yrg Alms”, Njiqahdda published this long monotrack EP called “Isi”. Almost fourty minutes where we can listen to , mixed up together, all the different nuances of the Njiqahdda‘s music. Not always well assembled, but it’s a nice work to own.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. Isi
Durata: 38:34 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“Sombre Fortu”

“Sombre Fortu” è essenzialmente un EP preludio al terzo capolavoro della carriera dei Njiqahdda, ovvero il tanto acclamato “Yrg Alms”. Si parte proprio con la title-track, che mostra senza mezzi termini il nuovo corso della band, che traghetta il duo verso dei lidi Post-Black. La produzione è limpida e senza alcun tipo di sbavature, ma allo stesso tempo fortemente onirica con le chitarre letteralmente galleggianti tra chorus e riverberi. Brano veramente stupendo. Peccato che il resto delle tracce di questo EP sia assolutamente imbarazzante. “Yrg Estuu Fentaalvaan” è un pezzaccio di grezzo Black Metal, che spezza senza remore l’ipnotica atmosfera del brano precedente, mentre la conclusiva “Deluge” è la tipica mattonata Ambient senza capo né coda da skippare in toto. Per questo motivo, consiglio vivamente di lasciar perdere questo EP e puntare direttamente al full-lenght, vero e proprio punto di arrivo del duo americano.

BRIEF COMMENT: “Sombre Fortu” is an EP, which anticipates the release of the masterpiece “Yrg Alms”. It also contains a raw Black Metal track as “Yrg Estuu Fentaalvaan”, and a long and boring ambient movement titled “Deluge”. Not very interesting at all.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. Sombre Fortu; 02. Yrg Estuu Fentaalvaan; 03. Deluge
Durata: 38:01 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“For Those Who Have Fallen”

Dopo questo lungo excursus tra Njiqahdda, Njiijn ed Oaks Of Bethel, continuo a rimanere piuttosto interdetto su quest’ultimo progetto. Anche in quest’ultima uscita del 2009, un EP monotraccia intitolata “For Those Who Have Fallen”, si assiste ad un qualcosa di totalmente indefinito. Non tanto per mancanza di idee a livello di riffs o inventiva, quanto per una scelta produttiva totalmente insensata. Non so se è un problema di riedizione in digitale, che magari è andato in contro ad un qualche errore in frase di mastering, ma anche in cuffia ad alto volume non si riesce ad ascoltare praticamente niente. Se si confronta con le altre uscite del periodo, tipo “Yrg Alms” o l’interessante EP dei Njiijn “Aartu Negri”, i Njiqahdda dimostrano di riuscire a tirar fuori produzioni di livello eccellente. Non capisco quindi il senso di pubblicare uscite discografiche di questo tipo. Non posso quindi che constatare la mia ennesima delusione sul progetto Oaks Of Bethel.

BRIEF COMMENT: “For Those Who Have Fallen” is a 25-minutes monotrack and it’s the last release of the 2009 from this project. It’s quite difficult to judge this EP, because I think that there is something wrong with digital version of this release. Even with the headphone, I can really listen to anything. Unjustifiable.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. For Those Who Have Fallen
Durata: 25:36 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIIJN
“Graisentraa”

Pur essendo uscito in contemporanea con il gemello “Asqalvaaru”, questo “Graisentraa Or The Winding Of A Thousand Shades Of Grey” si rimette parzialmente in linea con le follie sperimentali del progetto Njiijn. Sebbene l’iniziale “Uropaacki” possa ricordare qualche infimo demo di un gruppo Black Metal dell’Europa orientale di fine anni Novanta, le restanti “Loamenvaa Aak” e “Uresi Il Vaang” richiamano in toto le sperimentazioni sonore vista in precedenza nei lavori pubblicati a nome Njiijn. In particolare, la prima traccia, con quei suoni rimbalzati e disarmonici, mi ha fatto venire in mente qualche vecchio film di fantascienza degli anni Sessanta, con tanto di Kirk e Spock a sparare con i phaser a qualche strano essere della galassia, mentre la successiva è un infinito crescendo di distorsione senza capo nè coda. Insomma, a parte la stravaganza di “Loamenvaa Aak”, ma anche “Uropaacki” potrebbe riservare interessare, si torna sulla sperimentazione stramboide del duo. Se non altro, dopo due EP allucinanti come “Senvaalasm” e “Snaepuuriin”, i brani qui presenti sono per lo meno ascoltabili senza dover prendere per forza un Moment.

BRIEF COMMENT: This EP was released simultaneously with “Asqalvaaru”, but it shows some tracks, except the low-fi Black Metal of “Uropaacki”, having a music style more in common with this project. “Loamenvaa Aak” remainds me the old Tv series Star Trek, while “Uresi Il Vaang” is pure noise.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. Uropaacki; 02. Loamenvaa Aak; 03. Uresi Il Vaang
Durata: 25:56 min.

Autore: KarmaKosmiK