DEWFALL
“Hermeticus”

Tra le varie richieste giunte nella nostra redazione nel corso di questi ultimi mesi, avevo trovato fin dall’inizio particolarmente attraente quella riguardante proprio il presente “Hermeticus” dei pugliesi Dewfall. Come sono solito fare, mi annoto i vari nomi che ritengo più papabili per una possibile recensione, confidando in tempi migliori per poter affrontare infine l’ascolto e la recensione. Poi, qualche tempo fa ho parlato con una persona che era stata al recente concerto romano dei Taake e che mi aveva detto di essere rimasta impressionata da una delle band di apertura, di cui al momento non ricordava affatto il nome. Facendo rapidamente una ricerca, ecco che risalta fuori il nome dei Dewfall, facendo balzare di colpo il mio interesse nei loro riguardi. Quello che è certo è che i Dewfall si meritano senz’altro tutto questo picco di attenzione, dal momento che questo loro “Hermeticus” è un lavoro che, nonostante un calo piuttosto evidente nella seconda metà del disco, merita senza dubbio totale supporto. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Mankind Woman”

In occasione della ristampa di “Tres Dias”, mi ero ripromesso di ascoltare e scrivere qualcosa in futuro a proposito di questo nuovo lavoro a firma Brant Bjork, recante il titolo di “Mankind Woman”. Aiutato dal produttore e chitarrista Bubba Dupree, già con Brant nei Low Desert, questo dodicesimo lavoro da solista mostra un Brant che guarda con forza al passato. Sin dal primo brano “Chocolatize” con il suo riffone alla Black Sabbath, si respira un forte aria retrò, che non si limita però a fare solamente il verso ai maestri inglesi, un po’ a cavallo tra il beat, psichedelia ed il nascente Hard Rock del periodo. A dominare la scena sono senza dubbio le chitarre, cariche di groove e capaci di dare una forte credibilità a questo ritorno al passato. Il continuo utilizzo del wah-wah della solista porta subito alla mente Jimi Hendrix, mentre la costruzione di alcuni riffs non possono non richiamare i Deep Purple di annata. Continua a leggere

AUTOTHEISM
“Clstvm – Dogma Sculptured In The Flesh”

Nati nel 2016 come side project di stampo Death che riunisce nostre vecchie conoscenze già nei Blessed Dead, Cerebral Extinction, Riexhumation ma anche (Echo), gli Autotheism esordiscono in breve tempo tramite autoproduzione con “Hives MMXVII”, un EP contenente due singole tracce. Non passa nemmeno un anno, che il quintetto tenta una carta ancora più azzardata con il rilascio di questo “Clstvm – Dogma Sculptured In The Flesh”, monotraccia di diciassette minuti ascoltabile tramite il Bandcamp del progetto, nel quale gli Autotheism cercano di trovare una fusione tramite Death Metal, Post Metal e Dark Ambient. Una folle ed opprimente colonna sonora di una umanità in piena decadenza dei propri principi sia filosofici che morali, imprigionati in un dogma che li guiderà inevitabilmente verso l’autodistruzione. Un concept senza dubbio impegnativo ed ambizioso quello dei nostri, che però a mio avviso non riesce ad essere del tutto convincente. Continua a leggere

DUIR
“Obsidio”

Nell’ascoltare questo “Obsidio”, secondo EP a firma dei veneti Duir, si ha come la sensazione di tornare con la mente a cavallo del secolo quando, passata la prima ondata Black norvegese, era tutto una rincorsa ad ascoltare i gruppi più astrusi provenienti da ogni angolo dell’Europa. Dall’ortodossia feroce di pazzoidi come i mitici Maniac Butcher fino alle contaminazioni con il Folk dei vari gruppi provenienti dalle aree dell’ex Unione Sovietica, era tutto uno scoprire nuove realtà che cercavano un proprio percorso musicale, nonostante una qualità sonora che il più delle volte raggiungeva livelli veramente infimi. Eppure, in tutto quel caos sonoro, si percepiva sempre una passione che oggigiorno è sempre più difficile trovare. Ebbene, l’ascoltare questi Duir mi ha riportato un po’ a quel periodo. Continua a leggere

CRIPPLE BASTARDS
“La Fine Cresce Da Dentro”

A poco più di quattro anni da “Nero In Metastasi”, i Cripple Bastards tornano a farsi sentire con questo “La Fine Cresce Da Dentro”, loro settima fatica sulla lunga distanza. Ecco, la recensione potrebbe chiudersi qui, e non per un mio maldestro tentativo di trasporre in parole l’urgenza e la concisione espressiva tipica del Grind, ma per un motivo molto più prosaico: non serve spendere molte parole sui Cripple Bastards, o si amano o si odiano, non possono esistere mezze misure. Gli astigiani capitanati dal buon Giulio The Bastard del resto non hanno mai fatto fortunatamente nulla per rendere più appetibile la propria proposta ed anche questa volta tirano dritti per la propria strada a suon di mazzate tra i denti, forti di una attitudine che non è cambiata di una virgola da quella degli esordi. Ciò detto, anche se questo lavoro esce nell’anno in cui ricorre il trentennale della creazione della band, sarebbe comunque sin troppo facile voler vedere in questa loro nuova fatica una sorta di riassunto di ciò che è stato. Continua a leggere

PANTHEIST
“Seeking Infinity”

Deve essere un tipo davvero instancabile il nostro Kostas Panagiotou, visto che in primavera aveva preso parte all’ottimo debutto del progetto a nome Towards Atlantis Lights, ed ora torna in scena col quinto lavoro lavoro dei suoi Pantheist, dal titolo “Seeking Infinity”. Il tastierista e cantante di origine greca tende a muoversi sempre in un territorio prettamente Doom, anche se rispetto all’altro progetto sopra citato, i tempi sono meno dilatati e le chitarre di Frank Allain, che ricordiamo essere anche chitarrista dei Fen, risultano rocciose e capaci di creare solidi pattern ritmici insieme ai restanti membri della sezione ritmica, Aleksej Obradović al basso e la new entry Dan alla batteria. Continua a leggere

AFTER FOREST
“Act II & III”

Attendevo con molto interesse una nuova uscita da parte dei finlandesi After Forest, dato che il loro EP di esordio “Act I” mostrava una band capace di dare lustro al Death Metal melodico di maestri come Edge Of Sanity od Opeth. Concepito inizialmente come un lavoro diviso in tre parti, alla fine per qualche motivo a me ignoto i nostri hanno deciso di unire le due parti rimanenti di questa trilogia in unico full length intitolato, sulla scia del predecessore, semplicemente “Act II & III”. Certamente la morte improvvisa del precedente batterista Juha Tujunen, deve aver giocato un ruolo primario e determinante sia nel processo di registrazione che in quello compositivo. Continua a leggere

SHAKMA
“House of Possession”

Quando ho ascoltato per la prima volta gli Shakma, il pensiero è subito corso agli Infant Death, una band che avevo recensito agli albori di questa ‘zine. Oltre a condividere la stessa patria, anche questi norvegesi devono essere cresciuti nel culto dello Speed/Thrash degli anni ’80. Attivi dal 2014 e con alle spalle un EP, “Night of Torment”, uscito due anni più tardi, qualche mese fa i nostri hanno dato alle stampe il loro debutto sulla lunga distanza. Questo “House of Possession”, diciamolo chiaramente fin da subito a scanso di equivoci, non brilla certo per originalità o per particolari spunti tecnici, eppure l’ascolto non si rivela per nulla noioso o prolisso grazie ad un’aggressività tanto spontanea quanto coinvolgente. Continua a leggere

EXPIATORIA
“Evil Crimson Eyes”

Gli Expiatoria sono una band che affonda le proprie radici addirittura nella seconda metà degli anni ottanta ma la cui sorte non deve essere stata di certo molto favorevole. La loro discografia infatti risulta essere piuttosto scarsa in termini numerici, mostrando giusto qualche oscuro demotape a cavallo degli anni 80 e 90, un EP autoprodotto del 2010, “Return To Golgotha”, ed infine questo “Evil Crimson Eyes” uscito lo scorso marzo sempre in autoproduzione. Tuttavia, le tracce di questa loro ultima fatica discografica ci fanno sentire fin dal primo brano “Prelude To Darkness” la grande esperienza che la band si porta dietro, anche grazie ad una produzione meravigliosamente secca ed anni ottanta, che pesca a piene mani tra la NWOBHM più classica, King Diamond/Mercyful Fate e i Candlemass, creando un ibrido Heavy Doom dall’elevato tasso qualitativo e dalle atmosfere vagamente sulfuree. Continua a leggere

FUNERATUS
“Accept The Death”

Partito con l’idea di sentire l’ultimo Deicide per vedere se la band di Glen Benton fosse finalmente uscita dal pantano in cui si era andata ad arenare con le ultime opache proestazioni, dopo un paio di brani del loro nuovo “Overtures Of Blasphemy” mi sono ritrovato a spulciare per manifesta noia tra i correlati che youtube mi aveva messo lì di fianco a disposizione, finendo per imbattermi in questi brasiliani. E no, questa volta non sono qui a presentarvi l’ennesima band sudamericana alle prese con un Black/Death blasfemo ed ignorante come di solito accade quando vi parlo di qualche gruppo proveniente da quelle zone. Nonostante il nome Funeratus mi sia completamente nuovo, i nostri hanno alle spalle una lunga ed onorata militanza nel Death Metal più canonico, anche se nel corso di ormai venticinque anni di carriera le uscite non sono poi state così numerose, specie nell’ultimo periodo. Questo “Accept The Death”, loro terza prova sulla lunga distanza, è il classico disco che, ascoltato senza nessuna aspettativa particolare, finisce per prenderti bene pur non proponendo niente che non sia già stato sviscerato da band ben più famose. Continua a leggere

NOMURA / NULLA+
“Impronte / Lacrime”

Avevo già parlato in passato dei Nulla+ e del loro debutto “Stornelli Distopici”, un album nel quale un caotico Black Metal ferale veniva ulteriormente infarcito di reminiscenze Punk ed HC. Ora il duo ritorna in scena con questo interessante split dal titolo “Impronte/Lacrime”, condiviso insieme ai baresi Nomura. Proprio a questi ultimi tocca il compito di aprire la release con la loro “Salice”, una traccia spezzata in due parti. La loro proposto musicale mi ha ricordato un misto tra i Void 00 e i miei adorati Hate & Merda, dove momenti brutali e totalmente fuori controllo, da cui fanno capolinea anche piccole sfumature derivanti dal Death Metal, vanno ad alternarsi a dei momenti più cupi e opprimenti tipici del Post-Hardcore, generando un’atmosfera totalmente funerea. Continua a leggere

SARGEIST
“Unbound”

Preparando questa recensione del nuovo full length, il quinto, dei Sargeist sono andato a risentirmi “Let The Devil In” e “Feeding The Crawling Shadows”, non tanto per riannodare le fila del discorso, ma più che altro per vedere quanto il mio giudizio fosse mutato. Anche se il loro ricordo era ancora abbastanza vivo pur non avendoli quasi più ascoltati per intero, col tempo quei quattro o cinque pezzi risentiti qua e là mi avevano messo la classica pulce nell’orecchio, ed ora devo ammettere che il mio parere si è quasi ribaltato. La cosa di per se non sarebbe poi così rilevante, eppure questo mio “pentimento” mi ha portato ad avvicinarmi a questo “Unbound” con un approccio più equilibrio e meno umorale e, in buona sostanza, scevro da aspettative da fan. Continua a leggere

NASTY SURGEONS
“Infectious Stench”

A poco più di un anno e mezzo dal loro interessante esordio con “Exhumation Requiem”, ecco ritornare i quattro macellai di Burgos che rispondono al nome di Nasty Surgeons. “Infectious Stench” è il loro nuovo attacco sonoro, fatto di undici tracce che confermano il loro totale amore per il Carcass sound. In effetti, c’è davvero ben poco di aggiungere a quanto già scrissi in occasione del loro precedente lavoro, se non il fatto che la band ha compiuto il passo definitivo verso la completa Carcass-izzazione del proprio sound, mettendosi ormai in piena scia di gruppi come Exhumed o Impaled, perdendo quasi completamente quelle piccole incursioni nel Death di scuola svedese che avevo tanto apprezzato in “Exhumation Requiem”. Ovviamente non sto dicendo che il disco sia brutto o quant’altro, e comunque un clone dei Carcass non si rifiuta mai a prescindere, ma più che altro si potrebbe dire il disco ruoti intorno alle sonorità di “Symphony Of Sickness” riviste sotto gli occhi degli Exhumed, dove le tonnellate di riffs riversate da Raul Weaver e Gonzalo Dalle vengono spesso e volentieri riempiti con brevi assoli di discreta fattura. Continua a leggere

LIVE REPORT – FRANK ZAPPA played by ENSEMBLE GIORGIO BERNASCONI and directed by PETER RUNDEL
Auditorium Parco Della Musica (Roma) – 10/10/2018

Credo di aver più volte ribadito nei miei vari articoli la grande predilezione che nutro nei confronti nell’opera omnia di Zappa. Tuttavia, sebbene le mie preferenze vadano verso il periodo delle Mothers Of Invention ed il periodo “jazzato” di fine anni sessanta inizio anni settanta con album come “Hot Rats” o “Waka/Jawaka”, non ho mai più di tanto approfondito il Zappa più dedito alla classica contemporanea. Ricordo ancora la definizione che sentii fare ad un commesso di un vecchio negozio di usato a San Lorenzo, oggi purtroppo chiuso, che definì questi lavori come suoni di orchestrine impazzite. In effetti, un po’ questa cosa mi è sempre rimasta addosso, ma quando la scorsa estate venni a sapere della riproposizione del suo ultimo lavoro “The Yellow Shark”, con tanto dell’originale direttore di orchestra dell’epoca Peter Rundel, non ci pensai due volte ad acquistare il biglietto. Continua a leggere

AURORA BOREALIS
“Apokalupsis”

Arrivati alla soglia dei venticinque anni di attività, gli americani Aurora Borealis dell’immarcescibile Ron Vento tornano a distanza di quattro anni da “Worldshapers” con questo loro settimo sigillo intitolato “Apokalupsis”. Sempre accompagnato dal fedele bassista Jason Ian-Vaughn Eckert, insieme a Ron sin dai tempi del debut “Praise The Archaic Lights Embrace”, e dal batterista Mark Green, in questo nuovo lavoro, il cantante e chitarrista americano si lancia in un particolarissimo concept album che vuole mescolare in maniera piuttosto singolare science-fiction e religione. Infatti, partendo dalla caduta degli angeli ribelli, il buon Ron immagina che questi simpatici scocciatori venissero rinchiusi dal buon dio all’interno di stelle lontanissime, e che dopo secoli e secoli alcuni di loro fossero in grado di scappare dalla loro prigione. Continua a leggere

KYTERION
“Inferno II”

Letteratura e Metal non formano certo un binomio così insolito, basti anche solo pensare alle legioni di band ispirate dagli scritti di Tolkien e Lovecraft. Anche per la poesia, per quanto in misura minore, non mancano degli esempi, vedi i vari Baudelaire, Coleridge, Blake, Milton o il nostro Dante, che più di qualche spunto lo ha offerto con la Divina Commedia. Questo connubio però non è tuttavia sempre stato sinonimo di qualità, anzi talvolta ha dato vita a concept pacchiani se non al limite del ridicolo. Quando mi sono capitati tra le mani i Kyterion ed il loro “Inferno II”, secondo capitolo di una ambiziosa trilogia incentrata per l’appunto sulla prima cantica dell’opera dantesca, non nascondo che la curiosità si mescolava a qualche dubbio, anche perché il già arduo compito in cui questi bolognesi si erano cimentati prevedeva un ulteriore grado di difficoltà dato dall’utilizzo diretto dei versi del poeta fiorentino. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Tres Dias”

Pur amando alla follia la fulgida epopea dei Kyuss, mi porto addosso da anni la mancanza di non aver mai seguito la lunga e prosperosa carriera del suo batteria Brant Bjork. Certo, non nascondo di aver mai seguito più di tanto nemmeno i più conosciuti Queens Of The Stone Age dell’altra metà creativa dei Kyuss, ossia Josh Homme. Comunque sia, a colmare tale vuoto ci pensa la Heavy Psych Sounds, che ha avviato una prima serie di ristampe dell’intera discografia solista del nostro Brant. Non sapendo da dove iniziare, ho deciso di pescare un po’ a naso, e tra i vari dischi proposti dall’etichetta ho optato per “Tres Dias”. Per chi conosce l’artista americano, saprà certamente che questo “Tre Dias” è un disco un po’ atipico. Continua a leggere

LELAHELL
“Alif”

In concomitanza con la ripartenza del programma TV “Pechino Express”, da cui molto umilmente ho tratto il nome per questa mia fantomatica rubrica che racconta di gruppi provenienti dalle aree più inaspettate del pianeta, scendiamo anche noi nel Nord Africa, e più precisamente in Algeria, per parlare di questo secondo album dei Lelahell dal titolo “Alif”. Uscito per Metal Age Productions, “Alif” ci mostra un Death dal taglio prettamente moderno in cui a dettare i tempi ci sono la chitarra affilatissima del suo mastermind Redouane Aouameur, e il bombardamento a tappeto d’un mostro di tecnica come il batterista Hannes Grossmann (ex Obscura e Necrophagist, nonché da poco anche drummer dei Tryptikon di sua divinità Tom G. Warrior). La band adotta uno stile estremamente veloce e tecnico, nel quale fanno spesso capolino brevi riffs o assoli che provano ad innestare il background algerino di Aoumameur all’interno delle composizioni del disco. Continua a leggere