EDITORIALE
“Summer Of The Diabolical Holocaust”

IN PRIMO PIANO

Con l’arrivo di agosto, lo staff di Hypnos Webzine si prende qualche settimana di riposo in modo da ricaricare le pile e tornare più pronto che mai a settembre. Per questo motivo avvisiamo che eventuali richieste di recensione da parte di band e label potrebbero non ricevere una risposta immediata. Tuttavia, Hypnos Webzine non chiude completamente i battenti, ma continuerà lo “speciale” incentrato sulla discografia dei Therion Continua a leggere

THERION
“Celebrators Of Becoming”

Come avevo già preannunciato sulla recensione “Live In Midgard”, questo “Live In Mexico”, contenuto anche in questo lussuoso cofanetto intitolato “Celebrators Of The Becoming”, pur essendo stato pubblicato a soli quattro anni di distanza dal precedente, è un concerto decisamente più professionale e godibile. Forse inferiore solo al successivo “Live Gothic”, i Therion sciorinano in maniera impeccabile due ore e passa dalla loro ormai lunga discografia, irrobustendo ulteriormente la parte Metal a discapito di quella sinfonica, ma riuscendo a migliorare ulteriormente l’integrazione con i cori operistici, rappresentati qui da due baritoni, un alto e due soprani, con una Karin Fjellander in stato di grazia sulla parti soliste. Da aggiungere poi la presenza di quel fenomeno di Mats Leven, forse un po’ sottoutilizzato, ma ben a suo agio sull’intero repertorio dei Therion, sia a livello solista, che integrato nel coro. Continua a leggere

THERION
“Sirius B”

Ho considerato per troppo tempo “Sirius B” come il fratello minore di “Lemuria”, non saprei dari una ragione principale per questa mio errato giudizio, forse potrebbe essere dovuto al fatto che all’epoca comprai in offerta la versione a doppio cd contenente entrambi i lavori, e come spesso succede con i doppi cd, mi soffermai a lungo su “Lemuria”, il lato a, e tralasciando di approfondire con cura questo “Sirius B”. Poi, guardandomi alcuni dei molteplici live pubblicati dalla band nel corso di questi anni, ho iniziato con il tempo a riscoprirlo. Un po’ come poi è capitato con “Secret Of The Runes”. Ed in effetti, pur ritenendolo ancora un pelino sotto il fratello “Lemuria”, devo anche ammettere che ci siano al suo interno bran i dalla notevole caratura, tipo l’opener “Blood Of Kingu” o “Dark Venus Persephone”, una specie di seguito “Birth Of Venus Illegittima”. Continua a leggere

THERION
“Lemuria”

Il colosso a due teste “Lemuria”\“Sirius B” viene considerato da molti come il vero capolavoro dei Therion, ed il perfetto compimento dell’evoluzione verso la commistione tra Heavy Metal e la musica Sinfonica. Sebbene lo stacco qualitativo rispetto a “Deggial” e a “The Secret Of The Runes” sia decisamente netto sin dalla stupenda opener “Typhos”, secondo me rimane una esagerazione metterlo sullo stesso livello di un “Theli” o un “Vovin”, che possedevano una freschezza ed innovazione decisamente superiori. Tuttavia, non si può negare che “Lemuria” sia un disco praticamente perfetto, con la scelta di riutilizzare delle voci solistiche più affini al Metal, tra i quali graditissimo il ritorno del buon Piotr Wawrzeniuk con le ottime prestazioni sulla title-track e “The Dreams of Swedenborg”, nonchè la presenza del grandissimo Mats Leven sulla devastante “Uthark Runa” e la ruvida “Abraxas”. Continua a leggere

THERION
“Live In Midgard”

Passato un anno dalla pubblicazione del controverso “The Secret Of The Runes”, Johnsson e i suoi Therion decidono di dare alle stampe il loro primo live della carriera, il mastodontico doppio “Live In Midgard”. Registrato mettendo insieme alcuni show tenuti in Messico, Colombia e Germania, sempre accompagnato dai fratelli Niemann e dal batterista Sami Karppinen, insieme a ben sei cantanti lirici, tra cui spicca il nome di Sarah Jezebel Deva, Johnsson mette parzialmente da parte le sue velleità sinfonico-operistiche, spostando in prima linea il suono granitico delle chitarre, e mostrare in questo modo l’anima più Metal e dura dei Therion. Continua a leggere

THERION
“Secret Of The Runes”

Dopo un lungo e faticoso anno, è tempo di riprendere in mano la lunga storia dei Therion, ripartendo da un altro disco della discografia piuttosto controverso, almeno cosi è per il sottoscritto, ossia “Secret Of The Runes”. Per il successore di “Deggial”, il buon Johnsson mantiene stranamente intatta la line-up di base, ossia affidando la parte solistica e basso ai due fratelli Niemann, e confermando alla batteria Sami Karppinen. Ispirato dal libro “Uthark: Nightside Of The Runes” dello stesso Thomas Karlsson, fondatore dell’ordine esoterico del Dragon Rouge e storico autori di testi per la band svedese, musicalmente parlando, “Secret Of The Runes”, pur non discostandosi di molto dalle coordinate mostrate sul precedente disco, risulta essere maggiormente risolto ed a fuoco. Continua a leggere

DARKENHÖLD
“Memoria Sylvarum”

La fascinazione verso un Medioevo idealizzato e carico di suggestioni epiche ha sempre trovato nel corso degli anni terreno molto fertile tra numerosi gruppi Metal, non da ultimi i Darkenhöld, una band francese che abbiamo già avuto modo di ospitare sulle nostre pagine virtuali e che ora ritorna a far sventolare in alto il proprio vessillo. Per chi tra di voi si fosse perso i loro precedenti lavori, i transalpini sono tra i più convincenti fautori di un Black Metal in bilico tra influenze Symphonic e slanci in odore di Epic, non disdegnando brevi passaggi acustici come pure fraseggi di pregevole fattura nei vari assoli che impreziosiscono le composizioni. Continua a leggere

STRATO’S
“Lo Sbirro, La Liceale, Il Maniaco”

Difficile dare un giudizio oggettivo netto sulla particolarità di questa proposta proveniente dal quintetto originario di Parma denominato Strato’s. Non tanto per le capacità strumentali e compositive dei nostri, che son infatti a dir poco impressionanti per la loro capacità di ricostruire in maniera assolutamente credibile il mood generato dalle colonne sonore dei tipici film italiani degli anni settanta, attingendo in particolare dal filone poliziesco (lo sbirro), commedia sexy (la liceale) e thriller (il maniaco). Infatti, gli stessi Strato’s si definiscono una sorta di tribute band che, a partire dalle cover di diversi temi sonori, sono arrivati poi a crearne di propri in maniera talmente filologicamente perfetta che potrebbero essere tranquillamente scambiati per degli originali dell’epoca. Continua a leggere

LIVE REPORT – MARK LANEGAN
Fiesta (Roma)(11/07/2017)

Ancora non perfettamente ripresomi dalla serata passata in compagnia dei The XX, ecco che il giorno dopo tocca rimettersi in sella al fidato scooter ed andare alla ricerca del luogo dove si terrà il concerto del grande Mark Lanegan. Infatti, una settimana prima della data del concerto, la società che lo organizza comunica che la location scelta non sarà più le “Terrazze dell’Eur”, bensì un generico Parco Rosati, il parchetto affianco all’entrata del Luneur. Raggiunto il posto, ci troviamo però praticamente in mezzo al nulla. Dopo qualche minuto di totale incertezza, ecco arrivare un gruppo di ragazzi anche loro alla ricerca di Lanegan e, dopo aver scambiato qualche parola, sembra che, secondo alcuni carabinieri incontrati, il concerto sia stato spostato al Gay Village, sempre lì nelle vicinanze. Perciò, ripreso lo scooter, faccio i cinquecento metri che ci separano dalla nuova indicazione, ma scopro che anche il Gay Village è completamente chiuso. Tuttavia, è comunque presente un flusso di persone che prosegue oltre il Gay Village verso la vicina Piazza Barcellona. Ci accodiamo anche noi e, dopo un cento metri, scopriamo la vera location del concerto. Il Fiesta. Dopo qualche momento di sbigottimento, ci mettiamo in fila per ritirare i biglietti acquistati online, e prendiamo posto nella piccola ma accogliente arena del locale. Continua a leggere

WHERE THE SUN COMES DOWN
“Welcome”

Chi tra voi si fosse stupito per la stravagante copertina, disegnata da un bambino di tre anni, deve sapere che dietro questo monicker Where The Sun Comes Down si cela una delle colonne portanti del Metal italiano, ossia Thomas Hand Chaste. Batterista nella line up storica dei Death SS con Paul Chain, Andrea Vianella, questo il suo vero nome, seguì poi il Maestro nell’esperienza dei Paul Chain Violet Theater, dando il suo contributo in alcuni lavori solisti come “Life & Death” e il magnifico “Violet Art Of Improvisation”. Aiutato da un altro ex collaboratore di Paul Chain e Steve Sylvester, Alexander Scardavian, e con la partecipazione di Claud Galley, un altro suo storico compagno di avventure, in una manciata di brani, questo “Welcome” potrebbe essere definito come un disco totalmente fuori dal tempo. Continua a leggere

LIVE REPORT – THE XX
Ippodromo Delle Capannelle (Roma) – 10/07/17

A molti di voi forse sembrerà molto strano vedere comparire il nome The XX sulle pagine di questa webzine, ed ancora di più a proposito della loro ultima apparizione live al Rock In Roma. Lungi da me dover giustificare i miei ascolti e le mie scelte personali, ho sempre considerato il trio inglese una delle pochissime realtà musicali che, raggiunta una buona popolarità a livello mondiale, han sempre mantenuto una propria coerenza interna, nonché a non cedere a tentazioni più spudoratamente commerciali. Personalmente, il mio prima approccio con i The XX è avvenuto ben sette anni fa, quando li vidi qui all’Auditorium di Roma, evento tra l’altro ricordato anche dal bassista e cantante Oliver in questa calda serata romana. Continua a leggere

LUCIFERA
“Preludio Del Mal”

C’è davvero poco da fare, quando ci arriva qualcosa dal Sud America con in copertina dei satanassi in bianco e nero e con dei titoli eloquenti in merito all’adorazione del demonio, va da sé che sarò io a occuparmene. Eccomi così alle prese con questo “Preludio Del Mal”, il terzo full length per i Lucifera, una band colombiana attiva da ormai quasi dieci anni che per un certo periodo ha visto tra le sue fila una line up interamente femminile, mentre ora può contare sulla fondatrice A. Blasfemia al basso e alla voce ed il chitarrista D. HellRazor e sui nuovi arrivati Acid Witch alla seconda chitarra e C. Commander dietro le pelli. Continua a leggere

BLACK FAITH
“Nightscapes”

Sono passati già ben quattro anni da quando parlai degli abruzzesi Black Faith e del loro interessante esordio in pura salsa Swedish “Jubilate Diabolo” che metteva in risalto un Black che risultava essere una buona rilettura degli stilemi musicali più ortodossi codificati dai maestri Marduk e Dark Funeral. Ora, dopo tutto questo tempo, la band capitanata da Snarl ritorna a farsi sentire con questo nuovo full length intitolato “Nightscapes”, uscito per la messicana Throats Productions. Supportati da uno stuolo di ospiti di tutto rispetto come Xes degli Infernal Angels (voci addizionali su “Culmination Of Injustice”), Mancan e Sicarius Inferni degli Ecnephias (rispettivamente voce e synth su “Intermezzo”), Triumphator degli Atavicus ed ex-Draugr (chitarra solista su “Throwback!”) e Kjiel, già conosciuta su queste pagine per le sue collaborazioni con Eyelessight e L.A.C.K. (clean guitar su “The Shadow Line” e nella title track), i nostri dan vita a dieci tracce, più outro conclusivo, che lasciano poco spazio all’immaginazione circa una possibile evoluzione verso soluzioni sonore lontane dagli esordi. Continua a leggere

BLAZE OF SORROW
“Astri”

Da quando l’ho scoperto ed iniziato a seguire con il suo splendido “Echi”, il progetto Blaze Of Sorrow non mi ha mai deluso grazie soprattutto alla spiccata maturità compositiva del suo mastermind Peter, che non si è mai fossilizzato sullo stesso copione ma di volta in volta ha saputo rinnovare il proprio stile, rendendolo sempre più personale e riconoscibile. Con questo quinto lavoro sulla lunga distanza intitolato “Astri” la storia si ripete, con la band (ormai diventata di fatto un duo a tutti gli effetti con la presenza in pianta stabile di N. dietro alle pelli) che ha dalla sua una freschezza ed una poliedricità a livello di songwriting davvero invidiabile. Continua a leggere

CAPTAIN CRIMSON
“Remind”

Con il 2017 che ormai ha compiuto il giro di boa, posso già affermare che sono veramente molto pochi i lavori di questo anno solare che mi hanno pienamente convinto e che possono avere qualche chance di finire nella mia top 5. Per fortuna il 2016 continua ancora a tirare fuori cose interessanti, come sicuramente il secondo lavoro di questi svedesi chiamati Captain Crimson che, sulla scia del revival degli anni settanta che sta invadendo il mercato da un po’ di anni a questa parte, tirano fuori dal cilindro un disco veramente interessante intitolato “Remind”, fortemente ispirato all’Hard Rock dei Deep Purple, e dotato di una ruspante influenza Blues, senza però disdegnare passaggi di chiara marca Stoner ed un sound gustosamente metallico e sferragliante. E pensare che ai primi ascolti rimasi alquanto deluso, poiché la mia mente bacata, senza nemmeno leggere la bio di presentazione, aveva immediatamente accostato il nome della band alle follie di Captain Beefhart ed alla preparazione tecnica e strumentale dei King Crimson. Continua a leggere

D8 DIMENSION
“ProGr 0”

Sono veramente contento che, a distanza di ben quattro anni, mi sia arrivata sulla mail la richiesta di recensire il nuovo lavoro della band livornese dei D8 Dimension. Il loro EP di debutto “Octocrura” fu infatti una piacevole sorpresa per il sottoscritto, con ritmiche geometriche e compatte di derivazione Fear Factory mescolate ad un approccio industrial-elettronico, e con la presenza di un vero cantante di razza come Tepe, con il suo timbro alla Layne Staley, che creavano una miscela decisamente interessante e dall’elevato potenziale futuro. Ora, i cinque livornesi tornano a farsi vivi con un vero e proprio full-lenght, intitolato “ProGr 0” e totalmente autoprodotto. Disponibile in streaming sia su Youtube che su Bandcamp, “ProGr 0” è un deciso passo in avanti per i nostri, soprattutto in virtù dello sviluppo di uno stile maggiormente personale. Innanzitutto, la sezione ritmica, pur rimanendo ancora abbastanza legata a delle ritmiche squadrate e schiacciasassi, mostra chitarre che riescono comunque a rendersi più varie, toccando diversi stili nella costruzione dei riff, si vedano per esempio le chitarre armonizzate della conclusiva “Y: Salt On Carthage”. Continua a leggere

ANTIPATHIC
“Autonomous Mechanical Extermination”

Davvero curioso come, pur occupandoci solo di rado di Brutal e derivati, la nostra lista di richieste sia sempre invasa da gruppi che propongono tali sonorità. Come se non bastasse, a queste si aggiungono pure i promo, che prima o poi dovremo iniziare seriamente a filtrare come tutto il resto, in cui a farla da padrone è ancora una volta questo genere. Ecco spiegato il motivo per cui mi trovo a scrivere del qui presente “Autonomous Mechanical Extermination”, EP di debutto assoluto di un progetto internazionale portato avanti dall’italiano Tato, già negli Zora e qui alla voce ed al basso, e dallo statunitense Chris, che in questo lavoro si occupa delle chitarre e della batteria. Sulla carta gli Antipathic dicono di voler fondere Death, Slam, Grind e Blackened Thrash ma, all’atto pratico, si trova ahimè poco o nulla di questi ultimi generi, con le tre tracce che si concentrano invece soprattutto sugli altri due aspetti, con la classica voce gutturale che si fa strada tra prevedibili stacchi Slam e ripartenze che soltanto nella title track riescono ad uscire un minimo dall’anonimato. Continua a leggere

LORD WOLAND
“Below”

Tra le ultime release prodotte sul finire dell’anno scorso, non poteva mancare una menzione speciale per questi Lord Woland e per il loro EP d’esordio che porta il titolo di “Below”. Rilasciato dalla sempre viva e attiva Mother Fuzzer Records, questo trio proveniente dalla provincia di Viterbo mostra con il suo debutto una buona capacità di emulare il sound dei sempiterni Black Sabbath, rivisti però con quella aura psichedelica che così tanto bene caratterizzava i mai troppo rimpianti Cathedral di Lee Dorian. Anche se contenente solo quattro tracce, l’EP è comunque in grado di mettere in luce diverse caratteristiche della band laziale, dal sound carico di groove della chitarra di Francesco Angiolini (l’opener “Abra Cabala” e “Rotten Apple”), alla fangosità di “Woland’s Hall”, per giungere fino alla conclusiva “Gloominade”, un vero e proprio gioiellino a tinte psichedeliche. Continua a leggere