EDITORIALE N°14
“Best Of 2018”

Prima di archiviare il 2018, Hypnos Webzine traccia l’usuale bilancio di fine anno con le classifiche personali dei membri dello staff. Con l’occasione, ringraziamo ancora una volta ogni band ed etichetta che ci ha inviato il proprio materiale, ricordando a tutti gli interessati che potete contattarci via mail o sulla nostra pagina Facebook.

Continua a leggere

APNEICA
“Tra Rocce E Cortecce”

Gli Apneica sono oramai diventati un appuntamento fisso per il sottoscritto, dal momento che li seguo con molta attenzione da “Pulsazioni…Conversione”, EP datato 2014. Li considero un gruppo estremamente valido, sebbene ancora alla ricerca di un proprio stile capace di mediare la pesantezza del Doom con la melodia, seguendo un po’ lo stile dei Novembre. Per chi non avesse letto le mie precedenti recensione del gruppo, si può dire che in generale la band era in grado di sbalordirti sempre con una killer track di elevato livello qualitativo, ma che non venivano poi seguiti da brani altrettanto intensi, lasciando, almeno a me, un po’ l’amaro in bocca. Ora, un po’ a sorpresa, ritornano in pista con un nuovo EP dall’affascinante titolo “Tra Rocce E Cortecce”, con una line-up decisamente rinnovata dall’arrivo del nuovo batterista Giuseppe Fancellu, dalla seconda voce femminile di Piera Demurtas, ma soprattutto dalle Launeddas, un particolare flauto tradizionale sardo, suonate da Andrea Pisu. Continua a leggere

LA TREDICESIMA LUNA
“Oltre L’Ultima Onda Del Mare”

Iniziamo questo nuovo anno di recensioni, andando a parlare nuovamente di un progetto che lo scorso anno mi aveva davvero colpito, ossia La Tredicesima Luna del mastermind milanese Matteo Brusa. Nel secondo capitolo della sua discografia intitolato “Oltre L’Ultima Onda Del Mare”, Brusa rivolge la sua attenzione alle acque oscure del mare ed alla loro capacità di dar vita ad una sorta di luminescenza. La scelta di questo particolare soggetto si traduce in un Dark Ambient dalle sonorità ipnotiche e fortemente debitore a Burzum. Addirittura, nella traccia “La Solitudine Del Mare Infinito” compare anche per la prima volta una chitarra distorta dal forte sapore Black, capace di generare un tappeto sonoro praticamente traslato da “Filosofem”, ma che nonostante tutto si integra bene al taglio ipnotico del brano. Continua a leggere

GRAVESPELL
“Frostcrown”

Come spesso mi è capitato da quando sono su queste pagine virtuali, anche questa volta ho dovuto mettere mano all’ultimo alla classifica dell’anno appena messo alle spalle. Se alcune settimana fa erano stati gli Hoth a scalare posizioni su posizioni, da qualche giorno a questa parte sono i Gravespell che hanno iniziato a minare le mie certezze e a puntare decisamente alle posizioni di vertice. Ma andiamo con ordine. Scoperto ormai come al solito per puro caso andando a sentire qualche album anonimo di non ricordo più quale band che ci aveva inviato la propria richiesta, questo “Frostcrown” mi aveva magneticamente attratto fin dal suo titolo e dall’artwork, che mi sembravano gridare Scandinavia e anni ’90 da ogni lato. Se si esclude il non marginale aspetto che i nostri arrivano da San Diego, le mie aspettative non erano poi neanche troppo sbagliate, perché questi cinque americani mettono sul piatto un’ora abbondante di Blackened Death Metal che in primissima battuta mi ha in qualche modo fatto pensare ad un riuscitissimo incrocio tra gli Opeth degli esordi e gli Emperor e gli Enslaved dei primi lavori, soprattutto per l’uso fondamentale ma mai invadente e pomposo delle tastiere. Continua a leggere

HOTH
“Astral Necromancy”

Se tentare di decifrare un gruppo dal nome scelto è un po’ come cercare di farsi un’idea di un libro basandosi solamente sul titolo, è anche vero che alcuni monicker più di altri possono orientare e, in un certo qual modo, svelare le intenzioni di una band. Nel caso degli Hoth, un duo nato dalle menti di Eric Peters e David Dees, l’uso di un nome che rimanda apertamente all’universo di Star Wars, ed in particolare al gelido pianeta su cui si trovano i nostri prodi all’inizio de “L’Impero Colpisce Ancora”, di sicuro indirizza verso tematiche sci-fi. A differenza di quanto erroneamente pensavo accingendomi a sentire questo “Astral Necromancy”, loro terza fatica sulla lunga distanza che segue il tutt’altro che disprezzabile “Oathbreaker”, musicalmente i nostri non sono però vicini ai territori esplorati dai Voivod o dai Vektor, muovendosi piuttosto in quella zona d’ombra che è a metà strada tra il Black Metal ed il Melodic Death. Continua a leggere

SHENANIGANS
“Muta In Potenza”

Penso di avere già detto in qualche altra recensione che l’Hardcore è stato per molti anni, utilizzando una famosa espressione anglosassone, non propriamente “my cup of tea”. Eppure, considerando che molta roba etichettata come Post-Hardcore mi garba parecchio, e che ritengo “Zen Circus” degli Husker Du un lavoro per me di estrema importanza, ho da tempo maturato l’intenzione di voler iniziare a conoscere in modo più approfondito questo genere musicale. In tale contesto, i parmigiani Shenanigans cadono decisamente a fagiolo. Pur rimanendo perfettamente ancorati ad un contesto sonoro tipico dell’Hardcore, non sono così infrequenti parecchi sconfinamenti in ambito più gustosamente Thrash Metal. Ma d’altronde, è ben risaputo che il confine tra i due generi è stato spesso attraversato anche da gruppi decisamente importanti come Slayer o Sacred Reich, tanto per limitarsi a qualche nome da poco. Continua a leggere

WANDERING VAGRANT
“Get Lost”

I Dream Theater e gli Opeth sono considerati un po’ da tutti i fari all’interno del panorama del Progressive Metal, e certamente non serve stare qua a spendere tante altre parole sulla loro carriera o sui loro personali capolavori. Tuttavia, lasciatemi spazio per una breve considerazione, ossia che entrambe le band sono in piena caduta da ormai diversi anni, con i newyorkesi che si sono ritrovati da tempo in difficoltà nel riuscire ad uscire dai loro stessi schemi, mentre il buon Mikael Åkerfeldt rimane perso nella sua smania di voler rinverdire l’epoca d’oro del Progressive Rock degli anni ’70. Ma perché iniziare la recensione di questi giovani Wandering Vagrant parlando (male) di Opeth e Dream Theater? La risposta è semplice, il gruppo perugino capitanato dal vocalist e chitarrista Alessandro Rizzuto ha come suoi personali totem di riferimento proprio questi due gruppi. Continua a leggere

CORPSEFUCKING ART
“Splatterphobia”

È davvero impossibile per me poter parlare in termini negativi dei Corpsefucking Art, veri e propri alfieri del Brutal Death italiano. Mi pare di averli visti dal vivo più volte quand’ero un giovane studente universitario e mi capitava di frequentare piuttosto assiduamente serate Metal e concerti. Se non ricordo male, un paio di volte mi capitò anche di scambiare qualche chiacchiera con Andrea, e farmi dare anche qualche dritta su gruppi da ascoltare e cose di questo genere. Certo, ammetto che l’unico lavoro che possiedo della band è “War Of The Toilet Gear” targato 2005, ma questo non diminuisce il rispetto che possiedo per questo gruppo storico romano. “Splatterphobia” arriva a quasi quattro anni dal precedente “Quel Cimitero Accanto Alla Villa”, e vede l’innesto di Mario Di Giambattista proveniente dai Devangelic alla seconda chitarra e di Southern Bastard, già nei Southern Drinkstruction, in qualità di nuovo vocalist. Continua a leggere

SELVANS
“Faunalia”

Pur non avendolo recensito essendomi capitato tra le mani un bel po’ di tempo dopo la sua uscita, il debutto dei Selvans non era decisamente uno di quegli album che passano via indifferenti, vuoi per la sua intrinseca bellezza vuoi per la maturità compositiva decisamente sopra la media, in questo aiutati dall’esperienza fatta già in altre band (vedi Draugr). Per quanto personale e affascinante, “Lupercalia” rimaneva comunque un full length profondamente legato ad un Black Metal di stampo tradizionale che lasciava intravvedere solo in minima parte l’enorme potenziale che i nostri sono riusciti a mettere sul piatto con questo “Faunalia”. Parlare di questo secondo lavoro sulla lunga distanza dei Selvans non è però per nulla facile, anzitutto perché questo “Faunalia” è molto più che un semplice album, è un’esperienza sonora eclettica ed intrisa di lucida follia che ci porta, a partire da una base Black, per altro meno marcata rispetto all’esordio, su territori non tanto mai esplorati, ma difficili da trovare fusi nello stesso contesto. Continua a leggere

DEWFALL
“Hermeticus”

Tra le varie richieste giunte nella nostra redazione nel corso di questi ultimi mesi, avevo trovato fin dall’inizio particolarmente attraente quella riguardante proprio il presente “Hermeticus” dei pugliesi Dewfall. Come sono solito fare, mi annoto i vari nomi che ritengo più papabili per una possibile recensione, confidando in tempi migliori per poter affrontare infine l’ascolto e la recensione. Poi, qualche tempo fa ho parlato con una persona che era stata al recente concerto romano dei Taake e che mi aveva detto di essere rimasta impressionata da una delle band di apertura, di cui al momento non ricordava affatto il nome. Facendo rapidamente una ricerca, ecco che risalta fuori il nome dei Dewfall, facendo balzare di colpo il mio interesse nei loro riguardi. Quello che è certo è che i Dewfall si meritano senz’altro tutto questo picco di attenzione, dal momento che questo loro “Hermeticus” è un lavoro che, nonostante un calo piuttosto evidente nella seconda metà del disco, merita senza dubbio totale supporto. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Mankind Woman”

In occasione della ristampa di “Tres Dias”, mi ero ripromesso di ascoltare e scrivere qualcosa in futuro a proposito di questo nuovo lavoro a firma Brant Bjork, recante il titolo di “Mankind Woman”. Aiutato dal produttore e chitarrista Bubba Dupree, già con Brant nei Low Desert, questo dodicesimo lavoro da solista mostra un Brant che guarda con forza al passato. Sin dal primo brano “Chocolatize” con il suo riffone alla Black Sabbath, si respira un forte aria retrò, che non si limita però a fare solamente il verso ai maestri inglesi, un po’ a cavallo tra il beat, psichedelia ed il nascente Hard Rock del periodo. A dominare la scena sono senza dubbio le chitarre, cariche di groove e capaci di dare una forte credibilità a questo ritorno al passato. Il continuo utilizzo del wah-wah della solista porta subito alla mente Jimi Hendrix, mentre la costruzione di alcuni riffs non possono non richiamare i Deep Purple di annata. Continua a leggere

AUTOTHEISM
“Clstvm – Dogma Sculptured In The Flesh”

Nati nel 2016 come side project di stampo Death che riunisce nostre vecchie conoscenze già nei Blessed Dead, Cerebral Extinction, Riexhumation ma anche (Echo), gli Autotheism esordiscono in breve tempo tramite autoproduzione con “Hives MMXVII”, un EP contenente due singole tracce. Non passa nemmeno un anno, che il quintetto tenta una carta ancora più azzardata con il rilascio di questo “Clstvm – Dogma Sculptured In The Flesh”, monotraccia di diciassette minuti ascoltabile tramite il Bandcamp del progetto, nel quale gli Autotheism cercano di trovare una fusione tramite Death Metal, Post Metal e Dark Ambient. Una folle ed opprimente colonna sonora di una umanità in piena decadenza dei propri principi sia filosofici che morali, imprigionati in un dogma che li guiderà inevitabilmente verso l’autodistruzione. Un concept senza dubbio impegnativo ed ambizioso quello dei nostri, che però a mio avviso non riesce ad essere del tutto convincente. Continua a leggere

DUIR
“Obsidio”

Nell’ascoltare questo “Obsidio”, secondo EP a firma dei veneti Duir, si ha come la sensazione di tornare con la mente a cavallo del secolo quando, passata la prima ondata Black norvegese, era tutto una rincorsa ad ascoltare i gruppi più astrusi provenienti da ogni angolo dell’Europa. Dall’ortodossia feroce di pazzoidi come i mitici Maniac Butcher fino alle contaminazioni con il Folk dei vari gruppi provenienti dalle aree dell’ex Unione Sovietica, era tutto uno scoprire nuove realtà che cercavano un proprio percorso musicale, nonostante una qualità sonora che il più delle volte raggiungeva livelli veramente infimi. Eppure, in tutto quel caos sonoro, si percepiva sempre una passione che oggigiorno è sempre più difficile trovare. Ebbene, l’ascoltare questi Duir mi ha riportato un po’ a quel periodo. Continua a leggere

CRIPPLE BASTARDS
“La Fine Cresce Da Dentro”

A poco più di quattro anni da “Nero In Metastasi”, i Cripple Bastards tornano a farsi sentire con questo “La Fine Cresce Da Dentro”, loro settima fatica sulla lunga distanza. Ecco, la recensione potrebbe chiudersi qui, e non per un mio maldestro tentativo di trasporre in parole l’urgenza e la concisione espressiva tipica del Grind, ma per un motivo molto più prosaico: non serve spendere molte parole sui Cripple Bastards, o si amano o si odiano, non possono esistere mezze misure. Gli astigiani capitanati dal buon Giulio The Bastard del resto non hanno mai fatto fortunatamente nulla per rendere più appetibile la propria proposta ed anche questa volta tirano dritti per la propria strada a suon di mazzate tra i denti, forti di una attitudine che non è cambiata di una virgola da quella degli esordi. Ciò detto, anche se questo lavoro esce nell’anno in cui ricorre il trentennale della creazione della band, sarebbe comunque sin troppo facile voler vedere in questa loro nuova fatica una sorta di riassunto di ciò che è stato. Continua a leggere

PANTHEIST
“Seeking Infinity”

Deve essere un tipo davvero instancabile il nostro Kostas Panagiotou, visto che in primavera aveva preso parte all’ottimo debutto del progetto a nome Towards Atlantis Lights, ed ora torna in scena col quinto lavoro lavoro dei suoi Pantheist, dal titolo “Seeking Infinity”. Il tastierista e cantante di origine greca tende a muoversi sempre in un territorio prettamente Doom, anche se rispetto all’altro progetto sopra citato, i tempi sono meno dilatati e le chitarre di Frank Allain, che ricordiamo essere anche chitarrista dei Fen, risultano rocciose e capaci di creare solidi pattern ritmici insieme ai restanti membri della sezione ritmica, Aleksej Obradović al basso e la new entry Dan alla batteria. Continua a leggere

AFTER FOREST
“Act II & III”

Attendevo con molto interesse una nuova uscita da parte dei finlandesi After Forest, dato che il loro EP di esordio “Act I” mostrava una band capace di dare lustro al Death Metal melodico di maestri come Edge Of Sanity od Opeth. Concepito inizialmente come un lavoro diviso in tre parti, alla fine per qualche motivo a me ignoto i nostri hanno deciso di unire le due parti rimanenti di questa trilogia in unico full length intitolato, sulla scia del predecessore, semplicemente “Act II & III”. Certamente la morte improvvisa del precedente batterista Juha Tujunen, deve aver giocato un ruolo primario e determinante sia nel processo di registrazione che in quello compositivo. Continua a leggere

SHAKMA
“House of Possession”

Quando ho ascoltato per la prima volta gli Shakma, il pensiero è subito corso agli Infant Death, una band che avevo recensito agli albori di questa ‘zine. Oltre a condividere la stessa patria, anche questi norvegesi devono essere cresciuti nel culto dello Speed/Thrash degli anni ’80. Attivi dal 2014 e con alle spalle un EP, “Night of Torment”, uscito due anni più tardi, qualche mese fa i nostri hanno dato alle stampe il loro debutto sulla lunga distanza. Questo “House of Possession”, diciamolo chiaramente fin da subito a scanso di equivoci, non brilla certo per originalità o per particolari spunti tecnici, eppure l’ascolto non si rivela per nulla noioso o prolisso grazie ad un’aggressività tanto spontanea quanto coinvolgente. Continua a leggere

EXPIATORIA
“Evil Crimson Eyes”

Gli Expiatoria sono una band che affonda le proprie radici addirittura nella seconda metà degli anni ottanta ma la cui sorte non deve essere stata di certo molto favorevole. La loro discografia infatti risulta essere piuttosto scarsa in termini numerici, mostrando giusto qualche oscuro demotape a cavallo degli anni 80 e 90, un EP autoprodotto del 2010, “Return To Golgotha”, ed infine questo “Evil Crimson Eyes” uscito lo scorso marzo sempre in autoproduzione. Tuttavia, le tracce di questa loro ultima fatica discografica ci fanno sentire fin dal primo brano “Prelude To Darkness” la grande esperienza che la band si porta dietro, anche grazie ad una produzione meravigliosamente secca ed anni ottanta, che pesca a piene mani tra la NWOBHM più classica, King Diamond/Mercyful Fate e i Candlemass, creando un ibrido Heavy Doom dall’elevato tasso qualitativo e dalle atmosfere vagamente sulfuree. Continua a leggere