NECRODEATH
“Neraka”

Tra Necrodeath e Sadist, sono stato molto più assiduo con i secondi. Sarà che li ho scoperti all’epoca di “Tribe”, rimanendone incuriosito da una recensione letta su Grindzone o Metal Hammer, e riuscendo in seguito anche ad acquistarlo insieme a “The Jester Race” degli In Flames in un megastore musicale che si trovava dalle parti di Piazza Irnerio a Roma, oggi purtroppo trasformato in una enorme parafarmacia. Ai Necrodeath arrivai qualche anno dopo in occasione della famosa ristampa del 1999 da parte della Scarlet Records dell’incredibile debutto “Into The Macabre”, e preludio al loro ritorno con l’ottimo “Mater Of All Evil”. Conoscevo ben poco di loro, sapevo che erano stati una sorta di pionieri e che Peso era parte della line-up originale, ma non essendoci niente all’epoca, eccetto qualche rivista in edicola o il classico amico\cugino più grande che ti mollava qualche dritta, c’era ben poco dove trovare informazioni affidabili. Tuttavia, il nome Necrodeath rimase tra le pieghe del mio subconscio, e quando mi capitò di trovarlo in vendita ad un qualche concerto, lo acquistai senza pensarci due volte. Può darsi che mi sbagli, ma sono quasi convinto che lo presi insieme a “Kali Yuga Bizzarre” degli Aborym, su consiglio insistente di un tipo conosciuto all’università e che incontrai quella sera. Però, se gli Aborym non mi hanno convinto più di tanto, “Into The Macabre” fu una cannonata nucleare. Continua a leggere

HIGH PRIESTESS
“Casting The Circle”

“Casting The Circle” è il secondo lavoro di questo trio americano tutto al femminile, composto dalla chitarrista e cantante Katie Gilchrest, la bassista e cantante Mariana Fiel, ed infine dal supporto ritmico di Megan Mullins alla batteria. La musica delle High Priestess rispecchia perfettamente il loro nome e quello della cover in calce al disco, ossia un avvolgente Doom Metal fortemente debitore ai Black Sabbath, ma a cui si aggiunge una vena acidamente psichedelica estratta direttamente dai 70s, e capace di trasportare l’ascoltatore al centro di un vero sabba. Se la title-track è praticamente una intro con il quale settare le atmosfere, mentre la successiva “Erebus” è praticamente “Black Sabbath”, l’immortale brano, con voce femminile, la vera natura delle tre sacerdotesse esce fuori in tutto il suo splendore oscuro con l’incredibile “The Hourglass”. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Brant Bjork”

Il fatto di aver intitolato questo tredicesimo album usando semplicemente il suo nome, è chiaramente un segnale che il musicista americano avesse in mente di realizzare un qualcosa di estremamente intimo e personale. Questa mia idea è ulteriormente rafforzata dal fatto di aver registrato praticamente tutto da solo, non avvalendosi di collaborazioni esterne come invece era avvenuto per il precedente “Mankind Woman”. Tuttavia, a parte questi fatti di contorno, c’è anche un suono che ben si distanzia dal tipico fuzz con il quale siamo abituati ad associare al buon Brant. Infatti, le chitarre risultano molto compresse ed appena distorte, che però ben si abbinano a questo stile blues rock tipicamente anni Settanta proposto in questa sede. Di fatto, non si fa fatica ad immaginare Brant suonare questi brani in un infimo localino texano situato in mezzo al deserto, pieno di attempati bikers in gilet di pelle intenti ad ascoltarlo. Pur non essendo un lavoro trascinante e di appeal come il precedente, “Brant Bjork” ha comunque dalla sua un paio di piccoli gioiellini sonori che meritano di essere certamente menzionati. Continua a leggere

PERIPHERAL CORTEX
“God Kaiser Hell”

Dopo ben quattro anni di silenzio, tornano a far parlare di sé con il loro primo full-lenght questi Peripheral Cortex, quartetto tedesco con sede a Berlino, di cui scrissi anni fa una recensione del loro EP d’esordio “Rapture”. Un lavoro questo “God Kaiser Hell”, con cui non sono riuscito ad instaurare un feeling immediato, costringendomi poi a prendere del tempo per poterci ragionare con calma. Eppure nonostante questo mio modo di affrontare il disco, non sono ancora riuscito totalmente a farmene una opinione netta. Infatti, nel caso di questi Peripheral Cortex non è assolutamente possibile parlare male in termini di capacità strumentali, capaci come sono di inglobare nella loro proposta musicale chiaramente ispirata ai Necrophagist, anche qualche puntata al Mathcore, o meglio sarebbe dire The Dillinger Escape Plan, ma anche lambendo passaggi quasi Free-Jazz come nel caso della stranissima “Detective Noir Versus the Cult of the Imperfect Circle”. Anche le vocals del nuovo vocalist Pat fanno un eccellente lavoro, abili come sono nel toccare registri estremamente variegati. Eppure, nonostante l’inventiva che i quattro mettono all’interno di questo “God Kaiser Hell”, non riesco a togliermi l’impressione di stare ad ascoltare sempre lo stesso brano. Il fatto di puntare su tempi ultra-adrenalinici, con quella chitarra onnipresente che macina note come se fosse un tritacarne, alla lunga diventa piuttosto noiosa e prevedibile. Continua a leggere

SPIDKILZ
“Threads Are Breaking”

Dopo l’iperproduzione degli Inno, un lavoro sanguigno e ruspante come questo “Threads Are Breaking” ci stava tutto. Infatti, questo secondo lavoro a firma dei torinesi Spidkilz è un bel salto all’indietro nel passato, dove si pesca a piene mani dalla NWOBHM, mettendo al centro della loro proposta dei solidissimi riffs di puro Heavy Metal, con giusto qualche una spruzzatina di Thrash ogni tanto, ed una vocazione retrò, che fortunatamente, non è uno una mera riproposizione del passato. Certo, gli Spidkilz non saranno degli innovatori, ma credo che nemmeno sia loro intenzione esserlo, ma la loro proposta possiede nonostante tutto una forte personalità. La band ci crede testardamente in quello che fa, e la produzione, deliziosamente scarna e quasi live, amplifica ulteriormente questa sensazione. Continua a leggere

INNO
“The Rain Under”

Il nome Inno aveva già iniziato a circolare con insistenza, se non ricordo male, verso l’inizio di questo maledetto 2020, soprattutto per il fatto di venire considerato quasi un supergruppo, essendo formato da musicisti con alle spalle anni ed anni di militanza in importanti band della scena Metal tricolore. Basta solo pensare al buon Giuseppe Orlando, dotatissimo batterista, per tanti anni al fianco del fratello Carmelo negli indimenticabili Novembre, nonché stimato produttore per miriadi di gruppi nei suoi Outer Sound Studios di Roma. Tuttavia, anche gli altri componenti non sono da meno, a partire dal bassista Marco Mastrobuono, che attualmente milita anche i Buffalo Grillz o Hour Of Penance, mentre il chitarrista Cristiano Trionfera ha un lungo passato nei Fleshgod Apocalypse. A svolgere il ruolo di frontwoman, troviamo invece presente Elisabetta Marchetti, di cui parlai parecchio tempo fa in occasione della sua precedente band Riti Occulti. A riunire questo fior fiore di musicisti è stato scelto il nome di Inno, mentre “The Rain Under” è il primo frutto di questa gestazione, e rilasciato dalla Time To Kill Records a fine febbraio. Sin dal rilascio del video per il primo singolo “Pale Dead Sky”, si è potuto notare come la band avesse deciso di puntare decisa verso un Gothic Metal moderno, pesantemente influenzato dagli ultimi Katatonia, ma anche dotato di una certa orecchiabilità figlia degli indimenticati The Gathering, sebbene quest’ultimo paragone è forse fuorviato da una vaga somiglianza della voce di Elisabetta con quella di Anneke. Continua a leggere

AFTER THE FIRST
“Manifold”

Nell’affrontare la recensione di questo EP di debutto del progetto After The First, avevo inizialmente pensato di fare un lungo ragionamento sul Djent, a proposito dell’incredibile interesse che sembra riscuotere al giorno d’oggi. Poi, ho deciso di lasciare stare, un po’ per evitare di passare per il solito vecchio matusa nostalgico del passato, ma soprattutto perché francamente me ne frega poco di quello che ascolta la gente. Comunque, per farla breve, il Djent per me è vissuto, sempre se sia mai esistito, nell’arco di soli tre dischi, tutti orbitanti intorno ai Meshuggah: il devastante “Chaosphere”, l’oppressivo e asfissiante “Nothing”, dove sono apparse le prime chitarre a otto corde, ed il divertente progetto solista del chitarrista Fredik Thordendal, chiamato appunto Fredrik Thordendal’s Special Defects ed autore di un unico lavoro intitolato “Sol Niger Within”. Il resto è noia, come direbbe il sommo maestro Califano. Giusto per non passare per il criticone sputasentenze, ho provato tante volte a cercare qualcosa di interessante in questo pseudo genere, andando a sentire compilation su Spotify o Youtube, ma eccetto qualcosa del Crossover estremo portato avanti dai Iwrestlerabearonce, ho trovato davvero pochissimo che desse soddisfazione al mio interesse. Continua a leggere

GIÖBIA
“Plasmatic Idol”

Che la Heavy Psych Sound abbia assunto ormai da tempo un ruolo apicale nell’ambito della musica Stoner\Psych è bello che risaputo, ma trovarsi sin da subito tra le mani un possibile candidato a disco dell’anno di questo disgraziato 2020 già al primo colpo, è robba da togliersi subito il cappello dalla testa. C’è veramente poco da fare, questo nuovo lavoro dei lombardi Giöbia è, per dirlo con le parole dei “ggiovani” veramente tanta ma tanta robba. “Plasmatic Idol” è un coloratissimo viaggio che si snoda in maniera sinuosa tra le fattanze dello Psych e Space Rock proveniente direttamente dagli anni Sessanta/Settanta, nel quale non mancano delicati spruzzi di Progressive, elettronica tedesca e momenti ai limiti della Synthwave, come avviene nell’opener “Parhelion”. Continua a leggere

DOOMRAISER
“The Dark Side Of Old Europa”

Per i Doomraiser vale praticamente quanto già scritto per Corpsefucking Art. Li ho conosciuti ai loro esordi tramite una conoscenza dell’epoca che mi portò a vedere alcuni loro concerti, e che mi introdusse al loro simpatico bassista BJ, con il quale ebbi anche modo di scambiare qualche parola. Ho il loro mitico debut “Lords Of Mercy”, ma poi, per non so per qualche motivo, non ho avuto la costanza di seguirli nel corso degli anni. Ero a conoscenza del fatto che continuassero a non sbagliare un colpo, ma alla fine sono dovuto arrivare a questo quinto full-lenght, dall’appropriato titolo di “The Dark Side Of Old Europa”, per tornare a riascoltarli. Il quintetto ovviamente non delude le aspettative, mostrando un lavoro assolutamente solido e capace di crescere ad ogni ascolto. Il loro Doom è quanto di più ortodosso possa esserci, trovando una sintesi tra momenti più cupi e oscuri, ad altri venati da un feeling più malinconico e disperato. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Nil Vaaartului Nji”

Pur essendo un EP contenente solo due tracce, ma estremamente lunghe visto che si arriva ad una durata complessiva di oltre quaranta minuti, sono molto affezionato a questo “Nil Vaaartului Nji”. Ricordo che lo comprai insieme al precedente “Nji. Njiijn. Njiiijn.”, più che altro perché intrigato dal fatto di comprare un cd Black Metal con le palme in copertina.  Si lo so, pare una stupidata, ma a quel tempo questo era quel che pensavo. Eppure, nonostante questa motivazione bislacca, l’acquisto fu veramente azzeccato. “Nil Vaaartului Nji” mostra la band a livelli veramente elevati, capaci con due soli brani di riuscire ad evidenziare le molteplici sfaccettature della loro musica. Continua a leggere

FLASKAVSAE \ DARK PROCESSION \ DRØMMER \ LIGHT SHALL PREVAIL \ NJIQAHDDA \ LAVOME
“Faith In The Blood Of Christ”

Come per il precedente split, anche per questo “Faith In The Blood Of Christ”, compilation praticamente introvabile, ho dovuto fare affidamento all’estrema cortesia e gentilezza di Eric dei Njiqahdda, che in meno di ventiquattr’ore mi ha fornito i brani del cd in questione in versione digitale. Nel corso della ricerca di informazioni sulle band coinvolte, quasi tutte sotto contratto con la E.E.E. Recordings e di fatto molti sono progetti alternativi dello stesso Eric, sono venuto a conoscenza dell’esistenza del Christian Black Metal, un’assurda denominazione che riguarderebbe gruppi che adotterebbero il linguaggio Black Metal per veicolare messaggi cristiani. Per carità, ormai la fase trve l’ho passata da parecchio ed ognuno è libero di fare quel che gli pare e piace, ma francamente non trovo molta coerenza con il cantare inni cristiani con una voce in screaming. Insomma, fatto sta che in questa etichetta siano relegati gli stessi Njiqahdda, indizio supportato anche dal progetto dei Light Shall Prevail dello stesso Eric, presenti in questa compilation, il cui full-lenght del 2006 aveva l’esplicito titolo di “Defeat The Reign Of The Horned One Through the Light Of Christ”. Se poi vediamo il nome di questa release, ed affianco il nome dei Njiqahdda, la cosa inizia ad avere molto senso. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Nji. Njiijn. Njiiijn.”

“Nji. Njiijn. Njiiijn.” è senza alcun’ombra di dubbio il lavoro più conosciuto dei Njiqahdda. Sicuramente, la pubblicazione sotto un’etichetta di maggiore visibilità come la Pagan Flames ha avuto un peso, ma in questo lavoro si ha sin da subito la sensazione che il duo americano sia riuscito finalmente a focalizzare i propri sforzi creativi ed andare oltre il capolavoro di “Njimagickal Arts”, di cui può a ben titolo fregiarsi di suo diretto erede. Infatti, dopo averli visti recuperare in maniera decisa la propria identità Black su “Mal Esk Varii Aan” e con le tracce presenti nello split con Ancestral e Merankorii, i Njiqahdda riescono a dare una smossa decisa alla loro evoluzione fondendo in un’unica anima non solo l’ipnosi ritmica di burzumiana memoria con una ariosa psichedelia, ma aggiungendoci anche inaspettati inserti di natura vagamente Progressive e Folk. Il risultato è un suono estremamente variopinto e colorato, che riporta direttamente al verde lussureggiare di una foresta, al suono del vento fra gli alberi o all’imponenza delle montagne. Continua a leggere

ANCESTRAL \ MERANKORII \ NJIQAHDDA
“Split”

Dopo la seconda parentesi Njiijn, ritorniamo alla band madre per parlare di questo split a tre insieme ai misconosciuti Ancestral e Merankorii. Ad aprire le danze ci sono due lunghi brani del progetto americano portato avanti dal polistrumentista B. e che porta il nome di Ancestral. Su di loro non è che ci sia molto da dire, visto che la loro proposta si limita semplicemente a ripetere in maniera del tutto pedissequa il Black Metal di matrice Burzum, dove a farle da padrone ci sono le urla sguaiate del suo mastermind e la classica produzione da cantina. Non so voi, ma ricordo che in quel periodo di gruppi del genere ne giravano parecchi, e non a caso nello stesso anno produssero anche uno split con gli alfieri del Depressive Wedard, per poi scomparire nel nulla. Ben più strani e particolari risultano invece i Merankorii, anche questo un progetto solista da parte del musicista portoghese Mind Booster Noori, che in questo split album mostra una spiccata tendenza a spaziare attraverso più generi. Infatti, se “Analog Dialog” riprende il classico Dungeon Ambient in stile Isengard o Wongraven, “Summer Rain” si accosta invece più all’Ambient minimalista di “Rundtgåing Av Den Transcendentale Egenhetens Støtte” del buon Conte, sebbene privata di quel feeling oscuro ed arcano che tanto ci mandò fuori di testa da giovincelli. Continua a leggere

NJIIJN
“Tys Lysaj Ani Loparuu”

Dopo il non esaltante “Mal Esk Varii Aan”, lasciamo per un momento da parte il progetto madre e torniamo a parlare dei collaterali Njiijn con questo secondo lavoro chiamato “Tys Lysaj Ani Loparuu”. Se nel debutto “Fortu Manske Orta” si è assistito in diretta ad una terrificante “passeggiata notturna” di un qualche luogo infestato, nel quale il duo ci assaliva con input sonori di vario tipo, permettendoci così di vivere una esperienza sensoriale completa, in questa nuova pubblicazione, i Njiijn provano a (ri)percorrere nuove strade, ma che, detto in maniera molto franca, non sembrano portare molto lontano. L’opener “Njilys Vaan Iiorta” è un lungo dialogo tra deliranti feedback di chitarra e tamburi rituali, che sembrano quasi evocare una sorta di innominabile rito ancestrale. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Mal Esk Varii Aan”

Con questo “Mal Esk Varii Aan”, i Njiqahdda iniziano a immettere sul mercato discografico una incredibile quantità di materiale, che li porterà a pubblicare nell’arco di un quinquennio circa una cinquantina di pubblicazioni tra full-lenght, EP ed una manciata di split. Un numero di per sé già incredibile, ma che però non tiene conto di tutto il materiale uscito con i progetti paralleli Njiijn e Oaks Of Bethel, di cui parleremo nel prossimo speciale estivo. Insomma, una smania produttiva sintomo di una fase di grande creatività, ma che probabilmente alla lunga ha portato il duo americano a disperdere in maniera eccessiva le loro idee. Tornando a parlare del disco in questo, risulta uscito un paio di mesi dopo il precedente ed interessante “Ints | Nji | Verfatu” in una risicata versione di sole venti copie per la Njiijn Arts, e poi successivamente ristampata in cd dalla solita E.E.E. Recordings. In questo lavoro, il duo americano compie una inaspettata inversione ad u nel loro processo compositivo, andando a riproporre un suono che richiama direttamente il loro demo di debutto “Nji”. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Ints | Nji | Verfatu”

Dopo la parentesi dell’esordio dei Njiijn con l’allucinante “Fortu Manske Orta”, torniamo a parlare della band madre con questo “Ints | Nji | Verfatu”, prima uscita di un 2008 che si rivelerà molto proficuo ed intenso per il duo americano. Uscito nel febbraio di quell’anno in autoproduzione firmata Njiijn Arts, seguita puntualmente da una successiva ristampa per conto della E.E.E. Recording, questo disco vede i Njiqahdda recuperare parzialmente le loro origini Black, ma senza rinunciare a quel forte tocco psichedelico che ha caratterizzato in positivo lo stupendo “Njimajikal Arts”. Infatti, la stupenda opener “Lvistagnagsetta” può essere intesa come il corrispettivo di “Blister Within The Hive”, ma declinata in una versione più oscura, che potremmo quasi azzardare Darkwave per via di quel basso così in evidenza. Continua a leggere

NJIIJN
“Fortu Manske Orta”

Vista la situazione di totale incertezza che ci avvolge in questi giorni, ho deciso di rimettermi giù di buona lena e riprendere il mega specialone a puntate dedicato ai Njiqahdda. Tuttavia, invece di parlare subito della band madre, ho voluto iniziare dai Njiijn, il progetto collaterale nel quale verrà fatto confluire gran parte delle sonorità Dark Ambient e Noise del duo americano. Infatti, sebbene anche la band madre tornerà spesso e volentieri verso tali sonorità, li avevamo lasciati con il singolo “Nortii Maatu”, che mostrava un deciso ritorno verso sonorità più elettriche, dove chitarra e batteria acquistavano piena centralità nella costruzione dei brani. Tuttavia, questo debutto intitolato “Fortu Manske Orta”, si discosta molto dalle sonorità Ambient naturalistiche, culminate poi con la traccia capolavoro “Ancient Tongue Recital”, tratta dal secondo cd di “Njimajickal Arts”, andando invece pesantemente ad immergersi in suoni densi ed oscuri, figli del Dungeon Ambient che erano già apparsi sul primo demotape della band madre “Nji”. Continua a leggere