AGALLOCH
“The Serpent & The Sphere”

Dopo i deludenti “Marrow Of The Spirit” e “Faustian Echoes” che sembravano delinearne una parabola discendente inarrestabile, non nego che mi ero ormai rassegnato all’idea che gli Agalloch fossero in piena stagnazione creativa e che assai difficilmente avrebbero saputo riemergere da un vortice che sembrava spingerli sempre più a fondo. Ma per quanto critica possa essere una situazione, alla speranza di un fan basta veramente poco per risvegliarsi, ed in effetti l’anticipazione offerta da “Celestial Effigy”, ben al di là delle mie più rosee aspettative, era bastata per farmi credere, come si vedrà non del tutto a torto, che “The Serpent & The Sphere” avrebbe potuto essere l’album della rinascita per il quintetto di Portland. Per quanto abbia forse inconsciamente cercato di convincermene durante i numerosi ascolti, ciò si è però rivelato essere per l’appunto solo in parte vero, perché se da un lato questo nuovo lavoro spazza via in un solo colpo le prestazioni opache delle due precedenti release, dall’altro non si può non constatare che in qualche occasione si ha l’impressione di avere a che fare con una band che va avanti più con il mestiere che con una genuina ispirazione, limitandosi a emulare i fasti di un glorioso passato. I nove brani in cui si snoda questa nuova fatica degli Agalloch cercano infatti di ricalcare le atmosfere magiche dei primi tre full length della loro discografia, con una spiccata propensione per l’inarrivabile “Pale Folklore” e per la malinconica bellezza del sublime “The Mantle”, omaggiati rispettivamente soprattutto nella già citata e meravigliosa “Celestial Effigy” e negli splendidi intermezzi acustici, “Cor Serpentis (The Sphere)” in primis. Ma appunto si tratta di soluzioni che riescono a lasciare un segno meno profondo rispetto a quanto avevano saputo fare i brani immortali di quei due capolavori, e così le pur piacevoli “The Astral Dialogue”, “Dark Matter Gods” e “Vales Beyond Dimension” finiscono per essere dei buoni brani che però non riescono a reggere il confronto con il passato a cui si richiamano. Sia chiaro, mi tengo tutta la vita un “The Serpent & The Sphere” rispetto ad un “Marrow Of The Spirit”, e se questo lavoro fosse uscito con un altro nome ora probabilmente sarei qui a parlare di “nuovi Agalloch”, ma da quelli originali, forse sbagliando, ci si attende appunto sempre il massimo e non una semplicistica rilettura dei propri grandi classici. Insomma, pur non essendo un capolavoro imperdibile, dei segnali di ripresa e di speranza per il futuro ci sono, finirò quasi sicuramente per metterlo nella top 5 di fine anno e, ad esser sinceri, visti gli ultimi svarioni di gente come i Mayhem, possiamo anche tirare un sospiro di sollievo. Questa volta c’è andata di lusso.

BRIEF COMMENT: Highly influenced by “Pale Folklore” and “The Mantle”, “The Serpent & The Sphere” succeeds in sweeping away Agalloch‘s last weak releases, even though it shows some minor lacks of inspiration. Thus, it’s not a masterpiece, but surely a good starting point to get back to their past grandeur.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Profound Lore Records
Anno di pubblicazione: 2014
TRACKLIST: 01. Birth And Death Of The Pillars Of Creation; 02. (Serpens Caput); 03. The Astral Dialogue; 04. Dark Matter Gods; 05. Celestial Effigy; 06. Cor Serpentis (The Sphere); 07. Vales Beyond Dimension; 08. Plateau of the Ages; 09. (Serpens Cauda)
Durata: 59:58 min.

Autore: Iconoclasta

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