ALDA
“Passage”

Anche se li ho scoperti solo all’epoca dell’uscita del loro secondo album “Tahoma”, per gli Alda ho nutrito sin da subito una sconfinata passione, vuoi perché andavano a colmare il vuoto lasciato dagli Agalloch dell’impalpabile “Marrow Of The Spirit”, vuoi perché incarnavano alla perfezione quello che in quel momento era il mio ideale di musica. Le aspettative per il nuovo full length erano di conseguenza molto alte e, per di più, di quelle difficili da soddisfare perché se da un lato non mi sarebbe bastato un mero clone dello splendido predecessore, dall’altro difficilmente mi sarei accontentato di qualcosa che se ne distaccasse troppo. Visto questo preambolo, sembrerebbe quindi inevitabile che ora arrivi la parte in cui esterno tutta la mia delusione per questo lavoro, per l’occasione mancata e per delle recriminazioni più o meno sensate. E invece no. E nella maniera più convinta no, perché gli Alda hanno realizzato con “Passage” un album che, come già “Tahoma”, rasenta la perfezione e, cosa ancor più importante, sembra averne carpito appieno lo spirito pur risultandone comunque differente. Se quel lavoro possedeva infatti una genuina irruenza, una graffiante immediatezza che lo contraddistingueva fin dal primo ascolto, questa nuova uscita si presente più ragionata e matura, senza per questo sottintendere che l’altra non lo fosse. Questa solo apparente eterogeneità di fondo non ci mette comunque di fronte a due full length mutualmente estranei, anzi si rivela essere una naturale evoluzione del songwriting della band, che ora si è fatto ancor più ricercato senza per questo aver perso un briciolo della profondità emozionale degli esordi. Il fil rouge che si dipana senza soluzione di continuità tra i lavori va sicuramente ricercato anche a livello di tematiche, con la centralità che viene ancora una volta data alla natura e, in primis, alla montagna, qui palesemente omaggiata nel breve ma intenso sample tratto da “Jeremiah Johnson” (da noi più noto come “Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo”) ed inserito a metà di “Weathering”. Non voglio comunque andare oltre nell’analisi togliendovi il gusto di scoprire ciò che l’album ha da proporre, perciò mi limito solo a segnalare che il Cascadian Black Metal creato dai nostri può essere ottimamente illustrato dall’opener “The Clearcut”, che rappresenta una sorta di sunto ideale dell’intero album raccogliendo tutti gli umori e le atmosfere che verranno poi dipanate nei solchi del disco. Insomma, inutile girarci troppo intorno, gli Alda hanno sfoderato un’altra prestazione sopra le righe, regalandoci un album che impreziosisce ulteriormente la loro già più che eccellente discografia e che li pone tra i migliori gruppi degli ultimi anni.

BRIEF COMMENT: Four years after their astonishing second full length “Tahoma”, Alda come back with “Passage”, an album that proves once again that they’re one of the best bands around. Though this new full length is less raw and has a more refined songwriting, it still gives the same deep emotions of “Tahoma” thanks to some wonderful acoustic parts mixed with mesmerizing Cascadian Black Metal riffs. In one word, masterpiece.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Bindrune Recordings
Anno di pubblicazione: 2015
TRACKLIST: 01. The Clearcut; 02. Passage; 03. Weathering; 04. The Crooked Trail; 05. Animis
Durata: 52:22 min.

Autore: Iconoclasta

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