AMORPHIS
“Circle”

Che gli Amorphis avessero bisogno di cambiare un po’ le carte in tavola, non è una cosa che scopriamo solo oggi, anzi è già dai tempi di “Skyforger”, che non ho mai apprezzato appieno, che la formula magica trovata per il loro capolavoro “Eclipse” iniziava a mostrare qualche crepa. Certo, il precedente “The Beginning Of Times”, con il suo deciso recupero delle sonorità progressive che carattizzavano l’indiscusso “Elegy”, ha sicuramente mantenuto la band su livelli qualitativi più che discreti, ma la tendenza a ricadere in schemi più o meno prevedibili, se non proprio in vere e proprie autocitazioni, rimane il suo difetto più grande. Ora, a distanza di quasi due anni, gli Amorphis ritornano sulle scene rivendicando per primi il sopraggiunto arrivo di questo grosso rinnovamento lungamento atteso da critica e fan. La prima cosa che sicuramente colpisce è il cambio della location delle registrazioni, che per la prima volta vengono affidate all’estro di Peter Tägtgren e ai suoi Abyss Studio. Altro cambio degno di nota è l’abbandono delle “classiche” tematiche finniche ispirate al Kanteletar o al Kalevala, con i testi che, pur rimanendo scritti da Pekka Kainulainen come accade fin dai tempi di “Silent Waters”, questa volta si concentrano maggiormente su un concept che affronta tematiche attuali ma sempre inerenti la cultura finnica.

Se dal punto di vista tematico-lirico si nota un deciso cambio di rotta, a livello musicale la band rimane fermamente impiantata sui propri passi, pur riportando ad un ruolo centrale le chitarre elettriche e virando verso un deciso indurimento del sound. Eppure, nonostante le carte dispiegate sul tavolo dalla band siano più o meno le stesse, “Circle” si avvicina prepotentemente al capolavoro. L’accoppiata iniziale “Shades Of Gray” e “Mission” stende al primo colpo, con la prima traccia che si propone come un riuscitissimo incrocio tra la pesantezza Death/Doom dell’inarrivabile “Tales Of Thousand Lakes” e l’anima più Rock del sottovalutato “Tuonela”, mentre la successiva è invece il compimento di un vera trasformazione della band. Passato e presente si mescolano per dare finalmente vita a qualcosa di realmente nuovo, sebbene il ricordo di “Eclipse” sia ben presente sullo sfondo. Ovviamente il chorus, nemmeno a dirlo, è di quelli che rimangono indelebilmente impressi memoria: “And they sang me my song / While they told me all the tales / Then they showed me my mission / And I heard it whisper my name”. La successiva “The Wanderer”, scritta da Santeri Kallio, è un bel esempio del tipico singolone a là Amorphis: pochi riff degni di nota, ma con la voce di Tomi ed un chorus melodico-malinconico a tirare la volata al pezzo. “Narrow Path”, sempre scritta da Kallio, è invece il mio pezzo preferito del disco. La vena Folk ritorna a essere preponderante, le chitarre elettriche si ritagliano fortemente il loro spazio (stupendo il riff di attacco iniziale), e persino il buon Esa si permette di sfoderare un bel solo. La successiva “Hopeless Day”, a firma Holopainen, pur essendo stata scelta come primo singolo di “Circle”, non mi convince pienamente, pur essendo piacevolmente ascoltabile e dotata (nuovamente) di un ottimo chorus. Probabilmente il suo schema trito, in cui la strofa sale lentamente di tono per esplodere nel tipico ritornello da stadio, oltre ad un intermezzo strumentale un po’ raffazzonato, è il motivo principale per cui mantengo riserve sul brano. Ci voleva un pezzo scritto da Tomi Koivusaari, “Nightbird’s Song” per sentire finalmente il growl profondo di Tomi e gli Amorphis in una veste più aggressiva. Il chorus stavolta non risulta essere estremamente accattivante, mentre la parte centrale con tanto di assolo di flauto di Kallio rimanda molto a “Tuonela”, album che viene ulteriormente citato anche nella successiva “Into The Abyss”, con la chitarra solista ricca di delay di Esa a dettare i tempi. “Enchanted By The Moon” sembra far riuscitare per qualche minuto i fasti di “Tales Of Thousand Lakes”, grazie al suo oscuro incedere iniziale, presto raggiunto dal profondo growl di Tomi e da un roccioso muro di chitarre, ottimamente arricchite dall’organo di Kallio; un brano che forse difetta di un chorus non perfetto, ma il pezzo è davvero di alto livello. “A New Day” chiude “Circle” con il classico pezzo a là Amorphis in stile “Eclipse”, un pochino anonimo ma godibile, mentre invece risulta molto più interessante la bonus track della versione digipack in mio possesso, “Dead Man’s Dream”, con un sound tirato e violento come gli Amorphis non facevano da anni.

Dopo questo lunga descrizione track-by-track è tempo di tirare le somme, che per quanto mi riguarda sono estremamente positive. Certo, non nascondo che all’inizio “Circle” mi aveva un pochino deluso, poiché a seguito delle varie dichiarazioni della band mi sarei aspettato un cambio di rotta più deciso da parte dei finnici, ma alla fine bisogna ammettere che, pur mantenendosi in piena coerenza con il proprio stile, Holopainen e soci sono riusciti a tirare fuori dal cilindro un lavoro decisamente interessante, che come livello qualitativo potrei associare ad un “Silent Waters”, con la produzione di Tägtgren che ha aiutato a rendere più grezzo il suono delle chitarre e a far recuperare agli Amorphis un po’ di quella rabbia degli esordi smarrita da un paio di album a questa parte. Insomma, “Circle” è un gran bell’album e non mi stupirei di inserirlo nella mia top 5 di fine anno.

BRIEF COMMENT: I’ve to admit that this new Amorphis album has really surprised me. Though their music remains well rooted in the magical formula discovered in the masterpiece “Eclipse”, “Circles” recovers some of the band’s original hardness thanks to the brilliant production of Peter Tagteren, recreating, in a modern way, little portions of the magical and obscure atmosphere of “Tales From The Thousand Lakes” (listen to “Mission” and “Enchanted By The Moon”), even if the killing part of the record is still due to the use of many catchy melodies that increase record’s longevity. So, “Circles” isn’t a masterpiece, but it’s very close to be, and it can be compared to “Silent Waters”, a quite good album that came after a really piece-of-art as “Eclipse”.

Etichetta: Nuclear Blast
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. Shades Of Gray; 02. Mission; 03. The Wanderer; 04. Narrow Path; 05. Hopeless Days; 06. Nightbird’s Song; 07. Into The Abyss; 08. Enchanted By The Moon; 09. A New Day; 10. Dead Man’s Dream (Bonus Track)
Durata: 50:25 min.

Autore: KarmaKosmiK

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