ASHBRINGER
“Yūgen”

L’anno scorso, proprio in questo periodo, avevo lasciato il progetto Ashbringer alle prese con il non certo facile compito di bissare l’ottima prestazione fornita con il full length di debutto “Vacant”, un lavoro già di per se molto valido che mi faceva ben sperare per il futuro. Anche se sono passati soltanto pochi mesi da quel momento, in questo breve lasso di tempo è avvenuta una rivoluzione, tanto inattesa quanto radicale, che da puro e semplice solo project ha fatto diventare Ashbringer un gruppo a tutti gli effetti, questo grazie all’ingresso in formazione di altri quattro elementi, che sono andati ad affiancare il mastermind Nick Stanger, che ora si occupa solo di chitarra e voce. La curiosità che già di per se avrei nutrito nei confronti di questa seconda fatica della band americana è diventata quindi ancor più forte e ad essa si è inevitabilmente contrapposto il timore che questa drastica scelta avesse, non dico stravolto, ma quantomeno cambiato il perfetto equilibrio che regnava nel debutto. L’ascolto di “Yūgen” ha in parte confermato i miei dubbi, ma lo ha fatto in termini positivi, perché i “nuovi” Ashbringer sono si qualcosa di diversi, ma questo perché sembrano avere dalla loro un songwriting ancora più maturo e personale che, messo a tratti da parte l’approccio che caratterizzava “Vacant”, ora va ad esplorare territori in cui riecheggiano non solo la maestosa atmosfericità che in qualche modo mi ha sempre riportato alla mente gli Agalloch, ma anche quella sorta di lucida follia compositiva che ha caratterizzato le uscite a nome Panopticon o l’ultimo Terra Deep. Il risultato finale è un lavoro che difficilmente scorrerà via senza lasciare un segno tangibile nell’ascoltatore, continuamente catapultato in un vorticoso turbinio di sensazioni generate da otto tracce dotate di una propria fisionomia ben definita ma, allo stesso tempo, perfette nell’andare a creare un vivido e suggestivo quadro d’insieme. Detto che la mia preferenza ricade sull’opener “Solace”, su “Lakeside Meditation” e sulla stupenda “Glowing Embers, Dying Fire”, tralascio un’analisi anche soltanto superficiale dei singoli brani perché finirei inevitabilmente per dare solo una pallida visione di tutto quello che in realtà racchiudono. Il motivo in fondo è presto detto: “Yūgen” è uno di quei lavori che continua a stupire ascolto dopo ascolto, regalando sempre nuove sfumature e svelandosi a poco a poco. Insomma, qua siamo alle prese con un album che ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un posto tra le migliori uscite dell’anno. Vedete un po’ voi se tirar dritto senza dargli un’opportunità.

BRIEF COMMENT: Started as a solo project and turned into an actual band soon after the release of the amazing debut “Vacant”, Ashbringer and its mastermind Nick Stanger are back with “Yūgen”, a brand new album in which the talented player has further developed his songwriting, making it more and more personal and dazzling. The final result is a great full length that’s gonna be one of the best releases of the year. Don’t miss it.

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Etichetta: Avantgarde Music
Anno di pubblicazione: 2016
TRACKLIST: 01. Solace; 02. Oceans Apart; 03. Lakeside Meditation; 04. In Remembrance; 05. Celestial Infancy; 06. Yūgen; 07. Omen; 08. Glowing Embers, Dying Fire
Durata: 55:57 min.

Autore: Iconoclasta

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