IMMORTAL
“Northern Chaos Gods”

Lo ammetto, la notizia di un nuovo album da parte degli Immortal, il primo dopo la rottura col buon Abbath, non è che mi avesse fatto nascere chissà che febbrile attesa, e questo a prescindere dalla assenza o meno dell’istrionico frontman. Il singolo di anticipazione uscito sul finire di maggio aveva però riacceso qualche speranza in più per questo nuovo “Northern Chaos Gods”, un lavoro che, in misura ancora maggiore del suo predecessore “All Shall Fall”, avrebbe dovuto chiare in modo definitivo se il gruppo di Bergen avesse ancora qualcosa da dare o se fosse inevitabilmente destinato a una triste pensione come già accaduto a molte realtà storiche accasatesi alla corte della Nuclear Blast, una sorta di garanzia quando si tratta di mettere una pietra tombale alla creatività di un gruppo. Continua a leggere

DÉLÉTÈRE
“De Horae Leprae”

Senza voler addentrarmi in scomodi paragoni, da parecchi anni a questa parte la scena Black Metal canadese, specie quella di matrice francofona, ha raggiunto livelli di tutto rispetto sfornando diverse realtà parecchio interessanti, come testimoniato più volte su queste stesse pagine. Questa volta è il momento di concentrare la nostra attenzione sui Délétère, un duo attivo da una decina d’anno, in cui troviamo tra l’altro Atheos dei Monarque, che sembra avere un debole per il latino ed i morbi pestilenziali che flagellavano la popolazione medievale. Titoli come quello dell’album di debutto, “Les Heures De La Peste”, o dell’EP che me li ha fatti conoscere, “Per Aspera Ad Pestilentiam”, sono più che una dichiarazione d’intenti, e questo “De Horae Leprae”, con buona pace di Cicerone (ma sono in ottima compagnia), ne è la naturale continuazione. Continua a leggere

ULVESANG
“The Hunt”

Anche se non si tratta certo di uno tra i generi che ascolto più frequentemente, devo ammettere che chissà per qualche motivo ho sempre un occhio di riguardo verso le richieste Neofolk che ci arrivano, nonostante finisca per recensirle di rado perché il più delle volte l’impressione è quella di trovarmi di fronte a dei musicisti, magari anche talentosi, ma che non riescono a trasmettermi altra sensazione che non sia quella del già sentito. Nel caso degli Ulvesang, un duo canadese formato da Alex Boyd e Ana Dujakovic, il monicker molto “nordico” ed inflazionato non sembrava lasciare spazio a molta personalità, come poi è invece emerso dai solchi di questo loro secondo album intitolato “The Hunt”. Continua a leggere

UADA
“Cult Of A Dying Sun”

Dopo aver sentito con colpevole ritardo “Devoid Of Light”, uno dei migliori debutti degli ultimi anni giunto come un fulmine a ciel sereno riscuotendo consensi pressoché unanimi, attendevo l’uscita di questo nuovo lavoro a firma Uada con una certa impazienza e con un bel carico di aspettative. Il fatto che questa recensione arrivi quasi un mese dopo la pubblicazione di “Cult Of A Dying Sun” è solo in minima parte imputabile ai “tempi tecnici” di scrittura, a maggior ragione dal momento che mi ero preso un po’ di tempo per occuparmene subito, anzi devo candidamente ammettere che si è trattato piuttosto di una mia difficoltà ad entrare subito in sintonia con esso. Intendiamoci, anche questo secondo full length degli Uada veleggia su standard decisamente ben al di sopra della media ma rispetto all’esordio è meno immediato e, a conti fatti, la title track pubblicata in anteprima aveva finito per sembrarmi un buon esercizio di stile ma niente di più. Continua a leggere

HORNWOOD FELL
“Inferus”

Dopo un’evoluzione che li aveva portati, nel breve volgere di pochi anni, da un omonimo debutto incentrato su un Black Metal di chiara ispirazione norvegese ad un album, “My Body, My Time”, decisamente più sperimentale e rivolto verso lidi con ascendenze Avantgarde, gli Hornwood Fell tornano a bussare alle nostre porte con questo EP di tre tracce intitolato “Inferus”. Nonostante la loro naturale inclinazione all’evoluzione musicale non mi lasciasse poi molte possibilità di indovinare quali orizzonti sarebbero stati esplorati in questa nuova uscita, in tutta franchezza mi sarei sentito di escludere, o quantomeno di ritenere assai poco probabile, una sorta di ritorno sui propri passi. Continua a leggere

THE NIGHTLY DISEASE
“Smell Of Burning Wood”

“Immaginate una giornata nevosa. Gli ultimi raggi di luce filtrano attraverso i pini carichi di neve. Un vento incessante ulula una solitaria melodia…” Lo so, lo so, in queste righe che lo introducono sono condensati molti dei topos del Black Metal ed il tutto è corredato da una copertina e da un titolo altrettanto eloquenti, eppure questo “Smell Of Burning Wood” della misteriosa one man band italiana The Nightly Disease fortunatamente è qualcosa di diverso da un’accozzaglia di luoghi comuni e banalità. Se infatti mi sono inizialmente avvicinato con un po’ di sano scetticismo temendo di trovare un lavoro intriso degli stereotipati tipici del genere, è basto poco per rendermi conto che non era affatto così, finendo con il rimanere irretito nella mezz’ora e poco più di queste due tracce laconicamente intitolate “Part One” e “Part Two”. Continua a leggere

DEADLY CARNAGE
“Through The Void, Above The Suns”

Anche se ad esser sincero non sono mai riuscito ad apprezzarlo fino in fondo, il Post-Black in tutte le sue varie contaminazioni rimane un ascolto che di tanto in tanto mi concedo volentieri. L’idea di andare a sentire una band che con le precedenti uscite aveva ricevuto dei giudizi positivi un po’ da tutte le parti quindi mi stuzzicava, al punto che mi sono avvicinato con più di qualche aspettativa a questo “Through The Void, Above The Suns”. In questo loro quarto full length i Deadly Carnage, a dispetto di un monicker che sembrerebbe promettere ben altro e che riflette i loro inizi in territori prettamente Black, si cimentano appunto in un Post-Black intriso di influenze Doom e Post-Rock formalmente ineccepibile e ambizioso, essendo stato il tutto sviluppato tra l’altro come un concept album. Continua a leggere

HOSTIL
“Infernal Rites”

Se sei una band in giro da ormai quasi vent’anni e, a parte un demo uscito nel 2004, arrivi solo ora all’esordio sulla lunga distanza, non ti si può certo accusare di non credere in quello che fai. D’altra parte, non conoscendo le ragioni di una militanza tanto lunga quanto silenziosa, il dubbio di essere alle prese con un gruppo non proprio imperdibile è più che comprensibile ed in effetti, finito l’ascolto di questo esordio degli Hostil, di sicuro “originale” non è l’aggettivo che per primo viene spontaneo associare a “Infernal Rites”, che come vedete brilla d’inventiva fin dal suo titolo. Eppure, se sono qui a parlarvene qualcosa di buono ci deve pur essere. Continua a leggere

SOJOURNER
“The Shadowed Road”

A neanche due anni di distanza dal sorprendente esordio con “Empires Of Ash”, non posso certo nascondere che ero piuttosto curioso di andare a sentire se il progetto Sojourner sarebbe stato in grado di ripetersi ancora a così alti livelli. Ampliata ulteriormente l’internazionalizzazione con l’arrivo in line up dell’italiano Riccardo Floridia dietro le pelli, i nostri si sono subito rimboccati le maniche e, come detto, in breve tempo hanno dato vita a questo “The Shadowed Road”. Se già la copertina tra il Fantasy e l’onirico lascia suggerire più di una vicinanza con il precedente full length, bastano già le prime note dell’opener “Winter’s Slumber” per dissipare ogni altro eventuale dubbio, con i Sojourner che sembrano non essere mai usciti dallo studio di registrazione. Continua a leggere

FUNERAL WINDS
“Sinister Creed”

Anche se magari a tanti di voi il monicker Funeral Winds dirà poco o nulla, specie se non siete dei patiti del Black Metal, per quello che mi riguarda rimane un nome a cui per certi versi sono legato. Finita la scoperta dei lavori dei maestri scandinavi del genere, la band olandese è stata infatti una delle prime realtà che ho scoperto per conto mio, con “Godslayer Xul” che per un certo periodo diventò un vero e proprio tormentone, forse ben al di là dei suoi comunque oggettivi meriti. Passata questa sbornia iniziale, “Koude Haat” e il successivo “Nexion Xul – The Cursed Bloodline” non mi fecero certo lo stesso effetto tanto che, complice anche il lungo silenzio, avevo ormai perso la speranza di sentirne parlare di nuovo. Continua a leggere

NECROPHOBIC
“Mark Of The Necrogram”

Anche se magari non sono tra i primi nomi che mi vengono in mente quando si parla del panorama estremo svedese, i Necrophobic sono un gruppo che è in giro ormai da davvero tanto tempo e che, per quel che mi riguarda, è riuscito a ritagliarsi un meritato spazio con “The Nocturnal Silence” e “Darkside” prima di iniziare a perdersi un po’ per strada con i successivi album. Questa loro ottava fatica sulla lunga distanza intitolata “Mark Of The Necrogram” non era quindi magari una di quelle uscite che attendevo con chissà quale impazienza o aspettative, in particolare dopo l’anonimo “Womb Of Lilithu”, ma l’ascolto era quantomeno obbligatorio visto anche il ritorno in formazione degli storici Sebastian Ramstedt e Anders Strokirk, pronti ad affiancare nuovamente il buon Joakim Sterner. Continua a leggere

SPECTRALE
“▲”

Se pubblico questa recensione diversi mesi dopo la data d’uscita di questo “▲”, non è tanto perché la richiesta è arrivata tardi o perché mi sono preso indietro ma, molto più semplicemente, perché ho avuto bisogno di molto più tempo rispetto ad altri album per entrate in sintonia con esso. Anche se fin da subito mi è stato chiaro che, prima o dopo, avrei voluto parlarvi di questo lavoro del progetto Spectrale portato avanti dal francese Jeff Grimal, il guaio è che ogni volta che cercavo di buttare giù qualche riga finivo per perdermi in discorsi inconcludenti. Un po’ come adesso, del resto, visto che ancora non so come iniziare. Continua a leggere

RAPTURE
“Paroxysm Of Hatred”

I Rapture sono un gruppo greco che con questo “Paroxysm Of Hatred” arriva al secondo lavoro sulla lunga distanza nell’arco di neanche sei anni. Come forse potrebbero farvi intuire il loro logo ed il loro monicker, che ho finito per associare subito rispettivamente al Thrash ed ai Morbid Angel di “Covenant”, i nostri si cimentano per l’appunto in un Death/Thrash Metal old school devoto in toto alle sonorità venute fuori dalla scena estrema di questi due generi a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. In linea di massima, niente che si avvicini a qualcosa di vagamente innovativo, questo è poco ma sicuro, ma come era accaduto con i Ripper, anche i Rapture dimostrano di avere una padronanza della materia ben al di sopra della media, come è testimoniato nei quaranta minuti e poco più a loro disposizione. Continua a leggere

BEORN’S HALL
“Estuary”

A parte qualche eccezione, le derive Epic/Folk in campo Black non mi han mai affascinato granché, tanto che approccio sempre senza chissà quali aspettative le uscite ascrivibili a queste correnti. Nel caso dei Beorn’s Hall, di cui pure già avevo sentito qualche pezzo in occasione del debutto, la cautela è stata addirittura maggiore dal momento che, per quello che mi riguarda, se ti scegli un monicker così “furbo” (vedi alla voce Tolkien, per chi non fosse un appassionato del mondo di Arda), di sicuro non mi aspetto chissà che di troppo originale nemmeno per quanto riguarda il lato prettamente musicale. Il duo americano in questo secondo full length intitolato “Estuary” però qualcosa di buono riesce a farlo vedere, su tutte le ottime “Dark Wood-Black Marsh” e “Blood For Wotan”, e si può notare che, rispetto al precedente “Mountain Hymns”, un passo in avanti è stato fatto, anche se qua e là emerge ancora la sensazione di essere alle prese con un album in cui è rimasta qualche zona d’ombra. Continua a leggere

INTERVISTA VEXOVOID – Band

Tra le sorprese più interessanti dell’anno appena trascorso ci sono sicuramente i Vexovoid, che con il loro debutto sulla lunga distanza “Call Of The Starforger” hanno dimostrato di saperci fare alla grande e di avere tutte le carte in regola per lasciare il segno. Inevitabile quindi andare ad approfondire la loro conoscenza con questa piacevole chiacchierata. Continua a leggere

GRAFVITNIR
“Keys To The Mysteries Beyond”

Ormai è un classico. Aspetto fino all’ultimo istante per stilare la classifica di fine anno e, non appena viene pubblicata, ecco saltare fuori un lavoro che meriterebbe di farne parte. Ma che cosa ha poi di tanto speciale questo “Keys To The Mysteries Beyond” dei Grafvitnir, una band svedese attiva dal 2007 alla quinta fatica sulla lunga distanza in meno di cinque anni e di cui, in tutta franchezza, non avevo mai sentito parlare prima d’ora? Da un punto di vista prettamente musicale, nulla di così rivoluzionario, visto che quello che propongono è un Black Metal canonico che si rifà alla lezione dei Marduk di “Opus Notturne” e “Nightwing” e la coniuga con l’innato senso per la melodia, se così possiamo definirlo, di gruppi come Dark Funeral, Sargeist o Behexen. Ma è il modo in cui tali influenze vengono concretizzate che dà una marcia in più a questo lavoro e che lo fa emergere dalla sterminata schiera di emuli che infesta la scena. Continua a leggere

MAERORMID
“XIII”

Ad oramai cinque anni da “Zenit”, tornano sulle nostre pagine col loro secondo lavoro sulla lunga distanza i perugini Maerormid, una band che non ha mai fatto dell’immobilismo sonoro la propria cifra stilistica. In questo loro vecchio/nuovo “XIII”, si tratta infatti di un album uscito nel maggio 2016 ma ripubblicato di recente dalla label polacca Via Nocturna, i nostri si addentrano in lidi Black/Doom in cui compaiono anche vaghe influenze Death alla primissimi Katatonia, quando non ascendenze dal sapore Dark Ambient. L’idea di ricorrere anche all’ausilio di un violino per accompagnarci in questo viaggio in cui a farla da padrone sono le sonorità cupe e soffocanti si rivela, se non originale, quantomeno efficace nel dare al tutto quel tocco in più di inquietudine e di malata atmosfera, non suonando infatti come un abbellimento pomposo ma avvicinandosi più agli stranianti lamenti, passatemi il termine, riproducibili con un theremin. Continua a leggere

VEXOVOID
“Call Of The Starforger”

Il confine tra manierismo e rilettura personale dei canoni di un certo genere è spesso molto labile e di ardua individuazione. Non posso quindi negare che mentre stavo ascoltando i primissimi minuti di questo “Call Of The Starforger”, esordio sulla lunga distanza per gli italiani Vexovoid, il timore fosse quello di trovarmi alle prese con una band appiattita sulle posizioni dei Vektor di “Terminal Redux”. Se già il loro monicker pareva infatti una crasi neanche troppo velata tra quello della band americana e quello dei Voivod, i titoli e le tematiche sci-fi sembravano proprio far pensare di trovarsi di fronte alla versione italiana della creatura di David DiSanto. Continua a leggere