AARA
“So Fallen Alle Tempel”

Quando arriva una richiesta dalla Naturmacht, oramai mi viene istintivo aspettare di trovarmi alle prese con un gruppo che veleggia tra l’Atmospheric Black Metal e l’Ambient. Anche con questi Aara, un duo elvetico formatosi l’anno scorso e alla prima esperienza sulla lunga distanza, è andata così, ma una volta che sono andato a dare un’occhiata più da vicino a questo loro “So Fallen Alle Tempel” sul Bandcamp della label tedesca mi sono balzati all’occhio due particolari che in qualche modo mi hanno incuriosito e attratto magneticamente: da una parte l’artwork, con quella che sembra proprio essere una rielaborazione grafica del duomo di Milano, dall’altra un commento che faceva riferimento ad un non meglio precisato connubio tra il Black e i canti gregoriani. Sarà che certe copertine mi riportano inevitabilmente al “De Mysteriis Dom Sathanas”, sarà che in questi giorni ho dato una possibilità, però poi pentendomene, alla nuova trasposizione sul piccolo schermo de “Il Nome Della Rosa”, fatto sta che mi sono trovato nella giusta disposizione di spirito per andare a scoprire cosa si celasse dietro questo nuovo progetto. Continua a leggere

MORTAL SCEPTER
“Where Light Suffocates”

Questi Mortal Scepter sono un quartetto francese con qualche anno di onesta militanza alle spalle che arriva al debutto sulla lunga distanza con questo “Where Light Suffocates”, un album che sembra rivedere la luce direttamente da quel periodo a cavallo di fine anni ’80 ed inizio ’90 in cui un certo tipo di Thrash/Speed si andava ad imbastardire con corpose dosi di sonorità di stampo Death. Fin qui niente di originale dunque, sono d’accordo, ma liquidare questa uscita e i nostri come degli inguaribili nostalgici arrivati fuori tempo massimo sarebbe quanto di più sbagliato possibile. Il motivo è presto detto, e rappresenta anche la ragione per cui questo full length difficilmente vi passerà davanti senza lasciare un segno: per quanto “Where Light Suffocates” attinga a piene mani dalla tradizione, esso risulta dannatamente coinvolgente e fresco. Continua a leggere

AZAGHAL
“Valo Pohjoisesta”

A lungo ho associato il nome Narqath ai soli Wyrd ed Hellkult, venendo a sapere relativamente più tardi che l’eclettico musicista finlandese aveva le mani in pasta anche in parecchie altre band, su tutte gli Azaghal, il suo progetto principale. L’occasione, o per meglio dire l’input, per andare oltre un ascolto veloce e conoscere più da vicino la loro vasta discografia è arrivata molti anni dopo con lo speciale curato da KarmaKosmiK, che mi ha fatto apprezzare alcune cose messe forse troppo frettolosamente da parte, su tutti “Of Beast And Vultures”. L’uscita di questo “Valo Pohjoisesta”, l’undicesimo full length per i nostri, mi stava però passando sotto il naso senza che me ne accorgessi, salvo averlo recuperato all’ultimo grazie al singolo anticipatore, la title track, un bel biglietto da visita che mi ha preso subito bene forse anche per il suo riff iniziale che mi ha ricordato in qualche modo gli Enslaved di “Blodhemn” (vedi “I Lenker Til Ragnarok “). Continua a leggere

NACHTLIEDER
“Lynx”

Quando ormai più di qualche anno fa mi son imbattuto in “The Female Of The Species” restandone più che piacevolmente sorpreso, il dubbio di fondo che mi era però rimasto era che l’assenza di aspettative avesse contribuito a farmelo apprezzare oltre i suoi oggettivi meriti. L’uscita di questo “Lynx” diventava quindi un vero e proprio banco di prova per testare la solidità del progetto Nachtlieder, non fosse altro, per l’appunto, per un discreto carico di attese che questa volta sì si erano venute a creare. Anticipando il giudizio finale, non posso che elogiare il lavoro fatto da Dagny Susanne che è riuscita, anche grazie all’ormai affiatato sodalizio con Martrum dietro le pelli, a limare e correggere i pochi difetti del precedente album dando vita ad un gioiellino di puro Black Metal scandinavo. Continua a leggere

EDITORIALE N°14
“Best Of 2018”

Prima di archiviare il 2018, Hypnos Webzine traccia l’usuale bilancio di fine anno con le classifiche personali dei membri dello staff. Con l’occasione, ringraziamo ancora una volta ogni band ed etichetta che ci ha inviato il proprio materiale, ricordando a tutti gli interessati che potete contattarci via mail o sulla nostra pagina Facebook.

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GRAVESPELL
“Frostcrown”

Come spesso mi è capitato da quando sono su queste pagine virtuali, anche questa volta ho dovuto mettere mano all’ultimo alla classifica dell’anno appena messo alle spalle. Se alcune settimana fa erano stati gli Hoth a scalare posizioni su posizioni, da qualche giorno a questa parte sono i Gravespell che hanno iniziato a minare le mie certezze e a puntare decisamente alle posizioni di vertice. Ma andiamo con ordine. Scoperto ormai come al solito per puro caso andando a sentire qualche album anonimo di non ricordo più quale band che ci aveva inviato la propria richiesta, questo “Frostcrown” mi aveva magneticamente attratto fin dal suo titolo e dall’artwork, che mi sembravano gridare Scandinavia e anni ’90 da ogni lato. Se si esclude il non marginale aspetto che i nostri arrivano da San Diego, le mie aspettative non erano poi neanche troppo sbagliate, perché questi cinque americani mettono sul piatto un’ora abbondante di Blackened Death Metal che in primissima battuta mi ha in qualche modo fatto pensare ad un riuscitissimo incrocio tra gli Opeth degli esordi e gli Emperor e gli Enslaved dei primi lavori, soprattutto per l’uso fondamentale ma mai invadente e pomposo delle tastiere. Continua a leggere

HOTH
“Astral Necromancy”

Se tentare di decifrare un gruppo dal nome scelto è un po’ come cercare di farsi un’idea di un libro basandosi solamente sul titolo, è anche vero che alcuni monicker più di altri possono orientare e, in un certo qual modo, svelare le intenzioni di una band. Nel caso degli Hoth, un duo nato dalle menti di Eric Peters e David Dees, l’uso di un nome che rimanda apertamente all’universo di Star Wars, ed in particolare al gelido pianeta su cui si trovano i nostri prodi all’inizio de “L’Impero Colpisce Ancora”, di sicuro indirizza verso tematiche sci-fi. A differenza di quanto erroneamente pensavo accingendomi a sentire questo “Astral Necromancy”, loro terza fatica sulla lunga distanza che segue il tutt’altro che disprezzabile “Oathbreaker”, musicalmente i nostri non sono però vicini ai territori esplorati dai Voivod o dai Vektor, muovendosi piuttosto in quella zona d’ombra che è a metà strada tra il Black Metal ed il Melodic Death. Continua a leggere

SELVANS
“Faunalia”

Pur non avendolo recensito essendomi capitato tra le mani un bel po’ di tempo dopo la sua uscita, il debutto dei Selvans non era decisamente uno di quegli album che passano via indifferenti, vuoi per la sua intrinseca bellezza vuoi per la maturità compositiva decisamente sopra la media, in questo aiutati dall’esperienza fatta già in altre band (vedi Draugr). Per quanto personale e affascinante, “Lupercalia” rimaneva comunque un full length profondamente legato ad un Black Metal di stampo tradizionale che lasciava intravvedere solo in minima parte l’enorme potenziale che i nostri sono riusciti a mettere sul piatto con questo “Faunalia”. Parlare di questo secondo lavoro sulla lunga distanza dei Selvans non è però per nulla facile, anzitutto perché questo “Faunalia” è molto più che un semplice album, è un’esperienza sonora eclettica ed intrisa di lucida follia che ci porta, a partire da una base Black, per altro meno marcata rispetto all’esordio, su territori non tanto mai esplorati, ma difficili da trovare fusi nello stesso contesto. Continua a leggere

CRIPPLE BASTARDS
“La Fine Cresce Da Dentro”

A poco più di quattro anni da “Nero In Metastasi”, i Cripple Bastards tornano a farsi sentire con questo “La Fine Cresce Da Dentro”, loro settima fatica sulla lunga distanza. Ecco, la recensione potrebbe chiudersi qui, e non per un mio maldestro tentativo di trasporre in parole l’urgenza e la concisione espressiva tipica del Grind, ma per un motivo molto più prosaico: non serve spendere molte parole sui Cripple Bastards, o si amano o si odiano, non possono esistere mezze misure. Gli astigiani capitanati dal buon Giulio The Bastard del resto non hanno mai fatto fortunatamente nulla per rendere più appetibile la propria proposta ed anche questa volta tirano dritti per la propria strada a suon di mazzate tra i denti, forti di una attitudine che non è cambiata di una virgola da quella degli esordi. Ciò detto, anche se questo lavoro esce nell’anno in cui ricorre il trentennale della creazione della band, sarebbe comunque sin troppo facile voler vedere in questa loro nuova fatica una sorta di riassunto di ciò che è stato. Continua a leggere

SHAKMA
“House of Possession”

Quando ho ascoltato per la prima volta gli Shakma, il pensiero è subito corso agli Infant Death, una band che avevo recensito agli albori di questa ‘zine. Oltre a condividere la stessa patria, anche questi norvegesi devono essere cresciuti nel culto dello Speed/Thrash degli anni ’80. Attivi dal 2014 e con alle spalle un EP, “Night of Torment”, uscito due anni più tardi, qualche mese fa i nostri hanno dato alle stampe il loro debutto sulla lunga distanza. Questo “House of Possession”, diciamolo chiaramente fin da subito a scanso di equivoci, non brilla certo per originalità o per particolari spunti tecnici, eppure l’ascolto non si rivela per nulla noioso o prolisso grazie ad un’aggressività tanto spontanea quanto coinvolgente. Continua a leggere

FUNERATUS
“Accept The Death”

Partito con l’idea di sentire l’ultimo Deicide per vedere se la band di Glen Benton fosse finalmente uscita dal pantano in cui si era andata ad arenare con le ultime opache proestazioni, dopo un paio di brani del loro nuovo “Overtures Of Blasphemy” mi sono ritrovato a spulciare per manifesta noia tra i correlati che youtube mi aveva messo lì di fianco a disposizione, finendo per imbattermi in questi brasiliani. E no, questa volta non sono qui a presentarvi l’ennesima band sudamericana alle prese con un Black/Death blasfemo ed ignorante come di solito accade quando vi parlo di qualche gruppo proveniente da quelle zone. Nonostante il nome Funeratus mi sia completamente nuovo, i nostri hanno alle spalle una lunga ed onorata militanza nel Death Metal più canonico, anche se nel corso di ormai venticinque anni di carriera le uscite non sono poi state così numerose, specie nell’ultimo periodo. Questo “Accept The Death”, loro terza prova sulla lunga distanza, è il classico disco che, ascoltato senza nessuna aspettativa particolare, finisce per prenderti bene pur non proponendo niente che non sia già stato sviscerato da band ben più famose. Continua a leggere

SARGEIST
“Unbound”

Preparando questa recensione del nuovo full length, il quinto, dei Sargeist sono andato a risentirmi “Let The Devil In” e “Feeding The Crawling Shadows”, non tanto per riannodare le fila del discorso, ma più che altro per vedere quanto il mio giudizio fosse mutato. Anche se il loro ricordo era ancora abbastanza vivo pur non avendoli quasi più ascoltati per intero, col tempo quei quattro o cinque pezzi risentiti qua e là mi avevano messo la classica pulce nell’orecchio, ed ora devo ammettere che il mio parere si è quasi ribaltato. La cosa di per se non sarebbe poi così rilevante, eppure questo mio “pentimento” mi ha portato ad avvicinarmi a questo “Unbound” con un approccio più equilibrio e meno umorale e, in buona sostanza, scevro da aspettative da fan. Continua a leggere

KYTERION
“Inferno II”

Letteratura e Metal non formano certo un binomio così insolito, basti anche solo pensare alle legioni di band ispirate dagli scritti di Tolkien e Lovecraft. Anche per la poesia, per quanto in misura minore, non mancano degli esempi, vedi i vari Baudelaire, Coleridge, Blake, Milton o il nostro Dante, che più di qualche spunto lo ha offerto con la Divina Commedia. Questo connubio però non è tuttavia sempre stato sinonimo di qualità, anzi talvolta ha dato vita a concept pacchiani se non al limite del ridicolo. Quando mi sono capitati tra le mani i Kyterion ed il loro “Inferno II”, secondo capitolo di una ambiziosa trilogia incentrata per l’appunto sulla prima cantica dell’opera dantesca, non nascondo che la curiosità si mescolava a qualche dubbio, anche perché il già arduo compito in cui questi bolognesi si erano cimentati prevedeva un ulteriore grado di difficoltà dato dall’utilizzo diretto dei versi del poeta fiorentino. Continua a leggere

OXYGEN DESTROYER
“Bestial Manifestations Of Malevolence And Death”

Prendete un Death Metal di chiara ispirazione old school, aggiungeteci qualche lieve reminiscenza Brutal e imbastardite il tutto con pesanti influenze Thrash. Sulla carta niente di troppo complicato, ma all’atto pratico questa formula spesso ha dato origine ad un pastone informe difficile da digerire, specie se supportato da delle produzioni che, con l’intento di dare un tocco rétro, finiscono invece per affossare definitivamente il tutto. Nel caso di questi Oxygen Destroyer, evidentemente dei fanatici di Godzilla, il risultato è per fortuna di segno opposto grazie a “Bestial Manifestations Of Malevolence And Death”, loro debutto sulla lunga distanza dopo una serie di demo e split, un album che, pur senza troppi picchi, veleggia costantemente con un buon passo e lascia intravvedere buoni spunti ed una certa abilità in fatto di songwriting. Continua a leggere

GOAT WORSHIP
“Shore Of The Dead”

Ci risiamo, il connubio Black Metal e Sud America torna di nuovo su queste pagine, questa volta nel nome del progetto Goat Worship, una one man band brasiliana creata da Hades evidentemente ad immagine e somiglianza dei Bathory. Non che la cosa mi dispiaccia, ma con un simile monicker e una copertina vagamente truculenta, pensavo più ad un qualcosa vicino agli Anal Vomit, mentre l’ascolto di questo “Shore Of The Dead” porta come detto inevitabilmente e prepotentemente il pensiero alle sonorità che hanno reso seminali lavori come “Bathory” e “The Return…”. Proto-Black, Black/Thrash con ascendenze Punk, chiamatelo come volete, fatto sta che la strada tracciata dal compianto Quorthon in quei lavori viene qui percorsa in lungo e in largo, passando da dei pezzi più veloci, vedi “The Blood Countess” e “Final Solution”, ad altri più cadenzati e ritmati, come ad esempio “The Burning Of The Witches” o la title track. Continua a leggere

KVALVAAG
“Seid”

Anche se all’ultimo non mi ero deciso ad inserirlo tra le migliori uscite del 2016, il precedente lavoro dei norvegesi Kvalvaag, ovverosia il tutt’altro che disprezzabile “Malum”, mi aveva fatto conoscere una realtà che sembrava avere tutte le carte in regola per potere dare alle stampe un album in grado di smarcarla dal forte retaggio delle proprie influenze e di farne emergere compiutamente la personalità che già a sprazzi emergeva. Diventata nel frattempo un duo a tutti gli effetti con l’ingresso in pianta stabile di Carl Telal dietro le pelli, la creatura di Øyvind Kvalvågnes è riuscita nel breve volgere di due anni ad andare anche oltre a queste mie aspettative dando vita a “Seid”, un full length che non solo segna un ulteriore raffinamento del proprio sound, ma anche una complessiva crescita a livello di songwriting. Continua a leggere

IMMORTAL
“Northern Chaos Gods”

Lo ammetto, la notizia di un nuovo album da parte degli Immortal, il primo dopo la rottura col buon Abbath, non è che mi avesse fatto nascere chissà che febbrile attesa, e questo a prescindere dalla assenza o meno dell’istrionico frontman. Il singolo di anticipazione uscito sul finire di maggio aveva però riacceso qualche speranza in più per questo nuovo “Northern Chaos Gods”, un lavoro che, in misura ancora maggiore del suo predecessore “All Shall Fall”, avrebbe dovuto chiare in modo definitivo se il gruppo di Bergen avesse ancora qualcosa da dare o se fosse inevitabilmente destinato a una triste pensione come già accaduto a molte realtà storiche accasatesi alla corte della Nuclear Blast, una sorta di garanzia quando si tratta di mettere una pietra tombale alla creatività di un gruppo. Continua a leggere

DÉLÉTÈRE
“De Horae Leprae”

Senza voler addentrarmi in scomodi paragoni, da parecchi anni a questa parte la scena Black Metal canadese, specie quella di matrice francofona, ha raggiunto livelli di tutto rispetto sfornando diverse realtà parecchio interessanti, come testimoniato più volte su queste stesse pagine. Questa volta è il momento di concentrare la nostra attenzione sui Délétère, un duo attivo da una decina d’anno, in cui troviamo tra l’altro Atheos dei Monarque, che sembra avere un debole per il latino ed i morbi pestilenziali che flagellavano la popolazione medievale. Titoli come quello dell’album di debutto, “Les Heures De La Peste”, o dell’EP che me li ha fatti conoscere, “Per Aspera Ad Pestilentiam”, sono più che una dichiarazione d’intenti, e questo “De Horae Leprae”, con buona pace di Cicerone (ma sono in ottima compagnia), ne è la naturale continuazione. Continua a leggere