SOJOURNER
“The Shadowed Road”

A neanche due anni di distanza dal sorprendente esordio con “Empires Of Ash”, non posso certo nascondere che ero piuttosto curioso di andare a sentire se il progetto Sojourner sarebbe stato in grado di ripetersi ancora a così alti livelli. Ampliata ulteriormente l’internazionalizzazione con l’arrivo in line up dell’italiano Riccardo Floridia dietro le pelli, i nostri si sono subito rimboccati le maniche e, come detto, in breve tempo hanno dato vita a questo “The Shadowed Road”. Se già la copertina tra il Fantasy e l’onirico lascia suggerire più di una vicinanza con il precedente full length, bastano già le prime note dell’opener “Winter’s Slumber” per dissipare ogni altro eventuale dubbio, con i Sojourner che sembrano non essere mai usciti dallo studio di registrazione. Continua a leggere

FUNERAL WINDS
“Sinister Creed”

Anche se magari a tanti di voi il monicker Funeral Winds dirà poco o nulla, specie se non siete dei patiti del Black Metal, per quello che mi riguarda rimane un nome a cui per certi versi sono legato. Finita la scoperta dei lavori dei maestri scandinavi del genere, la band olandese è stata infatti una delle prime realtà che ho scoperto per conto mio, con “Godslayer Xul” che per un certo periodo diventò un vero e proprio tormentone, forse ben al di là dei suoi comunque oggettivi meriti. Passata questa sbornia iniziale, “Koude Haat” e il successivo “Nexion Xul – The Cursed Bloodline” non mi fecero certo lo stesso effetto tanto che, complice anche il lungo silenzio, avevo ormai perso la speranza di sentirne parlare di nuovo. Continua a leggere

NECROPHOBIC
“Mark Of The Necrogram”

Anche se magari non sono tra i primi nomi che mi vengono in mente quando si parla del panorama estremo svedese, i Necrophobic sono un gruppo che è in giro ormai da davvero tanto tempo e che, per quel che mi riguarda, è riuscito a ritagliarsi un meritato spazio con “The Nocturnal Silence” e “Darkside” prima di iniziare a perdersi un po’ per strada con i successivi album. Questa loro ottava fatica sulla lunga distanza intitolata “Mark Of The Necrogram” non era quindi magari una di quelle uscite che attendevo con chissà quale impazienza o aspettative, in particolare dopo l’anonimo “Womb Of Lilithu”, ma l’ascolto era quantomeno obbligatorio visto anche il ritorno in formazione degli storici Sebastian Ramstedt e Anders Strokirk, pronti ad affiancare nuovamente il buon Joakim Sterner. Continua a leggere

SPECTRALE
“▲”

Se pubblico questa recensione diversi mesi dopo la data d’uscita di questo “▲”, non è tanto perché la richiesta è arrivata tardi o perché mi sono preso indietro ma, molto più semplicemente, perché ho avuto bisogno di molto più tempo rispetto ad altri album per entrate in sintonia con esso. Anche se fin da subito mi è stato chiaro che, prima o dopo, avrei voluto parlarvi di questo lavoro del progetto Spectrale portato avanti dal francese Jeff Grimal, il guaio è che ogni volta che cercavo di buttare giù qualche riga finivo per perdermi in discorsi inconcludenti. Un po’ come adesso, del resto, visto che ancora non so come iniziare. Continua a leggere

RAPTURE
“Paroxysm Of Hatred”

I Rapture sono un gruppo greco che con questo “Paroxysm Of Hatred” arriva al secondo lavoro sulla lunga distanza nell’arco di neanche sei anni. Come forse potrebbero farvi intuire il loro logo ed il loro monicker, che ho finito per associare subito rispettivamente al Thrash ed ai Morbid Angel di “Covenant”, i nostri si cimentano per l’appunto in un Death/Thrash Metal old school devoto in toto alle sonorità venute fuori dalla scena estrema di questi due generi a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. In linea di massima, niente che si avvicini a qualcosa di vagamente innovativo, questo è poco ma sicuro, ma come era accaduto con i Ripper, anche i Rapture dimostrano di avere una padronanza della materia ben al di sopra della media, come è testimoniato nei quaranta minuti e poco più a loro disposizione. Continua a leggere

BEORN’S HALL
“Estuary”

A parte qualche eccezione, le derive Epic/Folk in campo Black non mi han mai affascinato granché, tanto che approccio sempre senza chissà quali aspettative le uscite ascrivibili a queste correnti. Nel caso dei Beorn’s Hall, di cui pure già avevo sentito qualche pezzo in occasione del debutto, la cautela è stata addirittura maggiore dal momento che, per quello che mi riguarda, se ti scegli un monicker così “furbo” (vedi alla voce Tolkien, per chi non fosse un appassionato del mondo di Arda), di sicuro non mi aspetto chissà che di troppo originale nemmeno per quanto riguarda il lato prettamente musicale. Il duo americano in questo secondo full length intitolato “Estuary” però qualcosa di buono riesce a farlo vedere, su tutte le ottime “Dark Wood-Black Marsh” e “Blood For Wotan”, e si può notare che, rispetto al precedente “Mountain Hymns”, un passo in avanti è stato fatto, anche se qua e là emerge ancora la sensazione di essere alle prese con un album in cui è rimasta qualche zona d’ombra. Continua a leggere

INTERVISTA VEXOVOID – Band

Tra le sorprese più interessanti dell’anno appena trascorso ci sono sicuramente i Vexovoid, che con il loro debutto sulla lunga distanza “Call Of The Starforger” hanno dimostrato di saperci fare alla grande e di avere tutte le carte in regola per lasciare il segno. Inevitabile quindi andare ad approfondire la loro conoscenza con questa piacevole chiacchierata. Continua a leggere

GRAFVITNIR
“Keys To The Mysteries Beyond”

Ormai è un classico. Aspetto fino all’ultimo istante per stilare la classifica di fine anno e, non appena viene pubblicata, ecco saltare fuori un lavoro che meriterebbe di farne parte. Ma che cosa ha poi di tanto speciale questo “Keys To The Mysteries Beyond” dei Grafvitnir, una band svedese attiva dal 2007 alla quinta fatica sulla lunga distanza in meno di cinque anni e di cui, in tutta franchezza, non avevo mai sentito parlare prima d’ora? Da un punto di vista prettamente musicale, nulla di così rivoluzionario, visto che quello che propongono è un Black Metal canonico che si rifà alla lezione dei Marduk di “Opus Notturne” e “Nightwing” e la coniuga con l’innato senso per la melodia, se così possiamo definirlo, di gruppi come Dark Funeral, Sargeist o Behexen. Ma è il modo in cui tali influenze vengono concretizzate che dà una marcia in più a questo lavoro e che lo fa emergere dalla sterminata schiera di emuli che infesta la scena. Continua a leggere

MAERORMID
“XIII”

Ad oramai cinque anni da “Zenit”, tornano sulle nostre pagine col loro secondo lavoro sulla lunga distanza i perugini Maerormid, una band che non ha mai fatto dell’immobilismo sonoro la propria cifra stilistica. In questo loro vecchio/nuovo “XIII”, si tratta infatti di un album uscito nel maggio 2016 ma ripubblicato di recente dalla label polacca Via Nocturna, i nostri si addentrano in lidi Black/Doom in cui compaiono anche vaghe influenze Death alla primissimi Katatonia, quando non ascendenze dal sapore Dark Ambient. L’idea di ricorrere anche all’ausilio di un violino per accompagnarci in questo viaggio in cui a farla da padrone sono le sonorità cupe e soffocanti si rivela, se non originale, quantomeno efficace nel dare al tutto quel tocco in più di inquietudine e di malata atmosfera, non suonando infatti come un abbellimento pomposo ma avvicinandosi più agli stranianti lamenti, passatemi il termine, riproducibili con un theremin. Continua a leggere

VEXOVOID
“Call Of The Starforger”

Il confine tra manierismo e rilettura personale dei canoni di un certo genere è spesso molto labile e di ardua individuazione. Non posso quindi negare che mentre stavo ascoltando i primissimi minuti di questo “Call Of The Starforger”, esordio sulla lunga distanza per gli italiani Vexovoid, il timore fosse quello di trovarmi alle prese con una band appiattita sulle posizioni dei Vektor di “Terminal Redux”. Se già il loro monicker pareva infatti una crasi neanche troppo velata tra quello della band americana e quello dei Voivod, i titoli e le tematiche sci-fi sembravano proprio far pensare di trovarsi di fronte alla versione italiana della creatura di David DiSanto. Continua a leggere

EDITORIALE N°13
“Best Of 2017”

Prima di archiviare il 2017, Hypnos Webzine traccia l’usuale bilancio di fine anno con le classifiche personali dei membri dello staff. Con l’occasione, ringraziamo ancora una volta ogni band ed etichetta che ci ha inviato il proprio materiale, ricordando a tutti gli interessati che potete contattarci via mail o sulla nostra pagina Facebook. Continua a leggere

A PALE DECEMBER
“The Shrine Of Primal Fire”

Sarà che il loro monicker mi evocava quei “Pale Folklore” e “Requiem Of December” che, pure nella loro diversità, ho sempre amato o forse, più poeticamente, sarà che pareva esser perfetto per descrivere quel giorno in cui li ho ascoltati per la prima volta, fatto sta che mi ero fatto, più o meno inconsciamente, parecchie aspettative su questi A Pale December, un giovane duo milanese nato e portato avanti da Riccardo “Korpsvart” Di Bella ed Ernesto “Ymir” Ciotola. Quando questo accade, il rischio di rimanere deluso si nasconde sempre dietro l’angolo, specie se ci si trova alle prese con il debutto sulla lunga distanza di una band che si cimenta in uno tra i generi più inflazionati da un po’ di anni a questa parte, ovverosia l’Atmospheric Black Metal. A dispetto di tutto ciò, questo “The Shrine Of Primal Fire” va invece nella direzione opposta, rivelandosi un full length sì derivativo, ma solido e completo sotto parecchi punti di vista. Continua a leggere

EXHUMED
“Death Revenge”

Quando ormai già pensavo che la mia classifica di fine anno fosse praticamente cosa fatta, ecco che gli Exhumed arrivano a fil di sirena a farmici rimettere mano. Ma andiamo con ordine. Anche se han sempre portato avanti un Goregrind vicino ai miei gusti, gli americani non sono mai stati una band che ho seguito con regolarità, finendo il più delle volte per recuperare del tutto casualmente i loro lavori solo ad anni di distanza. Con questo “Death Revenge”, loro sesto full length che esce a quattro anni da “Necrocracy”, la situazione stava esattamente per ripetersi, ma questa volta l’imbeccata del buon KarmaKosmiK mi ha fatto accorgere per tempo di un’uscita che altrimenti chissà quando avrei ascoltato. Continua a leggere

NEID
“Noise Treatment”

A dieci anni dalla loro formazione i viterbesi Neid, ormai delle vecchie conoscenze per chi bazzica da queste parti già da un po’ di tempo, stanno per rilasciare un EP celebrativo che fin dal suo titolo, “Noise Treatment”, riflette molto bene lo spirito e l’attitudine che la band ha messo nella propria musica nel corso di tutti questi anni di onorata carriera. I cinque inediti (più una cover dei Crash Box) proposti sono altrettante schegge impazzite che sembrano uscire da una ideale jam session tra i Napalm Death e i Cripple Bastards dell’ultimo periodo, lanciate come sono a folle velocità con l’unico scopo di colpire dritto sui denti l’ascoltatore. Continua a leggere

AEGRUS
“Thy Numinous Darkness”

Black Metal e Finlandia, un binomio indissolubile che non accenna a venir meno col passare degli anni. Anche se molti dei nomi di spicco della scena non sempre sono riusciti a mantenersi su alti livelli, il loro ideale testimone è stato preso da numerose nuove leve che han tentato di portare avanti, con risultati non sempre memorabili, questo va detto, il tipico ed inconfondibile sound made in Suomi. Se tra queste dovessi fare dei nomi, uno dei primi che mi verrebbe in mente sarebbe quello degli Aegrus, un duo che dopo una gavetta piuttosto lungo si è messo in mostra nel 2015 con l’ottimo debutto “Devotion For The Devil”. Continua a leggere

JODÖDEN
“Sittandes I Sjön Med Vatten Över Huvudet”

Anche se ormai son già passate alcune settimane da quando ho cominciato ad ascoltarlo, questo “Sittandes I Sjön Med Vatten Över Huvudet”, esordio assoluto per il progetto che risponde al nickname del suo fondatore, Jodöden, continua a rimanere un lavoro che faccio fatica a inquadrare, enigmatico come è sin dalla copertina e dal titolo che suona qualcosa come “seduto nel lago con l’acqua sopra alla testa”. Forse per semplicità, o forse per mancanza d’altro, alcuni lo hanno pilatescamente accostato al calderone Atmospheric Black, ma in tutta sincerità mi sembra una definizione abbastanza fuorviante visto che si tratta di un album che, al netto della sua eterogeneità di fondo, difficilmente può essere circoscritto a tale genere. Continua a leggere

HORNWOOD FELL
“My Body, My Time”

Se già l’evoluzione musicale occorsa tra il debutto omonimo e “Yheri” sembrava lasciarlo presagire, quanto mi era stato detto in un’intervista da Marco Basili, che assieme al fratello Andrea è l’anima pulsante degli Hornwood Fell, suonava proprio come una una conferma del cambiamento come necessità per la band: “Mi è sempre molto difficile rimanere sugli stessi binari in tutto e per tutto, per non parlare di mio fratello […] Mi sono reso conto di non essere capace di portare avanti una cosa di questo tipo anche da un punto di vista emotivo. […] Per me sarebbe come vivere sempre nella stessa stanza: spostare i mobili, pitturare i muri di un altro colore non mi farebbe sentire meno costretto”. Non c’è quindi da stupirsi che i nostri tornino ora a farsi sentire con un nuovo lavoro, “My Body, My Time”, che incarna alla perfezione questo spirito che tende per sua intima natura ad una evoluzione continua. Continua a leggere

HAEMORRHAGE
“We Are The Gore”

Con buona pace di chi vorrebbe che il Metal si prendesse sempre fin troppo sul serio, la nostra musica preferita non ha mai lesinato di regalarci dei gruppi in grado di trattare con un qual certo humour la materia. Senza scomodare la lucida follia della buonanima di Seth Putnam e dei suoi Anal Cunt ed Impaled Northern Moonforest o band come i Cannabis Corpse che parodizzano titoli e tematiche dei più importanti album Death, ho sempre avuto un debole per quelle realtà Goregrind capaci di conciliare buone doti creative con spiccate dosi di dissacrante (auto)ironia. Prima dei Torsofuck e dei To Separate The Flesh From The Bones, chi aveva saputo incarnare perfettamente questa mia fissazione erano stati gli Haemorrhage, conosciuti per caso ai tempi di “Morgue Sweet Morgue”. Continua a leggere