LA BOTTEGA DEL TEMPO A VAPORE
“Viaggi InVersi”

A distanza di due anni dall’esordio acerbo de “Il Guerriero Errante”, i beneventani de La Bottega Del Tempo A Vapore tornano in scena con un nuovo full-lenght dall’affascinante titolo di “Viaggi InVersi”. Lasciata la Minotauro Records, la band approda ad un’altra etichetta italiana in continua espansione come Revalve Records, decidendo in questo nuovo capitolo della loro saga discografica di volgere il proprio sguardo sull’approfondimento degli stessi personaggi che componevano il concept del full length precedente. Mantenuta intatta la propria line-up, con il chitarrista Alessandro Zeoli in cabina di regia per la parte musicale ed Alfredo Martinelli per i testi e concept, La Bottega Del Tempo A Vapore riesce a portare a termine un album decisamente più solido e risolto del precedente. Continua a leggere

LIVE REPORT – KING CRIMSON
Auditorium Parco Della Musica (Roma) – 22/07/2018

Sembrerà una banalità ma vedere i King Crimson dal vivo è sempre una esperienza totalizzante, anche se questa volta ci fosse qualche piccolo dubbio in fondo alla mia mente su questo “Uncertain Times Tour”. Lungi da me dubitare del sommo Fripp, però nonostante il lungo e trionfale tour di reunion “The Elements Of King Crimson”, di cui scrissi un lungo resoconto circa un anno e mezzo fa, la band non ha avuto la minima intenzione di voler tornare in studio a comporre nuovo materiale, sebbene le uscite discografiche tra live, di cui consiglio vivamente l’ultimo “Live In Vienna”, ristampe, box e raccolte varie non sono affatto mancate. Certo, brani nuovi come “Suitable Grounds For The Blues” o “Meltdown” sono già stati presentati e ben registrati nell’ottimo “Radical Action (To Unseat the Hold of Monkey Mind)”, anche se non è che siano proprio tra i miei preferiti in assoluto. Inoltre, sbirciando su setlist.com per le varie scalette presentate non è che la band abbia modificato più di tanto sulla carta il proprio repertorio. Tuttavia, c’è poco da fare, quando Fripp chiama, bisogna solo che rispondere, e visto il tutto esaurito registrato nelle due date romane, evidentemente molti la pensano in questo modo. Continua a leggere

HEAVENBLAST
“Stamina”

Tra i vari generi che sono solito ascoltare tutti i giorni, il Power è forse quello che meno passa nel mio stereo. Certo, ogni tanto mi prende la mania di rimettere l’intera discografia dei bardi di Kleferd per giorni e giorni ma, eccetto questo dettaglio, non sono proprio un grande fan del genere. Più che altro, ho smesso ormai da parecchio tempo di seguire gli sviluppi del genere. Questo preambolo serve un po’ a giustificare il mio umile commento relativo a questa terza fatica a nome Heavenblast avente il titolo di “Stamina”. Ma andiamo con ordine. Gli Heavenblast non sono proprio dei novellini, anzi, ridendo e scherzando hanno alle spalle più di venti anni di esperienza, sebbene lo split avvenuto nel 2008 abbia portato a tre anni di stop forzato. Continua a leggere

CENTO SCIMMIE
“Fragile”

L’aggettivo che meglio si accosta a questo disco è senza alcun dubbio “particolare”. C’è davvero qualcosa di inafferrabile nel debutto discografico di questo quintetto originario di Padova. Qualsiasi inquadramento in predeterminate categorie della loro proposta musicale sembra scivolare via come un’anguilla insaponata. Non son sufficientemente pesanti per essere definiti Metal, ma allo stesso tempo l’atmosfera che si respira nel disco è cupa e opprimente, con la coppia di chitarre formata da Alessio OmettoAntonello Carrossa capace in qualche modo di infilare riff di chiara estrazione Metal, come per esempio in “Verme”. A complicare ancora di più la situazione, ci si mette anche la particolare timbrica di Andrea Coppo, che in alcuni casi, come nella onirica “Ipergiganti Gialli”, sembra quasi ricordare quella del cantante dei Negramaro, fortunatamente mettendo però da parte i suoi odiosi ghirigori vocali. Continua a leggere

SPELLBLAST
“Of Gold And Guns”

Parlare della miticia epoca del Far West avendo un nome quale Spellblast, potrebbe sembrare ai più una mossa azzardata, se non addirittura un controsenso. Soprattutto se hai alle spalle già tre album quasi tutti incentrati su tematiche dal gusto tipicamente fantasy. Eppure, se pensiamo che il precedente “Thirteen” era ispirato alla serie de “La Torre Nera” di Stephen King, allora questo innamoramento per pistoleri e saloon non risulta più così campato in aria. inoltre, c’è anche da dire che la band capitanata dal chitarrista Luca Arzuffi ha evitato di rendere una macchietta la sua visione del Western, mantenendo le proprie coordinate musicali su un robusto Power Metal, che strizza l’occhio sia alla Germania, un certo gusto barocco delle orchestrazioni non possono non rimandare che agli ultimi Blind Guardian, sia oltreoceano verso gli Iced Earth di mister Jon Schaffer. Continua a leggere

PARCO LAMBRO
“Parco Lambro”

Proporsi di suonare Jazz Rock sulla scia di gruppi storici come Area e Soft Machine e scegliersi un nome impegnativo come Parco Lambro, il parco milanese che nella metà degli anni settanta ospitò lo storico Festival del Proletariato Giovanile, può essere visto come un segno di totale arroganza o di completa fiducia nei propri mezzi. Per fortuna, l’omonimo debutto di questo quintetto bolognese è senza ombra di dubbio un capolavoro con la c maiuscola. Le loro composizioni sembrano essere uscite da un portale temporale direttamente dagli anni settanta, con schegge di Jazz Rock che si scontrano in maniera furiosa con la Psichedelia ed un acido Prog Rock che chiama in causa direttamente maestri come King Crimson o Magma. I Parco Lambro mostrano in queste loro lunghe tracce di avere grinta e personalità da vendere, per niente spaventati di voler suonare una musica così rétro, ma allo stesso tempo così viva e pulsante tra tripudi di moog e farfisa, sciabolate di chitarre elettriche e stoccate feroci di sax. Continua a leggere

INTERVISTA WILL’O’WISP – Paolo Puppo

Lungamente atteso dal sottoscritto, il nuovo lavoro a firma Will’O’Wisp intitolato “Mot” è stato sicuramente uno dei dischi che più ho ascoltato negli ultimi mesi. Sanguinario e ferale, la band del chitarrista genovese Paolo Puppo tira fuori in questo contesto, l’opera più violenta della propria carriera. Come ho ampiamente scritto in sede di recensione, “Mot” si mantiene un lavoro certamente sopra le righe, sebbene continui a rimanermi qualche dubbio sull’effettiva riuscita di alcune tracce. Un motivo in più per contattare il sempre disponibile Paolo per una nuova intervista. Continua a leggere

LIVE REPORT – GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR + THIS WILL DESTROY YOU
Villa Ada (Roma) – 04/07/2018

A distanza di poco meno di un anno torno a vedere dal vivo l’ensemble canadese dei Godspeed You! Black Emperor, ma in questa occasione a far da cornice al loro incredibile magma sonoro c’è la magnifica cornice verdeggiante di Villa Ada, che oltre a garantire un buon impianto sonoro, fornisce un ottimo rimedio all’afa estiva romana. Arrivato a destinazione qualche minuto prima delle nove, il tempo di raggiungere l’isolotto che da anni ormai ospita la rassegna “Villa Ada incontra il mondo”, mettersi in fila per i biglietti e entrare in zona concerto, ed ecco che un drone di chitarra inizia a spandersi per l’aere. Non essendomi affatto informato sulla presenza di eventuali band di supporto, scopro con mia grande sorpresa che a dividere il palco coi nostri ci sono nientemeno che i texani This Will Destroy You. Continua a leggere

WILL’O’WISP
“Mot”

Dopo un lavoro fantastico come “Inusto”, non deve essere stato proprio facile per il mastermind della band Paolo Puppo decidere verso quali lidi portare i Will’O’Wisp. Già dalla ultima intervista che mi rilasciò il chitarrista ligure, era ben chiaro che qualcosa sarebbe dovuto necessariamente cambiare a livello di composizione, dal momento che “Inusto” rappresentava per forza di cose un punto di arrivo decisamente insuperabile in fatto di Technical Death. Tuttavia, tra i vari film che mi ero fatto, l’unica cosa a cui non avevo affatto pensato era quello di imbruttimento e semplificazione del loro sound. Infatti, “Mot” mostra il lato carnale e sanguinolento dei Will’O’Wisp, attraverso composizioni più brevi e violente ottenute scarnificando il proprio sound al fine di ricreare una atmosfera ferale e selvaggia. Sembrerà forse un po’ ridicolo, ma la prima immagine che mi si è formata in testa durante il primo ascolto di questo “Mot” è stata la scena della fuga di Indiana Jones attraverso la miniera in “Indiana Jones E Il Tempio Maledetto”. Detto così potrebbe far sorridere, e sicuramente la cover dell’album avrà suggestionato in qualche modo questo mio ricordo d’infanzia, però in effetti su “Mot” non c’è un momento di respiro, la band aggredisce senza sosta l’ascoltatore, lasciando gli unici scampoli melodici agli assoli di Puppo, con il buon Deimos assolutamente credibile nelle vesti di officiatore di qualche antico culto sanguinario. Continua a leggere

BLACK MASS OF ABSU
“Complete Discography 1995-2000”

Non ricordo di preciso come conobbi i The Black Mass Of Absu, probabilmente li scaricai per puro caso ai tempi di quando ero studente all’università durante una delle mie frequenti scorribande su DC++ alla ricerca dei gruppi più sconosciuti ed improbabili del mondo. In seguito, mi capitò poi di acquistare il loro 7″ “Looting The Tomb Of The Aramathean” su qualche mailorder a costo quasi zero. D’altronde, non era possibile resistere ad un gruppo che intitolava uno dei suoi brani “Homosexual Orgy On The Gravesite Of Alastair Crowley” oppure “Mercury Thermometer Shattered Within The Urethra Of Christ”, o che vantava di avere come vocalist un tale che si faceva chiamare Absu Himself. Sebbene i The Black Mass Of Absu possano sembrare in apparenza dediti al Black Metal più grezzo e becero, in realtà difficilmente potevano essere accostati al Black. Continua a leggere

AUGURY
“Illusive Golden Age”

Come credo di aver già avuto modo di raccontare in qualche altra recensione, ho ormai la tendenza a preferire sempre più cose semplici e d’impatto, e di rimanere sempre meno affascinato da gruppi che suonano nei tempi composti più allucinati che esistano. Per ovvi motivi, da questo escludo i due pilastri della mia esistenza, ossia i King Crimson, che andrò a breve a rivedere in quel di Roma a fine luglio, e la buon’anima di Frank Zappa. Ma loro giustamente trascendono l’umano ed è quindi peccato anche solo giudicarli. Tornando a tema, non è che mal sopporti i musicisti ultra-dotati, capaci di macinare scale e leak di chitarra, ma è che poi stringi stringi, non è che rimanga molto della loro musica. Tra l’altro, nel corso degli ultimi anni, la capacità tecnica dei musicisti è andata aumentando esponenzialmente, ma a questo non è seguita una vera e propria ondata di rivoluzione in ambito Metal. Quello che voglio dire è in sostanza che alla parola tecnica, non corrisponde ahimè in automatico un’altrettanta buona capacità compositiva. Tuttavia, ero comunque curioso di ascoltare questi Augury. Continua a leggere

SACRO ORDINE DEI CAVALIERI DI PARSIFAL
“Heavy Metal Thuderpicking”

Un nome come Sacro Ordine Dei Cavalieri Di Parsifal, accorciato dagli stessi musicisti in Sacro Ordine, non poteva assolutamente passarmi sotto il naso senza suscitarmi un minimo di curiosità. Sebbene questo “Heavy Metal Thunderpicking” sia il loro esordio sulla lunga distanza sotto l’egida dell’etichetta italiana Sliptrick Records, la storia di questi paladini del Metal parte decisamente più indietro nel tempo. Infatti, la band risulta essere stata creata intorno al 2001 dal cantante Paolo Fumis e dal chitarrista Carlo Venuti, ma nonostante questa lunga anzianità di servizio alle spalle, la fortuna non deve aver arriso molto ai Sacro Ordine. Continua a leggere

SADISTIK FOREST
“Morbid Majesties”

Ricordo perfettamente che venni a conoscenza di questi Sadistik Forest diversi anni fa, quando un mio amico mi disse di ascoltare due gruppi che a loro modo considerava una buona riproposizione del tipico Swedish sound. Le band in questione erano ovviamente proprio i Sadistik Forest, che in quel periodo avevano appena pubblicato il loro omonimo album d’esordio, e i Tribulation, freschi di debutto col loro acclamatissimo “The Horror”. Anche se rimasi più attratto verso i secondi, nonostante poi smisi di seguirli già dal successivo “The Formula Of Death”, il debutto del quartetto finnico mostrava già una totale dedizione alla causa ed una serie di pezzi tutto sommato abbastanza godibili. Continua a leggere

COMACOZER / BLOWN OUT
“In Search Of Highs Volume One”

Non credo si debbano spendere troppe parole per presentare il terzetto australiano dei Comacozer ai nostri lettori, dal momento che in tutti questi anni abbiamo seguito con molta attenzione il loro percorso discografico. Sin dai loro primi vagiti con l’EP “Deloun” fino alla svolta completamente psichedelica dell’ultimo “Kalos Eidos Skopeo”, abbiamo sempre raccontato e descritto nei minimi dettagli le mie/nostre impressione sulle atmosfere generate dal terzetto formato da Rick (chitarre), Rich (basso) e Andrew (batteria). In questa nuova uscita, i Comacozer si presentano in compagnia dei britannici Blown Out, rilasciando una lunga e monolitica traccia (intitolata “Binbeal”) che riempie un’intera facciata di questo split. Nei suoi diciotto minuti di durata, ci troviamo di fronte ad un brano dalle atmosfere notturne e sognanti, un flusso di coscienza musicale che dipinge una onirica notte trascorsa nel deserto australiano. Sebbene a livello musicale non vi sia nulla di veramente differente dal loro precedente album, “Binbeal” si lascia ben ascoltare per tutta la sua durata, avvolgendo in un sottile manto psicotropo l’ascoltatore. Continua a leggere

MESSA
“Feast For Water”

Girava davvero tanto hype intorno alla seconda prova in studio dei Messa e sebbene da più parti continuavano ad arrivare commenti positivi anche dal precedente “Belfry”, non ero ancora andato a verificare in prima persona. Fortunatamente, ci ha pensato la Purple Sage PR a rimediare a questa lacuna, offrendomi questo loro nuovo “Feast For Water” sul classico piatto d’argento. Senza stare qui a perdere tempo, posso confermare la bontà di tutti i giudizi positivi da qui captati, e sono quasi certo che “Feast For Waster” girerà parecchio a lungo nel mio stereo. La ricetta dei nostri a base di alte dosi di Black Sabbath unita con disarmante facilità a frammenti sonori dalle provenienze più disparate come il Jazz o l’Ambient, nonché mettendo sempre in bella vista un retaggio culturale che arriva direttamente dagli anni settanta, funziona alla grande. Continua a leggere

CHARUN
“Mundus Cereris”

Se proprio dovessi scegliere solo tre aggettivi per descrivere questo terzo lavoro a firma Charun, sceglierei affascinante, notturno e prevedibile. Certo, questi aggettivi piazzati così, senza alcun contesto di contorno, potrebbe far sembrare che il sottoscritto sia andato in contro a qualche crisi schizofrenica. Eppure, questa è in estrema sintesi la visione che mi sono fatto di questo “Mundus Cereris”, che vede il quartetto capitanato dal chitarrista Nicola Olla spostare il proprio Post-Metal sempre più verso lidi più tipici del Post-Rock, mettendo ancor più in evidenza l’alternanza tra momenti soffusi ed esplosioni ricche di gain di chitarra distorta. Continua a leggere

FUNERARY BELL
“Undead Revelations”

Al fine di preparare al meglio la recensione di questo atteso come-back dei finlandesi Funerary Bell, mi sono preso del tempo in più e sono andato a riascoltare il loro debut album “The Coven”, di cui parlai molto bene all’epoca degli albori di questa ‘zine. Questa cosa mi ha smosso qualcosa dentro, portandomi a riflettere su quanto questi nostri scritti siano legati indissolubilmente alla nostra vita reale. Quello che intendo dire, senza scivolare in pipponi filosofici noiosi da scrivere e da leggere, è il fatto che man mano che gli anni vanno avanti, cambiamo noi stessi e, di conseguenza, anche il nostro modo di vedere le cose, tra cui anche i nostri gusti musicali. Certo, non dico che di punto in bianco abbia mollato tutto e mi sia messo ad ascoltare Fedex e J-Ax, però sono convinto che se andassi a riascoltarmi album di cui scrissi anni fa per una ‘zine su cui collaboravamo precedentemente io e Iconoclasta, non mi ritroverei in un buon ottanta per cento di quello che pensavo a quel tempo. Continua a leggere

HADEON
“Sunrise”

Osservando i dettagli con cui è stato confezionato sia il digipack che il libretto di questo “Sunrise”, debutto interamente autoprodotto pubblicato dal giovane quintetto italiano a nome Hadeon, si può ragionevolmente pensare di avere a che fare con una realtà assolutamente conscia delle proprie capacità. Infatti, tutto l’artwork si presenta come un elegantissimo diario personale, nel cui interno troviamo i testi scritti con un font che richiama una bella scrittura fatta mano, e degli ottimi disegni, di cui sono presenti informazioni relativi all’artista che li ha fatti, che vanno a evidenziare il tema principale di ogni singola traccia. Questo “Sunrise” è un viaggio che tocca, attraverso diverse storie concepite dal vocalist e tastierista Federico Driutti, gli aspetti più controversi e duri della realtà umana, come per esempio la malattia mentale in “Lightline”. Gli Hadeon interpretano queste storie affidandosi ad un Prog Metal di chiara e forse troppo ingombrante influenza Dream Theater, con il fantasma di “Metropolis Pt. 2 – Scenes From A Memory” emerge continuamente dai solchi di questo debutto. Continua a leggere