STILLA
“Synviljor”

Che gli Stilla non fossero un gruppo semplice, lo si era ben capito dal loro precedente “Skuggflock”, il cui ascolto aveva preso praticamente l’intera estate. A due anni e passa da quel periodo, eccoli tornare sulla scena con un nuovo full length dal titolo “Synviljor”. Anche in questo caso, sono almeno un paio di mesi che mi concentro quasi esclusivamente sull’ascolto di questo lavoro, e nonostante tutto non riesco ancora a farmene un’opinione personale. Infatti, se da una parte sono presenti dei brani veramente spettacolari, come la doppietta che apre le danze “Frälsefrosten”“Skogsbrand”, capaci di ricreare in un sol colpo le atmosfere del Black Metal norvegese dei bei tempi d’oro, fatte di chitarre sporche e crepuscolari aperture di synth, dall’altra tendo puntualmente a perdermi nella seconda parte del lavoro. Continua a leggere

IL MALPERTUGIO
“Songs Of Hope And Hatred”

Dopo le atmosfere desertiche dei Grave, continuo ad occuparmi di Stoner con questo gruppo originario di Caserta avente il curioso monicker de Il Malpertugio. Fatto partire questo “Songs Of Hope And Hatred”, le prime note dell’opener “I Am The Black Blues” fanno presagire un ennesimo clone dei sempiterni Kyuss, ma in realtà basta aspettare qualche altro secondo per sentire all’interno delle loro influenze i primi Orange Goblin. Infatti, i nostri non limitano il proprio campo di azione alle tipiche sonorità desertiche dello Stoner, ma tendono anche ad ampliarle e a mescolarle con dei passaggi più movimentati e parecchio influenzati dal Blues. Basta ascoltare l’omonima traccia “Il Malpertugio” e risulta quasi impossibile non pensare ad un sound quasi Hard Rock. Continua a leggere

GRAVE
“A Trip To Mustafar”

Lo Stoner penso di averlo detto più e più volte è un po’ il genere che prediligo al momento, nonostante una forte sbandata sulla Retrowave che non riesco proprio a debellare. Mi piacerebbe mettermi a disquisire sul perché di questa affinità musicale, ma non credo che interessi a nessuno di voi, e soprattutto non interessa alla stessa band che mi ha gentilmente fornito il loro secondo EP, avente il titolo di “A Trip To Mustafa”. Ovviamente, credo che abbiate capito da soli che questi Grave, non siano i Grave di Ola Lindgren, ma un giovane terzetto strumentale italiano, il cui nome è da pronunciarsi in italiano. Infatti, i nostri baldi friulani capitanati dalla chitarra rocciosa di Marco Murello, si rifanno direttamente a sonorità tipicamente desertiche, figlie di act supremi come i sempiterni Kyuss, Karma To Burn o i redivivi Sleep, e con la presenza dei Black Sabbath a benedire il tutto. Continua a leggere

MORTUARY DRAPE
“Necromantic Doom Returns”

Chi ci segue da tempo, conosce bene la mia piccola perversione di andare a pescare di tanto in tanto delle ristampe di demo, per lo più di gruppi italiani, in bilico sull’oblio del tempo. Non so quale sia l’origine di tale mia curiosità, ma credo centri il fatto che per tanti anni, pur avendo dato i natali a band di importanza storica, eravamo ripiombati in una sorta di grigio underground dell’underground. Insomma, una sorta di terzo mondo del metallo, se mi passate un po’ questa definizione. Arrivando a questo “Necromantic Doom Returns” dei Mortuary Drape, di cui spero non servano parole introduttive, possiamo dire di essere praticamente nella preistoria del Metal italiano e non solo. Infatti, questa raccolta edita dalla Iron Tyrant raccoglie due demo della band piemontese, “Necromancy” del 1987 ed il successivo “Doom Return” posteriore di circa un paio di anni, più alcune tracce live estrapolate chissà da quale polveroso live tape. Giusto per farvi avere un miglior quadro temporale, pensate che “Deathcrush” dei Mayhem è uscito nello stesso anno, forse antecedente solo di qualche mese a “Necromancy”, e potrete trarre da questo la reale importanza che la band di Wildness Perversion riflette a livello mondiale. Continua a leggere

APNEICA
“Tra Rocce E Cortecce”

Gli Apneica sono oramai diventati un appuntamento fisso per il sottoscritto, dal momento che li seguo con molta attenzione da “Pulsazioni…Conversione”, EP datato 2014. Li considero un gruppo estremamente valido, sebbene ancora alla ricerca di un proprio stile capace di mediare la pesantezza del Doom con la melodia, seguendo un po’ lo stile dei Novembre. Per chi non avesse letto le mie precedenti recensione del gruppo, si può dire che in generale la band era in grado di sbalordirti sempre con una killer track di elevato livello qualitativo, ma che non venivano poi seguiti da brani altrettanto intensi, lasciando, almeno a me, un po’ l’amaro in bocca. Ora, un po’ a sorpresa, ritornano in pista con un nuovo EP dall’affascinante titolo “Tra Rocce E Cortecce”, con una line-up decisamente rinnovata dall’arrivo del nuovo batterista Giuseppe Fancellu, dalla seconda voce femminile di Piera Demurtas, ma soprattutto dalle Launeddas, un particolare flauto tradizionale sardo, suonate da Andrea Pisu. Continua a leggere

LA TREDICESIMA LUNA
“Oltre L’Ultima Onda Del Mare”

Iniziamo questo nuovo anno di recensioni, andando a parlare nuovamente di un progetto che lo scorso anno mi aveva davvero colpito, ossia La Tredicesima Luna del mastermind milanese Matteo Brusa. Nel secondo capitolo della sua discografia intitolato “Oltre L’Ultima Onda Del Mare”, Brusa rivolge la sua attenzione alle acque oscure del mare ed alla loro capacità di dar vita ad una sorta di luminescenza. La scelta di questo particolare soggetto si traduce in un Dark Ambient dalle sonorità ipnotiche e fortemente debitore a Burzum. Addirittura, nella traccia “La Solitudine Del Mare Infinito” compare anche per la prima volta una chitarra distorta dal forte sapore Black, capace di generare un tappeto sonoro praticamente traslato da “Filosofem”, ma che nonostante tutto si integra bene al taglio ipnotico del brano. Continua a leggere

SHENANIGANS
“Muta In Potenza”

Penso di avere già detto in qualche altra recensione che l’Hardcore è stato per molti anni, utilizzando una famosa espressione anglosassone, non propriamente “my cup of tea”. Eppure, considerando che molta roba etichettata come Post-Hardcore mi garba parecchio, e che ritengo “Zen Circus” degli Husker Du un lavoro per me di estrema importanza, ho da tempo maturato l’intenzione di voler iniziare a conoscere in modo più approfondito questo genere musicale. In tale contesto, i parmigiani Shenanigans cadono decisamente a fagiolo. Pur rimanendo perfettamente ancorati ad un contesto sonoro tipico dell’Hardcore, non sono così infrequenti parecchi sconfinamenti in ambito più gustosamente Thrash Metal. Ma d’altronde, è ben risaputo che il confine tra i due generi è stato spesso attraversato anche da gruppi decisamente importanti come Slayer o Sacred Reich, tanto per limitarsi a qualche nome da poco. Continua a leggere

WANDERING VAGRANT
“Get Lost”

I Dream Theater e gli Opeth sono considerati un po’ da tutti i fari all’interno del panorama del Progressive Metal, e certamente non serve stare qua a spendere tante altre parole sulla loro carriera o sui loro personali capolavori. Tuttavia, lasciatemi spazio per una breve considerazione, ossia che entrambe le band sono in piena caduta da ormai diversi anni, con i newyorkesi che si sono ritrovati da tempo in difficoltà nel riuscire ad uscire dai loro stessi schemi, mentre il buon Mikael Åkerfeldt rimane perso nella sua smania di voler rinverdire l’epoca d’oro del Progressive Rock degli anni ’70. Ma perché iniziare la recensione di questi giovani Wandering Vagrant parlando (male) di Opeth e Dream Theater? La risposta è semplice, il gruppo perugino capitanato dal vocalist e chitarrista Alessandro Rizzuto ha come suoi personali totem di riferimento proprio questi due gruppi. Continua a leggere

CORPSEFUCKING ART
“Splatterphobia”

È davvero impossibile per me poter parlare in termini negativi dei Corpsefucking Art, veri e propri alfieri del Brutal Death italiano. Mi pare di averli visti dal vivo più volte quand’ero un giovane studente universitario e mi capitava di frequentare piuttosto assiduamente serate Metal e concerti. Se non ricordo male, un paio di volte mi capitò anche di scambiare qualche chiacchiera con Andrea, e farmi dare anche qualche dritta su gruppi da ascoltare e cose di questo genere. Certo, ammetto che l’unico lavoro che possiedo della band è “War Of The Toilet Gear” targato 2005, ma questo non diminuisce il rispetto che possiedo per questo gruppo storico romano. “Splatterphobia” arriva a quasi quattro anni dal precedente “Quel Cimitero Accanto Alla Villa”, e vede l’innesto di Mario Di Giambattista proveniente dai Devangelic alla seconda chitarra e di Southern Bastard, già nei Southern Drinkstruction, in qualità di nuovo vocalist. Continua a leggere

DEWFALL
“Hermeticus”

Tra le varie richieste giunte nella nostra redazione nel corso di questi ultimi mesi, avevo trovato fin dall’inizio particolarmente attraente quella riguardante proprio il presente “Hermeticus” dei pugliesi Dewfall. Come sono solito fare, mi annoto i vari nomi che ritengo più papabili per una possibile recensione, confidando in tempi migliori per poter affrontare infine l’ascolto e la recensione. Poi, qualche tempo fa ho parlato con una persona che era stata al recente concerto romano dei Taake e che mi aveva detto di essere rimasta impressionata da una delle band di apertura, di cui al momento non ricordava affatto il nome. Facendo rapidamente una ricerca, ecco che risalta fuori il nome dei Dewfall, facendo balzare di colpo il mio interesse nei loro riguardi. Quello che è certo è che i Dewfall si meritano senz’altro tutto questo picco di attenzione, dal momento che questo loro “Hermeticus” è un lavoro che, nonostante un calo piuttosto evidente nella seconda metà del disco, merita senza dubbio totale supporto. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Mankind Woman”

In occasione della ristampa di “Tres Dias”, mi ero ripromesso di ascoltare e scrivere qualcosa in futuro a proposito di questo nuovo lavoro a firma Brant Bjork, recante il titolo di “Mankind Woman”. Aiutato dal produttore e chitarrista Bubba Dupree, già con Brant nei Low Desert, questo dodicesimo lavoro da solista mostra un Brant che guarda con forza al passato. Sin dal primo brano “Chocolatize” con il suo riffone alla Black Sabbath, si respira un forte aria retrò, che non si limita però a fare solamente il verso ai maestri inglesi, un po’ a cavallo tra il beat, psichedelia ed il nascente Hard Rock del periodo. A dominare la scena sono senza dubbio le chitarre, cariche di groove e capaci di dare una forte credibilità a questo ritorno al passato. Il continuo utilizzo del wah-wah della solista porta subito alla mente Jimi Hendrix, mentre la costruzione di alcuni riffs non possono non richiamare i Deep Purple di annata. Continua a leggere

AUTOTHEISM
“Clstvm – Dogma Sculptured In The Flesh”

Nati nel 2016 come side project di stampo Death che riunisce nostre vecchie conoscenze già nei Blessed Dead, Cerebral Extinction, Riexhumation ma anche (Echo), gli Autotheism esordiscono in breve tempo tramite autoproduzione con “Hives MMXVII”, un EP contenente due singole tracce. Non passa nemmeno un anno, che il quintetto tenta una carta ancora più azzardata con il rilascio di questo “Clstvm – Dogma Sculptured In The Flesh”, monotraccia di diciassette minuti ascoltabile tramite il Bandcamp del progetto, nel quale gli Autotheism cercano di trovare una fusione tramite Death Metal, Post Metal e Dark Ambient. Una folle ed opprimente colonna sonora di una umanità in piena decadenza dei propri principi sia filosofici che morali, imprigionati in un dogma che li guiderà inevitabilmente verso l’autodistruzione. Un concept senza dubbio impegnativo ed ambizioso quello dei nostri, che però a mio avviso non riesce ad essere del tutto convincente. Continua a leggere

DUIR
“Obsidio”

Nell’ascoltare questo “Obsidio”, secondo EP a firma dei veneti Duir, si ha come la sensazione di tornare con la mente a cavallo del secolo quando, passata la prima ondata Black norvegese, era tutto una rincorsa ad ascoltare i gruppi più astrusi provenienti da ogni angolo dell’Europa. Dall’ortodossia feroce di pazzoidi come i mitici Maniac Butcher fino alle contaminazioni con il Folk dei vari gruppi provenienti dalle aree dell’ex Unione Sovietica, era tutto uno scoprire nuove realtà che cercavano un proprio percorso musicale, nonostante una qualità sonora che il più delle volte raggiungeva livelli veramente infimi. Eppure, in tutto quel caos sonoro, si percepiva sempre una passione che oggigiorno è sempre più difficile trovare. Ebbene, l’ascoltare questi Duir mi ha riportato un po’ a quel periodo. Continua a leggere

PANTHEIST
“Seeking Infinity”

Deve essere un tipo davvero instancabile il nostro Kostas Panagiotou, visto che in primavera aveva preso parte all’ottimo debutto del progetto a nome Towards Atlantis Lights, ed ora torna in scena col quinto lavoro lavoro dei suoi Pantheist, dal titolo “Seeking Infinity”. Il tastierista e cantante di origine greca tende a muoversi sempre in un territorio prettamente Doom, anche se rispetto all’altro progetto sopra citato, i tempi sono meno dilatati e le chitarre di Frank Allain, che ricordiamo essere anche chitarrista dei Fen, risultano rocciose e capaci di creare solidi pattern ritmici insieme ai restanti membri della sezione ritmica, Aleksej Obradović al basso e la new entry Dan alla batteria. Continua a leggere

AFTER FOREST
“Act II & III”

Attendevo con molto interesse una nuova uscita da parte dei finlandesi After Forest, dato che il loro EP di esordio “Act I” mostrava una band capace di dare lustro al Death Metal melodico di maestri come Edge Of Sanity od Opeth. Concepito inizialmente come un lavoro diviso in tre parti, alla fine per qualche motivo a me ignoto i nostri hanno deciso di unire le due parti rimanenti di questa trilogia in unico full length intitolato, sulla scia del predecessore, semplicemente “Act II & III”. Certamente la morte improvvisa del precedente batterista Juha Tujunen, deve aver giocato un ruolo primario e determinante sia nel processo di registrazione che in quello compositivo. Continua a leggere

EXPIATORIA
“Evil Crimson Eyes”

Gli Expiatoria sono una band che affonda le proprie radici addirittura nella seconda metà degli anni ottanta ma la cui sorte non deve essere stata di certo molto favorevole. La loro discografia infatti risulta essere piuttosto scarsa in termini numerici, mostrando giusto qualche oscuro demotape a cavallo degli anni 80 e 90, un EP autoprodotto del 2010, “Return To Golgotha”, ed infine questo “Evil Crimson Eyes” uscito lo scorso marzo sempre in autoproduzione. Tuttavia, le tracce di questa loro ultima fatica discografica ci fanno sentire fin dal primo brano “Prelude To Darkness” la grande esperienza che la band si porta dietro, anche grazie ad una produzione meravigliosamente secca ed anni ottanta, che pesca a piene mani tra la NWOBHM più classica, King Diamond/Mercyful Fate e i Candlemass, creando un ibrido Heavy Doom dall’elevato tasso qualitativo e dalle atmosfere vagamente sulfuree. Continua a leggere

NOMURA / NULLA+
“Impronte / Lacrime”

Avevo già parlato in passato dei Nulla+ e del loro debutto “Stornelli Distopici”, un album nel quale un caotico Black Metal ferale veniva ulteriormente infarcito di reminiscenze Punk ed HC. Ora il duo ritorna in scena con questo interessante split dal titolo “Impronte/Lacrime”, condiviso insieme ai baresi Nomura. Proprio a questi ultimi tocca il compito di aprire la release con la loro “Salice”, una traccia spezzata in due parti. La loro proposto musicale mi ha ricordato un misto tra i Void 00 e i miei adorati Hate & Merda, dove momenti brutali e totalmente fuori controllo, da cui fanno capolinea anche piccole sfumature derivanti dal Death Metal, vanno ad alternarsi a dei momenti più cupi e opprimenti tipici del Post-Hardcore, generando un’atmosfera totalmente funerea. Continua a leggere

NASTY SURGEONS
“Infectious Stench”

A poco più di un anno e mezzo dal loro interessante esordio con “Exhumation Requiem”, ecco ritornare i quattro macellai di Burgos che rispondono al nome di Nasty Surgeons. “Infectious Stench” è il loro nuovo attacco sonoro, fatto di undici tracce che confermano il loro totale amore per il Carcass sound. In effetti, c’è davvero ben poco di aggiungere a quanto già scrissi in occasione del loro precedente lavoro, se non il fatto che la band ha compiuto il passo definitivo verso la completa Carcass-izzazione del proprio sound, mettendosi ormai in piena scia di gruppi come Exhumed o Impaled, perdendo quasi completamente quelle piccole incursioni nel Death di scuola svedese che avevo tanto apprezzato in “Exhumation Requiem”. Ovviamente non sto dicendo che il disco sia brutto o quant’altro, e comunque un clone dei Carcass non si rifiuta mai a prescindere, ma più che altro si potrebbe dire il disco ruoti intorno alle sonorità di “Symphony Of Sickness” riviste sotto gli occhi degli Exhumed, dove le tonnellate di riffs riversate da Raul Weaver e Gonzalo Dalle vengono spesso e volentieri riempiti con brevi assoli di discreta fattura. Continua a leggere