SADISTIK FOREST
“Morbid Majesties”

Ricordo perfettamente che venni a conoscenza di questi Sadistik Forest diversi anni fa, quando un mio amico mi disse di ascoltare due gruppi che a loro modo considerava una buona riproposizione del tipico Swedish sound. Le band in questione erano ovviamente proprio i Sadistik Forest, che in quel periodo avevano appena pubblicato il loro omonimo album d’esordio, e i Tribulation, freschi di debutto col loro acclamatissimo “The Horror”. Anche se rimasi più attratto verso i secondi, nonostante poi smisi di seguirli già dal successivo “The Formula Of Death”, il debutto del quartetto finnico mostrava già una totale dedizione alla causa ed una serie di pezzi tutto sommato abbastanza godibili. Continua a leggere

COMACOZER / BLOWN OUT
“In Search Of Highs Volume One”

Non credo si debbano spendere troppe parole per presentare il terzetto australiano dei Comacozer ai nostri lettori, dal momento che in tutti questi anni abbiamo seguito con molta attenzione il loro percorso discografico. Sin dai loro primi vagiti con l’EP “Deloun” fino alla svolta completamente psichedelica dell’ultimo “Kalos Eidos Skopeo”, abbiamo sempre raccontato e descritto nei minimi dettagli le mie/nostre impressione sulle atmosfere generate dal terzetto formato da Rick (chitarre), Rich (basso) e Andrew (batteria). In questa nuova uscita, i Comacozer si presentano in compagnia dei britannici Blown Out, rilasciando una lunga e monolitica traccia (intitolata “Binbeal”) che riempie un’intera facciata di questo split. Nei suoi diciotto minuti di durata, ci troviamo di fronte ad un brano dalle atmosfere notturne e sognanti, un flusso di coscienza musicale che dipinge una onirica notte trascorsa nel deserto australiano. Sebbene a livello musicale non vi sia nulla di veramente differente dal loro precedente album, “Binbeal” si lascia ben ascoltare per tutta la sua durata, avvolgendo in un sottile manto psicotropo l’ascoltatore. Continua a leggere

MESSA
“Feast For Water”

Girava davvero tanto hype intorno alla seconda prova in studio dei Messa e sebbene da più parti continuavano ad arrivare commenti positivi anche dal precedente “Belfry”, non ero ancora andato a verificare in prima persona. Fortunatamente, ci ha pensato la Purple Sage PR a rimediare a questa lacuna, offrendomi questo loro nuovo “Feast For Water” sul classico piatto d’argento. Senza stare qui a perdere tempo, posso confermare la bontà di tutti i giudizi positivi da qui captati, e sono quasi certo che “Feast For Waster” girerà parecchio a lungo nel mio stereo. La ricetta dei nostri a base di alte dosi di Black Sabbath unita con disarmante facilità a frammenti sonori dalle provenienze più disparate come il Jazz o l’Ambient, nonché mettendo sempre in bella vista un retaggio culturale che arriva direttamente dagli anni settanta, funziona alla grande. Continua a leggere

CHARUN
“Mundus Cereris”

Se proprio dovessi scegliere solo tre aggettivi per descrivere questo terzo lavoro a firma Charun, sceglierei affascinante, notturno e prevedibile. Certo, questi aggettivi piazzati così, senza alcun contesto di contorno, potrebbe far sembrare che il sottoscritto sia andato in contro a qualche crisi schizofrenica. Eppure, questa è in estrema sintesi la visione che mi sono fatto di questo “Mundus Cereris”, che vede il quartetto capitanato dal chitarrista Nicola Olla spostare il proprio Post-Metal sempre più verso lidi più tipici del Post-Rock, mettendo ancor più in evidenza l’alternanza tra momenti soffusi ed esplosioni ricche di gain di chitarra distorta. Continua a leggere

FUNERARY BELL
“Undead Revelations”

Al fine di preparare al meglio la recensione di questo atteso come-back dei finlandesi Funerary Bell, mi sono preso del tempo in più e sono andato a riascoltare il loro debut album “The Coven”, di cui parlai molto bene all’epoca degli albori di questa ‘zine. Questa cosa mi ha smosso qualcosa dentro, portandomi a riflettere su quanto questi nostri scritti siano legati indissolubilmente alla nostra vita reale. Quello che intendo dire, senza scivolare in pipponi filosofici noiosi da scrivere e da leggere, è il fatto che man mano che gli anni vanno avanti, cambiamo noi stessi e, di conseguenza, anche il nostro modo di vedere le cose, tra cui anche i nostri gusti musicali. Certo, non dico che di punto in bianco abbia mollato tutto e mi sia messo ad ascoltare Fedex e J-Ax, però sono convinto che se andassi a riascoltarmi album di cui scrissi anni fa per una ‘zine su cui collaboravamo precedentemente io e Iconoclasta, non mi ritroverei in un buon ottanta per cento di quello che pensavo a quel tempo. Continua a leggere

HADEON
“Sunrise”

Osservando i dettagli con cui è stato confezionato sia il digipack che il libretto di questo “Sunrise”, debutto interamente autoprodotto pubblicato dal giovane quintetto italiano a nome Hadeon, si può ragionevolmente pensare di avere a che fare con una realtà assolutamente conscia delle proprie capacità. Infatti, tutto l’artwork si presenta come un elegantissimo diario personale, nel cui interno troviamo i testi scritti con un font che richiama una bella scrittura fatta mano, e degli ottimi disegni, di cui sono presenti informazioni relativi all’artista che li ha fatti, che vanno a evidenziare il tema principale di ogni singola traccia. Questo “Sunrise” è un viaggio che tocca, attraverso diverse storie concepite dal vocalist e tastierista Federico Driutti, gli aspetti più controversi e duri della realtà umana, come per esempio la malattia mentale in “Lightline”. Gli Hadeon interpretano queste storie affidandosi ad un Prog Metal di chiara e forse troppo ingombrante influenza Dream Theater, con il fantasma di “Metropolis Pt. 2 – Scenes From A Memory” emerge continuamente dai solchi di questo debutto. Continua a leggere

THE REPTILIAN SESSION
“The Reptilian Session”

Nonostante il mio interesse per quella che viene definita archeologia misteriosa a cui ho accennato varie volte, ho sempre avuto pochissimo interesse per le varie teorie cospirative su ipotetici accordi tra i nostri governi e non meglio specificate razze aliene. Tra queste, la più malvagia sarebbe quella dei famosi rettiliani, feroci conquistatori ma anche abilissimi a nascondersi sotto sembianze umane. Sarebbe quindi lecito domandarsi se questo trio chiamato The Reptilian Session rappresenti una sorta di manifesto sonoro di questa razza, o sia semplicemente formato da tre giovani romani con il pallino della fantascienza. Continua a leggere

VISIONOIR
“The Waving Flame Of Oblivion”

C’è poco da fare, questo 2018 è alquanto foriero di sventura per il sottoscritto per quanto riguarda l’informatica. Infatti, quella che state leggendo è praticamente la terza stesura che faccio di questo debutto a nome Visionoir. Purtroppo, è anche un po’ colpa mia, vista la mia ostinazione a volere scrivere le recensioni usando il blocco note e non Word. Fatto sta che per due volte, a recensione quasi terminata, il PC ha deciso di impallarsi in maniera brutale, buttando nel cesso tutto quello che avevo scritto. Comunque sia, tornando a parlare di cose più serie, dietro al monicker Visionoir troviamo il polistrumentista friulano Alessandro Sicur, che ha fondato questo progetto ben vent’anni fa. Continua a leggere

TOWARDS ATLANTIS LIGHTS
“Dust Of Aeons”

Antiche rovine di una civiltà oramai scomparsa sotto il lento accumularsi di sabbia e terra, che conducono questi miseri ultimi resti verso l’oblio della memoria. Potrei tranquillamente terminarla qui, ed avreste racchiuso in pochissime parole il senso di questo “Dust Of Aeons”, debutto del quartetto italo-britannico che risponde al nome di Towards Atlantis Lights. Creati nel 2017 come progetto solista di Ivan Zara dei Void Of Silence, a cui si sono aggregati in poco tempo il batterista Ivano Oliveri ed il bassista degli Aphonic Threnody Riccardo Veronesi, chiudendo poi la line-up, a mo’ di ciliegina sulla torta, con il talentuoso vocalist e tastierista Kostas Panagiotou, Pantheist e Landskap tra i suoi progetti più recenti, i Towards Atlantis Lights propongono un evocativo incrocio tra le lentezze esasperanti del Funeral Doom ed i fraseggi melodici di piano e synth di Panagiotou. Continua a leggere

HOLYPHANT
“Holyphant”

Seguire il sacro verbo di Tony Iommi al fine di riportare il Metallo nella sua forma più pura ed incontaminata, ritengo che sia questo il compito che gli Holyphant si siano imposti al momento della loro creazione. Tuttavia, sebbene il terzetto capitanato dal cantante e chitarrista Bale veda nel sommo maestro di Birmigham il punto vitale su cui incentrare le composizioni di questo loro omonimo debutto, non è assolutamente possibile liquidare gli Holyphant semplicemente come cover band. I rimandi all’opera omnia dei Black Sabbath sono presenti ed evidenti sin dal primo ascolto, eppure gli Holyphant riescono in qualche maniera a fare uscire prepontemente la propria personalità compositiva. Continua a leggere

KAZAH
“Feed Your Beast”

È davvero un bel puzzle complicato riuscire a fare “reverse engineering” sulle influenze che hanno portato i cinque baldi ungheresi che rispondo al nome Kazah a sfornare questo debutto intitolato “Feed Your Beast”. Infatti, la definizione datane dalla loro label non va oltre ad un genericissimo Hardcore/Metal, ed è quindi compito mio riuscire a descrivere il loro potente wall-of-sound. Allora, iniziamo col dire che alla base di tutto c’è di sicuro l’influenza Groove dei Pantera, dovuta soprattutto alla produzione, che pone in primo piane chitarre estremamente muscolari e granitiche, ma anche in parte a livello compositivo, dove una “Straight Ahead” risente molto dello stile di Dimebag e soci. Continua a leggere

NIHILTRONIX
“Homesongs”

Non sono propriamente un esperto di Industrial, anzi come scrissi in qualche recensione passata, fino a qualche anno fa ne ero completamente a digiuno. Nessun preconcetto, ma semplicemente ritengo che per ogni tipo di musica ci sia bisogno di quell’artista o di quel disco chiave che ti faccia scattare il famoso “clic” necessario per portarti ad approfondire un genere piuttosto che un gruppo in particolare. In maniera specifica, per l’Industrial tutto questo non mi è ancora accaduto, sebbene qualcosa di Industrial Metal mi è comunque capitato di sentirlo. Nel caso di questo ensemble francese chiamato Nihiltronix, ho accettato di scrivere la recensione di questo loro “Homesongs”, più che altro perché incuriosito dalla sua copertina. Continua a leggere

NERATERRÆ
“The NHART Demo[n]s”

Dopo l’ottimo album d’esordio del solo project La Tredicesima Luna, autore d’un affascinante Dark Ambient dai toni fiabeschi, passiamo a parlare di una altra realtà nostrana sulla carta decisamente interessante, i Neraterræ. Dietro questo monicker altrettanto evocativo, si cela anche in questo caso un’unica mente che risponde al nome di Alessio Antoni. Sebbene “The NHART Demo[n]s” sia a tutti gli effetti l’esordio discografico del progetto, tra l’altro disponibile gratuitamente al download su Bandcamp, in realtà i brani in essi contenuti provengono da tre diversi demo mai pubblicati, registrati tra il 2009 ed il 2010 sotto il nome Nhart. Possiamo quindi vedere questo lavoro come una sorta di antologia, o meglio ancora un percorso sonoro, che Alessio ha percorso nel corso di questi ultimi anni. Continua a leggere

夢遊病者 (SLEEPWALKER)
“5772”

Inizialmente pubblicato sul finire 2016 in maniera autonoma dalla stessa band, questo “5772” è poi stato successivamente ristampato su tape e vinile nel novembre dell’anno scorso da Sentient Ruin Laboratories, con la collaborazione della etichetta italiana Annapurna per la distribuzione europea. Bisogna quindi ringraziare la label americana, che dopo l’incredibile canto del cigno dei Buioingola riesce a scovare questo misterioso trio il cui nome è rappresentato dagli ideogrammi 夢遊病者, la cui traduzione è Sleepwalker, e che risulta formato da musicisti provenienti da tre diversi angoli del pianeta, ossia Stati Uniti, Giappone e Russia. Continua a leggere

BEGERITH
“A.D.A.M.”

Sebbene abbia più volte dimostrato di avere una mentalità aperta a qualsiasi genere ed anche di mostrare sempre il massimo rispetto verso tutti i gruppi e le label che nel corso degli anni ci hanno spedito del materiale, capita purtroppo anche a me che vi siano dei casi in cui il gusto personale finisca per sovrastare la mia “professionalità”, in nome della quale cerco di mantenere un giudizio quanto più possibile obiettivo. Tutto questo inutile ma necessario preambolo mi serve per dire in maniera più onesta possibile che, per quanto io possa aver ascoltare questo disco dei Begerith, un quartetto russo trapiantato in Polonia, non riesco ad andare oltre una forte sensazione di noia. Non me ne vogliano i quattro che, per carità, il loro Black Death di totale derivazione Behemoth, a cui si aggiungono qua e là anche qualche speziatura a là Nile, lo portano a casa senza problemi. Continua a leggere

RABID DOGS
“Italian Mysteries”

Dopo essermisi rotto lo stereo ad inizio dell’anno, continuo le mie disavventure tecnologiche con la rottura del mio tablet cinese, comprato soltanto lo scorso novembre. Avevo scommesso molto sulla tecnologia asiatica a basso prezzo, ma mi sa che la mia sfiga con la tecnologia ad ora è fin troppo potente. Fortunatamente, ad incanalare queste mie varie incazzature ci hanno pensato questi tre maledetti cani arrabbiati, provenienti dal piccolo paesino di Atessa, che con questo “Italian Mysteries” sganciano una bomba sonora di dimensioni apocalittiche. Da vero appassionato di gialli, non potevo che essere immediatamente attratto dalla loro cover, ricordante in maniera evidente la mitica collana dei gialli Mondadori. Continua a leggere

EXALTER
“Persecution Automated”

Nuova tappa per il nostro viaggio musicale intorno al mondo con la nostra pseudo-rubrica “Pechino Express”. Dopo avere “visitato” il Paraguay con l’acerbo Death Metal d’ispirazione americana dei Verthebral, puntiamo oggi la nostra attenzione sull’Asia centrale, e in particolare sul Bangladesh, trattando l’esordio di questo giovane trio a nome Exalter. Semplicemente dando una rapida scorsa al logo ed alla copertina, si capiscono sub‭ito le dichiarazioni d’intenti della band, ossia quella di voler suonare un Thrash Metal duro e puro, fatto di cavalcate di chitarra spezzacollo, batteria in continuo tupatupa e vocal alla Max Cavalera dei bei tempi. Continua a leggere

KHAZADDUM
“Plagues Upon Arda”

Definiti dal proprio promoter come Dwarfen Death Metal vista la precisa comunanza di monicker e liriche totalmente devote alla esaltazione dei nani dell’universo di Tolkien, gli americani Khazaddum giungono dopo quattro anni di attività all’esordio sulla lunga distanza con questo album intitolato “Plagues Upon Arda”, rilasciato tramite la label canadese Black Market Metal Label. Tralasciando l’aspetto puramente tolkeniano della proposta, il loro Death Metal è un continuo assalto all’arma bianca in cui lo stile di Morbid Angel e, soprattutto, dei Nile di “Ithypallic” e “Annihilation Of The Wicked”, è il più preciso riferimento. Continua a leggere