LE PIETRE DEI GIGANTI
“Abissi”

Dopo la sbornia natalizia di Black Ambient con lo speciale dei Njiqahdda, torniamo a bomba sulla nostra attività ordinaria parlando del debutto dei fiorentini Le Pietre Dei Giganti. Il quartetto guidato dal cantante e chitarrista Lorenzo Marsili si è dimostrato una bella sfida per il sottoscritto, che ha dedicato numerosi ascolti a questo “Abissi” prima di poter giungere a questa recensione. Infatti, a dispetto di un nome che potrebbe richiamare l’epopea d’oro dello Spaghetti Prog di metà anni settanta, la band propone uno strano miscuglio tra Post-Grunge, dove numerosi richiami ad Alice In Chains e Soundgarden, velleità cantautorali e qualche passaggio Stoner che compare qua e là nel corso del lavoro. Pur essendo piuttosto facile cogliere riferimenti sulle influenze che hanno portato alla composizione di questo disco, in generale risulta essere piuttosto complicato racchiudere la band sotto una singola etichetta. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Nortii Maatu”

Terminiamo questa prima parte della carriera dei Njiqahdda con il parlare del singolo “Nortii Maatu”, uscito nel novembre del 2007 in una edizione ultralimitata a soli otto esemplari. Ovviamente non sono uno dei fortunati otto acquirenti, anche perché tale traccia verrà poi ripresa come opener del celebrato “Nji. Njiijn, Njiiijn.”, che uscirà nel giugno dell’anno successivo. Onestamente, non conosco nemmeno se vi sia qualche differenza sostanziale tra le due versioni, ma considerando che tale traccia non è presente in nessuna delle varie discografie della band presente sul Bandcamp della E.E.E. Recordings, posso solo suppore che possegga una produzione più grezza e meno curata rispetto a quella del full-lenght. Tuttavia, questo singolo è utile per anticipare quello che avverrà con le uscite dell’anno successivo. Infatti, con questo “Nortii Maatu”, il duo americano si rimette in scia a quanto fatto con “Aartuu Mortaa” e “Njimajikal Arts”, ossia riallacciare le radici Black degli esordi con la vena psichedelica esplosa con il celebrato terzo disco. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Almare Dosegaas Fyaltu”

Pur essendo uscito a soli due mesi di distanza da “Njimajikal Arts”, questo “Almare Dosegaas Fyaltu” si allontana notevolmente dalla sbornia psichedelica del suo predecessore. Infatti, sin dalle prime note della title-track è possibile notare un suono totalmente dominato dalla chitarra distorta di /, oltre che delle sonorità che si avvicinano molto al Funeral Doom. Totalmente assenti sia le vocals ultrafiltrate tipiche della band, che gli strani effetti sonori che hanno caratterizzato il lavoro precedente, mentre è presente un notevole lavoro sui reverberi della distorsione della chitarra, e che permette al duo di poter sviluppare su una lunga durata la melodia portante, senza però cedere nulla a livello di tensione. Si stenta quasi a riconoscere i Njiqahdda di “Njimajikal Arts”, anche nella loro versione più legata all’Ambient, che caratterizza la successiva traccia “Nostri di Consivint Mek“, quasi venti minuti di aspri suoni metallici che sembrano ricordare la partenza di un aereoplano. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Njimajikal Arts”

“Njimajikal Arts” può essere definito senza giri di parole il primo capolavoro del duo americano ed il primo step definitivo nella costruzione del proprio personalissimo sound. Uscito inizialmente in un formato doppio tramite autoproduzione con la loro Njimajikal Arts, in un packaging che comprendeva un bastoncino d’incenso e doni naturali di vario tipo (ghiande, fiori secchi, ecc…), questo lavoro è stato poi successivamente ristampato in un paio di occasioni. Ma, parlando dell’aspetto musicale, cosa ha di particolare questo “Njimajikal Arts” rispetto ai suoi predecessori? Ebbene, in questo terza uscita discografica, i Njiqahdda riescono a trovare la quadra della loro evoluzione. I suoni si fanno più puliti e definiti, il loro retaggio Black Metal inizia a diventare un elemento di secondo piano, permettendo al duo di potersi aprire ad altre influenze esterne quali il Prog od il Folk, che insieme alla psichedelia, ora presente in dosi massicce, riescono a fondersi in un unicum decisamente innovato. Difficile riuscire a restringere questo album all’interno di un’etichetta, dal momento che sin dalla prima traccia “Blister Within The Hive”, da notare anche la curiosa scelta di usare titoli in lingua inglese, ci si trova di fronte ad un brano decisamente ricco di sfumature e nel quale si possono individuare soluzioni sonore decisamente inaspettate, soprattutto se ripensiamo alla registrazione da cantina che possedeva il precedente “Aartuu Mortaa”. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Aartuu Mortaa”

Un anno dopo il demo d’esordio “Nji”, il duo americano ritorna con un nuovo lavoro, sempre in autoproduzione, recante l’enigmatico titolo di “Aartuu Mortaa”. Solo due i brani presenti, sebbene nella successiva ristampa da parte dell’E.E.E. Recordings sarà presente anche un secondo cd contenente una monotraccia da sessanta minuti, ma che mostrano i Njiqahdda compiere un ulteriore passo verso la maturazione del proprio sound. Infatti, se nel lavoro d’esordio il duo si mostrava ancora legato con un cordone ombelicale al Burzum di “Filosofem”, adesso il duo compie un ulteriore passo verso l’unificazione tra il Black Metal, che in maniera sottile si presenta sotto forma di riffs e distorsione della chitarra di / ed il Dark Ambient. Infatti, la band punta a scarnificare e dilatare il più possibile il proprio sound, puntando su infinite ripetizioni che avvicinano la band americana al filone del Depressive, amplificando il respiro Ambient tramite i numerosi filtri applicati alla voce ed i numerosi riverberi che avvolgono la chitarra di /. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Nji”

Con questa recensione mi appresto ad iniziare un’opera alquanto impossibile, ossia provare a recensire tutti i lavori, compresi singoli e split, pubblicati dai Njiqahdda dal 2005 fino alla loro attuale ultima uscita, ossia l’EP “Clouds Upon Sanctuary” del 2017. Ho avuto una forte fascinazione per la band sin da quando un mio amico mi consigliò l’ascolto di “Nji. Njiijn. Njiiijn.”, bellissimo full-lenght pubblicato nel 2008, che mi frastornò totalmente con quello stranissimo mix di Black, Ambient e Psichedelia. Da quel momento, ho cercato per un paio di anni di stare anche dietro alla loro gigantesca discografia, ma poi, complici le mie scarse risorse economiche, unite alla loro eccessiva prolificità, ho dovuto abbandonarli al loro destino. Adesso, complice anche la pubblicazione di tutta la loro opera omnia su Bandcamp da parte della E.E.E. Recordings a dei prezzi tutto sommato abbordabili, ovviamente per gli mp3 ad alta qualità, ho deciso di rimboccarmi le maniche e fare un bel ordine di tutto il loro catalogo musicale, partendo da quel “Nji” da cui tutto ebbe inizio. Continua a leggere

JUGLANS REGIA
“Memorie Dal Presente”

Prima di sospendere temporaneamente le attività della webzine per la pausa natalizia, nonostante sia in serbo un nuovo specialone per tutti voi fedeli lettori, sono qui oggi per parlare di questa band fiorentina chiamata Juglans Regia, termine latino per noce reale. Nonostante questo “Memorie Dal Presente” sia un breve EP di quattro tracce, il quintetto di Sesto Fiorentino ha una lunga e complessa storia alle spalle, che vede la fondazione della band nell’ormai lontano 2002 con la nascita della prima incarnazione del gruppo sotto il nome di Raising Fear ad opera del cantante Alessandro Parigi, del batterista David Carretti e del bassista Massimiliano Dionigi. Dopo un paio di anni, complice anche la scelta di abbandonare il cantato in lingua inglese, il nome cambia nell’attuale Juglans Regia. Questo “Memorie Dal Presente” arriva dopo ben quattro demotape e tre full-lenght, l’ultimo dei quali “Visione Parallele” risale al 2008, fu anche il preludio ad un lungo periodo di sospensione durato di fatto quasi otto anni. Continua a leggere

DANIELE MAMMARELLA
“Past, Present And Let’s Hope”

Dopo l’interessante lavoro Alessandro Angelone, recensito su queste pagine virtuali la scorsa estate, ritorniamo a parlare di talentuosi chitarristi fingerstyle con il pescarese Daniele Mammarella, che sempre tramite la Music Force, riesce a debuttare con questo “Past, Present And Let’s Hope”. Sebbene entrambi i musicisti si affidino unicamente alla propria chitarra acustica, a livello stilistico ci notevoli divergenze fra i due. Infatti, mentre Angelone andava alla scoperta del proprio essere interiore, mostrando anche un buon gusto nelle melodie ed arrangiamenti, Mammarella è un chitarrista decisamente più fisico ed esuberante, con l’opener “Danny’s Blues” a dare un buon esempio della sua grande energia, nonché più interessato ad abbracciare stili molto diversi. Continua a leggere

MARS RED SKY
“The Task Eternal”

Dopo l’avvincente Stoner Rock dei Duel e l’avvolgente Death Doom degli Esogenesi, quest’oggi è il momento di rendere omaggio al quarto lavoro dei francesi Mars Red Sky, ennesimo lavoro che conferma l’ottima annata per tutti gli amanti del Black Sabbath sound. Infatti, questo “The Task Eternal” è un grandioso esempio di Stoner Doom a forti tinte psichedeliche. Infatti, se la parte strumentale pesca a piene mani dai maestri inglesi attraverso delle sonorità cupe e rallentate, la sola voce del chitarrista\cantante Julien Pras, cosi sottile e raffinata, riesce a creare un incredibile effetto estraniante. In certe parti, come per esempio nel chorus della magnifica “Collector” ho avuto quasi l’impressione di sentire dei forti richiami ai Beatles più psichelici. Per certi versi, come stile non siamo poi molto lontani dagli Uncle Acid & The Dead Beats, ma è pur vero che l’uso dell’effettistica da parte dei francesi è decisamente più elevata, oltre al fatto che in questo “The Task Eternal” manca quella forte impronta orrorifica che caratterizzava i loro lavori. Continua a leggere

PAGANIZER
“The Tower Of The Morbid”

Come promesso in occasione della recensione del disco solista di Rogga Johansson, eccomi qui a parlare del nuovo lavoro dei Paganizer, che con codesto “The Tower Of The Morbid” raggiungono quota l’invidiabile quota di undici full-lenght in poco di più di vent’anni di carriera. Ovviamente, dopo tutti questi anni di onorata carriera votata all’adorazione dei canoni più ortodossi ed intransigenti del Death svedese, è impossibile pensare a variazioni di sorta, ed infatti, anche in questo caso la formula risulta un viaggio totale in quel tipo di sonorità, dove le influenze portate in campo sono le medesime già citate nella recensione del precedente “Land Of The Weeping Souls”. Eppure, se andiamo ad analizzare e confrontare da vicino i due lavori, si riescono a scorgere delle palesi differenze. Continua a leggere

DUEL
“Valley of Shadows”

A noi poveri recensori capita spesso di stare là a lambiccarci il cervello, domandosi che strada possa aver imboccato il Metal al giorno d’oggi e che tipo di evoluzioni possa ancora fare in futuro. Oppure, ancor più banalmente, si perde tempo a fare confronti con il passato e a ricordare tempi andati e che sicuramente non torneranno più. Tuttavia, fortunatamente esistono gruppi come i Duel che se ne sbattono altamente di tutte queste cose e con la loro musica ci fanno ritornare con i piedi per terra. Alla fine, si torna sempre alla lezione dei Ramones, ossia, noi possiamo inventarci tutto quello che vogliamo per creare tutte le nuove forme musicali che vogliamo, ma alla fine della fiera, ci bastano solo pochi accordi ficcati in serie per farci muovere il culo e farci stare bene. La stessa cosa vale per i Duel, il gruppo capitanato dal cantante e chitarrista Tom Frank, che insieme al bassista Shaun Avants, facevano in passato parte della prima incarnazione degli Scorpion’s Child, rockband americana di cui parlai in occasione di un live report degli Uncle Acid & The Deadbeats. Continua a leggere

ESOGENESI
“Esogenesi”

Il complimento più grande che potrei fare a questi Esogenesi è quello di dire loro di essere vecchi, o retro se proprio vogliamo mantenere un certo aplomb. Non fraintendetemi, il quintetto milanese guidato dal vocalist Davide Roccato è composto da ragazzi giovani e talentuosi, quello per cui ho utilizzato l’aggettivo vecchio riguarda la loro scelta di andare a ripescare delle sonorità Death Doom di inizio anni novanta, per intenderci quello che suonavano i primi My Dying Bride, Anathema o Paradise Lost, e non volerne affatto aggiornare il canone ai tempi moderni. Growl cavernoso e da manuale, batteria scandita, chitarre dalla distorsione secca ed un basso a puntellare con efficacia le trame chitarristiche, ma anche capace di trovare il proprio spazio. Tuttavia, questi Esogenesi, oltre ai già menzionati maestri del Death Doom inglese, mi ricordano tantissimo gli Isole, un gruppo da me venerato in gioventù, capaci di abbinare la lentezza esasperante del genere a delle melodie fortemente malinconiche. Non c’è nulla di veramente innovativo in questo debutto, eppure il sentire un lavoro di tale qualità, ci si rende conto di quanto mi mancava ascoltare cose di questo genere. Continua a leggere

GRAVESTONE
“Simphony Of Pain”

Pur essendo miei concittadini ed attivi nella prima metà degli anni novanta, non avevo mai sentito parlare di questi Gravestone. Sicuramente il fatto di essersi sciolti nel 1995, per poi essersi riformati con una diversa line-up nel 2013, ha certamente portato il loro nome vicino all’oblio e ricordati solamente da una ristretta cerchia di appassionati. Dalle poche informazioni che sono riuscito a rintracciare sul loro Facebook, i Gravestone avevano una line-up comprendente ben tre chitarristi, tra cui un giovane Andrea Cipolla che successivamente a questa esperienza formerà i Corpsefucking Art, e che la loro missione era quella di dare forma ad una personale visione del Progressive Death Metal. L’unica testimonianza di quel lontano periodo è questo “Simphony Of Pain”, uscito originariamente nel 1994 per tale label Audiostar, e successivamente ristampato anche dalla Sliptrick Records e Dark Symphonies. In occasione del venticinquennale della sua uscita, oltre ad una terza ristampa da parte della Elevate Records, è stato anche pubblicato l’EP “Symphony Of Death”, dove la nuova formazione, avente come superstiti degli anni novanta il chitarrista Marco Borrani ed il tastierista Massimiliano Buffolino, rivisita con nuovi arrangiamenti e nuova produzione due tracce provenienti da questo esordio. Continua a leggere

I BARBARI
“Bulldozer”

Al di là del mio giudizio esposto in questa recensione, a tale gruppo mantovano, avente il curioso nome de I Barbari, va certamente riconosciuto il merito di avermi fortemente incuriosito. Infatti, nonostante la loro proposta rientri senza problemi nell’ambito dello Stoner classico, cioè quello con le chitarre ricche di fuzz e inumerosi passaggi con ritmiche serrate. C’è sempre qualcosa che tende a sfuggire pienamente da questa semplice categorizzazione. In primis, la prima cosa che salta all’orecchio è la forte somiglianza del timbro vocale di Andrea Colcera con quello del più noto Manuel Agnelli, che sposta pesantemente l’orientamento musicale della band verso dei lidi più inaspettatamente Alternative Rock, favorendo ulteriori assonanze con gli Afterhours. Continua a leggere

AMBRA
“Cor”

A dispetto di un nome che potrebbe far pensare ad un incredibile come-back alle origini dell’ex-presentatrice di “Non è la Rai”, questo debutto da parte di un giovane quintetto proveniente da Ljubljana è un disco dall’atmosfere claustrofobiche e dai toni totalmente neri come la pece. Sebbene la loro musica sia ben distante da generi come il Black o il Doom, gli Ambra nutrono il proprio malessere riprendendo quelle sonorità più “sick” provenienti da Seattle a cavallo degli anni novanta. Le prime due band di quell’incredibile ondata musicale che vengono associate a tali sentimenti sono senz’alcun dubbio Soundgarden e Alice In Chains. Bene, gli Ambra riescono a combinare in maniera del tutto efficace i labirinti sonori di “Louder Than Love” con la cappa di malessere e disperazione emanata dall’omonimo degli Alice In Chains. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Jalamanta”

Nell’ambito dell’eccelso lavoro di ristampa dell’ampio catalogo di Brant Bjork da parte della Heavy Psych Sounds, non poteva mancare quello che da molti è considerato come la summa artistica del polistrumentista americano, ossia il suo debutto in veste solista “Jalamanta”. Originariamente rilasciato nel 1999 dalla Man’s Ruin Records con la mitica cover che ritrae Brant in pieno stile “Festa dei morti messicana”, e successivamente ristampato diverse volte dallo stesso Brant con la sua etichetta Duna Records, “Jalamanta” arriva dopo tutta una serie di esperienze musicali vissute dall’artista dopo lo scioglimento dei Kyuss, e che verranno poi riversate in questo lavoro, creando di fatto le basi per il personalissimo stile musicale che Brant proporrà nel corso della sua lunga discografia. Nonostante venga considerato come uno dei padri dello Stoner, questo “Jalamanta” marca notevolmente le distanze dal suo passato recente e soprattutto dai suoi ex-compari, Josh Homme in primis. Continua a leggere

GLOBAL SCUM
“Odium”

Sebbene un nome come Global Scum possa far subito pensare ad un gruppo dedito al Grind-Death stile ultimi Napalm Death, la realtà è pur troppo ben distante da quanto realmente propone il polistrumentista austriaco Manuel Harlander. Infatti, bastano i primi secondi di “Feared” per comprendere la linea di tiro di questo “Odium”, nel quale oltre ad assistere ad una intro che è praticamente un plagio diretto dei Fear Factory, si capisce immediatamente che il punto di riferimento del disco sia senza alcun dubbio “Chaos A.D.” dei Sepultura, con Harlander impegnato anche a cercare di imitare la voce (dell’epoca) del buon vecchio Max. Proseguendo negli ascolti, non ci vuole poi molto per riconoscere qua e là altri richiami ben evidenti verso Machine Head, Slipknot e persino Korn, vedasi una “Back Beats” estratta direttamente da “Follow The Leader”. Continua a leggere

ROGGA JOHANSSON
“Entrance To The Otherwhere”

Avevo già avuto a che fare con il buon Rogga Johansson e la sua infinità prolificità, giusto un paio di estati fa, ed in particolare, con l’uscita di “Land Of Weeping Souls” dei suoi Paganizer. Sebbene l’esaltazione retrò dello Swedish Sound che si trova alla base di questo progetto non mi sia affatto dispiaciuto, tale lavoro non mi aveva però convinto fino a fondo. Poi, a fine luglio con la catalogazione di tutte le richieste arrivate nel corso dei due mesi precedenti, mi sono trovato i promo digitali di ben due progetti da parte del buon Rogga, entrambi rilasciati tramite l’etichetta Trascending Obscurity Records. Il primo è questo che porta il calce il suo nome, mentre l’altro è niente di meno che il nuovo Paganizer, la cui uscita è prevista per fine ottobre. Volendo dare una seconda chance al chitarrista svedese, ho deciso quindi di recensirli entrambi, partendo ovviamente dal primo, più che altro per capire meglio come il musicista svedese sia in grado di dividersi tra più progetti musicali.. Supportato solamente dal batterista Brynjar Helgetun, presente anche in altri progetti di Johansson, quali Megascanvenger e Johansson & Speckmann, questo “Entrance To The Otherwere”, sin dalla prima traccia “The Re-Emergers”, è un lavoro, che rispetto a quanto sentito con i Paganizer, mette in evidenza il lato melodico del suo compositore Continua a leggere