BLACKDEATH
“Phobos”

Settimo album in quindici anni di carriera per i russi Blackdeath, che dopo tre anni di silenzio tornano ad infestare di incubi queste fredde e oscure serate invernali. “Phobos” è un lavoro dilaniante e gelido dalle strutture complesse arricchite da ritmiche sincopate e per niente lineari che vi lasceranno alquanto disorientati durante i primi ascolti; una caratteristica questa che, alla lunga, si trasforma in un vero punto di forza conferendo longevità ad un album che vuole discostarsi dalla massa senza derivazioni “troppo” avanguardiste.

Per poco più di tre quarti d’ora, i Blackdeath martellano le nostre orecchie con un Black Metal potente e blasfemo: un perfetto esempio è “Lucifer Rising”, con movenze tumultuose, dissonanze diaboliche e striscianti che ricordano i primi Dodheimsgard. Altrove si respira invece un feeling epico e malato (per certi versi simile a quello dei Borknagar di “Quintessence”), come nella delirante e spasmodica “Also Sprach Schöpfer-Psychopath”, dove emergono ruvide ed indomabili chitarre mosse da irrefrenabili istinti omicidi. Le trame intricate e mai prevedibili, lo screaming lacerante che si alterna a clean vocal possenti e schizzate in “Sehnsucht Nach Meiner Heimat Saturn”, fanno di “Phobos” uno di quei gran bei lavori che quasi non ti aspetti più mentre l’anno in corso volge al termine, sia per la proposta originale e spiazzante, sia per la qualità e il coinvolgimento emotivo messo in campo dal trio russo. “Das Zähnefletschen Des Engels (Phobos)”, a mio avviso uno dei momenti migliori di un album comunque fantastico nella sua totalità, è un incubo fatto musica, in cui le sonorità malsane e deviate dei Blackdeath sprigionano la loro capacità alienante nei mid tempo e nelle ricercate dissonanze che creano un sottile ma crescente disagio. Tetre litanie che si fanno velenose e agghiaccianti nella lamentosa e cadenzata “Die Ersten Fröste Im Paradies”, chiusura quasi in “sordina” rispetto ai toni granitici e aggressivi che dominavano le altre tracce ma non per questo meno letale nell’infondere un senso di negativià e distruzione attorno a noi. Non c’è dunque bisogno di aggiungere altro: come avrete capito dalle mie parole, “Phobos” è un album da tenere in considerazione non solo per i fan del Black Metal ma anche da tutti gli amanti della musica estrema e delle contaminazioni da altri generi.

BRIEF COMMENT: “Phobos”, seventh full length by Blackdeath, is an astonishing album that will enchant you thanks to its frantic and wild patterns full of epicness and madness at the same time.

Contatti: Official Webiste
Etichetta: Heidens Hart Records
Anno di pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. Der Letzte Untergang; 02. Fauler Geruch; 03. Also Sprach Schöpfer-Psychopath; 04. Lucifer Rising; 05. Sehnsucht Nach Meiner Heimat Saturn; 06. Das Zähnefletschen Des Engels (Phobos); 07. Die Ersten Fröste Im Paradies
Durata: 46:39 min.

Autore: Nivehlein

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