BLIND GUARDIAN
“At The Edge Of Time”

Vista la recente pubblicazione di “Twilight Of The Gods”, singolo apripista del futuro ritorno sulle scene dei Bardi di Krefeld con il nuovo “Beyond The Red Mirror”, ho deciso di rinfrescarmi le idee andando a rispolverare “At The End Of Time”, loro ultimo lavoro in studio nonchè nono episodio della loro lunga carriera musicale. Alla sua uscita nell’estate del 2010 erano passati ben quattro anni dal sottovalutato e molto criticato “A Twist In The Mist”, una release che mostrava i bardi di Krefeld in un inaspettato ritorno alle origini dopo la sbornia compositiva di “A Night At The Opera”, senza però rinunciare a sperimentare nuove sonorità come nelle hard-rockeggianti “Fly” e “Another Stranger In Me”. Altra novità presente in quell’album era l’esordio dietro le pelli di Frederik Ehmke, chiamato a sostituire il dimissionario e mitico Thomen Stauch, ormai stanco delle velleità progressive mostrate dalla band e desideroso di ritornare verso lidi più classicamente Power. Personalmente rimasi (e lo sono a tutt’oggi) molto soddisfatto del risultato di quel disco, dove la band ha saputo unire nel migliore dei modi manierismo ed un pizzico di sperimentazione, per comporre dei brani di buona/ottima qualità. Certo, non siamo ai livelli di un qualsiasi disco del passato, ma possiamo dirlo senza problema che “A Twist In The Mist” possiede comunque una sua dignità.

Tornando ad “At The End Of Time”, il lavoro contentiene dieci tracce per una durata complessiva di un’ora abbondante. Insomma, uno sforzo compositivo non indifferente da parte della premiata ditta Kursch/Olbritch, che oltre ad avvalersi nuovamente dell’apporto di Oliver Holtzwarth al basso e di parecchi guest, si possono permettere di scomodare persino l’Orchestra Filarmonica di Praga diretta per l’occasione da Adam Klemens. E’ proprio una lunga intro orchestrale a fare da apripista per “Sacred Worlds”, una cui prima versione era già conosciuta dai fan tempo addietro per la sua presenza nella soundtrack dell’omonimo videogame, con un brano che mostra i “guardiani” in perfetta forma. Epicità alla stato puro, arricchita da un ottimo arrangiamento orchestrale, elaborato ma mai troppo pomposo. Sicuramente una track che farà la gioia dei fan in sede live. Si ritorna a parlare di Tanelorn, e quindi di Michael Moorcock, nella seconda traccia “Tanelorn (Into The Void)”, la cui spigolosità compositiva ed i suoi tempi belli adrenalinici non possono non far ritornare alla mente i fasti di “Tales From The Twilight World”. “Road Of No Release”, basata su un romanzo di Peter Beagle, nonostante il pianoforte messo ben in evidenza in quasi tutta la canzone, mostra un scrittura abile nel cambiare continuamente atmosfere e sensazioni, passando da momenti più malinconici come nel bellissimo chorus, ad altri maggiormente tirati con la chitarra di Siepen a macinare accordi ottimamente sorretta dal drumming preciso di Ehmke. Giungiamo ora alla mia top-track del disco, ossia “Ride Into Obsession”. I tempi da speed metal ed il bel uso dei cori a supporto di Hansi, ed una certa sobrietà negli arrangiamenti, mi riporta finalmente all’ascolto dei Blind Guardian che ho imparato ad amare da giovincello. Peccato che a seguire la band abbia deciso di piazzare l’ormai immancabile ballad dai sapori celtici, “Curse My Name”, il cui risultato finale è purtroppo poco interessante, per non dire banale. Meglio andare oltre. Si passa così a parlare di mitologia nordica con “Valkyries”, un brano godibile ma che mostra un po’ troppi riferimenti a diverse tracce di “Nightfall”. “Control The Divine” fa’ invece parte di quel tipo di brani un po’ atipici cui ho accennato ad inizio recensione, ossia “Fly” e “Another Stranger In Me”. Una traccia forse non pienamente riuscita per il sottoscritto, e con qualche riff non proprio freschissimo, ma che non sfigura affatto nel contesto del disco. Fortunatamente, ci pensa l’orchestrale “War Of The Thrones” a far risalire il disco su alte vette, una vera e propria ballad che si merita la palma di secondo capolavoro del disco. Piano ed orchestra in primissimo piano, un Hansi ispiratissimo alla voce, e le chitarre acustiche di Stauch e Siepen a ricamare il tutto. Giungiamo poi ad “A Voice In The Dark”, primo singolo ufficiale dell’album, un brano bello tirato con il classico chorus da cantare a squarciagola. Niente da dire, il brano è ben costruito ed anche bello fomentante, però troppi sono i deja-vu che escono fuori in continuazione dall’ascolto. Un’atmosfera arabeggiante fa’ da sfondo alla conclusiva “Wheel Of Time”, ispirata alla famosa saga fantasy di Robert Jordan. Questo è probabilmente il brano che forse più ricorda “A Night At The Opera”, soprattutto per l’enorme lavoro compiuto dall’orchestra.

Arrivando a conclusione di questa recensione fiume (per i Blind Guardian questo ed altro), posso dire di essere rimasto tutto sommato soddisfatto di questa uscita dei bardi di Krefeld. Un paio di capolavori ci sono, la maggioranza dei brani sono comunque di buon livello e di piacevole ascolto, eppure…già, c’è un eppure. Sono il primo ad essere contento se una band riesce ad imprimere una propria personalità musicale, ed i Blind Guardian ne hanno a iosa, ma quando inizi a sentire che troppe cose sanno di già sentito, si rischia di finire nel manierismo più banale ed inutile. Mai come in questo lavoro la band di Hansi ha rischiato più volte di finirci dentro, segno forse di una ispirazione non troppo brillante per la composizione di questo “At The Edge Of Time”. Inoltre, anche se sono un fan di vecchia data, ammetto di aver fatto molta fatica ad assimilare le dieci tracce del disco. Insomma, come-back superato con la sufficienza piena, però troppi dubbi si sono inseriti nella mia testa. Speriamo che l’imminente successore me li allontani definitivamente.

BRIEF COMMENT: While we are waiting for Blind Guardian‘s upcoming album “Beyond The Red Mirror”, I’ve decided to refresh my memory with their previous “At The Edge Of Time”. My impressions were not so enthusiastic at the time, but it seems that they are remained more or less the same. There are two or three tracks quite good, but the rest, even if it’s always sufficient as quality, owns too much deja-vus for a Blind Guardian‘s track.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Nuclear Blast
Anno di Pubblicazione: 2010
TRACKLIST: 01. Sacred Worlds; 02. Tanelorn (Into the Void); 03. Road Of No Release; 04. Ride Into Obsession; 05. Curse My Name; 06. Valkyries; 07. Control The Divine; 08. War Of The Thrones; 09. A Voice In The Dark; 10. Wheel Of Time
Durata: 61:18 min.

Autore: KarmaKosmiK

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