BURZUM
“Umskiptar”

A meno di quattro anni dall’uscita dalle patrie galere, Varg Vikernes rilascia il terzo full-length (quarto se si tiene conto dell’evitabilissima compilation “From The Depths Of Darkness”), a riprova del fatto che la sua vena compositiva non si è esaurita durante il periodo di forzata inattività o che, per i più maliziosi, la necessità di far soldi non risparmia nemmeno una delle “celebrità” indiscusse del Black Metal.

A prescindere da queste considerazioni, se gli eccellenti “Belus” e “Fallen” ci avevano restituito un Vikernes un po’ arrugginito e in evoluzione ma pur sempre in grado di creare musica emozionante e di qualità, il nuovo lavoro avrebbe dovuto essere, nelle aspettative dei più, quello della definitiva rinascita. “Umskiptar” invece spiazza fin dalle primissime battute e si rivela essere un album duro, faticoso, tortuoso, con lunghi tratti di lenta salita che solo dopo svariati ascolti iniziano ad appianarsi, rendendolo più scorrevole ma non per questo meno ostico o più facilmente interiorizzabile. E’ un lungo viaggio (si supera l’ora di durata) che, pur mettendo in musica il poema epico Völuspá, travalica il classico concetto di concept-album e si pone piuttosto in una dimensione prettamente narrativa, con la voce del Conte a farla da padrone al punto da assurgere essa stessa a strumento portante, diventando perciò un elemento attorno a cui vengono costruiti i brani e in cui la musica diventa mero accompagnamento, forgiando così delle litanie ancestrali in cui vengono riprese ed ulteriormente affinate le clean vocal presenti in “Fallen”, approdando ad una sorta di stile “cantautorale” per il quale lo stesso Varg ha coniato il termine “Skaldic Metal”.

Passando ad un’analisi globale del lavoro, “Umskiptar” è sostanzialmente divisibile in due parti: nella prima, che si regge sul trittico formato da “Jóln”, “Alfadanz” e “Hit Helga Tré” (la migliore del lotto), si trovano molte delle movenze di “Fallen”, ovverosia un riffing semplice ed ipnotico che si dipana in perfetta armonia con la voce, mentre nella seconda si consuma un vero e proprio passaggio di stile, con pezzi come “Galgviðr” e “Gullaldr” che esemplificano al meglio il concetto di musica ridotta all’essenziale e al servizio di una voce narrante. Concludendo, questo “Umskiptar” sembra mettere in luce ancor più di “Belus” e “Fallen” quanto la direzione musicale intrapresa da Vikernes sia rivolta ad un distacco dalla realtà, ad una trascendenza che porta a creare musica senza (e fuori dal) tempo, priva di fascinazioni e influenze di sorta. Tuttavia è anche innegabile che, più delle precedenti release, in questo caso si senta una mancanza di idee di fondo che, seppur nascosta con molto mestiere e con la scelta narrativa, ha compromesso la piena riuscita dell’album, che soffre di cali di tensione e, soprattutto, di eccessiva prolissità, gettando inquietanti ombre sul prossimo futuro.

BRIEF COMMENT: Even though he keeps his own trademark, in “Umskiptar” Varg Vikernes tries out new stylistic features (“Skaldic Metal” in his own words). The result is an album below expectations due to a lack of underlying ideas that risks to wipe out the (few) good insights.

Etichetta: Byelobog Prod
Anno di pubblicazione: 2012
TRACKLIST: 01. Blóðstokkinn; 02. Jóln; 03. Alfadanz; 04. Hit Helga Tré; 05. Æra; 06. Heiðr; 07. Valgaldr; 08. Galgviðr; 09. Surtr Sunnan; 10. Gullaldr; 11. Níðhöggr
Durata: 65:13 min.

Autore: Iconoclasta

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