CARCASS
“Heartwork”

Passato quel fatidico Rubicone che era il meraviglioso “Necroticism – Descanting The Insalubrious”, e forse anche spinti dalla fusione che avvenne in quel periodo tra la Earache e la potente EMI, i Carcass spostarono ulteriormente l’asticella verso un sound ancora più melodico ed accessibile, e quello che poteva risultare un grosso rischio per la band inglese, si trasformò nuovamente in un immenso e memorabile capolavoro, ossia lo stra-celebrato “Heartwork”.

Nel loro quarto lavoro, Steer e soci ripulirono definitivamente il loro sound, anche grazie al buon Colin Richardson nuovamente in cabina di regina, operando anche un inaspettato lavoro di sintesi sul proprio songwriting, scelta che si rivelerà totalmente decisiva per la band, che in questo modo riuscì nuovamente a mantenere intatta la propria potenza sonora, nonostante un deciso avanzamento verso lidi più spiccatamente Heavy Metal. Infatti fu solo con questo “Heartwork” che venne pienamente a galla una delle primarie influenze della band, ossia la NWOBHM. Cavalcate metalliche come quelle presenti in “Embodiment” o “This Mortal Coil” (la mia preferita insieme a “Death Certificate”) non possono che riportare alla mente gli Iron Maiden, e a tutto ciò si deve inoltre aggiungere un ancor maggiore spazio dato alle parti solistiche, con i due chitarristi Amott e Steer a combattersi in spettacolari duelli solistici, con il primo in totale stato di grazia. Eppure, nonostante una maggiore linearità di brani e riff, dove alcune melodie (anche) catchy emergono qua e la, i Carcass rimangono sempre i Carcass, con i testi meno intrisi di nozioni di fisiologica medica e più ricchi del tipico humor nero britannico, ovviamente “cantati” nello screaming graffiante di Jeff. Difficile dire se “Heartwork” sia migliore o peggiore di “Necroticism – Descanting The Insalobrious”, poiché tale giudizio sarà sempre basato su un proprio gusto personale, con il primo che forse potrà ricevere qualche votazione in più in virtù di una maggiore fruibilità di base. Quello di cui siamo comunque certi è che il livello qualitativo messo in mostra dalla band continua a rimanere su livelli stellari, il tutto senza perdere un briciolo di identità. Peccato solo che dopo questo lavoro la band incapperà nella separazione da Amott e nelle sfortunate vicissitudini discografiche che la porteranno allo scioglimento (temporaneo) dopo la pubblicazione del sottovalutato “Swansong”.

BRIEF COMMENT: In “Heartwork”, surely their most known record, Carcass operated a synthesis of their own songwriting, creating compositions more linear and, at the same time, more and more influenced by the traditional British Heavy Metal. The final product is another great masterpiece, melodic but powerful, enhanced by the brilliant performance of the two guitarists, Bill Steer and Michael Amott.

Etichetta: Earache Records
Anno di Pubblicazione: 1993
TRACKLIST: 01. Buried Dreams; 02. Carnal Forge; 03. No Love Lost; 04. Heartwork; 05. Embodiment; 06. This Mortal Coil; 07. Arbeit Macht Fleisch; 08. Blind Bleeding The Blind; 09. Doctrinal Expletives; 10. Death Certificate
Durata: 41:55 min.

Autore: KarmaKosmiK

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