CARCASS
“Surgical Steel”

E’ davvero difficile per il sottoscritto riuscire a dare una valutazione oggettiva di questo totalmente inaspettato ritorno discografico dei Carcass. Tanta è la passione e la devozione per la loro intera discografia, della quale non rinnego neppure il tanto bistrattato “Swansong”, che è stata davvero dura dover affrontare l’uscita di questo attesissimo “Surgical Steel”, successivo di ben diciasette anni al già menzionato “Swansong”. Tanta acqua è passata sotto i ponti in questo lasso di tempo, tra cui lo sfortunato ritiro dalle scene musicali di Owen, colpito da una emoragia cerebrale, ed il mancato rientro di Amott, ben deciso a non voler partecipare a nuove release firmate Carcass. Di fatto, questa nuova reincarnazione della band è una versione costruita a immagine di Bill Steer, autore di tutte le musiche, ovviamente accompagnato dal fedele Jeff, con tanto di basso e liriche medicali al seguito. Unica novità è l’arrivo del giovane Daniel Wilding dietro le pelli, a prendersi sulle spalle la pesante di eredità di Ken Owen.

“Surgical Steel” riparte praticamente dove finiva “Heartwork”, con il sound, curato inizialmente da Colin Richardson e poi terminato in fase di mixing da Andy Sneap, che è rimasto sostanzialmente quello, forse con le sole chitarre ad essere leggermente più sporche. La stessa cover sembra voler dare questa impressione, ricalcando in maniera fedele quello che era l’artwork dell’EP “Tools Of The Trade” o del cd di “Necroticism – Descanting The Insalubrious”. A fornire poi la prova definitiva ci pensa la stessa musica di “Surgical Steel”, una sorta di “Heartwork” parte seconda, al quale vengono innestate numerevoli dosi di Speed/Thrash. Ovviamente, a fare la differenza è Bill Steer, ma, sebbene la sua parte solistica non sia a livello di un Micheal Amott, la sua fama di macina riff rimane quasi del tutto intatta. Jeff continua a svolgere il suo compitino al basso, mantenendo inalterato il suo particolare screaming, mentre il nuovo arrivato Daniel Wielding si dimostra essere un valido rimpiazzo dello sfortunato Owen, il cui stile viene sicuramente ripreso dal giovane batterista britannico. E i brani? Beh, fortunatamente i Carcass evitano di propinarci un disco mediocre, come è invece successo per diverse ed importanti band ritornate sulle scene con fantomatiche reunion, ma allo stesso tempo non si può nemmeno gridare ad un nuovo capolavoro. Infatti, “Surgical Steel” è un disco indubbiamente onesto, forse un po’ troppo ancorato al passato di “Heartwork”, che sicuramente può contare su almeno tre o quattro tracce di ottimo livello, ma anche su qualche filler di troppo a cui i Carcass non ci avevano ancora abituato. Tra i brani da segnalare la Heartwork-iana “Cadaver Pouch Conveyor System”, l’irresistibile “The Granulating Dark Satanic Mills” con il suo misterioso 6026961 scandito nel ritornello, l’antipasto del disco “Captive Bolt Pistol” che tanto aveva fatto gridare al miracolo i fan di tutto il mondo, ed infine la conclusiva “Mount Of Execution”, unico brano in grado di portare qualcosa di veramente nuovo nella produzione discografica dei Carcass. La traccia inizia con una intro acustica carica di pathos per poi evolversi in un brano dai toni molto cadenzati e dalle sonorità vicine ad un certo Epic Metal ottantiano. Chissà che non si tratti di un indizio di quella che potrebbe essere una futura evoluzione della band inglese? Staremo a vedere, fatto sta che è un brano che ben si distanzia, anche a livello qualitativo, dalla restante produzione dell’album.

Tornando a quanto detto in apertura, continuo a ribadire che è molto difficile poter dare un giudizio realmente obiettivo di questo “Surgical Steel”, poiché troppi fattori puramente personali possono entrare pesantemente in gioco durante l’ascolto. Per quel che mi riguarda, posso dire che i primi ascolti non sono stati affatto positivi, forse salvati solo dalle conclusive “Captive Bolt Pistol” e “Mount Of Execution”, con tutto il resto che scivolava via con ben pochi sussulti. Poi, un po’ alla volta, alcuni riff hanno iniziato ad emergere dal marasma metallico dell’album, fino ad arrivare a farmi apprezzare gran parte del disco. Di nuovo, non sarà un capolavoro però si sente che da parte dei due sopravvissuti c’era la voglia di tornare sulle scene. Forse chiedergli qualcosa di più innovativo e fresco di un “Heartwork” parte seconda dopo una assenza di oltre tre lustri sarebbe stato troppo, ma resta il fatto che “Mount Of Execution” dimostra come la band abbia le possibilità di poter osare anche qualche passo in più verso uno stile nuovo e diverso. Welcome Back!

BRIEF COMMENT: “Surgical Steel”, the long-awaited come back from Carcass, is a record that is causing a well-animated debate among the fans all over the world. The album sounds very linked to their old masterpiece “Heartwork”, but at the same time the band adds many Thrash/Speed riffs and an unexpected Epic track (the last “Mount Of Execution”). I don’t think that in the future this record will be celebrate as a masterpiece, but I am sure that many fans have felt their passion and will of coming back with a new album.

Etichetta: Nuclear Blast
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. 1985; 02. Thrasher’s Abattoir; 03. Cadaver Pouch Conveyor System; 04. A Congealed Clot Of Blood; 05. The Master Butcher’s Apron; 06. Noncompliance To ASTM F899-12 Standard; 07. The Granulating Dark Satanic Mills; 08. Unfit For Human Consumption; 09. 316L Grade Surgical Steel; 10. Captive Bolt Pistol; 11. Mount Of Execution
Durata: 47:06 min.

Autore: KarmaKosmiK


Speculare sul fatto che “Surgical Steel” sia sui livelli di “Necroticism” piuttosto che il tassello mancante tra “Heartwork” e “Swansong” sarebbe un’operazione fin troppo oziosa e soprattutto fuorviante perché rischierebbe di far perdere di vista la questione fondamentale, ossia che si tratta del primo album dei Carcass a non presentare un’evoluzione rispetto ai precedenti album. Essersi riformati e aver dimostrato di saper ancora dare del filo da torcere ai propri epigoni è sicuramente rimarchevole, e un pezzo come “Captive Bolt Pistol” ne è la perfetta dimostrazione, ma da una tale band si è inconsciamente portati ad aspettarsi sempre qualcosa di diverso, ed ecco che diventa evidente come questi Carcass abbiano subito una profonda metamorfosi, passando da gruppo in costante evoluzione a band di genere. Ciò non toglie che “Surgical Steel” risulti perfino godibile e, tutto sommato, interessante, ma la sensazione è che non riuscirà ad imprimersi troppo a fondo nella nostra mente come avevano saputo fare i loro precedenti lavori.

Autore: Iconoclasta


“Surgical Steel” riprende il discorso interrotto con “Heartwork” grazie ad un indissolubile legame di bordate Death Metal e melodie velenose, il trademark di casa Carcass che aveva segnato un’epoca. Sicuramente quello degli inglesi è uno dei ritorni sulla lunga distanza meglio riusciti degli ultimi anni, anche se non è il caso di gridare al miracolo: la perizia tecnica è intatta, la portata distruttiva è ai massimi livelli, ma ben poco di nuovo si aggiugne a quanto già fatto più di dieci anni fa dal combo inglese.

Autore: Nivehlein

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