A’ REPIT
“I Canti Della Veglia”

Non so voi cari lettori, ma io ho sempre avuto una certa diffidenza sul fatto che il Folk Metal fosse il modo migliore per rappresentare gli umori ed i sentimenti più viscerali di un particolare territorio geografico. Non nego affatto che in passato ci siano stati esempi di rara maestria e bravura anche in questo campo, ma l’uso smodato di violini, fisarmoniche o qualche altro strumento tradizionale mi ha sempre dato l’idea di un tentativo forzato di incanalarsi in un determinato contesto musicale, più che un modo sincero di approcciarsi alle radici musicali della propria terra. Ho sempre trovato più affascinante il percorso del buon Astru, se vogliamo riferirci a tempi più recenti potrei citare gli Scuorn, dove la componente Metal, parlo in generale, si innestava in maniera perfetta su una base che era prima di tutto culturale, prima che musicale. Tutto questo discorso iniziale serve ad introdurre questi A’ Repit, duo composto da Gypaetus, ex membro dei Nefarium, e Skarn, membro attivo in diversi progetti quali Entirety e Nurmur, il cui particolare nome richiama dei particolari santuari presenti in alta Italia, nei quali venivano portati i bambini nati morti e, dietro alcuni particolari rituali religiosi, potevano essere brevemente riportati in vita ed essere così in grado di ricevere il battesimo. Continua a leggere

APPALOOZA
“The Holy Of The Holies”

Dopo l’ottimo “Casting The Circle” delle High Priestess, finito poi tra i migliori lavori ascoltati nella scorsa annata, la Ripple Music dimostra nuovamente di avere un gran fiuto per band emergenti tirando fuori dal cilindro questo quartetto francese dal nome Appalooza. Questo “The Holy Of The Holies” è il loro secondo lavoro di una discografia ancora piuttosto striminzita, composta giusto da un paio di demo ed un full autoprodotto, ma che da quanto mostrato in questa sede, sembra essere alquanto promettente. Infatti, la band capitanata dal cantante\chitarrista Sylvain Morel, riesce a plasmare un sound capace di coniugare la psichedelia malata di Soundgarden ed Alice In Chains, con un sound potente e roccioso figlio dello Stoner più incontaminato. La capacità degli Appalooza è certamente quella di riuscire a risultare personali, nonostante le influenze dei due nomi sopra citati sia piuttosto marcata, visto che dai primi arriva un certo gusto orientaleggiante verso atmosfere e melodie, mentre dai secondi deriva l’utilizzo delle vocals di Sylvain, che seppur lontani dal malessere di Layne Stanley, riescono ad essere uno dei punti forza della band. Ripentendo quanto scritto poc’anzi, uno dei pregi della band è quella di riuscire ad essere evocativi, per non dire sciamanici, pur mostrando un sound gonfio e muscolare, senza però rinunciare ad intagliare anche delle belle melodie. Continua a leggere

ANDREA MAININI
“Ocean”

Questo “Ocean”, debutto in autoproduzione del polistrumentista Andrea Mainini, è un lavoro che sin da subito mette in chiaro che le sue radici risiedono nel Post-Rock più tradizionale, ossia quello di maestri del genere quali Mogwai o Explosion In The Sky. Tuttavia, questo suo volersi mantenersi saldamente all’interno dei confini di questo genere è per nostra fortuna solo un aspetto di facciata, dal momento che con il crescere degli ascolti si evidenzia quanto la musica di Andrea risulti influenzata da molteplici stili. Certo, la traccia di apertura “Post-Trauma” con il suo crescendo da manuale o il lento scorrere di “Sunny Day” potrebbero certamente far pensare l’esatto contrario, eppure basta andare oltre ed ascoltare “Mindfulness” per comprendere quanto il suo mastermind sia affamato di nuovi input. Continua a leggere

ARS MAGNA UMBRAE
“Apotheosis”

Per farvi capire quanto sono ultimamente fuori di testa tra lavoro e cavoli vari, con un prossimo nuovo lockdown in dirittura di arrivo, ero fermamente che questo progetto dall’altisonante nome Ars Magna Umbrae, provenisse dal qualche bel paese dell’Umbria, tipo Spello o Gubbio, invece che dalla ben più distante Polonia. Infatti, unica mente del progetto è tale K.M., che con questo “Apotheosis” giunge al secondo full-lenght della sua storia discografica, sotto l’ala protettrice della I, Voidhanger Records, ormai etichetta di riferimento nell’ambito del Black Metal così detto colto e d’avanguardia. Cercando qualche info in giro per la rete, pare che il precedente debutto “Lunar Ascension” di due anni precedente abbia riscontrato parecchi consensi per via di sonorità nere e spaziali, abbinate ad un riffing cervellotico e schizoide derivato dai Deathspell Omega. Continua a leggere

AFTER THE FIRST
“Manifold”

Nell’affrontare la recensione di questo EP di debutto del progetto After The First, avevo inizialmente pensato di fare un lungo ragionamento sul Djent, a proposito dell’incredibile interesse che sembra riscuotere al giorno d’oggi. Poi, ho deciso di lasciare stare, un po’ per evitare di passare per il solito vecchio matusa nostalgico del passato, ma soprattutto perché francamente me ne frega poco di quello che ascolta la gente. Comunque, per farla breve, il Djent per me è vissuto, sempre se sia mai esistito, nell’arco di soli tre dischi, tutti orbitanti intorno ai Meshuggah: il devastante “Chaosphere”, l’oppressivo e asfissiante “Nothing”, dove sono apparse le prime chitarre a otto corde, ed il divertente progetto solista del chitarrista Fredik Thordendal, chiamato appunto Fredrik Thordendal’s Special Defects ed autore di un unico lavoro intitolato “Sol Niger Within”. Il resto è noia, come direbbe il sommo maestro Califano. Giusto per non passare per il criticone sputasentenze, ho provato tante volte a cercare qualcosa di interessante in questo pseudo genere, andando a sentire compilation su Spotify o Youtube, ma eccetto qualcosa del Crossover estremo portato avanti dai Iwrestlerabearonce, ho trovato davvero pochissimo che desse soddisfazione al mio interesse. Continua a leggere