BATUSHKA
“Raskol”

Come spesso mio solito, mi tocca andare sempre controcorrente, visto che nonostante il grande effetto mediatico scaturito da “Liturgiya”, non sono riuscito ad esserne pienamente conquistato. Non lo so, avevo una forte impressione che tutto l’armamentario derivato dalla chiesa ortodossa, tra concept, costumi e cori, servisse semplicemente da copertura ad una proposta in realtà piuttosto semplice e priva di reali innovazioni. Certo, i cori liturgici erano molto belli, ed il tutto aveva una bella confezione, ma dopo diversi ascolti ho comunque smesso di ascoltarlo per passare ad altro. Poi, senza stare a raccontare in dettaglio ciò che tutti sanno, la band si è splittata in due entità distinte, una formazione con il nome scritto in latino Batushka, capitanata dal vocalist Bartłomiej Krysiuk, e l’altra con la scritta in cirillico con protagonista il chitarrista Krzysztof Drabikowski. Insomma, un caso che ha generato chiacchiere su chiacchiere, manco fossimo al livello del caso BugoMorgan sanremese. Ora, non ho ascoltato i due lavori successivi prodotti da questi due progetti paralleli, di cui cito giusto “Hospodi”, uscito niente meno che per la Metal Blade, e quindi mi sono approcciato a questo “Raskol” in maniera piuttosto easy, sfruttando semplicemente il fatto che questo promo compariva insieme a quello degli incredibili Eternal Rot. Continua a leggere

BLACK JESTER
“The Divine Comedy”

Lo metto per iscritto sin da subito, su questa recensione non posso che essere di parte. Questo terzo e purtroppo ultimo lavoro dei nostrani Black Jester, dall’emblematico titolo di “The Divine Comedy”, è stato per il sottoscritto oggetto di infiniti ascolti durante ultimi anni di liceo. Ricordo che scoprì il gruppo capeggiato dal chitarrista Paolo Viani in una recensione trovata su un numero di Metal Hammer dell’epoca, e siccome in quel periodo mi stavo avvicinando al Progressive, nello stesso lasso di tempo andai pazzo pure per i Symphony X, non potevo rinunciare all’idea di ascoltare un gruppo italiano così temerario da poter dare una propria interpretazione musicale al capolavoro di Dante Alighieri. Infatti, come il Sommo Poeta compiva il suo viaggio tra inferno, purgatorio e paradiso, la band struttura il disco nella stessa modalità, dividendolo in tre lunghe suite per una durata totale superiore all’ora. Sto parlando di questo lavoro, uscito originariamente nel 1997 per conto della Elevate Records, non solo per menzionare l’ottima ristampa fatta dalla medesima etichetta a distanza di più di vent’anni, ma soprattutto per ricordare Alexis D’Este, scomparso prematuramente ad inizio maggio. Continua a leggere

BRANT BJORK
“Brant Bjork”

Il fatto di aver intitolato questo tredicesimo album usando semplicemente il suo nome, è chiaramente un segnale che il musicista americano avesse in mente di realizzare un qualcosa di estremamente intimo e personale. Questa mia idea è ulteriormente rafforzata dal fatto di aver registrato praticamente tutto da solo, non avvalendosi di collaborazioni esterne come invece era avvenuto per il precedente “Mankind Woman”. Tuttavia, a parte questi fatti di contorno, c’è anche un suono che ben si distanzia dal tipico fuzz con il quale siamo abituati ad associare al buon Brant. Infatti, le chitarre risultano molto compresse ed appena distorte, che però ben si abbinano a questo stile blues rock tipicamente anni Settanta proposto in questa sede. Di fatto, non si fa fatica ad immaginare Brant suonare questi brani in un infimo localino texano situato in mezzo al deserto, pieno di attempati bikers in gilet di pelle intenti ad ascoltarlo. Pur non essendo un lavoro trascinante e di appeal come il precedente, “Brant Bjork” ha comunque dalla sua un paio di piccoli gioiellini sonori che meritano di essere certamente menzionati. Continua a leggere