GRUFUS
“Sabor Latino”

Per quanto mi/ci piaccia sguazzare in una propria comfort zone musicale, ovviamente parlando di proposte musicale di elevata qualità, credo che ogni tanto sia necessario, oltre che benefico, trovare la classica mosca bianca che in qualche modo sparigli totalmente le carte in tavola. Indipendentemente dal risultato finale, questo “Sabor Latino”, debutto del quartetto bolognese bolognese chiamato Grufus, ha come enorme pregio di riuscire a suonare anomalo e di difficile catalogazione, rendendo di conseguenza molto complicato per il sottoscritto riuscire a portare a casa questa recensione. Ma che fanno di così particolare questi Grufus? Allora, direi di partire dagli aspetti che più colpiscono al primo impatto e che caratterizzano sin da subito la proposta del quartetto, ossia il suono grasso e roboante delle due chitarre della coppia Diego Pacini / Lorenzo Bini, ed il potente drumming di Paolo Parravicini, capace di evocare un forte senso di primitiva tribalità. Continua a leggere

GIÖBIA
“Plasmatic Idol”

Che la Heavy Psych Sound abbia assunto ormai da tempo un ruolo apicale nell’ambito della musica Stoner\Psych è bello che risaputo, ma trovarsi sin da subito tra le mani un possibile candidato a disco dell’anno di questo disgraziato 2020 già al primo colpo, è robba da togliersi subito il cappello dalla testa. C’è veramente poco da fare, questo nuovo lavoro dei lombardi Giöbia è, per dirlo con le parole dei “ggiovani” veramente tanta ma tanta robba. “Plasmatic Idol” è un coloratissimo viaggio che si snoda in maniera sinuosa tra le fattanze dello Psych e Space Rock proveniente direttamente dagli anni Sessanta/Settanta, nel quale non mancano delicati spruzzi di Progressive, elettronica tedesca e momenti ai limiti della Synthwave, come avviene nell’opener “Parhelion”. Continua a leggere

GRAVESTONE
“Simphony Of Pain”

Pur essendo miei concittadini ed attivi nella prima metà degli anni novanta, non avevo mai sentito parlare di questi Gravestone. Sicuramente il fatto di essersi sciolti nel 1995, per poi essersi riformati con una diversa line-up nel 2013, ha certamente portato il loro nome vicino all’oblio e ricordati solamente da una ristretta cerchia di appassionati. Dalle poche informazioni che sono riuscito a rintracciare sul loro Facebook, i Gravestone avevano una line-up comprendente ben tre chitarristi, tra cui un giovane Andrea Cipolla che successivamente a questa esperienza formerà i Corpsefucking Art, e che la loro missione era quella di dare forma ad una personale visione del Progressive Death Metal. L’unica testimonianza di quel lontano periodo è questo “Simphony Of Pain”, uscito originariamente nel 1994 per tale label Audiostar, e successivamente ristampato anche dalla Sliptrick Records e Dark Symphonies. In occasione del venticinquennale della sua uscita, oltre ad una terza ristampa da parte della Elevate Records, è stato anche pubblicato l’EP “Symphony Of Death”, dove la nuova formazione, avente come superstiti degli anni novanta il chitarrista Marco Borrani ed il tastierista Massimiliano Buffolino, rivisita con nuovi arrangiamenti e nuova produzione due tracce provenienti da questo esordio. Continua a leggere

GLOBAL SCUM
“Odium”

Sebbene un nome come Global Scum possa far subito pensare ad un gruppo dedito al Grind-Death stile ultimi Napalm Death, la realtà è pur troppo ben distante da quanto realmente propone il polistrumentista austriaco Manuel Harlander. Infatti, bastano i primi secondi di “Feared” per comprendere la linea di tiro di questo “Odium”, nel quale oltre ad assistere ad una intro che è praticamente un plagio diretto dei Fear Factory, si capisce immediatamente che il punto di riferimento del disco sia senza alcun dubbio “Chaos A.D.” dei Sepultura, con Harlander impegnato anche a cercare di imitare la voce (dell’epoca) del buon vecchio Max. Proseguendo negli ascolti, non ci vuole poi molto per riconoscere qua e là altri richiami ben evidenti verso Machine Head, Slipknot e persino Korn, vedasi una “Back Beats” estratta direttamente da “Follow The Leader”. Continua a leggere

GORILLA
“Treecreeper”

Immaginate di avere due montagne gemelle, sulle cui cime stan suonando da una parte l’immortale Lemmy con i suoi Motörhead, e dall’altra Tony Iommi con i suoi Black Sabbath. In mezzo, invece, ci sono tre persone impegnate a costruire un solido ponte che unisca entrambe le montagne. Questa forse stupida e banale immagine può essere un buon tentativo per descrivere questo “Treecreeper”, che se non erro dovrebbe essere il quarto full-lenght in carriera per questo trio inglese chiamato Gorilla. Guidati dal vocalist e chitarrista Johnny Gorilla, i Gorilla non ne vogliono assolutamente sapere di voler essere al passo con i tempi, preferendo rimanere ancorati ai due gruppi sopracitati, puntando su un suono ruvido, ma al tempo stesso infuocato, nel quale vengono innestati massicce dosi di blues e psichedelia. Continua a leggere