INFECTED CHAOS
“Dead Aesthetics”

Gli austriaci Infected Chaos non sono proprio dei perfetti sconosciuti per la nostra webzine, ed i nostri lettori più affezionati forse si ricorderanno una mia recensione di ormai ben sei anni fa del loro interessante debutto “The Wake Of Aries”. Tale lavoro mostrava un’ottima propensione nell’inglobare il Death Metal di cui scuola svedese e rielaborarlo in una serie di brani dai quali trasparivano buona capacità tecniche unite ad una discreta personalità. Mi sono poi perso per strada il suo successore, “Killing Creator” del 2017, a cui fa seguito il qui presente “Dead Aesthetics”, uscito in autoproduzione lo scorso settembre. Tuttavia, la loro proposta non sembra essere cambiata molto dagli esordi, poiché gli Infected Chaos fanno letteralmente incetta di qualsiasi sonorità risulti uscita dalla Svezia negli anni Novanta, mostrando addirittura echi dei Dissection su “Gehenna”, ma con una tendenza a virare ben volentieri verso lidi più Thrash. Continua a leggere

INCINERATE
“Back To Reality”

Anche se questo “Back To Reality” risulta essere il secondo full-lenght dei belgi Incinerate, il trio originario di Antwerp non è proprio composto da pischelli alle prime armi, anzi, ma da quello che si trova in giro è gente in giro ormai da un bel po’ di tempo. Infatti, gli Incinerate nascono nel 2008 probabilmente come proseguimento della precedente band chiamata Rot, da cui arrivano tutti gli attuali membri del trio, e che solamente nel 2016 sono riusciti a coronare il raggiungimento del traguardo del loro primo full-lenght, intitolato “Amazon Violence”. Sono serviti quindi ben cinque anni agli Incinerate per poter dare un seguito a quel disco con l’attuale “Back To Reality”, anche se però i risultati ottenuti non mi sembrano piuttosto convincenti. Infatti, gli Incinerate sembrano voler cercare di costruire un ponte tra i Sepultura del loro periodo d’oro ed il Thrash tedesco, Kreator in particolare, ma senza nemmeno disdegnare qualche capatina anche in territori pienamente slayeriani. Un ponte certamente ben saldo sulle proprie influenze primarie, e soprattutto ben prodotto e suonato. Ma cos’è che allora non mi ha convinto? Continua a leggere

INCARCERATION
“Empiricism”

Mi scuso enormemente con voi lettori di Hypnos Webzine, ma in questi ultimi tempi mi sono dedicato davvero poco al sito, oltre che ad ascoltare le varie richieste arrivate in quest’ultimo mese. Non so il perché, ma avevo bisogno di uno stop per ricaricare le batterie, e riprendere poi con slancio per il nuovo e prossimo speciale dedicato ai Njiqahdda. Parlando di questi Incarceration, quartetto brasiliano trapiantato in Germania, confesso di aver deciso di recensirli solamente perché mi faceva simpatia per il nome. Si lo so è una motivazione sicuramente idiota, ma nulla toglie che questo breve EP di quattro pezzi intitolato “Empiricism” spacca veramente. Non conosco affatto la loro precedente discografia, piuttosto circoscritta a dir la verità, e composta da due split, un EP ed un full-length, “Catharsis” del 2016. Tuttavia, ripeto, quello mostrato in questi venti minuti scarsi è veramente spettacolare. Sapete che non sono uno che si lascia andare a superlativi molto facilmente, ma è innegabile che il suono di questi Incarceration è uno dei migliori ascoltati quest’anno, sporco ma non caotico, potente ma non compresso, permettendosi anche il lusso di infilare assoli slayeriani o piccoli passaggi melodici, senza compromettere la loro forza d’urto. Ma cosa fanno esattamente? Beh, prendete la velocità inaudita dei Marduk di “Panzer Division Marduk” ed aggiungeteci qualche passaggio più atmosferico di Black svedese, io direi più che altro Necrophobic ed ecco inquadrato più o meno il sound dei brasiliani. Venti minuti di puro massacro, ma contestualizzato in brani sensati e che non sono solo mattonate di rumore in piena faccia. Insomma, non perdete altro tempo ed andate a scovarvi questo “Empiricism”, merita davvero.

Contatti: Facebook
Etichetta: Dawnbreed Records
Anno di Pubblicazione: 2021
TRACKLIST: 01. Chthonic Pulse; 02. Psychic Totality; 03. Beneath The Chains Of Existence; 04. Chasms Of Metaflesh
Durata: 21:21 min.

Autore: KarmaKosmiK

IN TORMENTATA QUIETE
“Krononota”

C’è poco da fare, ormai ogni nuova uscita degli In Tormentata Quiete è per il sottoscritto un piccolo evento da segnarsi sul proprio calendario. La band capitanata dal tastierista Antonio Ricco è stata capace nel corso degli anni di costruirsi una forte identità musicale, che gli ha permesso di portare a terminare una evoluzione sonora che, a mio giudizio, ha davvero pochi eguali nel nostro paese. L’ultimo nato in casa, il qui recensito “Krononota”, è probabilmente l’opera più compiuta del collettivo bolognese, nonché forte candidato a disco dell’anno per il sottoscritto. Pur non essendo un lavoro che introduce elementi inediti alla loro proposta musicale, in questo “Krononota” è comunque presente un enorme lavoro di cesellatura capace di creare il palcoscenico perfetto per la rappresentazione di questa nuova opera firmata In Tormentata Quiete. Ho usato la parola opera, proprio per mettere in evidenza l’importanza che l’intreccio che le tre voci hanno all’interno del disco, ossia una vera e propria messa in scena dei testi scritti da Ricco. A questo proposito è importante anche sottolineare l’arrivo dei due nuovi cantanti che affiancano il veterano Marco Vitale, ossia Samantha Bevoni e Davide Conti, già perfettamente inseriti all’interno della band, con la prima autrice di una prova veramente straordinaria, ascoltare la stupenda “Color Daunia” per conferma. Continua a leggere

IQONDE
“Kibeho”

Dopo il particolarissimo Tribal Stoner dei Grufus, arriva dalla attivissima Grandine Records un’altra strana entità che risponde al nome di Iqonde. Questo “Kibeho” è un breve assaggio introduttivo alla particolare proposta del trio composto da Marco (batteria), Francesco (chitarra) e Diego (basso), che, in maniera simile a i loro compagni di etichetta, elaborano la loro proposta musicale su netti contrasti formati da una sezione ritmica molto geometrica, con frequenti incursioni anche in territori Math, e gli sviluppi melodici della chitarra di Francesco ad alto tasso psichedelico. Poi, sarà che per me sono una specie di ossessione, ma in alcuni frangenti più orientati verso il Post-Rock, sembrano ricordare qualcosa dei Verdena più sperimentali, periodo “Il Suicidio Del Samurai” o il meraviglioso “Requiem”, mentre nei passaggi più ritmicamente complessi, come nella traccia “22:22”, sembrano accostarsi alla lontana al progetto degli I Hate My Village, interessante progetto di Adriano Viterbini, a cui ha partecipato anche Alberto Ferrari dei Verdena, nel quale venivano esplorate ritmiche e sonorità africane. Continua a leggere