NARKO’$
“Italian History X”

Il nome Narko’$ non è affatto nuovo per la nostra webzine, dato che compare insieme al compare Vincent Vega in una intervista realizzata circa sei anni fa per l’interessante progetto degli Hate Inc. La band in questione era reduce dall’interessante “Bipolar Spectrum Disorder”, un intelligente e personale visione dell’Industrial Metal, un genere da me non troppo amato, ma che era riuscito in qualche modo a fare breccia nelle mie resistenze. In quel caso, il suo ruolo era quello di secondo chitarrista e seconda voce. Purtroppo, della band capitanata da Vincent Vega non mi sono più giunte notizie, ed a colmare questo vuoto, ci pensa lo stesso Narko’$ con il suo esordio da solista dall’inquietante titolo di “Italian History X”. Continua a leggere

NECRODEATH
“Neraka”

Tra Necrodeath e Sadist, sono stato molto più assiduo con i secondi. Sarà che li ho scoperti all’epoca di “Tribe”, rimanendone incuriosito da una recensione letta su Grindzone o Metal Hammer, e riuscendo in seguito anche ad acquistarlo insieme a “The Jester Race” degli In Flames in un megastore musicale che si trovava dalle parti di Piazza Irnerio a Roma, oggi purtroppo trasformato in una enorme parafarmacia. Ai Necrodeath arrivai qualche anno dopo in occasione della famosa ristampa del 1999 da parte della Scarlet Records dell’incredibile debutto “Into The Macabre”, e preludio al loro ritorno con l’ottimo “Mater Of All Evil”. Conoscevo ben poco di loro, sapevo che erano stati una sorta di pionieri e che Peso era parte della line-up originale, ma non essendoci niente all’epoca, eccetto qualche rivista in edicola o il classico amico\cugino più grande che ti mollava qualche dritta, c’era ben poco dove trovare informazioni affidabili. Tuttavia, il nome Necrodeath rimase tra le pieghe del mio subconscio, e quando mi capitò di trovarlo in vendita ad un qualche concerto, lo acquistai senza pensarci due volte. Può darsi che mi sbagli, ma sono quasi convinto che lo presi insieme a “Kali Yuga Bizzarre” degli Aborym, su consiglio insistente di un tipo conosciuto all’università e che incontrai quella sera. Però, se gli Aborym non mi hanno convinto più di tanto, “Into The Macabre” fu una cannonata nucleare. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Nil Vaaartului Nji”

Pur essendo un EP contenente solo due tracce, ma estremamente lunghe visto che si arriva ad una durata complessiva di oltre quaranta minuti, sono molto affezionato a questo “Nil Vaaartului Nji”. Ricordo che lo comprai insieme al precedente “Nji. Njiijn. Njiiijn.”, più che altro perché intrigato dal fatto di comprare un cd Black Metal con le palme in copertina.  Si lo so, pare una stupidata, ma a quel tempo questo era quel che pensavo. Eppure, nonostante questa motivazione bislacca, l’acquisto fu veramente azzeccato. “Nil Vaaartului Nji” mostra la band a livelli veramente elevati, capaci con due soli brani di riuscire ad evidenziare le molteplici sfaccettature della loro musica. Continua a leggere

FLASKAVSAE \ DARK PROCESSION \ DRØMMER \ LIGHT SHALL PREVAIL \ NJIQAHDDA \ LAVOME
“Faith In The Blood Of Christ”

Come per il precedente split, anche per questo “Faith In The Blood Of Christ”, compilation praticamente introvabile, ho dovuto fare affidamento all’estrema cortesia e gentilezza di Eric dei Njiqahdda, che in meno di ventiquattr’ore mi ha fornito i brani del cd in questione in versione digitale. Nel corso della ricerca di informazioni sulle band coinvolte, quasi tutte sotto contratto con la E.E.E. Recordings e di fatto molti sono progetti alternativi dello stesso Eric, sono venuto a conoscenza dell’esistenza del Christian Black Metal, un’assurda denominazione che riguarderebbe gruppi che adotterebbero il linguaggio Black Metal per veicolare messaggi cristiani. Per carità, ormai la fase trve l’ho passata da parecchio ed ognuno è libero di fare quel che gli pare e piace, ma francamente non trovo molta coerenza con il cantare inni cristiani con una voce in screaming. Insomma, fatto sta che in questa etichetta siano relegati gli stessi Njiqahdda, indizio supportato anche dal progetto dei Light Shall Prevail dello stesso Eric, presenti in questa compilation, il cui full-lenght del 2006 aveva l’esplicito titolo di “Defeat The Reign Of The Horned One Through the Light Of Christ”. Se poi vediamo il nome di questa release, ed affianco il nome dei Njiqahdda, la cosa inizia ad avere molto senso. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Nji. Njiijn. Njiiijn.”

“Nji. Njiijn. Njiiijn.” è senza alcun’ombra di dubbio il lavoro più conosciuto dei Njiqahdda. Sicuramente, la pubblicazione sotto un’etichetta di maggiore visibilità come la Pagan Flames ha avuto un peso, ma in questo lavoro si ha sin da subito la sensazione che il duo americano sia riuscito finalmente a focalizzare i propri sforzi creativi ed andare oltre il capolavoro di “Njimagickal Arts”, di cui può a ben titolo fregiarsi di suo diretto erede. Infatti, dopo averli visti recuperare in maniera decisa la propria identità Black su “Mal Esk Varii Aan” e con le tracce presenti nello split con Ancestral e Merankorii, i Njiqahdda riescono a dare una smossa decisa alla loro evoluzione fondendo in un’unica anima non solo l’ipnosi ritmica di burzumiana memoria con una ariosa psichedelia, ma aggiungendoci anche inaspettati inserti di natura vagamente Progressive e Folk. Il risultato è un suono estremamente variopinto e colorato, che riporta direttamente al verde lussureggiare di una foresta, al suono del vento fra gli alberi o all’imponenza delle montagne. Continua a leggere

ANCESTRAL \ MERANKORII \ NJIQAHDDA
“Split”

Dopo la seconda parentesi Njiijn, ritorniamo alla band madre per parlare di questo split a tre insieme ai misconosciuti Ancestral e Merankorii. Ad aprire le danze ci sono due lunghi brani del progetto americano portato avanti dal polistrumentista B. e che porta il nome di Ancestral. Su di loro non è che ci sia molto da dire, visto che la loro proposta si limita semplicemente a ripetere in maniera del tutto pedissequa il Black Metal di matrice Burzum, dove a farle da padrone ci sono le urla sguaiate del suo mastermind e la classica produzione da cantina. Non so voi, ma ricordo che in quel periodo di gruppi del genere ne giravano parecchi, e non a caso nello stesso anno produssero anche uno split con gli alfieri del Depressive Wedard, per poi scomparire nel nulla. Ben più strani e particolari risultano invece i Merankorii, anche questo un progetto solista da parte del musicista portoghese Mind Booster Noori, che in questo split album mostra una spiccata tendenza a spaziare attraverso più generi. Infatti, se “Analog Dialog” riprende il classico Dungeon Ambient in stile Isengard o Wongraven, “Summer Rain” si accosta invece più all’Ambient minimalista di “Rundtgåing Av Den Transcendentale Egenhetens Støtte” del buon Conte, sebbene privata di quel feeling oscuro ed arcano che tanto ci mandò fuori di testa da giovincelli. Continua a leggere

NJIIJN
“Tys Lysaj Ani Loparuu”

Dopo il non esaltante “Mal Esk Varii Aan”, lasciamo per un momento da parte il progetto madre e torniamo a parlare dei collaterali Njiijn con questo secondo lavoro chiamato “Tys Lysaj Ani Loparuu”. Se nel debutto “Fortu Manske Orta” si è assistito in diretta ad una terrificante “passeggiata notturna” di un qualche luogo infestato, nel quale il duo ci assaliva con input sonori di vario tipo, permettendoci così di vivere una esperienza sensoriale completa, in questa nuova pubblicazione, i Njiijn provano a (ri)percorrere nuove strade, ma che, detto in maniera molto franca, non sembrano portare molto lontano. L’opener “Njilys Vaan Iiorta” è un lungo dialogo tra deliranti feedback di chitarra e tamburi rituali, che sembrano quasi evocare una sorta di innominabile rito ancestrale. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Mal Esk Varii Aan”

Con questo “Mal Esk Varii Aan”, i Njiqahdda iniziano a immettere sul mercato discografico una incredibile quantità di materiale, che li porterà a pubblicare nell’arco di un quinquennio circa una cinquantina di pubblicazioni tra full-lenght, EP ed una manciata di split. Un numero di per sé già incredibile, ma che però non tiene conto di tutto il materiale uscito con i progetti paralleli Njiijn e Oaks Of Bethel, di cui parleremo nel prossimo speciale estivo. Insomma, una smania produttiva sintomo di una fase di grande creatività, ma che probabilmente alla lunga ha portato il duo americano a disperdere in maniera eccessiva le loro idee. Tornando a parlare del disco in questo, risulta uscito un paio di mesi dopo il precedente ed interessante “Ints | Nji | Verfatu” in una risicata versione di sole venti copie per la Njiijn Arts, e poi successivamente ristampata in cd dalla solita E.E.E. Recordings. In questo lavoro, il duo americano compie una inaspettata inversione ad u nel loro processo compositivo, andando a riproporre un suono che richiama direttamente il loro demo di debutto “Nji”. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Ints | Nji | Verfatu”

Dopo la parentesi dell’esordio dei Njiijn con l’allucinante “Fortu Manske Orta”, torniamo a parlare della band madre con questo “Ints | Nji | Verfatu”, prima uscita di un 2008 che si rivelerà molto proficuo ed intenso per il duo americano. Uscito nel febbraio di quell’anno in autoproduzione firmata Njiijn Arts, seguita puntualmente da una successiva ristampa per conto della E.E.E. Recording, questo disco vede i Njiqahdda recuperare parzialmente le loro origini Black, ma senza rinunciare a quel forte tocco psichedelico che ha caratterizzato in positivo lo stupendo “Njimajikal Arts”. Infatti, la stupenda opener “Lvistagnagsetta” può essere intesa come il corrispettivo di “Blister Within The Hive”, ma declinata in una versione più oscura, che potremmo quasi azzardare Darkwave per via di quel basso così in evidenza. Continua a leggere

NJIIJN
“Fortu Manske Orta”

Vista la situazione di totale incertezza che ci avvolge in questi giorni, ho deciso di rimettermi giù di buona lena e riprendere il mega specialone a puntate dedicato ai Njiqahdda. Tuttavia, invece di parlare subito della band madre, ho voluto iniziare dai Njiijn, il progetto collaterale nel quale verrà fatto confluire gran parte delle sonorità Dark Ambient e Noise del duo americano. Infatti, sebbene anche la band madre tornerà spesso e volentieri verso tali sonorità, li avevamo lasciati con il singolo “Nortii Maatu”, che mostrava un deciso ritorno verso sonorità più elettriche, dove chitarra e batteria acquistavano piena centralità nella costruzione dei brani. Tuttavia, questo debutto intitolato “Fortu Manske Orta”, si discosta molto dalle sonorità Ambient naturalistiche, culminate poi con la traccia capolavoro “Ancient Tongue Recital”, tratta dal secondo cd di “Njimajickal Arts”, andando invece pesantemente ad immergersi in suoni densi ed oscuri, figli del Dungeon Ambient che erano già apparsi sul primo demotape della band madre “Nji”. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Nortii Maatu”

Terminiamo questa prima parte della carriera dei Njiqahdda con il parlare del singolo “Nortii Maatu”, uscito nel novembre del 2007 in una edizione ultralimitata a soli otto esemplari. Ovviamente non sono uno dei fortunati otto acquirenti, anche perché tale traccia verrà poi ripresa come opener del celebrato “Nji. Njiijn, Njiiijn.”, che uscirà nel giugno dell’anno successivo. Onestamente, non conosco nemmeno se vi sia qualche differenza sostanziale tra le due versioni, ma considerando che tale traccia non è presente in nessuna delle varie discografie della band presente sul Bandcamp della E.E.E. Recordings, posso solo suppore che possegga una produzione più grezza e meno curata rispetto a quella del full-lenght. Tuttavia, questo singolo è utile per anticipare quello che avverrà con le uscite dell’anno successivo. Infatti, con questo “Nortii Maatu”, il duo americano si rimette in scia a quanto fatto con “Aartuu Mortaa” e “Njimajikal Arts”, ossia riallacciare le radici Black degli esordi con la vena psichedelica esplosa con il celebrato terzo disco. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Almare Dosegaas Fyaltu”

Pur essendo uscito a soli due mesi di distanza da “Njimajikal Arts”, questo “Almare Dosegaas Fyaltu” si allontana notevolmente dalla sbornia psichedelica del suo predecessore. Infatti, sin dalle prime note della title-track è possibile notare un suono totalmente dominato dalla chitarra distorta di /, oltre che delle sonorità che si avvicinano molto al Funeral Doom. Totalmente assenti sia le vocals ultrafiltrate tipiche della band, che gli strani effetti sonori che hanno caratterizzato il lavoro precedente, mentre è presente un notevole lavoro sui reverberi della distorsione della chitarra, e che permette al duo di poter sviluppare su una lunga durata la melodia portante, senza però cedere nulla a livello di tensione. Si stenta quasi a riconoscere i Njiqahdda di “Njimajikal Arts”, anche nella loro versione più legata all’Ambient, che caratterizza la successiva traccia “Nostri di Consivint Mek“, quasi venti minuti di aspri suoni metallici che sembrano ricordare la partenza di un aereoplano. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Njimajikal Arts”

“Njimajikal Arts” può essere definito senza giri di parole il primo capolavoro del duo americano ed il primo step definitivo nella costruzione del proprio personalissimo sound. Uscito inizialmente in un formato doppio tramite autoproduzione con la loro Njimajikal Arts, in un packaging che comprendeva un bastoncino d’incenso e doni naturali di vario tipo (ghiande, fiori secchi, ecc…), questo lavoro è stato poi successivamente ristampato in un paio di occasioni. Ma, parlando dell’aspetto musicale, cosa ha di particolare questo “Njimajikal Arts” rispetto ai suoi predecessori? Ebbene, in questo terza uscita discografica, i Njiqahdda riescono a trovare la quadra della loro evoluzione. I suoni si fanno più puliti e definiti, il loro retaggio Black Metal inizia a diventare un elemento di secondo piano, permettendo al duo di potersi aprire ad altre influenze esterne quali il Prog od il Folk, che insieme alla psichedelia, ora presente in dosi massicce, riescono a fondersi in un unicum decisamente innovato. Difficile riuscire a restringere questo album all’interno di un’etichetta, dal momento che sin dalla prima traccia “Blister Within The Hive”, da notare anche la curiosa scelta di usare titoli in lingua inglese, ci si trova di fronte ad un brano decisamente ricco di sfumature e nel quale si possono individuare soluzioni sonore decisamente inaspettate, soprattutto se ripensiamo alla registrazione da cantina che possedeva il precedente “Aartuu Mortaa”. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Aartuu Mortaa”

Un anno dopo il demo d’esordio “Nji”, il duo americano ritorna con un nuovo lavoro, sempre in autoproduzione, recante l’enigmatico titolo di “Aartuu Mortaa”. Solo due i brani presenti, sebbene nella successiva ristampa da parte dell’E.E.E. Recordings sarà presente anche un secondo cd contenente una monotraccia da sessanta minuti, ma che mostrano i Njiqahdda compiere un ulteriore passo verso la maturazione del proprio sound. Infatti, se nel lavoro d’esordio il duo si mostrava ancora legato con un cordone ombelicale al Burzum di “Filosofem”, adesso il duo compie un ulteriore passo verso l’unificazione tra il Black Metal, che in maniera sottile si presenta sotto forma di riffs e distorsione della chitarra di / ed il Dark Ambient. Infatti, la band punta a scarnificare e dilatare il più possibile il proprio sound, puntando su infinite ripetizioni che avvicinano la band americana al filone del Depressive, amplificando il respiro Ambient tramite i numerosi filtri applicati alla voce ed i numerosi riverberi che avvolgono la chitarra di /. Continua a leggere

NJIQAHDDA
“Nji”

Con questa recensione mi appresto ad iniziare un’opera alquanto impossibile, ossia provare a recensire tutti i lavori, compresi singoli e split, pubblicati dai Njiqahdda dal 2005 fino alla loro attuale ultima uscita, ossia l’EP “Clouds Upon Sanctuary” del 2017. Ho avuto una forte fascinazione per la band sin da quando un mio amico mi consigliò l’ascolto di “Nji. Njiijn. Njiiijn.”, bellissimo full-lenght pubblicato nel 2008, che mi frastornò totalmente con quello stranissimo mix di Black, Ambient e Psichedelia. Da quel momento, ho cercato per un paio di anni di stare anche dietro alla loro gigantesca discografia, ma poi, complici le mie scarse risorse economiche, unite alla loro eccessiva prolificità, ho dovuto abbandonarli al loro destino. Adesso, complice anche la pubblicazione di tutta la loro opera omnia su Bandcamp da parte della E.E.E. Recordings a dei prezzi tutto sommato abbordabili, ovviamente per gli mp3 ad alta qualità, ho deciso di rimboccarmi le maniche e fare un bel ordine di tutto il loro catalogo musicale, partendo da quel “Nji” da cui tutto ebbe inizio. Continua a leggere

NEMUS
“See – Mensch”

“On the bottom of the lake. Hiding in the dark. There is a creature, that was never meant to be. Once a human being, now a chimera, a fish-man, guarding the depth. A story of self hatred, agony and at some point acceptance.” Non so voi lettori, ma leggere questa introduzione e vederla associata a questa splendida copertina, mi ha fatto subito scattare un interesse irrazionale verso questo “See – Mensch”, secondo lavoro della one-man band tedesca Nemus. Questa inspiegabile spinta interna mi ha anche portato ad ascoltare il disco in questione, senza nemmeno concedermi quel minimo di riflessione interiore su come potesse poi effettivamente suonare questo progetto. Continua a leggere

NACHTLIEDER
“Lynx”

Quando ormai più di qualche anno fa mi son imbattuto in “The Female Of The Species” restandone più che piacevolmente sorpreso, il dubbio di fondo che mi era però rimasto era che l’assenza di aspettative avesse contribuito a farmelo apprezzare oltre i suoi oggettivi meriti. L’uscita di questo “Lynx” diventava quindi un vero e proprio banco di prova per testare la solidità del progetto Nachtlieder, non fosse altro, per l’appunto, per un discreto carico di attese che questa volta sì si erano venute a creare. Anticipando il giudizio finale, non posso che elogiare il lavoro fatto da Dagny Susanne che è riuscita, anche grazie all’ormai affiatato sodalizio con Martrum dietro le pelli, a limare e correggere i pochi difetti del precedente album dando vita ad un gioiellino di puro Black Metal scandinavo. Continua a leggere

NOMURA / NULLA+
“Impronte / Lacrime”

Avevo già parlato in passato dei Nulla+ e del loro debutto “Stornelli Distopici”, un album nel quale un caotico Black Metal ferale veniva ulteriormente infarcito di reminiscenze Punk ed HC. Ora il duo ritorna in scena con questo interessante split dal titolo “Impronte/Lacrime”, condiviso insieme ai baresi Nomura. Proprio a questi ultimi tocca il compito di aprire la release con la loro “Salice”, una traccia spezzata in due parti. La loro proposto musicale mi ha ricordato un misto tra i Void 00 e i miei adorati Hate & Merda, dove momenti brutali e totalmente fuori controllo, da cui fanno capolinea anche piccole sfumature derivanti dal Death Metal, vanno ad alternarsi a dei momenti più cupi e opprimenti tipici del Post-Hardcore, generando un’atmosfera totalmente funerea. Continua a leggere