NJIQAHDDA
“Grain III”

Terzo EP della serie “Grain” per i Njiqahdda, nonché ultima recensione per questo special pasquale dedicato alle uscite relative all’anno 2013 del progetto. Prima di affrontare il suo ascolto ero convinto che il duo continuasse con il format sperimentato nei due episodi precedenti. Invece, “Grain III” si differenzia sia per il numero dei brani, quattro invece che tre, e da un opener assolutamente fuori di testa come “Prairie Falcon”, ossia una movimentata strumentale fatta solamente di suoni sintetici. Un’apertura decisamente spiazzante, a cui segue la bizzarra “The Theft Of Fire”, uno strano Math-Rock pieno di cambi di tempo e trovate inaspettate. In realtà, seppur in maniera leggermente differente, “Grain III” si riallaccia allo schema dei precedenti episodi a partire della terza traccia, con la bella “The Making Of Arrows”, un lungo brano che mescola in maniera efficace le atmosfere sognanti del capolavoro “Yrg Alms” ma filtrate attraverso i suoni più compressi e nitidi simili a quelli di “Serpents In The Sky”. Come da previsione, la chiusura dell’EP è quindi affidata ad una traccia acustica decisamente particolare per i suoi arrangiamenti decisi e squadrati, ed intitolata “He’-koo-las The Sun Woman”. Con quest’ultima recensione, termina qui questo prima speciale della discografia dei Njiqahdda e affini e dedicato all’anno 2013, che verrà poi definitivamente concluso con il classico speciale agostano.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. Prairie Falcon; 02. The Theft Of Fire; 03. The Making Of Arrows; 04. He’-koo-las The Sun Woman
Durata: 21:42 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“Grain II”

“Grain II”, uscito circa tre settimane dopo il suo gemello, ne segue il medesimo schema: una traccia dai contorni vagamente psichedelici ed a bassa distorsione, poi un brano centrale dai tempi dilatati, e chiusura affidata ad una traccia acustica. L’opener “The Raven Became A Great Hunter”, non è male, e si accorda molto bene con la corrispettiva traccia iniziale di “Grain I”, “When the Badger Named the Sun”, con cui condivide lo stesso approccio compositivo. Un discorso simile può essere fatto anche per “O-wel’-lin The Rock Giant”, che punta ad un’atmosfera ipnotica e sognante attraverso ad una reiterazione continua del medesimo riff. In fin dei conti, il brano non è affatto male e crea la sua atmosfera, sebbene alla lunga risulti un po’ troppo ammorbante nella sua estrema durata. In chiusura, troviamo invece “The Ravens Became People” di sola chitarra acustica e voce pulita. / non è proprio un cantante di razza e si sente, ma riesce a portare a casa il brano, seppur non brillando in modo particolare. Tirando un minimo le somme, “Grain II” non è un EP da scartare, ma non è nemmeno particolarmente brillante. Si, i brani ci sono, ma i Njiqahdda hanno sinceramente fatto di meglio.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. The Raven Became A Great Hunter; 02. O-wel’-lin The Rock Giant; 03. The Ravens Became People
Durata: 25:15 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“Grain I”

Primo EP dedicato alla serie di tre uscite discografiche denominate “Grain”, i Njiqahdda propongono questa specie di format composto da tre brani: il primo dalle tempistiche ridotte e generalmente caratterizzato da melodie più catchy e dirette, che si contrappone al successivo che invece si dilunga ben oltre i dieci minuti e generalmente dotato di atmosfere più rilassate e psichedeliche, mentre in chiusura viene piazzata una breve traccia acustica. In questo primo episodio, risulta ottima l’opener “When the Badger Named The Sun”, che con le sue chitarre squadrate ed un occhiettino rivolto alla melodia si notare sin dal primo ascolto. Ben diversa è “Yuku”, che non fornisce un attimo di respiro con le sue chitarre quasi perennemente in tiro, come a generare una specie di ipnosi indotta nell’ascoltatore, per poi rallentare vistosamente nel finale. Un po’ ripetitiva, ma è un brano che richiama alcune cose più prettamente Black del passato. In chiusura viene invece piazzata l’acustica “Suawaka”, dotata di una piacevole melodia di base, ma francamente le clean vocals non mi sembrano proprio il massimo.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. When the Badger Named The Sun; 02. Yuku; 03. Suawaka
Durata: 25:17 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“Ho’oponopono”

Dietro lo strambo titolo di “Ho’oponopono”, in realtà il nome di una tecnica di meditazione rituale hawaiana, si cela un breve EP dedicato proprio alla ricca cultura presente in quelle isole. D’altronde non è la prima volta che il duo evidenzia un interesse verso quei territori, visto che i videoclip di “Urmae Copistrum Xaaqa Qahdda” erano stati tutti girati durante una loro vacanza in quella zona. Peccato che il brano principe qui presente non sia effettivamente granchè. La lunga “Alas, Pa-Pi’-o” è basata su tre riffs molto semplici e portata avanti per oltre dodici interminabili minuti, a cui vengono poi aggiunte le loro tipiche clean vocals, mai come in questo caso piuttosto indigeribili. Molto meglio “Uluhe”, una delicata invocazione a qualche divinità hawaiana composta di sola chitarra acustica e voci pulite. Questa volta l’utilizzo della voce è estremamente centrato, ed anche le armonie vocali riescono arricchire in maniera significativa l’estrema semplicità della composizione. Insomma, un piccolo e quasi inaspettato gioiellino acustico da parte del duo americano, che sembra quasi voler aprire un nuovo percorso su sonorità meno aspre e più lineari. 

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. Alas, Pa-Pi’-o; 02. Uluhe
Durata: 18:25 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA
“False Legends”

“False Legends” è un EP concepito per celebrare il Record Store Day ed è sostanzialmente un’antologia contenente tre brani scritti nel 2013, quindi credo derivanti dalle session di registrazione di “Serpents In The Sky”, una traccia risalente al 2007 ed un’altra al 2008, entrambe con vocals e batteria completamente riregistrate.  “Oracle” è senza alcun dubbio la migliore traccia del lotto, poiché combinando le chitarre squadrate tipico di questo periodo, e con poche note di synth messe all’occorrenza, riescono a mettere in piedi un brano dal forte taglio psichedelico, quasi fosse una specie di invocazione religiosa. Meno convincente è invece la successiva “The Reclamation Of Lost Words”, che invece ha un andamento troppo arzigogolato per poter ottenere una buona scorrevolezza nell’ascolto. Continua a leggere