OAKS OF BETHEL
“River Of Tears”

Come già scritto nell’ultima recensione dedicata agli Oaks Of Bethel, “River Of Tears” è il naturale seguito di “Lakes In The Dry Season”, il cui approccio viene ulteriormente estremizzato pur mantenendo il medesimo sound. Infatti, eccetto che per un breve passaggio dove compaiono le tipiche chitarre acustiche strimpellate dei Njiqahdda ed un finale di totale silenzio riempito giusto da qualche delicato field recordings, i ritmi sono martellanti e senza respiro, ma dal cui muro sonoro emergono semplice e ripetitive frasi sonore, credo eseguite con i synth, creando un effetto che ti manda totalmente in pappa il cervello. Ad un certo punto sono quasi convinto che si senta anche il rumore di un aereo di passaggio, il cui rimbombo si va a sommare al caos di fondo, creando un effetto di totale alienamento verso il povero ascoltatore. Insomma, “River Of Tears” è un brano totalizzante, che deve essere vissuto più che ascoltato. Con queste parole, chiudiamo temporaneamente le recensioni qui dedicate all’annata del 2013, per poi riprendere il racconto dell’anno ad Aprile, e poi chiuderlo con le tradizionali recensioni agostane. Detto questo, non mi resta che farvi i rituali auguri di buon 2022.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. River Of Tears
Durata: 39:56 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“Lakes In The Dry Season”

“Lakes In The Dry Season” si potrebbe definire quasi un punto di svolta nella discografia degli Oaks Of Bethel. Certo, lo stile è sempre il loro Black Ambient che abbiamo imparato a conoscere, oltre che ad amare o odiare a seconda dei casi, nel corso di questi anni di recensioni dedicate alla loro enorme discografia, ma in questo caso sembra che il progetto abbia finalmente trovato il proprio sound.  Infatti, il wall-of-sound che contraddistingue le loro produzioni sin dagli esordi si rende più rifinito e compatto, generando un effetto ipnotico, che verrà maggiormente esplorato nel successivo e gemello “River Of Tears”. Per il resto, nei suoi quaranta minuti di durata, abbiamo il muro di chitarre sorretto da un instancabile batteria in sottofondo, a cui si alternando sporadici passaggi in mid-tempo che danno modo all’ascoltatore di respirare un pochettino. Certo, continuo a ritenere la sua durata troppo esagerata, ma non posso nascondere di essermi approcciato all’EP in maniera decisamente positiva.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2013
TRACKLIST: 01. Lakes In The Dry Season
Durata: 38:30 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“Endless Illusion”

Uscito nell’agosto del 2012 e praticamente in contemporanea a “A Silent Inquisition”, “Endless Illusion” rappresenta l’ultima release pubblicata dal duo in quell’annata. Rispetto alla precedente release, questo nuovo EP anticipa la tendenza degli Oaks Of Bethel, ma vedremo che la medesima cosa verrà attuata sia con i Njiqahdda che con i Njiijn, di suddividere le loro lunghe suite in diverse pubblicazioni. Tuttavia, nel brano in questione, questa suddivisione si mantiene relegata al suddetto disco, ma è comunque la prima volta che avviene un qualcosa del genere da parte degli Oaks Of Bethel, che in quanto a lunghezza delle proprie opere non hanno mai scherzato. Questo EP mostra anche delle piccole novità a livello musicale, introducendo dei piccoli spunti psichedelici, quasi Post-Rock, che si alternano al classico wall-of-sound del progetto, o anche passaggi al limite della stasi che sembrano andare verso il Funeral Doom. Anche la stessa produzione viene migliorata e resa leggermente più pulita e controllata, dando possibilità di poter seguire senza troppi patemi le sue evoluzioni. Insomma, questo “Endless Illusion” non sarà il loro capolavoro, forse il migliore rimane ancora “Starfire, Chasms And Enslavement”, ma siamo comunque li. Piacevole sorpresa.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2012
TRACKLIST: 01. Endless Illusion (Part I, II & III)
Durata: 34:24 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“A Silent Inquisition”

“A Silent Inquisition” è il secondo dei tre EP monotraccia pubblicati sotto il nome Oaks Of Bethel in questa annata ed onestamente non c’è veramente molto di cui parlare. Trentatrè minuti esatti del loro solito miscuglio di low-fi Black Metal, segmenti più rallentati vicini al Doom ed un po’ di Noise buttato nella mischia. Diciamo che in questo EP si parte subito a razzo con il loro informa Black ultratirato, e tale velocità viene mantenuta per gran parte del disco, inframezzata da passaggi più lenti, che in una occasione mi hanno fatto venire in mente addirittura i My Dying Bride. Per il resto, non c’è molto altro da dire, “A Silent Inquisition” lo ascolterete una volta, per poi archiviarlo per sempre.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: EEE Recordings
Anno di Pubblicazione: 2012
TRACKLIST: 01. A Silent Inquisition
Durata: 33:00 min.

Autore: KarmaKosmiK

NJIQAHDDA / NJIIJN / FUNERAL ECLIPSE / OAKS OF BETHEL
“Departures Of The Golden Temple”

Se non ricordo male, questo split-vetrina intitolato “Departures Of The Golden Temple” e composto da quattro tra i vari progetti del duo e venne pubblicato in un periodo piuttosto problematico per la sua etichetta. Tuttavia, le cose si rimetteranno prontamente a posto, e tutto il tempo perso verrà abbondantemente recuperato l’anno successivo. A parte queste note contestuali, “Departures Of The Golden Temple” è un buon lavoro d’entrata per chi si vuole approcciare con le tonnellate di progetti fatti dal duo americano, visto che troviamo insieme Njiqahdda, Njiijn, Oaks Of Bethel e i Funeral Eclipse, che a dir la verità non ho mai avuto modo di ascoltare prima. Ad aprire le danze ci sono i Njiqahhda, che portano in dote tre tracce piuttosto complesse e che si snodano in maniera contorta tra passaggi tirati e momenti più tecnici e cervellotici, mescolando Black Metal e Death Metal senza alcun tipo di remora, ma in maniera perfettamente coerente con la trasformazione stilistica in atto nel progetto. La produzione è molto secca e pulita, ben lontano dai classici suoni low-fi del passato, ed anche i brani non sono affatto male, sebbene necessitino di diversi ascolti per essere digeriti, con “Pass Into Oblivion” che anticipa di molto le sonorità del prossimo “Serpents In The Sun”. Continua a leggere