OLNEYA
“Olneya”

Gli Olneya, a discapito dei caratteri cirillici con il quale è scritto il loro monicker, non sono una band che arriva da chissà qualche lontano e sperduto posto dell’ex-Unione Sovietica, bensì un progetto romagnolo, capitanato dal chitarrista Maurizio Morea, dedito ad uno sperimentale e strumentale Stoner Rock. Di recentissima formazione, gli Olneya iniziano la loro attività come one-man project, arrivando a pubblicare lo scorso gennaio questo debutto autoprodotto per poi allargarsi di recente fino a diventare un terzetto con l’ingresso del batterista PJ e del bassista Enry Cava. A livello musicale, gli Olneya hanno due direttive principali, ossia i Black Sabbath per la costruzione dei riff e i Kyuss per le divagazioni psichedeliche. Continua a leggere

OVO
“Creatura”

Il ritorno degli Ovo ha rappresentato per me una delle recensioni più difficili da fare. Era la prima volta che mi confrontavo con la terrificante creatura nata dalle menti di Stefania Pedretti e di Bruno Dorella, ed in effetti il duo non ha fatto il minimo sconto. La loro musica è un pozzo nero di melma ribollente per il drumming primitivo e pulsante di Dorella, che funge da base per il vero e proprio sabba infernale messo in scena dalla Pedretti. Nonostante un sound in apparenza molto minimale, gli Ovo mettono all’interno dei loro brani una ricchezza stilistica davvero impressionante. La pesantezza tipica dello Sludge, accenni e sfuriate Post-Hardcore, incubi Noise, ma anche sferzanti e maligni passaggi Black Metal, tutto questo si ritrova completamente distorto e filtrato negli incubi sonori che prendono vita in questo “Creatura”. Continua a leggere

OVNEV
“Cycle Of Survival”

Ci sono alcune cose che per giovani e vecchi risultano e risulteranno sempre irresistibili. Infatti, basta vedere una suggestiva foto di una cima innevata ed una descrizione di presentazione che reciti più o meno così “Immaginate di scalare una montagna da soli. Solo voi e la natura, la lotta per la sopravvivenza e una bellezza magistrale che vi circondano completamente” ed ecco che il gioco è bel che fatto. La nostra curiosità è quindi irrimediabilmente sedotta, e siamo pronti a buttarci a capofitto su questo debutto sulla lunga distanza, uscito sotto l’attivissima Naturmacht Productions, di questo one-man project americano chiamato Ovnev. Continua a leggere

OLD FOREST
“Dagian”

Anche se stiamo per superare la prima metà del 2016, devo ammettere che non sono ancora riuscito a trovare uscite, sia in ambito Death che Black, degne di essere ricordate negli anni a venire. In effetti, fino ad ora le cose che più mi ho apprezzato e che continuano a girare con una certa frequenza nel mio stereo, riguardano tutt’altri generi. Giusto per rinfrescarmi un poco le idee, vorrei citare tra le cose arrivate in redazione, i friulani Veuve con il loro fenomenale “Yard”, le conferme degli Hate & Merda e Atom Made Earth, a cui aggiungo desolanti viaggi lisergici fatti con i Nonsun, mentre allargando il tiro in ambito più Mainstream, le uniche cose che mi hanno destato parecchio interesse sono senza alcun dubbio i fenomenali ritorni dei Black Mountain e Blood Ceremony. Come potete vedere, siamo ben distanti dai generi che maggiormente trattiamo su questa zine e, come al solito, la domanda che mi pongo è sempre la solita, è il sottoscritto che invecchiando rivolge il proprio interesse su altre cose, o semplicemente i due generi musicali non stanno godendo di buona salute? Fortunatamente, e così chiudo questo inutile cappello introduttivo, mi sono capitati tra le mani questi Old Forest, che con il loro terzo full-lenght intitiolato “Dagian” danno una personale ma soprattutto importante declinazione dell’Atmospheric Black, genere ormai talmente in voga da risultarmi quasi indigesto a prescindere. Continua a leggere

ORVE / A MONUMENTAL BLACK STATUE / EXALTATIO DIABOLI
“A Sinister Allegiance”

Sempre attenti a quello che il panorama italiano ha da offrire, questa volta andiamo a conoscere più da vicino i progetti a nome Orve, A Monumental Black Statue ed Exaltatio Diaboli, per l’occasione fianco a fianco in uno split a tre portato avanti dalla War Command Distro. “A Sinister Allegiance”, questo il titolo scelto per questa uscita, a differenza di molti altri lavori che propongono realtà mutualmente estranee, se non a livello di suoni, quantomeno da un punto di vista puramente geografico, ha dalla sua la volontà di farci conoscere tre realtà umbre accomunate da un background Black Metal interpretato da ognuna di esse in modo abbastanza diverso. Ma andiamo con ordine e partiamo con gli Orve ed i loro sette brani posti in apertura dello spilt. Continua a leggere

OPERA IX
“Back To Sepulcro”

Tempo di celebrazioni per gli Opera IX, che con questo “Back To Sepulcro” ci propongono una rivisitazione di alcuni tra i brani più significativi del loro repertorio, con l’aggiunta di una traccia inedita, “Consacration”, che farà parte del loro prossimo full length. Questa è anche per il leader Ossian l’occasione di presentare, e saggiare su dei pezzi storici, la nuova formazione. Infatti, a distanza di ben quindici anni dal capolavoro “The Black Opera: Symphoniae Mysteriorum In Laudem Tenebrarum”, ultima release che vedeva la presenza di Cadaveria, gli Opera IX affidano nuovamente le vocal ad una giovane ed ancora sconosciuta cantante che corrisponde al nome di Abigail Dianaria, che affianca l’inossidabile Ossian alla chitarra e gli altri nuovi componenti, ossia l’esperto drummer M:A Fog, già in Black Flame e Janvs, giusto per citare solo due dei suoi gruppi attuali, il tastierista Alessandro Muscio, in arte Alexandros e con un lungo passato nei powermetaller torinesi Highlord, oltre che il bassista Scùrs. Continua a leggere

OSCULUM INFAME
“The Axis Of Blood”

Per un certo periodo, il Black Metal di scuola francese degli anni ’90 ha rappresentato quanto di meglio potessi desiderare in fatto di musica. Se in buona parte la mia attenzione era rivolta ad una schiera di band più o meno direttamente riconducibili alle Légions Noire, un posto di primo piano lo hanno comunque sempre avuto anche gli Osculum Infame, il cui demo “I’a Aem’nh S’ha-t’n” e “Dor-Nu-Fauglith”, pur distaccandosi dalla produzione grezza e cacofonica delle precedenti band, sono riusciti a stamparsi a fuoco sulla mia pelle. Vuoi per un’inevitabile evoluzione dei gusti, vuoi per il loro scioglimento, nel corso degli anni ho però finito per perdere di vista Drac e soci, ed è stato dunque con un certo stupore misto a curiosità che mi sono avvicinato a questa loro nuova release che, se si escludono i due EP “Quwm” e “Consuming The Metatron”, rispettivamente del 2010 e 2012, rappresenta la loro prima uscita da quasi quindici anni a questa parte. Continua a leggere

OLTRETOMBA
“The Death – Schieràti Con La Morte”

Nati come progetto solista di L.D. (Athanor) nel 2007, gli Oltretomba sono poi diventati una band a tutti gli effetti con l’entrata in formazione di Falco (Frentrum, Malanoctem) alla batteria e di Cochise al basso. In seguito all’abbandono di quest’ultimo verso la fine del 2012, gli Oltretomba hanno poi deciso di continuare sotto forma di duo sia in sede live che in studio. “The Death – Schieràti Con La Morte” è il primo full-lenght del gruppo ed arriva dopo una discografia composta di un paio di demo ed un singolo, uscito lo scorso anno, contenente l’anteprima di “Lustful Skin”. Continua a leggere

ORION
“On The Banks Of Rubicon”

Dopo esserci avventurati fino all’estremo oriente con il Symphonic Black Metal dei sudcoreani Dark Mirror Ov Tragedy, questa volta spostiamo la nostra attenzione sulla grande e misteriosa India con i qui recensiti Orion ed il loro EP “On The Banks Of Rubicon”. Uscito originariamente in autoproduzione, il lavoro è stato poi ristampato e distribuito dalla Trascending Obscurity India, il cui boss Kunal Choksi è estremamente attivo nella promozione di band indiane, ma non solo, visto che gruppi come Necropoli, Funest o 7 H.Target hanno ricevuto visibilità sulle nostre pagine grazie alle sue richieste di recensione. Continua a leggere

OPETH
“Pale Communion”

Con l’uscita di “Heritage” ci si trovò in quella difficile e spiazzante situazione in cui non si riesce a dare un giudizio definitivo su un album. Perché se da una parte si era alle prese con un lavoro ineccepibile dal punto di vista musicale, con una produzione cucita su misura per esaltare le atmosfere Prog settantiane costruite su virtuosismi e passaggi da brivido, dall’altra non si poteva nondimeno notare una certa mancanza di espressività, come se l’ascolto scivolasse via tranquillo senza però regalare quasi mai delle emozioni, o quantomeno non quelle che tolgono il fiato e che dovrebbero giocare un ruolo chiave nel garantire una certa longevità ad un disco. Continua a leggere

ORUN
“EP”

Promettente EP di debutto questo lavoro da parte della giovanissima band genovese che risponde al nome di Orun e che è dedita ad un Progressive Death Metal dalle marcate influenze Cynic e Death. Fondati nel 2012 dall’incontro tra il bassista Luca Giacobbe e l’ex batterista del gruppo insieme ai due chitarristi, Jacopo Zanchettin e Andrea Russano, ed il cantante Andrea Olivieri, a cui si aggiungeranno poi l’attuale drummer Filippo Garlanda e Matteo Zangrandi alla chitarra in sostituzione di Zanchettin, gli Orun, il cui nome deriva dalla scissione della parola Olorun, termine che identifica una divinità mitologica dell’Africa Occidentale, letteralmente, Dio (Olo) del Cielo (-orun), si chiudono in studio con questa formazione nell’autunno del 2013 e nel gennaio di quest’anno danno alla luce questo “EP” di tre pezzi, primo passo di una (speriamo) importante discografia. Continua a leggere

OFFENDER
“Sacrifice”

In attesa di un debutto, ecco arrivare il secondo demo dei milanesi Offender, fautori di un Thrash a tinte Black spietato e ferale come da tradizione. Coloro che sono cresciuti a pane e Artillery, giusto per citare una delle influenze dei milanesi, tra le quali possiamo aggiungere senza problemi anche Onslaught e Sodom, godranno appieno del riffing devastante e grezzo che imperversa negli undici minuti di “Sacrifice”. Continua a leggere

OPETH
“Heritage”

Ad ogni nuovo album degli Opeth il pubblico si divide, si scatenano diatribe che a fatica si sopiscono all’uscita successiva e si verifica quella “necessità” impellente di dire la propria tanto inevitabile quanto maggiore è la portata dell’evento, in questo caso l’uscita di un album che diventa uno spartiacque definitivo per il genere musicale proposto. “Heritage” segna infatti la fine (momentanea?) dell’oramai inconfondibile Opeth-style, quel perfetto connubio tra la vena Death Metal con il cantato growl di Åkerfeldt e l’apertura a momenti acustici intimistici e apparentemente più controllati, che avevano caratterizzato la storia del gruppo sin dagli esordi. Continua a leggere