OVO
“Miasma”

Dopo il fangosissimo “Creatura”, vero e proprio rito d’iniziazione personale al culto degli Ovo, a distanza di quattro anni eccomi tornare a parlare del duo composto da Stefania Pedretti e Bruno Dorella a proposito di questo nuovo “Miasma”, che già dal titolo sembra preannunciare una nuova immersione in profondi liquami sonori. L’esordio è bruciante, la violenta cantilena di “Mary Die” sembra proseguire il discorso di “Creatura”, dove tra i patterns primitivi ma dannatamente efficaci di Dorella e la chitarra sulfurea e melmosa della Pedretti, iniziamo la discesa nel personale girone infernale del duo. Tuttavia, la successiva “You Living Lie”, mostra già dei primi segnali di cambiamento con delle aperture verso sonorità leggermente più accessibili ed atmosferiche. E’ solo un piccolo accenno, visto che in “Queer Fight”, prima traccia presentata in anteprima del disco, si ritorna a sguazzare allegramente nel fango, dove, tra distorsioni massicce e vibranti feedback, si viene letteralmente travolti dalla brutalità del brano. Questa rabbia viene poi imprigionata nella successiva “Testing My Poise”, una stranissima collaborazione con la trapper (credo) svedese Gnučči, assolutamente non etichettabile, dove Ambient, Sludge e Trap conflagrano in un unicum straniante. Continua a leggere

OVNEV
“Transpiration”

Avevo già incrociato la mia strada con il prode texano West Maddox, unica mente dietro al progetto Ovnev, in occasione del suo debutto “Cycle Of Survival” uscito qualche anno fa su Naturmacht. Un esordio su cui non ero andato proprio leggero, trovandolo molto banalotto e pieno di difetti. Tuttavia, nonostante questo, decido di dargli una nuova chance provando ad ascoltare il suo terzo lavoro avente il titolo “Transpiration”, che esce a tre anni di distanza dal precedente “Incalescence”. Tuttavia, nonostante una produzione più compatta ed evoluta, la mia opinione sul progetto non riesce a cambiare di molto. Continua a leggere

OAKS OF BETHEL
“For Those Who Have Fallen”

Dopo questo lungo excursus tra Njiqahdda, Njiijn ed Oaks Of Bethel, continuo a rimanere piuttosto interdetto su quest’ultimo progetto. Anche in quest’ultima uscita del 2009, un EP monotraccia intitolata “For Those Who Have Fallen”, si assiste ad un qualcosa di totalmente indefinito. Non tanto per mancanza di idee a livello di riffs o inventiva, quanto per una scelta produttiva totalmente insensata. Non so se è un problema di riedizione in digitale, che magari è andato in contro ad un qualche errore in frase di mastering, ma anche in cuffia ad alto volume non si riesce ad ascoltare praticamente niente. Se si confronta con le altre uscite del periodo, tipo “Yrg Alms” o l’interessante EP dei Njiijn “Aartu Negri”, i Njiqahdda dimostrano di riuscire a tirar fuori produzioni di livello eccellente. Non capisco quindi il senso di pubblicare uscite discografiche di questo tipo. Non posso quindi che constatare la mia ennesima delusione sul progetto Oaks Of Bethel.

BRIEF COMMENT: “For Those Who Have Fallen” is a 25-minutes monotrack and it’s the last release of the 2009 from this project. It’s quite difficult to judge this EP, because I think that there is something wrong with digital version of this release. Even with the headphone, I can really listen to anything. Unjustifiable.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. For Those Who Have Fallen
Durata: 25:36 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“Across The Astral Macrocosm”

Penultimo lavoro dell’anno per il progetto degli Oaks Of Bethel, ed il duo americano decide di darci la botta finale dopo i segnali di miglioramento di sintesi espressi nel precedente “Starfire, Chasms And Enslavement”, proponendo una nuova monotraccia di quasi cinquanta minuti avente come titolo “Across The Astral Macrocosm”. L’inizio di questa lunghissima suite non è nemmeno malvagio, con questa chitarra riverberata e dalla debole distorsione che rimanda direttamente al progetto principale dei Njiqahdda, mentre la batteria è un battito appena percepibile, e le clean vocals adottano la tipica litania oramai marchio di fabbrica di questo progetto. Il problema è che verso il settimo minuto, la traccia si canalizza verso il tipico muro sonoro distorto, nel quale la batteria si muove praticamente per conto suo, ed il sound di chitarra si amorfizza in un enorme pastone distorto. Ipnotizzati più dal sampler delle onde del mare, che se non erro è il medesimo utilizzato anche in altri dischi del periodo, si arriva così verso fine disco, che riacquista un po’ d’interesse per via di un crescendo di dissonanze niente affatto scontato. Insomma, “Across The Astral Macrocosm” mostra qualche cosa d’interessante, ma continuo a rimanere sempre abbastanza esterrefatto da queste scelte di produzione. Grossa fatica. 

BRIEF COMMENT: Third release from the side project of Oaks Of Bethel, and this time the duo released a long monotrack of almost fifty minutes. Some parts are interesting, like the opening or the closing of the track, but the rest is the typical wall-of-sound of the band that I don’t like at all.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009 (Reissue)
TRACKLIST: 01. Across The Astral Macrocosm
Durata: 49:54 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“Starfire, Chasms And Enslavement”

Per questo terzo lavoro intitolato “Starfire, Chasms And Enslavement”, gli Oaks Of Bethel iniziano a modificare un po’ il formato della loro proposta musicale. Infatti, a parte la conclusiva “Winterscape And Frozen Lake”, i brani riescono a contenersi con la durata rimanendo intorno alla decina di minuti. Anche lo stile inizia leggermente a variare, pur mantenendosi ancorato al muro di suono mostrato nell’esordio “The Folk & The Ground”, i brani si fanno più rifiniti sia a livello di resa sonora, oltre che mostrare delle atmosfere decisamente più cupe e seriose. Inoltre, inizia finalmente a scemare quell’alone amatoriale che rendeva il debutto degli Oaks Of Bethel quasi uno scherzo. Certo, i brani non sono ancora perfetti, ma c’è comunque la voglia di riprenderlo ed ascoltarlo, e la cosa più strana è che la traccia che di più ha attirato la mia attenzione è più la lunghissima “Winterscape And Frozen Lake”, un miscuglio di Black, Doom, ed Ambient molto riuscito. Insomma, finalmente qualcosa inizia a muoversi con questo progetto, e questo “Starfire, Chasms And Enslavement” è certamente un ottimo lavoro di entrare nell’enorme discografia degli Oaks Of Bethel.

BRIEF COMMENT: This third release from Oaks Of Bethel shows a clear improvement in the evolution of the project. The tracks appear to be shorter and well-defined, reaching a peak with “Winterscape And Frozen Lake”, where Black, Doom and Ambient mix perfectly together.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. Black Sails Cast Upon Blue Seas; 02. Starfire Ash Chained Depths; 03. Acacia Fields Stretched Toward The Sky; 04. Winterscape And Frozen Lake
Durata: 53:58 min.

Autore: KarmaKosmiK

OAKS OF BETHEL
“From Midnight Sun To Burning Wheel”

A distanza di qualche mese dal deludente esordio “The Folk & The Ground”, il progetto degli Oaks Of Bethel ritorna con un altro lavoro intitolato “From Midnight Sun To Burning Wheel”. Anche in questo caso, la band punta nuovamente su due brani estremamente lunghi, dove si cerca di creare un’atmosfera arcana ed ipnotica, mescolando rumori d’ambiente come l’infrangersi dell’onde del mare ad uno strano cantato dai toni quasi liturgici, mentre chitarra e batteria si rincorrono senza continuità in sottofondo. Rispetto al debut, la qualità della produzione è certamente migliorata, sebbene alcune scelte rimangono a mio avviso ancora troppo casalinghe. Continua a leggere

OAKS OF BETHEL
“The Folk & The Ground”

Pur essendo stato dietro per diverso tempo alle uscite dei Njiqahdda, non ho mai avuto modo fino a qualche mese fa di ascoltare nulla degli Oaks Of Bethel, ennesimo progetto sempre formato dal medesimo duo, e credo connesso in qualche strana maniera alla stessa band madre. Purtroppo, questo debutto “The Folk & The Ground” è un lavoro piuttosto insulso, un maldestro tentativo di creare una specie di Drone Metal da un amorfo muro di chitarre distorte. Pur essendoci due sole lunghe tracce, non sono mai riuscito in diversi mesi di ascolto a trovarci delle sostanziali differenze, relegando questo “The Folk & The Ground” ad un impalpabile rumore di fondo. Dispiace non avere molto altro da dire, ma questo debutto è decisamente un fallimento su tutti i fronti. 

BRIEF COMMENT: Debut album of another side-project from the Njiqahdda‘s duo called Oaks Of Bethel. In this release there are only two long tracks and it represents an unsuccesfull attempt to create a Drone Metal-like atmosphere from an amorphous walls of guitar.

Contatti: Bandcamp
Etichetta: E.E.E. Recordings
Anno di Pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. The Folk & The Ground; 02. Ghosts Of Fallen Winter Oaks
Durata: 45:20 min.

Autore: KarmaKosmiK

OLD FOREST
“Black Forest Of Eternal Doom”

I miei pochi, ma spero affezionati lettori, sanno che negli ultimi tempi, a parte lo specialone natalizio sui Njiqahdda, scrivo decisamente poco di Black Metal. Ogni tanto tendo a chiedermi come mai e gli unici motivi che sono riuscito a trovare sono essenzialmente due: una scena attuale che non rientra nei miei gusti personali, a cui si abbina anche una questione di età. Prossimo alla soglia dei quarant’anni, e con vari aspetti della vita reale con cui dover fare continuamente i conti, riuscire ad immergersi nelle atmosfere di un disco Black come facevo vent’anni addietro è certamente molto più difficile. Inoltre, trovo noiosissimi i Deathspell Omega e tutto quel Black Metal colto ed iperstrutturato che pare andare tanto in voga oggigiorno, il War Metal (o Metal Of Death che dir si voglia) l’ho esplorato in lungo e largo una decina di anni fa, mentre i cloni dei Darkthrone, per quanto piacevoli e simpatici possano essere, alla lunga stancano. Tuttavia, ed ammetto che questa è già la seconda volta che succede, questi Old Forest riescono sempre a mandare a gambe all’aria tutti questi discorsi appena accennati. Continua a leggere

OREYEON
“Ode To Oblivion”

Nonostante i miei ritardi cronici nello scorrere la lista di lavori da recensire per la webzine, senza spoilerare le mie prossime recensioni, devo ammettere che questo 2019 si sta rivelando già da questo primo semestre una annata piuttosto proficua e decisamente degna di interesse. Per quello che riguarda l’oggetto di questa recensione, senza fare troppi inutili giri di parole posso dire subito che questo secondo lavoro degli Oreyeon, e prima uscita per la nostrana Heavy Psych Sounds Records, rischia seriamente di finire in cima alla mia top 5 di fine anno. Sebbene fosse segnato nella “to-do-list” da un po’ di tempo, la spinta che mi ha portato all’ascolto di questo “Ode To Oblivion” è stato il resoconto letto su un’altra webzine sulla loro recente prestazione allo Tube Cult Festival, a cui prima o poi dovrò assolutamente partecipare. Sebbene sia un lavoro da godersi e scoprire con tutta tranquillità, sin dalle prima note di “T.I.O.” è scattata subito una totale empatia verso lo stile del gruppo. Continua a leggere

OPERA IX
“The Gospel”

Dopo una pausa forzata per cause lavorative, ritorno finalmente a buttar giù inchiostro virtuale per Hypnos Webzine andando a parlare dell’atteso ritorno degli Opera IX. Fallito per qualche motivo il rapporto con la precedente vocalist Abigail Dianaria, con la quale la band piemontese aveva riregistrato diversi brani storici finiti poi nella recente raccolta “Back To Sepulcro”, l’inossidabile Ossian ha deciso di affidarsi ad una vocalist decisamente più esperta quale Moerke, qui nelle vesti di Dipsas Dianaria, per portare a compimento il settimo sigillo degli Opera IX, il qui presente “The Gospel”, ispirato quasi completamente agli scritti de “Il Vangelo Delle Streghe” dello studioso inglese Charles Godfrey Leland, il quale racconta di aver ricevuto nella Toscana del 1886, da una strega di nome Maddalena, un manoscritto contenente tutta la dottrina della stregheria italiana. In tale ambito, la scelta di Moerke si rivela decisamente vincente, dato che la musicista romana si trova assolutamente a suo agio sia nello screaming che nelle parti a voce pulita, dove più che la tecnica, era assolutamente indispensabile riuscire a creare la giusta atmosfera per poter riversare in musica quanto scritto nel tomo di Leland. Continua a leggere

OXYGEN DESTROYER
“Bestial Manifestations Of Malevolence And Death”

Prendete un Death Metal di chiara ispirazione old school, aggiungeteci qualche lieve reminiscenza Brutal e imbastardite il tutto con pesanti influenze Thrash. Sulla carta niente di troppo complicato, ma all’atto pratico questa formula spesso ha dato origine ad un pastone informe difficile da digerire, specie se supportato da delle produzioni che, con l’intento di dare un tocco rétro, finiscono invece per affossare definitivamente il tutto. Nel caso di questi Oxygen Destroyer, evidentemente dei fanatici di Godzilla, il risultato è per fortuna di segno opposto grazie a “Bestial Manifestations Of Malevolence And Death”, loro debutto sulla lunga distanza dopo una serie di demo e split, un album che, pur senza troppi picchi, veleggia costantemente con un buon passo e lascia intravvedere buoni spunti ed una certa abilità in fatto di songwriting. Continua a leggere

OUBLIETTE
“The Passage”

Sarà mai possibile mescolare l’epica feralità tipica dei Dissection con quelle gemme semi-acustiche che gli In Flames erano in grado di regalarci anni fa? A questa domanda che può sembrare tanto di un Frankenstein sonoro impossibile da conciliare, provano a rispondere gli Oubliette, un sestetto a stelle e strisce proveniente da una cittadina del Tennessee, con questo loro secondo full length intitolato “The Passage”. A chiamare in causa le due band svedesi non è il sottoscritto, bensì la stessa label, la The Artisan Era, capace di attirare la mia attenzione con la scritta in neretto “For fans of Dissection and In Flames”. Certo, scritta così la cosa potrebbe sembrare anche ridicola, però se ci pensate, l’ultimo lascito di Jon Nödtveidt, il controverso “Reinkaos”, fu un lavoro che richiamava fortemente i dettami del Melodic Death svedese. Tornando a parlare di questi Oubliette, non soltanto tentano di riportare in vita il Dissection sound, ma provano a farlo utilizzando una screamer alla voce, tale Emily Low. Una scelta sulla carta molto rischiosa, ma che in realtà si rivela piuttosto azzeccata. Continua a leggere

OLNEYA
“Olneya”

Gli Olneya, a discapito dei caratteri cirillici con il quale è scritto il loro monicker, non sono una band che arriva da chissà qualche lontano e sperduto posto dell’ex-Unione Sovietica, bensì un progetto romagnolo, capitanato dal chitarrista Maurizio Morea, dedito ad uno sperimentale e strumentale Stoner Rock. Di recentissima formazione, gli Olneya iniziano la loro attività come one-man project, arrivando a pubblicare lo scorso gennaio questo debutto autoprodotto per poi allargarsi di recente fino a diventare un terzetto con l’ingresso del batterista PJ e del bassista Enry Cava. A livello musicale, gli Olneya hanno due direttive principali, ossia i Black Sabbath per la costruzione dei riff e i Kyuss per le divagazioni psichedeliche. Continua a leggere

OVO
“Creatura”

Il ritorno degli Ovo ha rappresentato per me una delle recensioni più difficili da fare. Era la prima volta che mi confrontavo con la terrificante creatura nata dalle menti di Stefania Pedretti e di Bruno Dorella, ed in effetti il duo non ha fatto il minimo sconto. La loro musica è un pozzo nero di melma ribollente per il drumming primitivo e pulsante di Dorella, che funge da base per il vero e proprio sabba infernale messo in scena dalla Pedretti. Nonostante un sound in apparenza molto minimale, gli Ovo mettono all’interno dei loro brani una ricchezza stilistica davvero impressionante. La pesantezza tipica dello Sludge, accenni e sfuriate Post-Hardcore, incubi Noise, ma anche sferzanti e maligni passaggi Black Metal, tutto questo si ritrova completamente distorto e filtrato negli incubi sonori che prendono vita in questo “Creatura”. Continua a leggere

OVNEV
“Cycle Of Survival”

Ci sono alcune cose che per giovani e vecchi risultano e risulteranno sempre irresistibili. Infatti, basta vedere una suggestiva foto di una cima innevata ed una descrizione di presentazione che reciti più o meno così “Immaginate di scalare una montagna da soli. Solo voi e la natura, la lotta per la sopravvivenza e una bellezza magistrale che vi circondano completamente” ed ecco che il gioco è bel che fatto. La nostra curiosità è quindi irrimediabilmente sedotta, e siamo pronti a buttarci a capofitto su questo debutto sulla lunga distanza, uscito sotto l’attivissima Naturmacht Productions, di questo one-man project americano chiamato Ovnev. Continua a leggere

OLD FOREST
“Dagian”

Anche se stiamo per superare la prima metà del 2016, devo ammettere che non sono ancora riuscito a trovare uscite, sia in ambito Death che Black, degne di essere ricordate negli anni a venire. In effetti, fino ad ora le cose che più mi ho apprezzato e che continuano a girare con una certa frequenza nel mio stereo, riguardano tutt’altri generi. Giusto per rinfrescarmi un poco le idee, vorrei citare tra le cose arrivate in redazione, i friulani Veuve con il loro fenomenale “Yard”, le conferme degli Hate & Merda e Atom Made Earth, a cui aggiungo desolanti viaggi lisergici fatti con i Nonsun, mentre allargando il tiro in ambito più Mainstream, le uniche cose che mi hanno destato parecchio interesse sono senza alcun dubbio i fenomenali ritorni dei Black Mountain e Blood Ceremony. Come potete vedere, siamo ben distanti dai generi che maggiormente trattiamo su questa zine e, come al solito, la domanda che mi pongo è sempre la solita, è il sottoscritto che invecchiando rivolge il proprio interesse su altre cose, o semplicemente i due generi musicali non stanno godendo di buona salute? Fortunatamente, e così chiudo questo inutile cappello introduttivo, mi sono capitati tra le mani questi Old Forest, che con il loro terzo full-lenght intitiolato “Dagian” danno una personale ma soprattutto importante declinazione dell’Atmospheric Black, genere ormai talmente in voga da risultarmi quasi indigesto a prescindere. Continua a leggere

ORVE / A MONUMENTAL BLACK STATUE / EXALTATIO DIABOLI
“A Sinister Allegiance”

Sempre attenti a quello che il panorama italiano ha da offrire, questa volta andiamo a conoscere più da vicino i progetti a nome Orve, A Monumental Black Statue ed Exaltatio Diaboli, per l’occasione fianco a fianco in uno split a tre portato avanti dalla War Command Distro. “A Sinister Allegiance”, questo il titolo scelto per questa uscita, a differenza di molti altri lavori che propongono realtà mutualmente estranee, se non a livello di suoni, quantomeno da un punto di vista puramente geografico, ha dalla sua la volontà di farci conoscere tre realtà umbre accomunate da un background Black Metal interpretato da ognuna di esse in modo abbastanza diverso. Ma andiamo con ordine e partiamo con gli Orve ed i loro sette brani posti in apertura dello spilt. Continua a leggere

OPERA IX
“Back To Sepulcro”

Tempo di celebrazioni per gli Opera IX, che con questo “Back To Sepulcro” ci propongono una rivisitazione di alcuni tra i brani più significativi del loro repertorio, con l’aggiunta di una traccia inedita, “Consacration”, che farà parte del loro prossimo full length. Questa è anche per il leader Ossian l’occasione di presentare, e saggiare su dei pezzi storici, la nuova formazione. Infatti, a distanza di ben quindici anni dal capolavoro “The Black Opera: Symphoniae Mysteriorum In Laudem Tenebrarum”, ultima release che vedeva la presenza di Cadaveria, gli Opera IX affidano nuovamente le vocal ad una giovane ed ancora sconosciuta cantante che corrisponde al nome di Abigail Dianaria, che affianca l’inossidabile Ossian alla chitarra e gli altri nuovi componenti, ossia l’esperto drummer M:A Fog, già in Black Flame e Janvs, giusto per citare solo due dei suoi gruppi attuali, il tastierista Alessandro Muscio, in arte Alexandros e con un lungo passato nei powermetaller torinesi Highlord, oltre che il bassista Scùrs. Continua a leggere