PALLIATIVES FOR DIRTY CONSCIENCES
“Blankly”

Nato a Roma sul finire del 2015 con l’idea di creare un certo tipo di Rock spensierato basato sulla classica formazione a tre elementi, il progetto Palliatives For Dirty Consciences evolve rapidamente verso lidi più sperimentali e minimali, sconfinando senza remore verso territori più legati al Post-Rock e lo Shoegaze. Importante ai fini della strutturazione finale del suono di questo “Blankly” è anche la collaborazione con il compositore di musica elettronica Cristian Maddalena, iniziata nel 2018, che porta il trio ad incorporare all’interno delle proprie composizioni suoni e rumori naturali. Tuttavia, nonostante tutti questi anni di preparazione, resi ulteriormente complicati da questa pandemia, “Blankly” suona in maniera inaspettatamente fresca e personale, non male come risultato per un debutto che mostra certamente alcune incertezze, come il particolare e stridente utilizzo delle vocals o qualche riferimento di troppo verso maestri del Post-Rock come Mogwai e Yo La Tengo, ma in generale possiamo parlare di un debutto certamente riuscito. Continua a leggere

LIVE REPORT – PHILIP GLASS KOYAANISQATSI performed by PHILIP GLASS ENSEMBLE, ORCHESTRA e CORO dell’ACCADEMIA NAZIONALE di SANTA CECILIA and directed by MICHAEL RIESMAN
Auditorium – Parco della Musica (Roma) – 13/11/21

E’ davvero un grande piacere quello di poter riscrivere un live report dopo oltre un anno e mezzo, un piccolo passo verso una normalità che ancora fatichiamo a ritrovare. Inoltre, per il sottoscritto, non poteva esserci occasione migliore che avere l’opportunità di godere dal vivo la meravigliosa colonna sonora scritta da Philip Glass nel 1983 per l’altrettanto assurdo film di Godfrey Regio, “Koyaanisqatsi”. Ovviamente presenti la Philip Glass Ensemble, gli unici autorizzati a suonare dal vivo le musiche del maestro, e l’orchestra e coro del Santa Cecilia, diretti da Michael Riesman, che si occupò della conduzione orchestrale originale del film. La serata è stata un grande evento, non solo per aver assistito finalmente ad un evento musicale dal vivo, ma anche perché nutro per questo film un attaccamento molto personale, non solo per il film in se, di cui più avanti darò la mia personale interpretazione, ma anche per alcuni ricordi personali, ossia di quando un dodici-tredici anni fa frequentavo con costanza il cinema Azzurro Scipioni di Silvano Agosti, famoso per presentare nei suoi meravigliosi locali numerosi film d’essai. Continua a leggere

PERIPHERAL CORTEX
“God Kaiser Hell”

Dopo ben quattro anni di silenzio, tornano a far parlare di sé con il loro primo full-lenght questi Peripheral Cortex, quartetto tedesco con sede a Berlino, di cui scrissi anni fa una recensione del loro EP d’esordio “Rapture”. Un lavoro questo “God Kaiser Hell”, con cui non sono riuscito ad instaurare un feeling immediato, costringendomi poi a prendere del tempo per poterci ragionare con calma. Eppure nonostante questo mio modo di affrontare il disco, non sono ancora riuscito totalmente a farmene una opinione netta. Infatti, nel caso di questi Peripheral Cortex non è assolutamente possibile parlare male in termini di capacità strumentali, capaci come sono di inglobare nella loro proposta musicale chiaramente ispirata ai Necrophagist, anche qualche puntata al Mathcore, o meglio sarebbe dire The Dillinger Escape Plan, ma anche lambendo passaggi quasi Free-Jazz come nel caso della stranissima “Detective Noir Versus the Cult of the Imperfect Circle”. Anche le vocals del nuovo vocalist Pat fanno un eccellente lavoro, abili come sono nel toccare registri estremamente variegati. Eppure, nonostante l’inventiva che i quattro mettono all’interno di questo “God Kaiser Hell”, non riesco a togliermi l’impressione di stare ad ascoltare sempre lo stesso brano. Il fatto di puntare su tempi ultra-adrenalinici, con quella chitarra onnipresente che macina note come se fosse un tritacarne, alla lunga diventa piuttosto noiosa e prevedibile. Continua a leggere

PAGANIZER
“The Tower Of The Morbid”

Come promesso in occasione della recensione del disco solista di Rogga Johansson, eccomi qui a parlare del nuovo lavoro dei Paganizer, che con codesto “The Tower Of The Morbid” raggiungono quota l’invidiabile quota di undici full-lenght in poco di più di vent’anni di carriera. Ovviamente, dopo tutti questi anni di onorata carriera votata all’adorazione dei canoni più ortodossi ed intransigenti del Death svedese, è impossibile pensare a variazioni di sorta, ed infatti, anche in questo caso la formula risulta un viaggio totale in quel tipo di sonorità, dove le influenze portate in campo sono le medesime già citate nella recensione del precedente “Land Of The Weeping Souls”. Eppure, se andiamo ad analizzare e confrontare da vicino i due lavori, si riescono a scorgere delle palesi differenze. Continua a leggere