PERIPHERAL CORTEX
“God Kaiser Hell”

Dopo ben quattro anni di silenzio, tornano a far parlare di sé con il loro primo full-lenght questi Peripheral Cortex, quartetto tedesco con sede a Berlino, di cui scrissi anni fa una recensione del loro EP d’esordio “Rapture”. Un lavoro questo “God Kaiser Hell”, con cui non sono riuscito ad instaurare un feeling immediato, costringendomi poi a prendere del tempo per poterci ragionare con calma. Eppure nonostante questo mio modo di affrontare il disco, non sono ancora riuscito totalmente a farmene una opinione netta. Infatti, nel caso di questi Peripheral Cortex non è assolutamente possibile parlare male in termini di capacità strumentali, capaci come sono di inglobare nella loro proposta musicale chiaramente ispirata ai Necrophagist, anche qualche puntata al Mathcore, o meglio sarebbe dire The Dillinger Escape Plan, ma anche lambendo passaggi quasi Free-Jazz come nel caso della stranissima “Detective Noir Versus the Cult of the Imperfect Circle”. Anche le vocals del nuovo vocalist Pat fanno un eccellente lavoro, abili come sono nel toccare registri estremamente variegati. Eppure, nonostante l’inventiva che i quattro mettono all’interno di questo “God Kaiser Hell”, non riesco a togliermi l’impressione di stare ad ascoltare sempre lo stesso brano. Il fatto di puntare su tempi ultra-adrenalinici, con quella chitarra onnipresente che macina note come se fosse un tritacarne, alla lunga diventa piuttosto noiosa e prevedibile. Continua a leggere

PAGANIZER
“The Tower Of The Morbid”

Come promesso in occasione della recensione del disco solista di Rogga Johansson, eccomi qui a parlare del nuovo lavoro dei Paganizer, che con codesto “The Tower Of The Morbid” raggiungono quota l’invidiabile quota di undici full-lenght in poco di più di vent’anni di carriera. Ovviamente, dopo tutti questi anni di onorata carriera votata all’adorazione dei canoni più ortodossi ed intransigenti del Death svedese, è impossibile pensare a variazioni di sorta, ed infatti, anche in questo caso la formula risulta un viaggio totale in quel tipo di sonorità, dove le influenze portate in campo sono le medesime già citate nella recensione del precedente “Land Of The Weeping Souls”. Eppure, se andiamo ad analizzare e confrontare da vicino i due lavori, si riescono a scorgere delle palesi differenze. Continua a leggere