PARCO LAMBRO
“Parco Lambro”

Proporsi di suonare Jazz Rock sulla scia di gruppi storici come Area e Soft Machine e scegliersi un nome impegnativo come Parco Lambro, il parco milanese che nella metà degli anni settanta ospitò lo storico Festival del Proletariato Giovanile, può essere visto come un segno di totale arroganza o di completa fiducia nei propri mezzi. Per fortuna, l’omonimo debutto di questo quintetto bolognese è senza ombra di dubbio un capolavoro con la c maiuscola. Le loro composizioni sembrano essere uscite da un portale temporale direttamente dagli anni settanta, con schegge di Jazz Rock che si scontrano in maniera furiosa con la Psichedelia ed un acido Prog Rock che chiama in causa direttamente maestri come King Crimson o Magma. I Parco Lambro mostrano in queste loro lunghe tracce di avere grinta e personalità da vendere, per niente spaventati di voler suonare una musica così rétro, ma allo stesso tempo così viva e pulsante tra tripudi di moog e farfisa, sciabolate di chitarre elettriche e stoccate feroci di sax. Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Container 168 – Master Of All Times”

Uscito originariamente nel 2001 per conto della label veneta Andromeda Relix, “Container 168 – Master Of All Times” è il risultato di un’intensa seduta di improvvisazione avvenuta il 30 ottobre di due anni prima. Il buon Paul, qui nelle vesti di Paul Chain The Improvisor, decide di metter da parte la sua chitarra per dedicarsi esclusivamente all’organo Hammond e alle tastiere. A partecipare a queste intense session d’improvvisazione, infatti il termine container veniva usato da Paul per organizzare le sue diverse sedute di registrazione, troviamo un ristretto gruppo di musicisti, ossia il flauto etereo di Anna Auer, presente anche insieme a Paul nelle splendide session fotografie stile liberty del booklet, la precisa batteria di Danilo Gabanelli, e lo spettrale violino di Filippo Rollando, il cui suono sembra voler ricreare in diversi passaggi quello di una chitarra elettrica. Ovviamente questa particolare line-up non poteva che creare qualcosa di assolutamente diverso da quanto normalmente proposto dal maestro pesarese. Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Life & Death”

Che cosa aggiungere a “Life & Death” che non sia stato ancora detto nel corso degli anni? Pur essendo il primo LP pubblicato utilizzando solo il proprio nome, “Life & Death” viene considerato da molti come il punto più alto mai raggiunto dal chitarrista marchigiano. Non so se questo sia vero o no, per quanto mi riguarda continuo a rimanere totalmente incantato dal successivo “Violet Art Of Improvisation”, ma è davvero innegabile che in questo lavoro il buon Paul riesca a sintetizzare al meglio tutte le sue infinite influenze e ricerche musicali, pur mantenendo sempre in primo piano la forma canzone. Continua a leggere

PAUL CHAIN VIOLET THEATRE
“Detaching From Satan”

“Detaching From Satan” è il primo tassello della sterminata discografia di Paul Chain dopo la sua fuoriuscita dai mitici Death SS, nonché il punto di partenza della gloriosa label Minotauro Records, fondata dal chitarrista pesarese insieme a Marco Melzi. In questa sua nuova incarnazione, Paul mette subito in chiaro le cose, volendo cambiare completamente pagina abbandonando, come da titolo, il satanismo per l’antica filosofia della morte o magia viola, di cui e’ stato più o meno inconsciamente un fedele seguace. Le scarne note di copertina evidenziano anche come l’obiettivo del nuovo collettivo dei Violet Theatre sia quello di creare un’entità musicale libera di poter sperimentare senza porsi limiti di sorta. Continua a leggere

LIVE REPORT – PUBLIC SERVICE BROADCASTING
Monk (Roma) – 10/11/2017

A distanza di circa un anno e mezzo, torno a vedere dal vivo il trio londinese dei Public Service Broadcasting. Se il precedente concerto si era tenuto presso il centralissimo Quirinetta, in questa nuova occasione l’evento si svolge al Monk, locale di cui diversi amici e colleghi mi han sempre parlato bene. La band capitanata dall’occhialuto Willgoose e’ in tour per promuovere il loro terzo disco “Every Valley”, uscito la scorsa estate ed il primo che li vede nell’attuale formazione a tre, dato l’innesto del simpatico bassista J.F. Abraham nel corso del precedente tour di supporto a “The Race For Space”. Personalmente, questo loro ultima fatica mi ha parzialmente deluso, poiché ha visto la band orientare il proprio sound verso un Post-Rock di matrice sempre più debitrice ai Mogwai, in parte abbandonando la parte elettronica che li ha sempre contraddistinti per tentando, in maniera piuttosto fallimentare a mio modesto avviso, di esplorare nuove strade con l’introduzione di vere e proprie parti cantate. Tuttavia, nulla toglie che la band abbia comunque portato a segno diversi brani di ottimo livello quali “The Pit”, “Go To The Road” e la violenta “All Out”, ma siamo comunque lontani dai livelli mostrati con i due precedenti album. Continua a leggere

PERVERSITY
“Idolatry”

Avevo già accennato di striscio ai Perversity in occasione della recensione dei loro connazionali, nonché compagni di etichetta, Gloom, dato che il loro quinto full-lenght intitolato “Idolatry” faceva parte dello stesso promo pack. Avendo alle spalle un’esperienza più che ventennale, i nostri cinque slovacchi si dimostrano sin dalle note dell’opener “Blackmoon Offerings” piuttosto abili nel riuscire ad interpretare in maniera convincente un Death Metal di chiara derivazione americana, con particolare riferimento ad un gruppo come i Morbid Angel, ma anche Cannibal Corpse e Hate Eternal. Continua a leggere

PEREPLUT
“B Стародавние Года…”

Andando a pescare tra i dischi che mi sono arrivati tra le mani questa estate, questo esordio dei russi Переплут, che dal cirillico viene traslitterato come Pereplut, è stato una piacevole sorpresa. Di solito non amo chissà quanto il Folk Metal, dal momento che spesso la commistione tra la strumentazione classica del Metal e strumenti e melodie popolari delle zone più assurde è portata avanti in maniera alquanto povera e superficiale. Ovviamente ci sono tante eccezioni, senza tenere conto del fatto che sarei un vero e proprio stupido a non riconoscere l’influenza che il Folk ha rivestito all’interno del Metal. Comunque, tagliando corto ed evitando così discorsi noiosi che penso di aver già fatto anche in passato, i nostri arrivano dalla lontana Tomsk e sono attivi sin dal 2011, sebbene il loro esordio discografico sia avvenuto solo qualche anno dopo con l’impronunciabile EP “В Заповедных Лесах Северной Стороны”, per poi giungere ad un deal con la Stygianl Crypt Productions per la realizzazione di questo loro primo full-lenght. Continua a leggere

PAGANIZER
“Land Of Weeping Souls”

Era da qualche tempo che avevo voglia di ascoltare almeno uno dei tanti progetti nei quali è impegnato Rogga Johansson. Il biondo chitarrista svedese ha infatti all’attivo decine e decine di progetti, tra cui i Megascavenger e Johansson & Speckmann, assieme al mastermind dei Master. Dal momento che l’etichetta indiana Transcending Obscurity ci ha proposto la recensione dell’ultimo nato sotto il nome Paganizer, non mi sono fatto assolutamente scappare l’occasione. Pur non conoscendo la precedente ed estremamente nutrita discografia della band, posso immaginare che i Paganizer abbiano da sempre proposto un Death Metal svedese dai suoni e riff totalmente devoti al genere. Infatti, questo “Land Of Weeping Souls” è un concentrato di riff che mandano evidenti richiami ai maestri del genere, ossia Grave, Dismember ed Entombed. Continua a leggere

PILLORIAN
“Obsidian Arc”

Quando un gruppo si scioglie e i suoi componenti danno vita ad altre realtà, è inevitabile, magari anche soltanto a livello inconscio, far un raffronto con ciò che è stato. Nel caso dell’ex Agalloch John Haughm e della sua nuova creatura Pillorian, messa in piedi grazie all’aiuto, tra gli altri, del batterista degli Uada, tutto ciò viene ancora più naturale proprio per la presenza della sua inconfondibile voce, che giocoforza dona una ulteriore contiguità tra le due band più di quanto già non faccia la musica stessa. Con questo “Obsidian Arc” siamo quindi alle prese con un clone dei lavori di una tra le band che più ha influenzato la recente evoluzione della scena Black? Continua a leggere

PROFANAL
“Supreme Fire”

Anche se non lo avevo recensito io, il precedente album dei Profanal me li aveva fatti conoscere come una delle più interessanti realtà emergenti del nostro paese. Con “Black Chaos”, questo il titolo di quel lavoro, la band di Cecina era infatti riuscita a proporre un valido esempio di come sia possibile suonare un Death Metal di chiara derivazione svedese senza per questo essere dei meri epigoni senz’anima dei gruppi che han codificato questo genere. La curiosità e le aspettative per questa seconda fatica sulla lunga distanza del quintetto italiano sono state sicuramente ripagate da questo “Supreme Fire”, un album che riprende quanto di buono sin qui mostrato anche grazie ad un songwriting che alterna sempre più sapientemente momenti tirati e rabbiosi a parti più soffocanti e cariche di cupezza. Continua a leggere

PERIPHERAL CORTEX
“Rupture”

Pur potendomi modestamente definire un ascoltatore a 360 gradi, ho da tempo diversi problemi ad accostarmi a tutte queste band moderne che affrontano il Death Metal da punto di vista prettamente tecnico strumentale, e che vengono racchiuse nell’etichetta Technical Death Metal. Per carità, nessuno mette in discussione il loro talento, ma spesso per mettere in evidenza le proprie capacità strumentali questi gruppi finiscono con il perdere di vista l’aspetto musicale, limitandosi ad una accozzaglia di riff suonati a velocità supersonica senza capo ne coda, in grado di togliere al Death Metal la propria tendenza distruttiva. Tutto questo breve preambolo, che forse avete già ascoltato in parecchie occasioni, serve ad introdurre i Peripheral Cortex, giovane band berlinese che si affaccia nell’underground con questo breve demo intitolato “Rupture”. Continua a leggere

PSYCHO SCREAM
“Gnosis”

Sfuggenti. Questo è il primo aggettivo che mi è venuto in mente, quando ho ascoltato per la prima volta questo “Gnosis”, debutto di questo quintetto emiliano chiamato Psycho Scream. Infatti, il chitarrista Pato ed i suoi compagni riescono a produrre un lavoro che, pur non mostrando sostanziali formule innovative a livello di songwriting, mescolano talmente tanto le carte in gioco da risultare difficilmente inquadrabili in una semplice etichettatura di genere. Sebbene il grosso della loro musica derivi da una matrice Thrash Death di tipo svedese, gli Psycho Scream non rinunciano ad uno suono sporco e grezzo, che talvolta lambisce anche i confini del Black Metal, che mette in risalto una attitudine spaccona, per non dire quasi Hardcore, in netto contrasto però con delle velleità pseudo-progressive, risultanti in brani dalla struttura non proprio lineare. Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Alkahest”

Culto. Non ci sono davvero altre parole per descrivere questo lavoro di Paul Chain, che ha visto il chitarrista pesarese imbastire una inaspettata collaborazione con l’allora astro nascente del Doom inglese Lee Dorian. Lee era da sempre un grande fan sia dei Death SS che dei lavori dei Violet Theater di Paul Chain, e vista la comune grande passione per l’occulto, questa per certi versi strana alleanza non tardò ad arrivare. “Alkahest” è non solo il primo lavoro che ascoltai della discografia solista del maestro pesarese, più che altro per la presenza di Lee Dorian, ma è anche un totale e puro atto d’amore verso un genere musicale. Continua a leggere

PROLL GUNS
“Horseflesh BBQ”

Devono essere stati tirati su a pane, colt e Motörhead, questi brutti ceffi che si riuniscono sotto il nome di Proll Guns e che giungono con questo “Horseflesh BBQ” al traguardo del secondo full length, pubblicato per conto dell’etichetta tedesca NRT-Records. A guardarli bene, Evil Ed, Cra-Y-Maker e The Burner sembrerebbero a tutti gli effetti dei texani purosangue, cresciuti in mezzo a mandrie, fucili e deserto. Ma è quanto di più sbagliato, perché i Proll Guns, pur rifacendosi ad un immaginario da vecchio West, con tanto di coppia di signorine da saloon che fanno da supporto ai loro concerti, sono un terzetto originario nientemeno che dell’elegante Salisburgo. Continua a leggere

PERPETUAL MELANCHOLY
“Perpetual Melancholy”

Nati da un’idea del mastermind e chitarrista Vindsorg nel 2013, i Perpetual Melancholy si sono poi allargati fino a diventare un vero e proprio gruppo con l’arrivo di ben due membri degli Eyelessight, ovverosia Ky al basso e voce e Gris alla seconda chitarra, con il batterista Torpor a completare la line up. Il qui presente EP di debutto è stato composto nel 2014 e poi rilasciato in forma digitale nello scorso luglio e ristampato successivamente in cd dalla tedesca Winterwolf Records qualche mese dopo. Nonostante la presenza di sole tre tracce, i Perpetual Melancholy si aggirano su territori molto simili a quelli già percorsi dagli Eyelessight, ossia un Depressive Black fortemente innestato su d’un tessuto Post-Rock. Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Ash”

A due mesi di distanza dalla recensione dello stupendo “Violet Art Of Improvisation”, ritorno a parlare di Paul Chain per segnalarvi l’uscita di questa ristampa dell’EP “Ash”, anch’essa rilasciata dalla Minotauro Records lo scorso novembre. Storicamente “Ash”, pur essendo a livello di durata poco più che un EP, o meglio un 12″ nella sua versione originale, è sempre risultato un lavoro molto controverso all’intero della sua discografia solista. Collocato cronologicamente tra l’ultimo lavoro composto assieme ai Violet Theater ed il suo primo full-lenght in solitaria, il grandioso “Life & Death”, “Ash” mostra sin dal basso pulsante di Maury Lion (ex-Gunfire) nell’opener “Eternal Flame”, un ritorno a sonorità decisamente più Metal, con frequenti richiami allo Speed ma anche al Thrash. Continua a leggere

PIMEYDENTUOJA
“The Devil’s Epoch”

Devo ammettere candidamente che quando ho visto per la prima volta il logo e la foto di codesti Pimeydentuoja, che tradotto dal finlandese dovrebbe voler dire portatore di oscurità, ho subito pensato al classico gruppo devoto a Beherit, Archgoat e compagnia blasfema. Invece, il terzetto originario di Vaasa ha demolito sin da subito tale ipotesi con l’opener “By Death We Shall Conquer”, dove il wall-of-sound tipico del Death svedese dominato dalle chitarre iper-compresse di The Agony viene lievemente imbevuto con alcuni spunti più vicini al Black (“Paganlågor” o “Awakening Of The Ancient King”), al fine di creare atmosfere oscure ed arcane. La band inoltre non si fa mancare anche dei rallentamenti più tipicamente Doom (come la title-track) o assolacci alla Slayer (“By Death We Shall Conquer”). Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Violet Art Of Improvisation”

Che altro dire su Paul Chain che non sia già stato detto o scritto? Come commentare un lavoro a dir poco folle, ma allo stesso tempo monumentale e visionario, come questo “Violet Art Of Improvisation”? E’ un compito difficile, ma in qualche modo voglio provarci. Perciò ho deciso di trovare una strada partendo dalle parole che lo stesso Paul Chain ha inserito nel disco, a spiegazione del titolo, “Violet Art Of Improvisation”: “Il Viola è un colore a me caro, nasce dalla fusione del rosso e del blu (anche intesi come simbolo degli opposti) e molteplice è il suo significato”. E ancora: “L’arte…che cos’è l’arte?”. E per finire: “Questi pezzi sono completamente improvvisati. L’improvvisazione è alla base di tutto il mio stile compositivo. Io sono completamente autodidatta e vedo in essa la massima espressione musicale”. Potrebbero bastare queste parole del suo stesso autore per tentar di descrivere in maniera quanto meno esaustiva questo “Violet Art Of Improvisation”, ma in realtà l’esperienza che si vive ascoltandolo, va ben oltre il giudicare se una manciata di note suonino più o meno bene. Ed è quello che vorrei trasmettere con la mia personale descrizione delle varie tracce che lo compongono. Continua a leggere