PAUL CHAIN
“Container 168 – Master Of All Times”

Uscito originariamente nel 2001 per conto della label veneta Andromeda Relix, “Container 168 – Master Of All Times” è il risultato di un’intensa seduta di improvvisazione avvenuta il 30 ottobre di due anni prima. Il buon Paul, qui nelle vesti di Paul Chain The Improvisor, decide di metter da parte la sua chitarra per dedicarsi esclusivamente all’organo Hammond e alle tastiere. A partecipare a queste intense session d’improvvisazione, infatti il termine container veniva usato da Paul per organizzare le sue diverse sedute di registrazione, troviamo un ristretto gruppo di musicisti, ossia il flauto etereo di Anna Auer, presente anche insieme a Paul nelle splendide session fotografie stile liberty del booklet, la precisa batteria di Danilo Gabanelli, e lo spettrale violino di Filippo Rollando, il cui suono sembra voler ricreare in diversi passaggi quello di una chitarra elettrica. Ovviamente questa particolare line-up non poteva che creare qualcosa di assolutamente diverso da quanto normalmente proposto dal maestro pesarese. Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Life & Death”

Che cosa aggiungere a “Life & Death” che non sia stato ancora detto nel corso degli anni? Pur essendo il primo LP pubblicato utilizzando solo il proprio nome, “Life & Death” viene considerato da molti come il punto più alto mai raggiunto dal chitarrista marchigiano. Non so se questo sia vero o no, per quanto mi riguarda continuo a rimanere totalmente incantato dal successivo “Violet Art Of Improvisation”, ma è davvero innegabile che in questo lavoro il buon Paul riesca a sintetizzare al meglio tutte le sue infinite influenze e ricerche musicali, pur mantenendo sempre in primo piano la forma canzone. Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Alkahest”

Culto. Non ci sono davvero altre parole per descrivere questo lavoro di Paul Chain, che ha visto il chitarrista pesarese imbastire una inaspettata collaborazione con l’allora astro nascente del Doom inglese Lee Dorian. Lee era da sempre un grande fan sia dei Death SS che dei lavori dei Violet Theater di Paul Chain, e vista la comune grande passione per l’occulto, questa per certi versi strana alleanza non tardò ad arrivare. “Alkahest” è non solo il primo lavoro che ascoltai della discografia solista del maestro pesarese, più che altro per la presenza di Lee Dorian, ma è anche un totale e puro atto d’amore verso un genere musicale. Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Ash”

A due mesi di distanza dalla recensione dello stupendo “Violet Art Of Improvisation”, ritorno a parlare di Paul Chain per segnalarvi l’uscita di questa ristampa dell’EP “Ash”, anch’essa rilasciata dalla Minotauro Records lo scorso novembre. Storicamente “Ash”, pur essendo a livello di durata poco più che un EP, o meglio un 12″ nella sua versione originale, è sempre risultato un lavoro molto controverso all’intero della sua discografia solista. Collocato cronologicamente tra l’ultimo lavoro composto assieme ai Violet Theater ed il suo primo full-lenght in solitaria, il grandioso “Life & Death”, “Ash” mostra sin dal basso pulsante di Maury Lion (ex-Gunfire) nell’opener “Eternal Flame”, un ritorno a sonorità decisamente più Metal, con frequenti richiami allo Speed ma anche al Thrash. Continua a leggere

PAUL CHAIN
“Violet Art Of Improvisation”

Che altro dire su Paul Chain che non sia già stato detto o scritto? Come commentare un lavoro a dir poco folle, ma allo stesso tempo monumentale e visionario, come questo “Violet Art Of Improvisation”? E’ un compito difficile, ma in qualche modo voglio provarci. Perciò ho deciso di trovare una strada partendo dalle parole che lo stesso Paul Chain ha inserito nel disco, a spiegazione del titolo, “Violet Art Of Improvisation”: “Il Viola è un colore a me caro, nasce dalla fusione del rosso e del blu (anche intesi come simbolo degli opposti) e molteplice è il suo significato”. E ancora: “L’arte…che cos’è l’arte?”. E per finire: “Questi pezzi sono completamente improvvisati. L’improvvisazione è alla base di tutto il mio stile compositivo. Io sono completamente autodidatta e vedo in essa la massima espressione musicale”. Potrebbero bastare queste parole del suo stesso autore per tentar di descrivere in maniera quanto meno esaustiva questo “Violet Art Of Improvisation”, ma in realtà l’esperienza che si vive ascoltandolo, va ben oltre il giudicare se una manciata di note suonino più o meno bene. Ed è quello che vorrei trasmettere con la mia personale descrizione delle varie tracce che lo compongono. Continua a leggere