TIMECOP1983
“Faded Touch”

E’ da diverso tempo che mi gira in testa l’idea di inserire in maniera estemporanea qualche recensione dedicata al mondo della Synthwave, un genere a cui mi sono appassionato da qualche anno e presenza fissa durante le mie sessioni di corsa domenicali. Purtroppo, il tempo è sempre tiranno e riuscire anche solo a stare dietro alle richieste giornaliere che riceviamo, diventa sempre più difficile e complicato. Tuttavia, visto lo schifo di giornata di quest’ultimo primo maggio, ho trovato modo di scrivere questa recensione dedicata all’attesissimo come-back di Jordy Leenaerts, o più comunemente conosciuto come Timecop1983, creando l’occasione perfetta per buttare dentro il nostro archivio una prima recensione di questo genere. Non so quanti di voi bazzichino la Synthwave e generi affini, ma per me l’ascolto del suo precedente “Nightdrive” è stata una vera e propria epifania, per non dire uno di quei dischi che ti cambiano la vita. Sembra davvero esagerato, ma effettivamente dopo l’ascolto di quel disco, la Synthwave e la sua sorella malvagia Dark Synthwave, sono entrati pesantemente nella mia vita per non uscirne mai più. Il motivo credo sia da ricercare in una sorta di nostalgia verso i ricordi della mia infanzia, avvenuta nei goduriosi anni ’80 e di cui questi generi si nutriscono senza alcuna remora, seppur filtrati con occhi e tecnologie attuali. Continua a leggere

THE SCALAR PROCESS
“Coagulative Matter”

Finita questa piccola appendice dedicata ai Njiqahdda, possiamo tornare alle recensioni ordinarie, dando inizio finalmente all’anno corrente, e dopo i multiversi dei Fractal Generator, torniamo ad occuparci di Technical Death Metal attraverso il debutto assoluto di questi francesi chiamati The Scalar Process. Questo “Coagulative Matter” ci fa decisamente ben sperare, almeno dal punto di vista prettamente musicale su questo 2021, vista la sua estrema ricercatezza ed una discreta dose di originalità. Capitanati dal chitarrista Eloi Nicod, questi The Scalar Process riescono a coniugare in maniera piuttosto intelligente, la macinazione di note a tutta velocità tipica dei Necrophagist a passaggi maggiormente rilassati ed atmosferici di chiara derivazione Cynic, capaci di aggiungere un sapore quasi mistico e trascendentale alla release. Inoltre, a vantaggio della band c’è anche un vocalist veramente dotato come Mathieu Lefevre, che alza ulteriormente il livello qualitativo schierato in campo. Continua a leggere

TOBLAKAI
“Puritans Hand”

La scelta di un moniker come Toblakai, preso da una delle razze più assurde uscite dalla penna di Steven Erikson nella sua lunghissima saga dei Malazan, mi ha portato subito a ripensare agli stupendi Caladan Brood ed al loro unico lavoro “Echoes Of Battle”, incredibile copia americana dei Summoning ma totalmente immersa nei mondi e nelle storie dello scrittore canadese. Tuttavia, appena si preme play e parte questo “Puritans Hand”, si capisce fin dalle prime note quanto il campo di gioco tra le due band sia totalmente distante, dal momento che il trio austriaco in questione si propone in uno sporco e ruvido mix di Heavy e Black, vagamente contornato da un alone di epicità. Continua a leggere

THRONEUM
“Oh Death…Oh Death…Determinate, Preach and Lead Us Astray…”

Dopo la scorpacciata agostana di Njiqahdda e soci, ritorno dopo un breve periodo di (falso) riposo ad occuparmi delle uscite presenti, andando a parlare di un gruppo con il quale entrai in fissa una quindicina di anni fa, ossia i deathster polacchi Throneum. Autori di una discografia sterminata, al quale provai a stare dietro per un po’ tempo, e di cui consiglio vivamente l’ascolto dei primi due full-lenght, “Old Death’s Lair” del 2001 e “Mutiny Of Death” del 2014, i Throneum suonano quello che un vecchio conoscente definiva scherzosamente Death Metal pane e salame, ossia un Death sporco e lineare, e con un’attitudine non molto distante dal Black Metal. O meglio, questo è quello che ricordavo, dato che l’ultima loro uscita che ho acquistato risale a “Deathcult Conspiracy” del 2009. Ora, mi ritrovo in questo 2020 funestato da questa maledetta pandemia, con questo loro nuovo lavoro dal pomposissimo titolo “Oh Death…Oh Death…Determinate, Preach and Lead Us Astray…” e sembra veramente di ascoltare un’altra band. Continua a leggere

THE VASTO
“In Darkness”

Da un nome come The Vasto, francamente mi sarei aspettato un lavoro carico di cieca violenza sonora, magari privo di compromessi e scevro da qualsivoglia compromesso sonoro. Invece, il quartetto ferrarese prova a stupire l’ascoltatore con un sound che si pone esattamente a cavallo tra un Groove Metal molto lineare in riff e songwriting, tipo Sepultura o qualcosa dei Machine Head, ed un Post-HC ricco in feedback ed acide dissonanze. “In Darkness” si rivela essere sin dai primi ascolti un disco molto omogeneo, dove le otto tracce presenti mostrano tutte il medesimo stile compositivo. Se da un lato questo può effettivamente essere un punto di forza per la band, dall’altra non posso nascondere che spesso c’è una certa ripetitività di fondo che sfocia in noia. Continua a leggere