UNALEI
“Galatea”

Arrivato alle mie orecchie solo quest’estate, sebbene la sua pubblicazione risalga dicembre 2020, non potevo assolutamente esimermi dallo scrivere qualcosa su questo “Galatea”, secondo full-lenght del polistrumentista Federico Sanna con il suo progetto Unalei. Frutto di un lavoro di composizione e produzione durato ben quattro anni, “Galatea” segna un profondo punto di rottura con il proprio passato musicale, per gettarsi a capofitto e senza reti di protezione verso un suono che affonda le proprie radici nelle tradizioni popolari del Sud Italia, ed in particolare del Salento (“Anarada” e “Gloria”), relegando il Metal e le sue distorsioni giusto ad alcuni interventi di contorno. Eppure, nonostante questo incredibile cambio di direzione, l’influenza dei Novembre continua ad essere presente, seppur labile e mai perfettamente inquadrabile, ma è comunque innegabile che le calde atmosfere che si sprigionano da questo “Galatea” abbiano dei chiari rimandi ai quei capolavori che rispondono al nome di “Novembrine Waltz” e “Materia”. Continua a leggere

UNDERTAKERS
“Dictatorial Democracy”

È davvero un piacere per il sottoscritto vedere tornare sulle scene un monumento al Grind Death nazionale come gli Undertakers. Presenti sulle scene sin dai primi anni Novanta, la band del buon Enrico Giannone è sempre stata considerata come uno dei padri nobili per un certo tipo di sonorità qui in Italia, e non si può non essere contenti nel rivederli di nuovo in pista, e da quei pochi inediti presenti in questo nuovo lavoro, anche in una forma che ben da presagire per il futuro. Infatti, questo nuovo lavoro dal brutale, ma attualissimo titolo di “Dictatorial Democracy”, è una breve raccolta dove vengono radunati tre nuovi inediti, un paio di cover ed una selezione di alcune tracce proveniente dai tre full-lenght pubblicati dalla band. Nulla di particolarmente imprescindibile per coloro che seguono fedelmente la band dai loro esordi, ma i tre inediti qui presentati spaccano alla grande, nel quale il riffing di scuola Napalm Death di Stefano Casanico si mostra in gran spolvero, mentre le vocals di Enrico bastonano forte come sempre. Continua a leggere

ULVESANG
“The Hunt”

Anche se non si tratta certo di uno tra i generi che ascolto più frequentemente, devo ammettere che chissà per qualche motivo ho sempre un occhio di riguardo verso le richieste Neofolk che ci arrivano, nonostante finisca per recensirle di rado perché il più delle volte l’impressione è quella di trovarmi di fronte a dei musicisti, magari anche talentosi, ma che non riescono a trasmettermi altra sensazione che non sia quella del già sentito. Nel caso degli Ulvesang, un duo canadese formato da Alex Boyd e Ana Dujakovic, il monicker molto “nordico” ed inflazionato non sembrava lasciare spazio a molta personalità, come poi è invece emerso dai solchi di questo loro secondo album intitolato “The Hunt”. Continua a leggere

UADA
“Cult Of A Dying Sun”

Dopo aver sentito con colpevole ritardo “Devoid Of Light”, uno dei migliori debutti degli ultimi anni giunto come un fulmine a ciel sereno riscuotendo consensi pressoché unanimi, attendevo l’uscita di questo nuovo lavoro a firma Uada con una certa impazienza e con un bel carico di aspettative. Il fatto che questa recensione arrivi quasi un mese dopo la pubblicazione di “Cult Of A Dying Sun” è solo in minima parte imputabile ai “tempi tecnici” di scrittura, a maggior ragione dal momento che mi ero preso un po’ di tempo per occuparmene subito, anzi devo candidamente ammettere che si è trattato piuttosto di una mia difficoltà ad entrare subito in sintonia con esso. Intendiamoci, anche questo secondo full length degli Uada veleggia su standard decisamente ben al di sopra della media ma rispetto all’esordio è meno immediato e, a conti fatti, la title track pubblicata in anteprima aveva finito per sembrarmi un buon esercizio di stile ma niente di più. Continua a leggere

LIVE REPORT – ULVER
Teatro Quirinetta (Roma) – 23/11/2017

Pur avendo apprezzato parecchio la famosa svolta elettronica di “Perdition City”, è ormai un po’ di tempo che ho smesso di seguire gli Ulver. L’ultimo loro lavoro che ascoltai fu “War Of The Roses”, e ricordo solo tanta noia. Poi, tra una cosa e l’altra, le varie uscite che si sono susseguite negli anni sono praticamente passate senza che me ne accorgessi. C’è voluto questo inatteso concerto al centralissimo Quirinetta per riappacificarmi con Garm e soci, e la cosa assurda è che il recente “The Assassination Of Julius Caesar” è davvero un signor disco. Per una volta, gli Ulver decidono di prendersi una pausa dalla ricerca spasmodica del nuovo a tutti i costi e decidono di guardare indietro alla gloriosa New Wave degli anni ’80, buttandosi a capofitto in una specie di Dark Pop che ha portato a dei risultati assolutamente inaspettati. Continua a leggere