CRYPTOPSY
“Cryptopsy”

Dalle stelle alle stalle. Non c’è frase più adatta per descrivere la carriera discografia della band che più di tutti ha rivoluzionato il modo di suonare Death Metal negli ultimi dieci anni. La mitica doppietta “None So Vile” ed il successivo “Whisper Supremacy” hanno imposto ed innalzato un nuovo standard tecnico per il genere. Una tremenda accoppiata fatta di violenza sonora ed un iper-tecnicismo fino a ieri impensabili (l’attacco di “Crown Of Horns” è ancora causa di infarti fra molti ascoltatori attempati), comandati dal drumming impossibile di quella piovra umana che corrisponde a Flo Mournier, avevano portato pesantemente alla ribalta il nome Cryptopsy. Purtroppo, passati questi picchi creativi, iniziavano a venir fuori le prime crepe con il discreto “…And There You’ll Beg”, che vedeva l’ingresso del nuovo chitarrista Alex Auburn, per poi franare pesantemente con l’opaco e poco inspirato “Once Was Not”, primo lavoro senza lo storico chitarrista Jon Levasseur, che mostrava un redivivo Lord Word alle prese con una pessima prova vocale. Ma il peggio doveva ancora arrivare…Infatti, il colpo di grazia finale al nome Cryptopsy è arrivato nel 2008 con quell’aborto musicale che risponde al nome di “The Unspoken King”, un pallido tentativo di agganciarsi alla corrente modaiola del Deathcore, ma anche di rendere più appettibile il proprio sound a più vaste platee tramite l’utilizzo di chorus più fruibili e clean vocals. Il risultato finale di questo insulso tentativo è stato lo sfascio totale della band che, ricoperta dagli insulti di mezzo pianeta, è rimasta nell’oblio fino allo scorso anno, quando a sorpresa venne annunciato il rientro di Levasseur al posto del defezionario Auburn e l’inizio delle registrazioni di un nuovo album. Confermati il vocalist Matt McGachy (dotato di uno screaming non indifferente) ed il fedele scudiero Christian Donalson alla seconda chitarra, la band ha dovuto invece fare i conti con l’inaspettato addio del fedele bassista Eric Laglois, sostituito con l’altrettanto ottimo Olivierd Pinard dei Neuraxis. Il risultato di questa nuova line-up è il qui recensito “Cryptopsy”, settimo full-lenght per la band canadese, che, nota importante da sottolineare, risulta essere totalmente autoprodotto. Una scelta decisamente inaspettata per un nome di fama internazionale quale quello dei Cryptopsy, che potrebbe essere interpretato (nelle migliori intenzioni) come segnale di umiltà dopo gli sfacelli compiuti negli ultimi anni.

In effetti, questo nuovo lavoro riparte proprio da “…And Then You’ll Beg”, infatti, chi di voi non sente echi di “Shroud” nell’opener “Two-Pound Torch”, soprattutto nel riff melodico portante? Si continua sulla stessa scia con la successiva “Shag Harbour’s Visitors”, mentre echi di Jazz e Fusion fuoriescono dall’intricatissima ma ottimamente riuscita “Red-Skinned Scapegoat”, track che più di tutte mette in mostra i Cryptopsy del 2012. “Damned Draft Dodgers” ricalca fedelmente il tecnicismo esasperato di “Whisper Supremacy”, ma risultando più manieristico e più prevedibile, mentre la successiva “Amputated Enigma”, pur possedendo un testo interessante, con il suo strano mid-tempos sempre pronto ad accelerate improvvise non riesce ad andare a segno, risultando alla fine piuttosto noiosa. Un pochino meglio è “The Golden Square Mile”, con il bassista Pinard in bella evidenza, sebbene nulla da far gridare al miracolo; “Ominous” storia di un uomo accusato dell’omicido della moglie deceduta durante il loro viaggio di nozze è un puro esercizio di ritmica, mentre convince pienamente la conclusiva “Cleansing The Hosts”. In questo brano, la band canadese mette da parte temporaneamente la ricerca del riff intricato a tutti i costi, in favore di una brutalità più diretta, condita anche con un buon groove, figlia del poco considerato debut “Blasphemy Made Flesh“.

Pur essendo pienamente sulla sufficienza, soprattutto se consideriamo l’ignobile “The Unspoken King”, ammetto tranquillamente di non essere soddisfatto di questo “Cryptopsy”. Mi aspettavo molto di più dal ritorno di un fuoriclasse come Levasseur, ma forse, anche considerando il fatto che questo disco è autoprodotto dalla band, i Cryptopsy avranno lasciato il meglio per il prossimo futuro, limitandosi con questo come-back a rimettere a posto le cose con i fans, dopo gli insulti presi con il precedente album. Infatti, a suffragio di questa mia teoria, c’è che la band si limita a svolgere senza troppi sussulti il compitino di comporre una mezzoretta di musica scarsa nel loro stile iper-tecnico, senza mai allontanarsi dal proprio seminato. Unica eccezione è la già citata “Red-Skinned Scapegoat”, dove i canadesi accennano a qualche interessante incursione nella Jazz-Fusion. Insomma, questo self-titled album è l’inizio di una lenta risalita per la band capitanata da Flo Mournier. Non ci resta quindi che rispolverare “None So Vile” in attesa delle loro prossime mosse, sperando che in nostri valorosi riescano a riconquistare nuovamente l’alte vette del Death Metal.

BRIEF COMMENT: “Cryptopsy” is the long waited come back from the Canadian band, leaded by the incredible drumming of Flo Mournier. After the great mess of the previous “The Unspoken King”, the band returns to the well-known patterns of the Technical Death Metal already ran in “Whisper Supremacy” or “…And Then You’ll Beg”; to be noted is the come-back of the founding guitarist Jon Levausseur, showing a bunch of discrete but foreseeable tracks. The only variations to this canvas are “Red-Skinned Scapegoat”, in which the band manages to incorporate to their sound some Fusion elements, and the closing “Cleansing the Hosts “, which brings back to the brutality of their first album.

Etichetta: Autoprodotto
Anno di Pubblicazione: 2012
TRACKLIST: 01. Two-Pound Torch; 02. Shag Harbour’s Visitors; 03. Red-Skinned Scapegoat; 04. Damned Draft Dodgers; 05. Amputated Enigma; 06. The Golden Square Mile; 07. Ominous; 08. Cleansing The Hosts
Durata: 34:53 min.

Autore: KarmaKosmiK

1 pensiero su “CRYPTOPSY
“Cryptopsy”

  1. Parafrasando una riflessione che mi è capitato di sentire, i Cryptopsy con questo nuovo album cercano di rifarsi una verginità ormai persa per sempre, come una ex che vi pianta e poi pretende di rimettersi con voi come se nulla fosse accaduto. Potrete continuare a volerle bene e magari anche perdonarla, ma niente sarà più come prima e un bel vaffanculo non glielo toglie nessuno.

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