DARKESTRAH
“The Great Silk Road”

Se emergere in un panorama musicale sempre più affollato provenendo dal Kirghizistan non deve essere stato affatto semplice, riuscire a confermarsi su alti livelli non era sicuramente un’impresa così scontata, soprattutto avendo alle spalle dei lavori che erano riusciti a catturare l’attenzione anche grazie all’uso di sonorità “atipiche” come quelle della loro terra, che avrebbero però potuto perdere da un momento all’altro gran parte del loro fascino, scadendo nell’autocitazione più becera, se non fossero state opportunamente sorrette da un songwriting capace di rinnovare i propri schemi compositivi. Per tutte queste ragioni, a cui va aggiunta quella più prosaica che li vede come uno dei miei gruppi preferiti, il nuovo album dei Darkestrah era una di quelle uscite che attendevo con più aspettative ed impazienza, visti anche i numerosi ritardi subiti in sede di pubblicazione.

Se i precedenti lavori avevano mostrato una formula vincente, al netto del poco ispirato e convincente “Embrace Of Memory” che pure si distaccava dal loro tipico trademark, la quarta fatica dei Kirghisi poteva rappresentare se non un punto di svolta nella loro discografia, quantomeno un interessante banco di prova per testare la tenuta compositiva della band. Ogni dubbio e perplessità viene fugato fin da subito dall’iniziale “The Silk Road”, un pezzo dai contorni impetuosi ma allo stesso tempo ricchi di pathos, che riprende le sonorità di “Epos” (si sentano le aperture melodiche dei violini) ed introduce nel migliore dei modi nel nuovo concept album creato dai Darkestrah. “The Great Silk Road”, com’è facilmente intuibile dal titolo stesso, mette infatti in musica i viaggi dei carovanieri lungo la “Via Della Seta”, attraverso paesaggi e terre lontane e cariche di suggestioni misteriose e affascinanti, efficacemente evocate dal sapiente e mai invadente uso di strumenti tradizionali. Il viaggio continua poi con le intense e ammalianti “Inner Voice” e “Cult Tengri”, che con le loro melodie orientaleggianti cesellate su un riffing tipicamente Black Metal conducono fino alla maestosa ed epica “Kara-Oy”, una cavalcata di quasi venti minuti che costituisce il fulcro del lavoro, riassumendo in sé tutte le anime e gli umori delle precedenti tracce grazie alle sue sonorità ora arcane e suadenti ora più violente e dirette. Gli ultimi passi di questo lungo e affascinante viaggio sono infine affidati all’outro strumentale “The Last Step”, che ci accompagna alla meta lasciandoci giusto il tempo di assaporare gli ultimi scampoli di un’avventura che sentiremo presto il bisogno di intraprendere nuovamente.

BRIEF COMMENT: Even though the surprise effect of an album such as “Sary Oy” is vanished, with “The Great Silk Road”, their fourth full-length, Darkestrah show once again an inexhaustable inspiration, creating an intriguing concept album in which classical Black Metal riffs and sounds of their homeland are wonderfully mixed.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Paragon Records
Anno di pubblicazione: 2008
TRACKLIST: 01. The Silk Road; 02. Inner Voice; 03. Cult Tengri; 04. Kara-Oy; 05. The Last Step
Durata: 54:33 min.

Autore: Iconoclasta

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