DARKESTRAH
“Turan”

Inutile negarlo, i Darkestrah sono uno di quei gruppi che seguo sempre con un occhio di riguardo e che, sino ad ora, non ha mai tradito le mie aspettative. Certo, ad ogni nuova uscita ho sempre un briciolo di timore che la loro vena compositiva possa avere una fisiologica flessione ma, tutto sommato, la loro formula ormai collaudata, pur passata la sbornia dell’effetto sorpresa, sembra reggere bene il passar degli anni. Questa volta però la situazione si presentava più spinosa, perché i kirghizi dovevano far fronte all’abbandono di Kriegtalith, la storica vocalist e vera anima del gruppo assieme al batterista Asbath, sostituita per l’occasione dal per me sconosciuto Merkith. Se a questo aggiungete la curiosità di vedere se i nostri avessero ancor più accentuato la componente epica comparsa prepotentemente nel precedente “Manas”, allora capite bene che questo “Turan” aveva tutte le carte in regola per essere un netto punto di rottura rispetto al loro passato. Basta però già il primo ascolto per fugare ogni dubbio sulla bontà di questo loro sesto lavoro sulla lunga distanza e su eventuali stravolgimenti del loro modus operandi, perché i Darkestrah tornano a deliziarci con il loro inconfondibile suono, un vero e proprio marchio di fabbrica che li rende sempre ben riconoscibili ma mai melensi e ripetitivi. Detto che il nuovo cantante riesce ad integrarsi abbastanza bene negli schemi della band non facendo rimpiangere troppo Kriegtalith, i nuovi brani proposti ci mostrano dei Darkestrah un po’ meno “sperimentatori” rispetto al recente passato, si veda ad esempio il ritorno ai testi in inglese, con un album che idealmente potrebbe collocarsi benissimo a metà strada tra “The Great Silk Road” e “Manas”. In termini di fruibilità, tutto questo si traduce in un lavoro più diretto e facilmente assimilabile rispetto a “Manas”, che richiedeva vari ascolti prima di mostrare tutte le sue potenzialità. D’altra parte “Turan”, come “The Great Silk Road” o, prima ancora, “Epos”, vive sul riuscito e ben noto connubio tra l’immediatezza e la furia del Black Metal e la placida maestosità delle splendide atmosfere intessute dalle tastiere e dagli strumenti tradizionali kirghizi, mai invadenti ma sempre più un punto fermo nelle produzioni dei nostri. Insomma, inutile perdere altro tempo e andare a fare un’analisi track by track troppo dettagliata (per la fredda cronaca, a mio avviso il meglio arriva con “Conversions Of The Seer” e “Gleaming Madness”), i Darkestrah hanno rilasciato ne più ne meno quello a cui ci hanno così bene abituato, un album che non farà cambiare idea ai loro detrattori ma che non potrà che trovare il favore di tutti quelli che, come me, li adorano e non si stancherebbero mai di ascoltare le loro trasognanti melodie.

BRIEF COMMENT: After having faced the split with Kriegtalith, Darkestrah are back again with “Turan”, their sixth full length. Even though this departure could have been a crucial turning point for their music, the band has released an album that can somehow be seen as a blend of “The Great Silk Road” and “Manas”, being more direct than the last one but still having its epic atmospheres. So, a must have for every fans and for everyone who is looking for a mesmerizing Black Metal album.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Osmose Productions
Anno di pubblicazione: 2016
TRACKLIST: 01. One With The Grey Spirit; 02. Erlik-Khan; 03. Conversions Of The Seer; 04. Gleaming Madness; 05. Bird of Prey; 06. The Hidden Light
Durata: 52:24 min.

Autore: Iconoclasta

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