DARKTHRONE
“Goatlord”

La travagliata storia di “Goatlord” è ormai cosa nota e ne faccio cenno solo per motivi di completezza. Quello che inizialmente doveva essere il successore di “Soulside Journey”, fu registrato nel 1991 mentre le vocal di Nocturno Culto vennero aggiunte tre anni più tardi e l’album uscì finalmente nel 1996.

Come si può ben capire dall’opener “Rex”, “Goatlord” rappresenta il momento precedente alla decisa virata verso il Black Metal dopo il Death degli esordi. Nella discografia dei Darkthrone, “Goatlord” è stato, sin dai tempi dell’uscita, un album avvolto quasi da un alone mistico sia per le sue vicissitudini, sia per la partecipazione di Satyr e soprattutto per la sua proposta spiazzante se pensiamo che, all’epoca, succedette a “Total Death”. Per quanto riguarda la produzione, siamo nel caos più totale: una lode al lo-fi più marcio e, passatemi il termine, “trasandato”, tanto che il sound di “A Blaze In The Northern Sky” o “Total Death” sembra quasi “pulito”. La musica sembra fuoriuscire da qualche antro profondo e tetro come un’ondata soffocante di zolfo: è questo l’effetto che producono le chitarre graffianti come motoseghe, striscianti e dissonanti. A conferire un’atmosfera ancor più lugubre e sabbatica ci pensano poi le vocal “apparentemente” femminili di “Sadomasochistic Rites” (le quali, si scoprirà in seguito, furono opera del falsetto di Fenriz) e un sound a tratti indistinto e saturo che contribuisce ad acuire le sensazioni agghiaccianti e morbose che imperversano nelle dodici tracce. “Black Daimon” è un tripudio di delirio e putrescenza grazie a pattern spettrali e mesti; “Green Cave Float” è dominata da sfuriate travolgenti alle quali si alternano intermezzi malinconici e plumbei. Le sonorità sono volutamente spigolose e grezze, con le chitarre che si lanciano in melodie opprimenti e sinistre: questo vale sia per “In His Lovely Kingdom”, tra i momenti più interessanti di “Goatlord” grazie alla sua aura conturbante e malefica e alle dinamiche convulse, che per “(The) Grimness Of Which Shepherds Mourn”, tagliente e diabolica.

In definitiva, “Goatlord” è un album di transizione e questo sapore di “work in progress” si fa sentire in alcuni cali di tensione che emergono dopo svariati ascolti. Nonostante ciò, questo lavoro, con i suoi pregi e i suoi difetti, si conferma come un particolare ed interessante ibrido di Black e Death Metal, un momento quasi sperimentale in cui i due generi sono totalmente amalgamati (non sempre in modo ispirato) in un indissolubile grumo di odio e lerciume.

BRIEF COMMENT: Composed in 1990-1991 and released only in 1996, “Goatlord” is a particular and not fully inspired hybrid of Black and Death Metal marked by a lo-fi production, ghoulish atmospheres and excoriating guitar.

Etichetta: Moonfog Productions
Anno di pubblicazione: 1996
TRACKLIST: 01. Rex; 02. Pure Demoniac Blessing; 03. (The) Grimness Of Which Shepherds Mourn; 04. Sadomasochistic Rites; 05. As Desertshadows; 06. In His Lovely Kingdom; 07. Black Daimon; 08. Toward(s) the Thornfields; 09. (Birth of Evil) Virgin Sin; 10. Green Cave Float
Durata: 37:50 min.

Autore: Nivehlein

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.