DARKTHRONE
“Panzerfaust”

Ritengo che sia davvero impossibile riuscire a dare una valutazione oggettiva ai quattro capolavori del cosidetto “periodo d’oro” dei Darkthrone. L’intrinseca qualità e la personalità di ogni singolo disco è talmente elevata e forte da dover lasciare al gusto soggettivo di ognuno la scelta del proprio preferito. Nel mio caso, ovviamente, tale scelta si è riversata senza alcun dubbio su “Panzerfaust”. Non ho una motivazione razionale a tale decisione, dal momento che “Panzerfaust” rappresenta un po’ la chiusura del cerchio del fantastico ed irripetibile quadriennio 1992-1995, dove la band riassume un po’ tutto quello a cui è arrivata nel giro di pochi anni. Infatti, già dalla stupenda ed iniziale “En Vind Av Sorg”, dotata di un main riff molto simile a “Transilvanian Hunger”, e quindi da considerare come una sorte di ponte di raccordo con il precedente lavoro, si preannuncia già la volonta di Fenriz e soci di iniziare a guardarsi indietro, forse già consci di aver raggiunto la vetta massima del Black Metal e preparare la svolta sonora del controverso “Ravishing Grimness”. Ma questa è un’altra storia…

Ritornando in tema su “Panzerfaust”, ascoltando i suoi brani non si può non accorgersi proprio di questo tentativo della band di volersi guardarsi indietro. A partire dalla già citata “En Vind Av Sorg”, dotata di una interpretazione vocale superlativa di Nocturno Culto, a cui è accoppiata l’altra traccia veloce dell’album “Hans Sister Vinter”, si ha il distillato più puro del contributo al Black Metal dato dal duo norvegese nel corso di quegli anni. A queste due tracce si aggiunge poi l’omaggio ai Celtic Frost, “The Triumphant Gleam”, a cui manca solo il tipico “Uh!” di Tom G. Warrior, ed inframezzati, i due fangosissimi mid-tempo di “The Hordes Of Nebulah” e “Beholding The Throne Of Night”. Ovviamente, poi c’è “Quintessence”, IL brano di “Panzerfaust”, ma non solo. Si potrebbero sprecare gli aggettivi all’infinito per descrivere questa traccia, il cui riff continua a turbare gli incubi di molte band. Un giro di accordi talmente carico di sensazioni, da aver spinto Fenriz ad utilizzarlo con gli Storm nella meravigliosa “Noresgard”. Non dimentichiamoci poi che il testo porta la firma del Conte…A chiudere il disco c’è una outro basata su un poema di Tarjei Vesaas, dalle sonorità che ricordano molto quelle Ambient-Folk adattate da Fenriz sul suo progetto Isengard.

Vabbè, questa era una rapida descrizione delle tracce presenti, ma credo che ulteriori mie parole siano pressochè inutili. Concludiamo questa recensione e questo nuovo speciale dedicato ai Darkthrone con una citazione di “The Hordes Of Nebulah”:

“Oh, we are the hordes of Nebula
Having travelled through an eternal sea of void
We glance upon a distant light
Star in the far; ye mighty sun
Will you die before we reach you?
Are you a Fatal result of the laws of distance?”

BRIEF COMMENT: “Panzerfaust” is a great record that ends in the best way the so-called golden years period of Darkthrone, and it can be considered as a sum of what the band has done during the previous years. “En Vind Av Sorg” and “Hans Siste Vinter” continues the path started in “Transilvanian Hunger”, while “The Hordes Of Nebulah” and “Beholding The Throne Of Might” are muddy mid-tempos. The real masterpiece of the record is the song “Quintessence”, whose main riff will be manipolated by Satyr on Storm‘s “Nordavind”.

Etichetta: Peaceville Records
Anno di Pubblicazione: 1995
TRACKLIST: 01. En Vind Av Sorg; 02. Triumphant Gleam; 03. The Hordes Of Nebulah; 04. Hans Siste Vinter; 05. Beholding The Throne Of Might; 06. Quintessence; 07. Snø Og granskog (Utferd)
Durata: 39:03 min.

Autore: KarmaKosmiK

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