DARKTHRONE
“Under A Funeral Moon”

Pur essendo passati vent’anni esatti dalla sua uscita, “Under A Funeral Moon” continua ad essere una pietra miliare del Black Metal, quasi un’idea platonica alla quale tante band, nel corso di questi anni, si sono ispirate. Quella dei Darkthrone è un’opera che, insieme a quelle di Mayhem, Emperor, Burzum e pochi altri, ha introdotto migliaia di appassionati al genere, e la presenza di un pezzo con un titolo eloquente come “Unholy Black Metal” non è un caso.

Cosa dire quindi che non sia stato già espresso altrove sul terzo album dei Darkthrone? Uno dei perni della loro discografia che, ultimamente, sta vedendo l’azione di un odioso revisionismo, maturato anche alla luce delle ultime release e del loro deciso cambio di stile, che sta cercando di ridimensionare l’importanza della loro musica. “Under A Funeral Moon” ha una portata di oscurità e malvagità strabordante. E’ uno dei pochi album capaci di cambiare totalmente il tuo umore e il verso della giornata con un solo e semplice gesto: inserirlo nel lettore CD. E quando le casse ti sputano addosso quel caos sonoro nero come la pece, quel “simposio” per incubi che si apre con “Natassja In Eternal Sleep”, capisci quanto siano piatte, scialbe, e talvolta, lasciatemelo dire, insulse certe uscite che pullulano nel panorama Black Metal odierno, spesso presentate come opere imprescindibili da parte di label che tutto hanno tranne il tanto “decantato” atteggiamento underground. “Summer Of The Diabolical Holocaust” è un addensarsi continuo di tenebre e odio, arricchita da mid tempo sfiancanti e dall’incedere maestoso macchiato di putrescenza che compaiono anche nella prima parte di The Dance Of Eternal Shadows”“. Grazie anche ad una produzione volutamente lo-fi, le chitarre si arricchiscono di un’aura malsana che intensifica il sound glaciale e mordace in modo da trasformarle in vere e proprie motoseghe. La forza del combo norvegese sta proprio nel minimalismo sonoro, nella violenza diretta, nei pattern privi di virtuosismo e ripetuti fino allo sfinimento, nel drumming lineare e senza fronzoli e nello screaming lacerante e diabolico di Nocturno Culto: una formula che si ama o si odia senza via di mezzo.

Ogni pezzo di questo lavoro è diventato un classico in quanto nessuno è meno ispirato di un altro: “Unholy Black Metal” mantiene intatto il suo odio viscerale come al primo ascolto; la cadenzata “To Walk The Infernal Fields” è animata da riverberi crepuscolari e dissonanze disturbanti; con “Inn I De Dype Skogers Favn” l’angoscia sale alle stelle e il male assume contorni tangibili. Questo pezzo, in particolare, presenta una carica talmente oppressiva e livida da strozzare qualsiasi anelito di vita, un nucleo di disprezzo e avversione che si presenta in forma maggiormente brutale e concitata nella titletrack. Il cerchio si chiude con la primitiva “Crossing The Triangle Of Flames” dagli echi infausti e terrificanti, traccia che segna anche la fine della mattanza sonora di “Under A Funeral Moon”, manifesto di misantropia, astio e furia rabbiosa che continua a far scuola e a mietere vittime.

“Flowers of doom
Rising in bloom
You will see
Our immortality!”

BRIEF COMMENT: With its chainsaw like guitars and hellish blastbeat, “Under A Funeral Moon” is the triumph of darkness and misanthropy, the pure essence of occult vibes and wild hate. In a few words, Black Metal at its best.

Etichetta: Peaceville
Anno di pubblicazione: 1993
TRACKLIST: 01. Natassja In Eternal Sleep; 02. Summer Of The Diabolical Holocaust; 03. The Dance Of Eternal Shadows; 04. Unholy Black Metal; 05. To Walk The Infernal Fields; 06. Under A Funeral Moon; 07. Inn I De Dype Skogers Favn; 08. Crossing The Triangle Of Flames
Durata: 40:41 min.

Autore: Nivehlein