DAVID BOWIE
“Low”

Non sono per niente un tipo da celebrazioni, ed infatti lo scorso anno, sia per la morte di Lemmy che di Bowie, ho preferito mantenere un profilo basso, in maniera da poter elaborare a lungo ed in privato tali scomparse. Nel caso di Bowie, posso senza alcun ombra di dubbio dire che sia stato l’artista che ho ascoltato di più durante il 2016. Complice un libro che approfondisce ed analizza i suoi testi che sto leggendo da tempo e anche una visita alla splendida mostra giunta in quel di Bologna lo scorso autunno, ho avuto la possibilità di scandagliare in maniera molto approfondita tutta la sua discografia, ascoltando il timido cantautore degli esordi per poi passare per il periodo d’oro del Glam Rock di Ziggy Stardust e per quello berlinese, cercando di trovare qualche cosa di interessante nei bui anni novanta, sino ad arrivare al bellissimo finale di “Blackstar”. Sebbene “Ziggy Stardust” sia il disco che conosco meglio e che ho ascoltato di più in assoluto, in realtà il mio vero pallino è senza alcun dubbio “Low”. Ben più del successivo e più conosciuto “Heroes”, anche se cio è dovuto più al successo della canzone che ad altro, “Low” vede il genio creativo di David Bowie raggiungere il suo picco, realizzando un lavoro che influenzerà schiere e schiere di band della successiva ondata New Wave. Pensate solamente che il primo nome adottato dai Joy Division era Warsaw, proprio in onore della famosa strumentale “Warszawa”. “Low” era un disco non solamente avanti per quanto riguarda le tecniche di registrazione o per l’integrazione del suo background musicale con il krautrock di Neu! o Kraftwerk, capace di generare un sound decisamente innovativo. “Low” è soprattutto un disco di veri sentimenti e sensazioni, capaci di andare oltre discorsi banali e triviali come la presenza di melodie carine o chorus accattivanti. I brani di “Low” se ne fregano totalmente di forma o struttura, risultando spesso quasi in apparenza una bozza di canzone (vedasi l’opener “Speed Of Glass” o la famosa “Sound And Vision”), e puntano su di una varietà di atmosfere che ha quasi dell’incredibile. Dalla falsamente giocosa “Sound & Vision”, passando per la languida “Always Crashing In The Same Car”, fino ad arrivare alla decadente maestosità di “Warszawa”, la genialità di Bowie riesce finalmente a rivelarsi a tutto tondo. Detto questo, non credo che interessi un’altra boriosa raccolta di aneddoti o dettagli tecnici estrapolati da Wikipedia o da chissà quale altro sito. Perciò fate come me, andate su Youtube o Spotify, oppure ritirate fuori qualche vecchio Lp o Cd, ed ascoltatevi in silenzio la parte che più vi attira di lui. Credo sia questo il modo migliore per ricordare un così grande artista.

“Every chance that I take
Take it on the road
Those kilometers and the red light
I was always looking
Left and right
Always crashing in the same car”

BRIEF COMMENT: This one is not a simple review, it’s a brief and personal homage to the memory of David Bowie. For the first anniversary of his unexpected death, I’ve decided to write down few words about “Low”. Even though I’ve listened to it less than to “Ziggy Stardurst”, I have to admit it’s a record able to enter in your mind, helping in the reflection about your own life. I’ve nothing else to add except to take your time, sit down on your sofa and listen to the album of David Bowie that you feel more suitable to remember him.

Etichetta: RCA
Anno di Pubblicazione: 1977
TRACKLIST: 01. Speed of Life; 02. Breaking Glass; 03. What In The World; 04. Sound And Vision; 05. Always Crashing In The Same Car; 06. Be My Wife; 07. A New Career In A New Town; 08. Warszawa; 09. Art Decade; 10. Weeping Wall; 11. Subterraneans
Durata: 38:26 min.

Autore: KarmaKosmiK

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