DEAR
“Out Of Africa”

Lo ammetto, ci ho pensato seriamente se fosse il caso o meno di scrivere su Hypnos Webzine una recensione riguardante questo progetto chiamato DeaR, nome dietro il quale si cela il polistrumentista e scrittore torinese Davide Riccio. Il motivo? Sicuramente, una serie di ascolti iniziali poco focalizzati da parte del sottoscritto, che, memore dell’ottimo connubio Rock-Africa del progetto di qualche anno fa I Hate My Village, ero già predisposto all’ascolto di un qualcosa che in qualche modo lo ricordasse. Invece, con questo DeaR, lo spiazzamento avviene sin dalle prime note di “Halfway To You”, una strana ballad dal sapore quasi Grunge, con tanto di delicate distorsioni di chitarra che appaiono ogni tanto, per poi proseguire su dei brani dove invece le percussioni tribali cercano di prendere il sopravvento. Un sound strano, che però, specialmente sulla title-track funziona a meraviglia, attraverso un ibrido tra atmosfere africane stilizzate e Darkwave anni ’80. Bene, una delle mie sensazioni di “Out Of Africa”, è che il lavoro abbia come obbiettivo il voler spiazzare continuamente l’ascoltatore attraverso salti inaspettati verso generi musicali totalmente distanti da loro. Indipendentemente dai miei gusti personali, il disco per me ha due problemi che ritengo oggettivi. Il primo riguarda proprio questa estrema varietà musicale, che non riesce in qualche modo a sintetizzarsi in un qualcosa di unitario che possa in qualche modo ricondurci alla personalità del suo autore. Un giro di parole, semplicemente per dire che è piuttosto complicato intuire su cosa sia passato per la testa a Davide Riccio per scrivere un brano sempliciotto come “Highlife”, che ogni volta che lo ascolto mi ricorda qualche film di Bud Spencer e Terence Hill, inserire sparate elettro-dance, non saprei in che altro modo definire tracce come “Trigritude” e “What’s Done Is Done”, o addirittura ritmi Reggae come in “Bring About A Change”. L’altro problema, invece, riguarda il numero di brani presenti nel disco e la sua durata complessiva. Effettivamente, diciannove brani per quasi settanta minuti di durata sono troppi, rendendo l’ascolto completo di “Out Of Africa” piuttosto difficile da compiere tutto di fila. Sicuramente una scelta più accurata dei brani avrebbe certamente aiutato, anche perché alcuni suoi rimandi alla Darkwave, che contribuiscono anche ad un incupimento delle atmosfere, sono molto azzeccati ed affascinanti. Addirittura, su “I Am From Babylon”, ci sento tantissimo anche i Tiamat di “A Deeper Kind Of Slumber”, ed in particolar modo “Whores Of Babylon”. Insomma, tornando a quanto scritto qualche riga sopra, una migliore e più ristretta selezione delle tracce avrebbe sicuramente giovato a questo “Out Of Africa”, perché brani validi e di livello ci stanno, ma purtroppo sta all’ascoltatore il compito di andarli a scovare in mezzo a questa giungla musicale.

Contatti: Sito Label
Etichetta: MusicForce
Anno di Pubblicazione: 2021
TRACKLIST: 01. Halfway To You; 02. Go Back And Get It (Sankofa); 03. Out Of Africa; 04. Highlife; 05. I Am From Babylon; 06. Sayings; 07. Far Are The Shades Of Arabia; 08. Tigritude; 09. Abra Zebra Cadabra; 10. What’s Done Is Done; 11. Mozambique; 12. Bring About A Change; 13. Heathen And Hell (The Preacher); 14. Habanera; 15. The Half Lost; 16. Love Of The Solitude; 17. Song Of A Man Who Has Come Through; 18. No Words Again; 19. In The Beginning (A Pigmy Prayer)
Durata: 79:00 min.

Autore: KarmaKosmiK

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