DEATH SS
“Ten”

Tiro dritto al punto senza farvi perdere troppo tempo, l’ascolto di questo “X” è stato veramente una gradita sorpresa per il sottoscritto. La cosa particolare di questa nuova uscita firmata da Steve Sylvester e soci è che “X” è un lavoro, che pur pescando tranquillamente tra le varie incarnazioni del gruppo, e quindi senza creare effettivamente nulla di particolarmente nuovo, che mostra una band in grado di firmare un buon numero di tracce dal livello davvero elevato e dotato dalla rara capacità di stamparsi in testa, per poi rimanerci decisamente a lungo. Certo, i richiami agli album pre-2012 sono decisamente evidenti, soprattutto ai due capolavori “Do What Thou Wilt” e “Panic”, sia per i synth, puntuali e mai invadenti del fedele Freddy Delirio, ma anche per una certa semplicità e linearità di scrittura, che furono una loro precisa caratteristica di quel periodo. Per esempio, la gothicheggiante “Temple Of The Rain” sembra volersi raccordare in alcuni passaggi e melodie con le meravigliose “The Serpent Rainbow” o “The Shrine In The Gloom”. Anche l’inizio spumeggiante di “The Black Plague”, a dir la verità, mi richiama qualcosa del passato che al momento non riesco focalizzare, ma se i pezzi ci sono, io sto a posto così. Ed è proprio questo che mi ha sorpreso in “X”. Infatti, se ripenso ai due precedenti dischi pubblicati dalla reunion del 2012, rimasi piuttosto freddino con “Resurrection”, pur avendo al suo interno qualche traccia di spicco come il singolo “Eaters”, mentre saltai a piè pari, ma sicuramente sbagliando, “Rock ’n’ Roll Armageddon”, complice il tamarrissimo video del pezzo omonimo che poco mi aveva convinto. Invece, “X” è partito subito bene con il video sopra le righe di “Zora”, per poi tenere botta alla grande almeno fino “Suspiria”, raggiungendo il top con l’indiavolata cavalcata metallica di “Ride The Dragon”. Tuttavia, al buon Steve devo comunque dire di amare poco la produzione, troppo limata e che sacrifica più del dovuto l’ottimo lavoro di Al De Noble alle chitarre, e che rende quasi nullo il basso di Glenn Strange, per mettere del tutto in primo piano l’eccelsa performance vocale del nostro Steve. Una produzione decisamente poco in linea con le mie orecchie, ma che comunque non danneggia più di tanto i brani, che, a costo di ripetermi, sono decisamente di livello. Poi, io non so proprio cosa vogliate ottenere dai Death SS, per me la loro evoluzione si è conclusa con “Humanomalies”, un disco strano e che all’epoca venne poco compreso ma non disprezzato, ma che nel suo percorso ci ha comunque regalato le due perle pregiate già citate “Do What Thou Wilt” e “Panic”, lavori che trasformarono totalmente i Death SS e che portarono il buon Steve nel nuovo millennio. Eppure, se i Death SS sono ancora in grado di regalarci nuovi brani godibili e trascinanti, non vedo perché non riconoscerlo ed è il motivo per il quale sono strasicuro che troverete “X” tra i miei dischi preferiti del 2021. Lunga vita ai Death SS, lunga a vita a Steve Sylvester.

Contatti: Facebook
Etichetta: Lucifer Rising Records
Anno di Pubblicazione: 2021
TRACKLIST: 01. The Black Plague; 02. Zora; 03. Under Satan’s Sun; 04. Rebel God; 05. Temple Of The Rain; 06. Ride The Dragon; 07. Suspiria; 08. Heretics; 09. The World Is Doomed; 10. Lucifer
Durata: 50:42 min.

Autore: KarmaKosmiK

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.