DRUDKH
“Handful Of Stars”

Vista l’enorme cantonata che stavo quasi per prendere con il precedente e meraviglioso “Microcosmos”, questa volta ci sono andato molto cauto nell’approcciarmi al nuovo ed ottavo lavoro firmato Drudkh. Un ascolto prolungato, durato diversi mesi, ha sicuramente permesso al sottoscritto di poter analizzare ed assorbire nella maniera più completa e rilassata, le quattro lunghe composizioni (più intro ed outro) che compongono questo “Handful Of Stars”.

Già dalle prime note di “Downfall Of The Epoch”, prima vera traccia del disco, si capisce subito che i Drudkh proseguono fedelmente il sentiero percorso con il precedente “Microcosmos”, apportando però delle sostanziali differenze a livello di produzione. Le melodie sognanti e malinconiche sono sempre lì a penetrarti il cuore, ma è cambiato in maniera sostanziale l’approccio al suono delle chitarre. Il suono confuso ed impastato tipicamente Black Metal, viene sostituito da sound fatto di chitarre cristalline e sferzanti, quasi Hard Rock nella sua concezione, che mette molto in evidenza i giochi di accordi tipici della band ucraina. Ovviamente, a giovare molto di questa situazione è anche il basso, mai così pieno e caldo nel suono. Fatto sta’ che “Downfall Of The Epoch” è un altro di quei brani che ti devasta l’anima, una traccia perfetta in ogni sua parte, ed abile nel catapultare l’ascoltatore nel mondo musicale di “Handfull Of Stars”. La successiva “Towards The Light”, nonostante il wall-of-sound mostrato in apertura, mostra una buona alternanza tra parti accellerate (ben caricati dallo screaming di Saenko) ad altre più rallentate e melodiche. Lo stacco a metà, per quanto ben inserito nel contesto, ricorda pericolosamente il break presente su “Distant Cries of Cranes”, l’opener di “Microcosmos”. Un brano molto di maniera, ma tuttosommato ben godibile nel contesto del disco. “Twilight Aureole” è un’altra mazzata ai nostri sentimenti, una melodia malinconicissima, che molti sapienti sussurrano derivata dai Les Discrets, ed un sound ormai propriamente rock, sebbene griffato Drudkh al 100%. Influenze shoegaze si mostrano anche nella conclusiva “The Day Will Come”, soprattutto nell’ampio uso di chorus e delay nelle chitarre, mentre il brano in sè, pur pregevole nella sua costruzione, risulta essere un pochino insapore, soprattutto se messo in relazione alle altre tracce della release.

“Handful Of Stars”, pur uscendo a distanza di un anno dell’ottimo “Microcosmos”, mostra la band ucraina ancora in ottima forma. Si sente che la band è in una fase di transizione, probabilmente diretta verso sonorità più melodiche e Post-Rock, ed il disco in questione risente un po’ di questo cambio di sonorità, soprattutto in fase di produzione, mantenendosi in bilico tra la voglia di osare cose nuove ed un ancorato manierismo al proprio stile. Fortunatamente, i quattro brani in questione, sono tutti pienamente godibili, con altra gemma assoluta da consegnare ai posteri quale “Downfall Of The Epoch”. Cosa altro dire? Sicuramente “Handful Of Stars” è un’altra prestazione positiva da parte della band ucraina, sicuramente queste sonorità più clean potranno far storcere qualche fan di vecchia data, ma d’altronde non si può sempre accontentare tutti.

BRIEF COMMENT: “Handful Of Stars” shows the Ukraine masters Drudkh sailing in softer waters and flirting with shoegaze and post rock sounds, but always able to create incredible masterpieces like the opener “Downfall Of The Epoch”. Not all the songs listed in “Handful Of Stars” reach these high levels, but overall this release can be considered another good studio performance of the band.

Etichetta: Season Of Mist
Anno di pubblicazione: 2010

TRACKLIST: 01. Cold Landscapes; 02. Downfall Of The Epoch; 03. Towards The Light; 04. Twilight Aureole; 05. The Day Will Come; 06. Listening To The Silence
Durata: 46:23 min.

Autore: KarmaKosmiK

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