DRUDKH
“Microcosmos”

Lo ammetto. Stavo per prendere un cantonata totale con questa nuova opera dei Drudkh. Dopo una decina di ascolti, la mia idea di questo “Microcosmos” era quella di una lavoro piatto, preparato con poche idee riciclate qua e la dal glorioso passato della band ucraina, e nulla più. Mai pensiero fu così sballato!  Di fatto, “Microcosmos” rimette in piena carreggiata il gruppo di Roman Saenko, che dopo il capolavoro assoluto di “Blood In Our Wells”, ha intrapreso un percorso costellato da luci e ombre, raffrendando di fatto l’interesse del sottoscritto verso i Drudkh.

Seguendo l’esempio degli ultimi full-lenght, i Drudkh si limitano a comporre solamente quattro tracce, più le classiche intro/outro in stile etnico, per un totale di una quarantina di minuti scarsi di durata complessiva. L’apertura è spettacolare, “Distant Cries Of Cranes”, è quasi certamente il brano più bello composto dagli ucraini negli ultimi anni, nel quale, pur mantenendo la loro classica impronta musicale, la band riesce a creare sonorità ancora più mistiche e notturne, perfetta, anche nel descrivere questo mood atmosferico, la cover del disco. Assolutamente da applausi il break centrale, costruito a strati e culminante in un semi-assolo di basso, per poi espandersi in una nebbia sonora dai contorni indefiniti. “Decadence”, pur proseguendo nel solco del brano precedente, si mantiene su livelli qualitativi elevatissimi. La sua lunghissima intro, più di quattro minuti, sprofonda l’ascoltatore in un limbo di nostalgia e malinconia, che ormai in piena balia del gruppo non può non rimanere incantato dal proseguire del pezzo. “Ars Poetica” mostra invece dei Drudkh più dinamici a livello di ritmiche, ma sempre mantenendo quell’alone malinconico che distingue i loro riffs. Poi, all’ improvviso il brano si blocca per ripartire con un delicato arpeggio di chitarra, nel quale si altarnano momenti raccolti ed intimi ad altri splendidamente e classicamente Drudkh. Insomma, un altra traccia da dieci e lode. Chiude il disco “Everything Unsaid Before”, brano che ripesca alcuni rifetti dal sapore “heavy” apparsi su “Enstrangement”, oltre che presentare svariati assoli di chitarra. Una bella traccia anche in questo caso, sebbene risulti palese che non riesce a reggere minimamente il paragone con le precedenti.

“Microcosmos” per quanto mi riguarda è un gran bel disco, senza se e senza ma. I livelli di “Blood Of Our Wells” vengono ampiamente raggiunti, sebbene rispetto a questa opera, “Microcosmos” è decisamente meno immediato. Sono quindi necessari parecchi ascolti prima di essere pienamente assimilato, anche per via di una produzione che svela poco alla volta tutte le sfumature dell’opera dei Drudkh. In poche parole, capolavoro.

BRIEF COMMENT: “Microcosmos” is a real masterpiece, where the high quality of “Blood of Our Well” is almost reached, although this results to be less immediate. In fact, it requests more patience in the listening respect its predecessor, because of its production that slowly reveals every shades of the records.

Etichetta: Season of Mist
Anno di pubblicazione: 2009
TRACKLIST: 01. Минулі Дні (Days That Passed); 02. Далекий Крик Журавлів (Distant Cries of Cranes); 03. Декаданс (Decadence); 04. Ars Poetica; 05. Все, Що Не Сказано Раніше (Everything Unsaid Before); 06. Вдовина Скорбота (Widow’s Grief)
Durata: 46:23 min.

Autore: KarmaKosmiK

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