ENSLAVED
“Blodhemn”

All’indomani del successo del precedente “Eld”, disco che viene ritenuto da molti come una delle pietre miliari del Viking, gli Enslaved decidono di cambiare ancora una volta pelle, reclutando tra le loro fila Roy Kronheim (ex Desekrator) alla seconda chitarra ed il batterista Dirge Rep, già ben conosciuto per le sue prestazioni nei primi lavori dei Gehenna e per la sua militanza in diverse band norvegesi, tra le quali cito giusto i Djevel. Questa ultima scelta apparentemente già è un sintomo della decisione da parte del duo Bjørnson/Kjellson di voler tornare verso lidi più violenti ed in linea con il seminale “Frost”, sebbene i nostri non sembrino voler rinunciare alle atmosfere cariche di epicità del precedente “Eld”, a cui si vanno ad aggiungere piccole incursioni di synth dal vago sapore psichedelico, fatto che a posteriori può anche essere interpretato come un preludio della svolta che avverrà con il successivo “Mardraum: Beyond The Within”. Anche la scelta di affidarsi agli Abyss Studio di sua maestà Peter Tagteren conferma questa precisa volontà di voler indurire il proprio sound attraverso un muro di chitarre imponente ma mai confusionario, con una batteria di stampo tipicamente Black Metal a legare il tutto. Inoltre, un’altra scelta che all’epoca fece un po’ infuriare i vecchi fan della band norvegese fu quella di inserire liriche scritte in inglese, tradendo in qualche modo quello che veniva considerato come uno dei loro tratti più distintivi.

L’apertura del disco è affidata all’intro di synth “Audhumla; Birth Of The Worlds”, dove dei suoni maestosi ed epici sembrano venir disturbati da qualcuno che sta giocando a Space Invaders, con quei tremendi bip da videogioco. Fortunatamente l’attacco di “Lenker Til Ragnarok” è di alta classe, ed il brano nel suo lungo alternarsi fra parti più epiche, con tanto di clean vocal, ed assalti frontali a là “Frost” è un buon modo per ricollegarsi al proprio passato. La seguente “Urtical Gods” spinge ancor più sull’acceleratore, ricordando vagamente gli Emperor di “IX Equilibrium”, mentre con “Ansuz Astral” gli Enslaved riprovano a mettere insieme andamenti e ritmiche più complesse con il Black Metal più tradizionale (da notare anche la presenza di un assolo di Kronheim). Peccato per quegli odiosi suoni spaziali che ritornano a disturbare l’ascolto. Giungiamo così a “Nidingaslakt”, senza alcun dubbio il mio pezzo preferito di questo “Blodhemn”. Un brano in apparenza anche semplice, ma dotato di un carica incredibile, grazie ad una ritmica devastante, che potrebbe anche essere accostata ad un Power Metal iperaccelerato, ed una performance di Grutle irresistibile. “Eit Auga Til Mimir” riprende invece un po’ le strutture di “Lenker Til Ragnarok”, senza però convincere pienamente. La title-track continua a spingere su tempi forsennati ed intrisi di ritmiche Thrash, mostrando anche una notevole prestazione di Dirge Rep, sebbene non basti il rallentamento dalle tonalità epiche del finale a farmi apprezzare del tutto il brano. “Brisinghammen” assale all’arma bianca senza esclusione di colpi, mentre la conclusiva “Suttungs Mjød” ci riporta gli Enslaved più attaccati alle proprie radici, con un bel cantato pulito di Grutle. “Blodhemn” è insomma un disco strano, non molto considerato dalla stessa band e sottovalutato persino da parecchi fan. Non è nemmeno da considerarsi un disco di transizione, visto che la band riprende in mano ritmiche e riff più feroci e più tipicamente Black, cercando così di riaccostarsi al gelo di “Frost”. Non è da vedere nemmeno come un passo falso completo, poiché ci sono alcuni brani oggettivamente belli ed avvicenti, quali “Lenker Til Ragnarok” e “Nidingaslakt”, ma è innegabile che il resto fatichi un po’ a venire a galla. Forse quello che non va’ è proprio un voler tornare indietro, cosa che alla band non sembra corrispondere poi molto. “Blodhemn” è dunque un disco molto controverso, ma per molti puristi sarà anche considerato come l’ultimo degno di essere ascoltato. Un giudizio decisamente estremo, che tuttavia mi vede parzialmente d’accordo, o almeno fino all’uscita di “Isa”.

BRIEF COMMENT: “Blodhemn” takes Enslaved back towards some classical Black Metal routes, where the production pictures a solid wall-of-guitar and the drums, led by the new entry Dirge Rep, plays continuous and frenzied rhythmics. Although there is a bunch of very high quality tracks, “Blodhelm” toils to convince completely.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Osmose Records
Anno di Pubblicazione: 1998
TRACKLIST: 01. Intro. “Audhumla; Birth of the Worlds”; 02. I Lenker Til Ragnarok; 03. Urtical Gods; 04. Ansuz Astral; 05. Nidingaslakt; 06. Eit Auga Til Mimir; 07. Blodhemn; 08. Brisinghamen; 09. Suttungs Mjød incl. Outro “Perkulator”
Durata: 39:37 min.

Autore: KarmaKosmiK

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