ENSLAVED
“Eld”

Anno 1997. Gli Enslaved, dopo aver dato alle stampi capolavori immortali come il debutto “Vikingligr Veldi” ed il seminale “Frost”, erano spariti nel nulla. La notizia che Trym fosse passato nelle file degli Emperor, al posto dell’incarcerato Bard Faust, fece temere il peggio per i vichinghi di Bergen, ma contro ogni aspettativa i nostri fecero uscire “Eld”, che tradotto dal norvegese significa “fuoco”. Assoldato lo sconosciuto batterista Harald Helgeson, gli Enslaved riescono nell’impresa di sfornare, quello che a mio avviso è il loro miglior disco di sempre. Infatti, “Eld” riesce nel tentativo di coniugare alcuni aspetti psichedelici presenti su “Vikingligr Veldi” con il riffing più selvaggio di “Frost”, a cui vengono aggiunte enormi dosi di epicità, a quei tempi viste solo nei Bathory. Non è un caso quindi che questo “Eld” venga preso a riferimento come uno dei dischi essenziali per lo sviluppo del Viking.

Registrato nei fedelissimi Grieghallen Studio e prodotto dal mitico Pytten, produttore di buone parte delle uscite della prima ondata Black norvegese, “Eld” si compone di sette lunghissime tracce, per una durata complessiva che sfiora l’ora. Una triste marcia funebre, suonata dal synth di Ivar, apre la prima song, “793 (Slaget Om Lindisfarne)”. 16 epici minuti, dedicati al massacro del monastero di Lindisfarne ad opera dei Vichinghi, nei quali gli Enslaved mettono in mostra tutta la loro sconfinata classe. Chitarre acustiche, duetti chitarra – synth e le stupende clean vocal di Grutle fanno di questo brano un piccolo manuale su come suonare Viking. Il nuovo acquisto Harald Helgeson, anche se non raggiunge i livelli tecnici di Trym, mostra di possedere una gran classe dietro le pelli, contribuendo con grande dinamicità ai brani grazie ad azzeccati pattern di batteria. I due successivi pezzi, “Hordalendingen” e “Alfablot” mostrano invece il lato più violento degli Enslaved con un riffing al fulmicotone e uno screaming acido di Gruttle intento a lanciare grida di battaglia. “Kvasirs Blod” alterna invece parti estremamente furiose ad altre più rallentate, presentando nei riff una forte impronta derivante dall’Heavy classico. La voce tremolante di una persona anziana introduce il bellissimo arpeggio di “For Lenge Siden”, che insieme a “793” forma le due highlight assolute del disco. “Glemt” riprende a viaggiare su ritmi velocissimi, sfoderando anche i riff più brutali del disco. Tocca poi alla title-track il compito di chiudere in maniera egregia l’intero lavoro. Parlando della produzione, essa è a mio avviso perfetta, con le chitarre molto taglienti, synth bene in vista ma non invadenti, e batteria davvero incisiva, con un rullante molto tirato che crea un effetto devastante! Certo, non furono solo elogi quelli che presero gli Enslaved all’uscita di questo “Eld”, ma anche diverse critiche, tra cui quella di allungare in maniera eccessiva i singoli brani, attraverso lunghe ripetizioni dei singoli riff. Certo, è indubbio che qualche parte poteva essere sfoltita, ma la qualità dei brani è del tutto inattaccabile. Insomma, che altro dire se non che questo è uno dei migliori lavori in assoluto degli Enslaved e un must per tutti gli amanti del Viking e delle sonorità ad esso assimilabili.

BRIEF COMMENT: By releasing this opus, Enslaved hits the third masterpiece of their discography, creating an album that unifies the icy and Black Metal riffings of “Frost” with a new epic feeling, derived directly from Bathory. We can say that this is one of the basis for playing Viking Metal. A truly masterpiece!

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Osmose Records
Anno di Pubblicazione: 1997
TRACKLIST: 01. 793 (Slaget Om Lindisfarne); 02. Hordalendingen; 03. Alfablot; 04. Kvasirs Blod; 05. For Lenge Siden; 06. Glemt; 07. Eld
Durata: 58:41 min.

Autore: KarmaKosmiK

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.