ENSLAVED
“Frost”

Uscita soltanto pochi mesi dopo quel “Vikingligr Veldi” che tanto bene aveva saputo abbozzare i tratti distintivi del Viking, la seconda fatica degli Enslaved continua su quella strada e va anzi anche oltre, mettendolo in chiaro fin da subito vuoi con una copertina che immortala la vista mozzafiato di un fiordo, vuoi con il titolo scritto in caratteri simil-runici, vuoi con la chiara ed inequivocabile scritta “Viking Metal” che campeggia nel retrocopertina, vuoi con le foto dei nostri con tanto di spade, elmi e quant’altro. A questa dichiarazione d’intenti, all’epoca niente affatto banale o scontata, gli Enslaved fanno seguire un’altrettanto importante dimostrazione musicale, andando a codificare in modo definitivo quelli che per l’appunto saranno poi i cardini del filone Viking. Come accaduto già nel debutto, anche in questo “Frost” siamo accolti dal suono etereo delle tastiere, questa volta lasciate libere di svilupparsi e di tessere l’incantevole atmosfera della title track, per poi sfociare nelle sfuriate di doppia cassa e nel riffing al fulmicotone di “Loke”, prima gemma di un diadema che non lesina di mettere in mostra tutto lo splendore di cui sono capaci i norvegesi. Per rendersene conto basterebbe infatti soltanto l’arpeggio acustico e l’inconfondibile intervento del synth nella seguente “Fenris”, o le tanto semplici quanto indimenticabili trame ricamate dalle chitarre in un pezzo come “Svarte Vidder”. A spiazzare l’ascoltatore ci pensa però “Yggdrasil”, la cui solenne epicità vede a farla da padrone la particolare ed evocativa voce di Grutle, a suo agio anche in frangenti lontani dai tipici canoni Metal. Le successive “Jotunblod”, “Gylfaginning” e “Wotan” tornano invece ad esplorare territori più classici, perdendo a mio avviso un pizzico dell’incisività e del fascino dei primi pezzi ma rimanendo comunque su degli standard assolutamente elevati, per poi condurci fin sulle prime note di quello che considero il miglior brano in assoluto di casa Enslaved, quella “Isøders Dronning” che, in bilico tra l’epico e l’atmosferico, fonde in una maniera pressoché perfetta le nuove istanze Viking con la feralità tipica del Black, in un crescendo che sfocia nelle ripartenze di batteria sottolineate da un riffing essenziale ma dannatamente memorabile. Insomma, una chiusura perfetta per un album che, assieme al successivo “Eld”, è da considerarsi di diritto tra i più influenti e rappresentativi di un intero genere; un lavoro che a vent’anni dalla sua uscita non ha perso nulla di quella fierezza e freschezza compositiva che tanto ce lo ha fatto amare.

BRIEF COMMENT: With their second full-lenght “Frost”, Enslaved continued on the path traced with “Vikingligr Veldi” further emphasizing the Viking elements, as it can be noticed from the artwork. Thus, all the songs are full of epic atmospheres along with an ancestral spell, reaching the highest peaks in the title track, “Loke”, “Fenris” and the mesmerizing “Isøders Dronning”.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Osmose Productions
Anno di pubblicazione: 1994
TRACKLIST: 01. Frost; 02. Loke; 03. Fenris; 04. Svarte Vidder; 05. Yggdrasil; 06. Jotunblod; 07. Gylfaginning; 08. Wotan; 09. Isøders Dronning
Durata: 50:56 min.

Autore: Iconoclasta

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