ENSLAVED
“Monumension”

“Monumension” non è soltanto il sesto capitolo della discografia degli Enslaved; è un rituale, un’esperienza di ascesi dello spirito attraverso l’aspetto misterico delle rune e della mitologia scandinava. Se già il precedente “Mardraum – Beyond The Within” presentava infatti una sorta di componente enigmatica, questo lavoro dei norvegesi è ancor più imbevuto in un universo criptico e caleidoscopico di difficoltosa e ambigua interpretazione.

Il Black Metal impetuoso e scarnificato degli esordi si è trasformato in qualcosa di diverso, più complesso ma non per questo meno capace di gettarci in un abisso di spettralità e terrore attraverso gli echi sinistri e famelici che sgorgano incessantemente dalle chitarre. Sin dall’opener “Convoys To Nothingness” è palpabile l’influenza della Psichedelia nelle chitarre liquide ed ovattate che si lanciano in arpeggi dal sapore decadente e malato, mentre la vena più estrema degli Enslaved si manifesta nel drumming forsennato e nello scream abraisvo intervallato da un growl catacombale. Riverberi strazianti ed ipnotici vengono partoriti dai riffing veloci, abili a creare una dimensione onirica e alienante insieme alle trame striscianti ed evanescenti delle tastiere che, in questo lavoro, rivestono un ruolo di primo piano. Uno dei picchi di questo lavoro è “Vision: Sphere Of The Elements – A Monument Part II”, pezzo prorompente ed energico in cui emerge la vena furente e selvaggia del combo norvegese, caratterizzato da un finale indimenticabile, contraddistinto da una progressione Hard Rock settantiano sulla quale si innesta un assolo epico ricco di groove. Le due tracce successive sono le più derivative e sperimentali di questo lavoro e possono essere riconosciute forti influenze da parte dei Pink Floyd, inisieme ad alcune soluzioni spiccatamente Prog che erano già presenti nell’album precedente: “Hollow Inside” è immersa in un’atmosfera soffusa e delirante creata dall’Hammond e da note ariose ed ovattate di chitarra, mentre l’indomabile e convulsa “The Cromlech Gate” ci disorienta con le sue dinamiche cangianti e i pattern nervosi e allucinati. Di ascendenza settantiana è anche la drammatica e trasognante “The Sleep: Floating Diversity – A Monument Part III”, dall’anima tormentata e pregna di inquietudine, feeling che emergono nell’incedere gravoso del drumming e dalla trama viscosa e compatta delle strutture su cui si stagliano parti soliste dolorose e piene di tensione. La strumentale “Outro: Self-Zero” rasenta il Noise per il dominio totale di sonorità caotiche ed irrazionali, in un miscuglio indistinto e bruciante di growl, distorsioni dilanianti e malessere allo stato puro; tutto il contrario della conclusiva “Sigmundskvadet”, canzone ritualistica e tribale arricchita da toni ascetici e mesmerizzanti.

“Monumension” resta forse il capitolo più complesso della discografia degli Enslaved e continua tutt’oggi a dividere l’audience tra detrattori e adulatori. Personalmente rientro tra le file di quest’ultimi in quanto sono ben pochi i gruppi che hanno saputo fondere con tanta maestria le pulsioni primitive del Black Metal con il sound sfuggente, arcano e folle della Psichedelia, dando vita ad un album in grado di godere di infinite chiavi di lettura e che, proprio per questo, ad ogni ascolto ci rivela un nuovo aspetto dai molteplici significati.

BRIEF COMMENT:
“Monumension”, showing a perfect blend of Black Metal and Psychedelic music, is able to create an haunting mood thanks to poisoned and wild-eyed guitars, harrowing and gloomy atmospheres full of hate, sorrow and morbid feelings. In my opinion, the best Enslaved album to date

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Osmose Productions
Anno di pubblicazione: 2001
TRACKLIST: 01. Convoys To Nothingness; 02. The Voices; 03. Vision: Sphere Of The Elements – A Monument Part II; 04. Hollow Inside; 05. The Cromlech Gate; 06. Enemy I; 07. Smirr; 08. The Sleep: Floating Diversity – A Monument Part III; 09. Outro: Self-Zero; 10. Sigmundskvadet
Durata: 59:34 min.

Autore: Nivehlein

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