ENSLAVED
“Vertebrae”

Si sa, l’evoluzione può essere davvero una brutta bestia, soprattutto se alle spalle si ha una carriera importante come quella degli Enslaved. Reputati i padri del Viking Metal, e tra i primi ad usare antiche lingue nordiche nelle lyrics, i nostri iniziarono un bel tira e molla con il proprio passato musicale fin dall’uscita di “Mardraum: Beyond The Within”, nel quale si intravedevano i primi accenni di Progressive Metal all’interno del loro sound. Da qui è stata una progressione continua fino all’uscita di “Isa”, che ha riportato in auge le vecchie sonorità di capolavori del calibro di “Vikingligr Veldi” e “Frost”, seppur integrate alla rinnovata voglia di sperimentare nuove soluzioni stilistiche, scelta ben presto ripresa con l’interessante “Ruun”, che comunque segnalava una netta volontà di dirigersi verso sonorità decisamente più soft, attraverso la limatura delle tipiche asprezze Black in favore di architture Progressive di chiara matrice pinkfloydiana.

“Vertrebrae” si inserisce proprio in questa fase di mutamento, spostando ulteriormente il sound verso lidi ancora più melodici e Rock, complice anche il mixaggio di Joe Barresi, un produttore che, avendo lavorando con mostri sacri come Queens Of The Stone Age e Tool, preferisce mettere in primo piano un souno cristallino e definito, ma decisamente scarso in termini di potenza e ruvidità. L’importanza dello stesso Larson viene esaltata ulteriormente, anche se è integrata in un maniera che poco mi convince, al punto tale che, in alcuni frangenti, sembra quasi di ascoltare il vocalist dei Coldplay. Insomma, la virata Rock tanto voluta e cercata, si è finalmente concretizzata pienamente. Pazienza se ormai la voce di Grutle risulta decisamente fastidiosa quando non addirittura fuori luogo, o se le chitarre sembrano relegate in secondo piano. Questi erano gli Enslaved del 2008; fortuna che in seguito la ciurma capitanata dal buon Grutle ha deciso di cambiare nuovamente rotta. Certo, messa in questi termini, potrei finire qui la recensione, ma essendomi preso la briga di di occuparmi di questo lavoro degli Enslaved, è anche giusto cercare di dare un quadro più completo del disco. L’iniziale “Clouds” stabilisce subito quali saranno i binari del disco: riffing di chitarre che si alternano tra parti tirate in tremolo ad altre più stoppate e sincopate, con alle spalle il perenne supporto delle eteree tastiere di Larsen. Completano il tutto i duetti continui tra le growling vocal (come detto, moscissime) di Grutle e quelle in clean di Larsen, oltre che un Arve Isdal in versione David Gilmour alla chitarra solista. Seppur la band non compia molte scelte felici, c’è però pure da dire che riesce sempre a piazzare quell’accordo o stacco che rimane in testa, come avviene ad esempio in “To The Coast”, dove a farci sussultare è il break soft a là Coldplay, decisamente atipico per un gruppo come gli Enslaved. “Ground” scorre via senza particolari problemi, forse anche troppo. Su “Vertebrae” gli Enslaved cercano invece di giocare un po’ ai King Crimson nel riff di apertura, per poi ritornare sullo stile dominante del disco per dar nuovamente spazio alle vocal pulite, che a dir la verità iniziano a dare un po’ sui nervi. “New Dawn” rappresenta invece il brano più riuscito dell’intero lavoro, probabilmente l’unico in cui la band ha saputo combinare nel miglior modo passato e presente, riffing aggressivo e velleità progressive, come pure i due stili vocali, che riescono finalmente a trovare un loro senso. Purtroppo, dopo questo picco il disco si chiude in pieno anonimato, senza riuscire più a rialzarsi.

Insomma, “Vertebrae” mi ha deluso molto, non tanto per la scelta di voler proseguire un certo tipo di percorso, e la recensione di “Ruun” è li a testimoniarlo, quanto per il risultato ottenuto, veramente poco convincente, specie per alcune scelte decisamente sbagliate. L’indiziato numero uno è sicuramente la produzione: bene sulla chitarra solista, che risulta molto piena” e colorata”, ma con il resto pressoché privo di verve e potenza. Sicuramente la volontà della band di voler limare ulteriormente le proprie asprezze sonore ha si portato verso lidi più soft, ma in questo modo è stata la potenza e la stessa identità del gruppo a farne le spese. Altro grande difetto sono le due voci che, ad eccezione di “New Dawn”, non riescono mai ad integrarsi sia tra di loro che con la musica. Insomma, una piccola grande delusione, dalla quale mi riprenderò solamente con l’uscita di “RITIIR”, il quale segnerà il ritorno degli Enslaved da me tanto apprezzati ed amati.

BRIEF COMMENT: “Vertebrae” is a pretty shocking release in Enslaved‘s discography due to band’s decision to push its boundary toward a more Rock sound, with the move of taking a producer, Joe Barresi, coming from Rock stardom (Tool, Queen Of The Stone Ages). Altough I’ve appreciated “Ruun”, “Vertebrae” still continues not to convince me. Guitar are indeed too soft and clean, while vocal duets between Grutle and Herbrand rarely work out well. So, for me this album has been an unexpected delusion, a wound that only the release of “RITIIR” has healed.

Contatti: Sito Ufficiale
Etichetta: Indie Recordings
Anno di Pubblicazione: 2008
TRACKLIST: 01. Clouds; 02. To The Coast; 03. Ground; 04. Vertebrae; 05. New Dawn; 06. Relections; 07. Center; 08. The Watcher
Durata: 49:07 min.

Autore: KarmaKosmiK

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