FUNERAL MARMOORI
“The Deer Woman”

Come prima recensione fatta in questo 2016, l’ascolto di “The Deer Woman”, secondo full lenght del quartetto toscano Funeral Marmoori, non può che rappresentare un ottimo auspicio per il prosieguo. Infatti, questo Heavy Doom di chiara estrazione St. Vitus ed incestato con oscure influenze settantiane tramite l’utilizzo intrigante di un organo Farfisa, è davvero pane per i miei denti. Ma facciamo brevemente un passo indietro ed introduciamo per bene la band. Formatisi nel 2008 da una idea del Capitano (voce e chitarra) e del Boss (batteria), già insieme nel gruppo Stoner Gum, a cui in seguito si aggiungono Nadin (organo Farfisa & synth Juno-d) ed il bassista Marco Trentanove, con questa line-up i Funeral Marmoori registrano nel 2011 il loro debutto “Vol. 1”, pubblicato per conto della BloodRock Records. In seguito, la band farà molta attività live, suonando con gruppi del calibro di Orange Goblin e Karma To Burn, per arrivare poi alla attuale line-up con l’ingresso in pianta stabile della bassista Annalisa ed al contratto con la Minotauro Records, etichetta che rilascia questo secondo opus intitolato “The Deer Woman”.

La title-track mette subito in chiaro le cose, mostrando un lurido e fangoso Heavy Doom, che oltre a richiamare i già citati St. Vitus, si aggancia anche i Death SS degli esordi e ad alcune cose registrate dal Paul Chain solista (omaggiati tra l’altro nella riuscita cover di “Profanation”), grazie a questa atmosfera da film Hammer generata dall’organo Farfisa di Nadine. Le linee guida della band sono la continua contrapposizione tra la chitarra distorta del Capitano e le trame di organo/synth di Nadine, con Annalisa ed il Boss a portare il giusto supporto ritmico. La voce del Capitano, pur essendo un pochino in sottofondo nel mixaggio, ricorda a tratti quella di Steve Sylvester, ed il suo mantenersi in una sorta di continua cantilena rende ancora più estraniante il sound dei Funeral Marmoori. Il resto è un susseguirsi di tracce di altissimo livello che dimostrano ulteriormente come i toscani riescano a conciliare delle sonorità di puro, semplice e fangosissimo Metal ottantiano, con delle atmosfere assolutamente mortifere e decadenti. L’intesa tra il Capitano e Nadine è sempre perfetta, con il primo a dominare la scena con riffoni cafonissimi come nel caso di “Drunk In Hell”, mentre la seconda sale in cattedra con melodie orientaleggianti su “Last Sip”.

Insomma, non mi rimane poi molto altro da dire, se non che questo “The Deer Woman” meriterebbe senza alcun dubbio di finire diritto nella mia Best Of 2015. Sarà che con tali sonorità ci vado fortemente a nozze, ma quello che più mi è piaciuto della band è senza dubbio la capacità di riuscire a mantenere un propria spiccata personalità facendo cose semplici e lineari, in pieno spirito Metal ottantiano. Inoltre, altro aspetto che mi ha colpito, è quello di avere un sound cupo e mortifero senza dover per forza mettere in piedi chissà quale concept, visivo o testuale, rimanendo fedeli alla sacra triade Metal – Birra – Satana, come dimostrano le foto del booklet ritraenti la band in piena drinking session nel loro pub di fiducia. Che altro voler di più?

BRIEF COMMENT: “The Deer Woman”, second full length by Funeral Marmoori, is more than a tribute to St. Vitus or Death SS, just to name the first bands that’s come to my mind during the listening. Indeed, the italian band delivers six impressive songs totally devoted to Heavy/Doom sounds thanks to a simple but damn good songwriting in the vein of ’80s Metal, being always faithful to the (un)holy trinity Metal-Beer-Satan.

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Etichetta: Minotauro Records
Anno di Pubblicazione: 2015
TRACKLIST: 01. The Deer Woman; 02. Boletus Satanas; 03. Last Sip; 04. Drunk In Hell; 05. Hunter Lies; 06. Petronica; 07. Profanation [Death SS Cover]
Durata: 38:01 min.

Autore: KarmaKosmiK

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