HIGH PRIEST OF SATURN
“Son Of Earth And Sky”

Anche se non mi posso certamente definire un fanatico del genere, di tanto in tanto non mi dispiace ascoltare qualcosa in bilico tra il Doom e lo Stoner o qualcosa che affonda le proprie radici nel suono dei gruppi più influenti sulla scena negli ’60 e ’70. Questa volta l’occasione mi si è presentata con questo “Son Of Earth And Sky”, secondo lavoro sulla lunga distanza dei norvegesi High Priest Of Saturn, un quartetto che avevo avuto modo di conoscere con l’omonimo debutto e che aveva saputo colpirmi fin da subito con le sue sonorità tanto canoniche quanto magnetiche. Nei cinque nuovi pezzi che propongono, i nostri evolvono in parte la propria proposta ed allo stesso tempo alzano ancor più il livello rispetto al precedente album, piazzando senza soluzione di continuità dei riffoni saturi e pesanti impreziositi di volta in volta da sapienti incursioni di Hammond e inaspettate aperture di chitarra dal sapore Psychedelic Rock. Per darvi solo una vaga idea di quanto i norvegesi sono stati in grado di creare, è un po’ come se Black Sabbath, Saint Vitus, Sleep o Electric Wizard si cimentassero in una jam session in cui intervengono Deep Purple (penso allo splendido finale di “The Warming Moon”) e Pink Floyd (evocati in “Ages Move The Earth” e nella title track) come guest di lusso. Il risultato è una serie di pezzi che, pur se abbastanza lunghi, si sublimano in un songwriting davvero variegato e carico di emozioni difficili da esprimere a parole, con l’apice che si raggiunge nella splendida “Aeolian Dunes”, perfetta nell’introdurci nel mondo degli High Priest Of Saturn. A coronare il tutto ci pensa poi la voce a dir poco ammaliante di Merethe Heggset, bassista e cantante il cui timbro abbastanza particolare (mi ha ricordato in certi frangenti quello di Dolores O’Riordan dei The Cranberries) dona quel quid in più che non guasta mai. Ecco, magari sto esagerando con i paragoni eccellenti complice la mia non proprio profonda conoscenza del genere, ma qua dentro ci sono tutti gli ingredienti che servono per tirare fuori un lavoro da segnalare senza esitazioni. Perché è vero che nei quaranta minuti di “Son Of Earth And Sky” si trovano essenzialmente tutta una serie di leitmotiv già ben codificati, ma riuscire a non rendere il tutto banale o, peggio ancora, noioso, fa si che gli High Priest Of Saturn si meritino tutti gli elogi del caso. E noi siamo qui proprio per tributarglieli e per consigliarvi questo loro album senza se e senza ma, sicuri che non ne resterete affatto delusi, anzi.

BRIEF COMMENT: After their promising self titled debut, High Priest Of Saturn are back with a new full length that has further raised the bar of their songwriting. The Norwegian act has now merged in its gloomy Stoner/Doom Metal some influences coming from the Rock bands of late 60’s and early 70’s, with Merethe Heggeset still bewitching with her amazing echo-drenched voice. The final result is an outstanding album that’s going to be one of the best releases of this year.

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Etichetta: Svart Records
Anno di pubblicazione: 2016
TRACKLIST: 01. Aeolian Dunes; 02. Ages Move The Earth; 03. Son Of Earth And Sky; 04. The Warming Moon; 05. The Flood of Waters
Durata: 40:15 min.

Autore: Iconoclasta

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