HORNWOOD FELL
“My Body, My Time”

Se già l’evoluzione musicale occorsa tra il debutto omonimo e “Yheri” sembrava lasciarlo presagire, quanto mi era stato detto in un’intervista da Marco Basili, che assieme al fratello Andrea è l’anima pulsante degli Hornwood Fell, suonava proprio come una una conferma del cambiamento come necessità per la band: “Mi è sempre molto difficile rimanere sugli stessi binari in tutto e per tutto, per non parlare di mio fratello […] Mi sono reso conto di non essere capace di portare avanti una cosa di questo tipo anche da un punto di vista emotivo. […] Per me sarebbe come vivere sempre nella stessa stanza: spostare i mobili, pitturare i muri di un altro colore non mi farebbe sentire meno costretto”. Non c’è quindi da stupirsi che i nostri tornino ora a farsi sentire con un nuovo lavoro, “My Body, My Time”, che incarna alla perfezione questo spirito che tende per sua intima natura ad una evoluzione continua. Così i nostri, dopo aver esordito con un album debitore del Black norvegese per poi essersene in parte affrancati con il successivo “Yheri”, che introduceva nel loro songwriting delle soluzioni stilistiche in bilico tra il Prog e l’Avantgarde, con questo “My Body, My Time” riescono nuovamente a rinnovarsi senza per questo perdere un briciolo della loro ispirazione. Certo, rispetto ai precedenti lavori, i sette nuovi brani che ci propongono sono molto meno immediati e necessitano di qualche ascolto prima di iniziare a svelare compiutamente tutta la loro bellezza, ma è uno “sforzo” che vale la pena di fare, perché non capita tanto spesso di trovarsi tra le mani un simile gioiellino. Il bravo recensore dovrebbe ora iniziare un’approfondita analisi track by track, ma sinceramente sarebbe un’operazione fine a se stessa e che finirebbe per sminuire la complessità e la ricercatezza dei singoli pezzi, tra cui spiccano “Dark Cloak”, la superba “Passage” e “The Livid Body”. Vi basti quindi sapere che Marco ed Andrea vanno ad esplorare territori in cui il Black rimane solo come una sorta di filo conduttore su cui imbastire passaggi e strutture dal sapore più sperimentale, avvicinandosi per certi versi a quanto fatto dai Ved Buens Ende, abbandonando tra l’altro il tipico cantato in scream in favore di un approccio in clean quasi Post-Black, già mostrato in nuce su “Yheri”, che, in alcuni frangenti, mi ha addirittura ricordato quello di alcuni brani del controverso ma a suo modo seminale “Grand Declaration Of War” dei Mayhem. Insomma, se siete alla ricerca di un album di Black ortodosso e intransigente, meglio se cercate altrove, ma se non avete paura di approcciare nuove forme e contaminazioni di questo genere, ora sapete che gli Hornwood Fell possono davvero fare al caso vostro.

BRIEF COMMENT: With their third release in less then four years, Hornwood Fell show us once again their natural tendency for musical evolution. “My Body, My Time” is indeed a further step forward that projects the Italian band into an even more personal Black Metal thanks to a massive fusion with Avantgarde influences.

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Etichetta: Avantgarde Music
Anno di pubblicazione: 2017
TRACKLIST: 01. The Returned; 02. Her Name; 03. Dark Cloak; 04. Passage; 05. Run Through; 06. The Livid Body; 07. Hidden Land
Durata: 40:37 min.

Autore: Iconoclasta

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