INFERI
“Of Sunless Realms”

Già diverse volte in passato ho avuto diverse occasioni di poter ascoltare questi Inferi, un quintetto americano dedito ad un Death Metal melodico ad alto tasso tecnico e molto quotato tra ascoltatori ed addetti ai lavori. Quello che mi ha sempre frenato dal farlo è stato proprio il mettere in evidenza la parola “technical”, oltre che alle loro copertine pieni di mostri di lovecraftiana memoria, forse più adatte ad un gruppo Brutal che alla loro proposta. Alla fine, mi sono deciso di dare loro una possibilità principalmente per il fatto che questo “Of Sunless Realms” è un EP dalla durata limitata, poco più di venti minuti, e quindi sufficiente per generarmi un’idea ben precisa sulla band, senza però costringermi a lunghi ed interminabili ascolti. Fortunatamente l’ascolto non si è rivelato un supplizio, anzi questi Inferi hanno sicuramente classe da vendere, ma ci sono diversi aspetti della loro musica che francamente non riesco a mandare a giù. Ma andiamo con ordine. Musicalmente, li potremmo considerare come dei Dark Tranquillity epoca “The Gallery”, ma inseriti in un acceleratore di particelle. Ad un primo ascolto, gli Inferi possono sembrare, ma in effetti lo sono, i correspettivi dei Dragonforce ma in ambito Melodic Death. Attenzione, il mio non è affatto un insulto, ma è solamente un modo per dire che la band tende ad esasperare al massimo ogni aspetto della propria proposta, a partire dalla velocità fino ad arrivare ai continui alternarsi tra screaming e growling vocals di Steve Boiser. La band non ti lascia mai il tempo di rifiatare, se non in brevissime occasioni, e questo, almeno per i miei gusti, mette in secondo piano sia il buon gusto per le melodie che gli ottimi scambi solistici tra Malcolm Pugh e Mike Low, basati più su fraseggi armonici, che su sbrodolamenti da shredder. Quello che veramente stona in questo EP è il suono di batteria, freddo e triggerato all’inverosimile, e che secondo me condiziona un po’ tutta la resa del lavoro. Altra cosa che non mi convince proprio sono le già citate vocals di Steve Boiser, che nonostante cerchi di alternare in maniera schizoide growls e screaming, non aggiunge nulla al muro sonoro generato dai suoni compagni. Insomma, come a dire, il troppo stroppia. Sarà che non sono un fan di robba tecnica, però per come la vedo io, è controproducente inserire duecento riffs e cambi di tempo a velocità supersonica, poiché è altissimo il rischio di sommergere e far passare inosservato quanto di buono si riesce a creare. Che altro dire…chi va piano va sano e va lontano.

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Etichetta: The Artisan Era
Anno di Pubblicazione: 2020
TRACKLIST: 01. The Abhorrent Art; 02. Eldritch Evolution; 03. Spellbound Unearthed Terror; 04. The Summoning; 05. Aeons Torn
Durata: 22:42 min.

Autore: KarmaKosmiK

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