INTERVISTA ATOM MADE EARTH – Daniele Polverini

“Borders Of The Human Sunset”, l’album d’esordio dei marchigiani Atom Made Earth, è stato veramente una personale rivelazione. La loro abilità nel far confluire tanti generi diversi, per poi ricombinarli sotto un amore sconfinato per i Pink Floyd, il vero faro guida del quartetto, è una delle più importanti qualità posseduta dalla band. Con tutta questa carne al fuoco, Hypnos Webzine non ha perso l’opportunità di contattare il fondatore della band, Daniele Polverini, per conoscere più da vicino questa nuova realtà che si affaccia prepotentemente sulla scena italiana.

Ciao Daniele! Ti ringrazio per aver accettato questa intervista e colgo l’occasione per farvi i complimenti per “Border Of Human Sunset”, che, seppur in ritardo, si piazza senza problemi tra i miei ascolti preferiti del 2014. Spero che anche gli altri riscontri del vostro demo siano stati alquanto positivi.

Daniele Polverini: Grazie a te per lo spazio ed il tempo che ci hai dedicato, per noi è molto importante.

Vorrei iniziare partendo dal vostro nome, Atom Made Earth, che sembra rimandare tramite una certa assonanza al celebre album “Atom Earth Mother” dei Pink Floyd. E’ una cosa voluta, una sorta di omaggio alla grande band inglese, o si tratta solo di una coincidenza? Tuttavia, la cosa che mi preme chiedervi è il significato che si nasconde dietro il vostro nick, ed in che modo si rapporta alla vostra musica.

Daniele Polverini: E’ stato fortemente influenzato dal cd “Atom Hearth Mother” dei Pink Floyd. Anche se la vera motivazione è stata che oltre ascoltare i Pink Floyd mi piaceva il concetto dell’atomo che origina il tutto ed essenzialmente è una delle cose più piccole tra le tante che non vediamo.

Anche se il progetto è nato da una tua personale iniziativa, “Border Of Human Sunset” mostra un grosso affiatamento tra i vari membri della band, nonostante ognuno di voi mantenga una ben precisa identità musicale. Le decise e robuste linee di basso create da Lorenzo Giampieri mostrano, per esempio, la sua passata esperienza in un gruppo Stoner. Riesci a dirmi cosa porta in dote ogni membro della band e come siete riusciti a fondere tali influenze in così breve tempo? In che modo siete giunti alla scrittura dei brani di “Border Of Human Sunset”?

Daniele Polverini: Ognuno di noi porta con se gusti e scelte molto diverse, sarebbe impossibile elencare tutte le nostre ispirazioni. Inizialmente l’origine del suono è nata con l’improvvisazione e registrando sessione dopo sessione tutte le idee che avevamo in mente.

“Border Of Human Sunset” ha due caratteristiche piuttosto insolite per essere un lavoro di debutto, ossia l’essere stato registrato live in un solo giorno e di averlo reso disponibile anche in formato DVD. Come mai queste scelte di produzione così insolite? Che cosa ritenete possa dare in aggiunta la versione video del disco?

Daniele Polverini: Abbiamo pensato di arricchire questo nostro lavoro con tante idee contaminanti, dal “Live At Pompei” dei Pink Floyd, a una sorta di prova personale nel sostenere un live di 45 minuti integrali. Inoltre non ci piaceva l’idea di entrare in studio e sacrificare la naturalezza del suono che avremmo ottenuto nella location in cui abbiamo deciso di registrare. L’aggiunta di un formato video oltre a certificare l’autenticità del live, arricchiva in maniera visiva tutto il lavoro, oltre che essere un ricordo per tutti noi.

La scelta di autoprodurvi deriva da particolari esigenze personali o semplicemente non avete trovato un’etichetta che soddisfacesse in pieno le vostre richieste?

Daniele Polverini: Volevamo fare tutto quello che ci passava in testa, essendo il frutto di ispirazione molto intime, senza avere giudizi da persone esterne o costrizioni.

Un’altra caratteristica del disco è quella di presentare due soli brevi interventi vocali, pesantemente filtrati, su “Atom Made Earth” e la conclusiva “Ocean Side”, che però ben si fondono con il flusso di coscienza strumentale espresso dalla vostra musica. C’è un testo dietro ciò che canti o semplicemente utilizzi la voce come strumento? Pensi che in futuro ci sarà più spazio per parti cantate o gli Atom Made Earth rimarranno una band a prevalenza strumentale?

Daniele Polverini: E’ stato il caso della composizione a far presentare nei brani due tracce vocali. Non ho meditato molto, ho semplicemente seguito quello che mi veniva. Riguardo i testi, sono pensieri personali camuffati.In futuro non mi espongo su quello che potrei aggiungere nelle parti vocali, lo vedrò al momento.

Come ho già avuto modo di scrivere nella recensione, “Augusta” è senza dubbio il brano che più mi ha colpito, nonostante si differenzi abbastanza dalle altre tracce. In questo brano dalle atmosfere soffuse, tu ed il tastierista Nicolò Belfiore mettete temporaneamente da parte la sezione ritmica per dare vita ad un delicato ed intimo affresco sonoro. Cosa altro mi puoi dire sulla sua composizione?

Daniele Polverini: Il brano è stato proposto da una composizione di Nicolò, poi la ritmica è stata aggiunta in seguito sulla base di piano. Per quanto riguarda la chitarra è stata una cosa sperimentale, volevamo creare atmosfere più essenziali possibili per non snaturare la delicatezza e la melodia.

Come detto, una delle vostre influenze musicali più evidenti è sicuramente quella dei Pink Floyd, visto che gli echi di un album come “Meddle” risuonano spesso in composizioni quali “Thin” o “Oceanic Side”. Quanto “pesa”, a tuo giudizio, questa influenza sul vostro songwriting? Cosa vi ispira maggiormente della loro musica?

Daniele Polverini: Dei Pink Floyd noi mettiamo sempre la devozione totale, però devo dire che su “Oceanic Side” le ispirazioni provengono da Bong e Om. Su “Thin” è stata una lunga improvvisazione creata in studio e poi elaborata più nei dettagli col tempo; se però dovessimo darti informazioni su tutto ciò che contiene per noi, ci dilungheremmo troppo.

Ho visto sul vostro Facebook che avete in programma nei prossimi giorni alcune date live. Siccome la vostre tracce si prestano molto all’improvvisazione, volevo sapere se siete soliti fare divagazioni di questo tipo o se presentate i brani nella loro forma originaria.

Daniele Polverini: Essendo motrice della nostra composizione, l’improvvisazione è una carta che giochiamo spesso e volentieri nei concerti, aggiungendo intro e atmosfere, pero’ siamo abbastanza fedeli nella riproduzione dei brani del cd come sono nati.

Ormai è passato già del tempo dall’uscita di “Border Of Human Sunset”. State già lavorando su del nuovo materiale? Cosa dovremmo aspettarci dal vostro prossimo lavoro?

Daniele Polverini: Stiamo lavorando su nuovi pezzi, con un sound molto più variegato che coinvolgerà generi diversi dal precedente lavoro. Dal prossimo album aspettatevi sicuramente più ritmica senza dubbio, cercando di non perdere però il nostro “marchio di fabbrica”.

Ok! Direi che con quest’ultima domanda abbiamo concluso l’intervista. Grazie di nuovo per la disponibilità e, come nostro solito, vi lascio la chiusura dell’intervista.

Daniele Polverini: Sbomba Ringhio e Gatti Fini a volontà !!!

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