INTERVISTA AZAGHAL – Narqath

Dopo averne ripercorso la discografia nel recente speciale, è il momento di incontrare gli Azaghal e il loro leader Narqath. Ecco quello che ci ha raccontato a proposito della sua band principale e dei suoi numerosi side project.

Ciao Narqath, grazie per averci concesso questa intervista. Prima di concentrarci sul nuovo album degli Azaghal, vorrei che ci parlassi un po’ dei tuoi primi passi nel mondo Metal. Quali sono stati i lavori che hanno segnato la tua crescita musicale? Quando hai deciso di iniziare a scrivere dei pezzi e quali erano le tue ambizioni e le tue aspettative in quel momento?

Narqath: Ho iniziato ad avvicinarmi al Metal molto presto e le prime cose a piacermi sono state “Shout At The Devil” dei Mötley Crüe e i primi lavori dei WASP. Sono poi passato al Thrash e a cose come King Diamond e, dopo un’imbarazzante fase Punk, ho scoperto il Death Metal ad inizio anni ’90. Quando abbiamo iniziato eravamo ispirati dal Death Metal svedese dei primi anni ’90, per poi passare al Black. Non avevamo chissà quali ambizioni o aspettative, eravamo solo contenti di suonare esprimendo noi stessi e i nostri pensieri. Alla fine non è cambiato poi molto, anche adesso non abbiamo nessun tipo di ambizione di successo o roba del genere, lo facciamo principalmente per noi stessi.

“Madon Sanat” è stato pubblicato in febbraio dalla Hammer Of Hate, quindi credo ti siano già arrivati diversi feedback. Sono stati positivi o negativi? Per quel che ti riguarda, come giudichi questa vostra ultima fatica?

Narqath: Tutti i feedback ricevuti sono stati positivi, anche se la promozione non è stata così buona come speravamo, quindi penso che molti non sappiano neanche che abbiamo pubblicato qualcosa. Tutti i gruppo dicono che il loro ultimo album è il loro miglior lavoro, ma se lo dico di “Madon Sanat”, intendo proprio questo anche se sono passati sei mesi. Sono estremamente soddisfatto, perciò non cambierei niente.

Cosa ci puoi dire del titolo scelto? Non conosco il finlandese, ma dovrebbe voler dire “Le parole del verme”. Che concetto c’è dietro?

Naraqath: “Le parole del verme” sono una formula magica ripresa dal “Libro Nero”, il più antico libro di incantesimi che si conosca in Finlandia. Si tratta di una maledizione, di un augurio di sventura rivolto ai nemici. Ci siamo presi alcune licenze rispetto all’originale, ma la gran parte dei testi lo segue comunque in modo fedele.

Se con gli Azaghal ci avevate abituato a sfornare un album all’anno, questa volta è passato molto più tempo dal precedente full length. Come mai “Madon Sanat” si è fatto attendere così tanto? C’è stato qualche contrattempo o avete semplicemente voluto prendervi una pausa?

Narqath: Ci sono stati alcuni cambi di line up, infatti ora abbiamo un nuovo batterista, Lima (attivo anche nei Sawhill Sacrifice) e pure un nuovo chitarrista, Ruho (Scarecrow e Hautakammio). Inoltre, non essendo soddisfatto al 100% del precedente “Nemesis”, mi sono preso un po’ di tempo in più per essere sicuro che tutto fosse esattamente come avevo in mente. Oltre a questo, sono stato parecchio occupato con la vita di tutti i giorni, il lavoro e altre stronzate irrilevanti ma inderogabili.

Quello che ho apprezzato di più su “Madon Sanat” è di sicuro la produzione, con delle chitarre molto ruvide ma allo stesso tempo estremamente potenti, con anche il basso di Niflungr bene in evidenza. Sei soddisfatto del risultato complessivo? Si tratta del suono che avevi in mente prima di entrare in studio?

Narqath: A parte batteria e voce, ho registrato tutto a casa, quindi ho avuto tutto il tempo per ottenere proprio il suono che volevo. Quindi si, questo è proprio quello che avevo in mente, un suono ruvido ma allo stesso tempo cristallino.

Un’altra cosa che ho trovato buona è la prestazione vocale di Niflungr, che sembra essere migliorata parecchio rispetto a quella vista su “Nemesis”. Che ne pensi del suo lavoro? Quale contributo hanno portato i vari componenti del gruppo?

Narqath: Hai ragione, ora è molto più a suo agio rispetto all’epoca di Nemesis. Mi occupo sempre in prima persona di quasi tutta la musica e ho l’ultima parola su tutto, ma avere un nuovo batterista ci ha aiutato e motivato molto.

I miei brani preferiti sono “Ruton Enkeli”, “Varjokuninkaat” ed il suo chorus Folk, e “Uusi Maailma, Uusi Mahti”, con la sua intro acustica e il suo ritmo lento. Ci sono dei pezzi di cui sei particolarmente orgoglioso? In generale, cosa ci puoi dire delle tracce inserite in “Madon Sanat”?

Narqath: Sono orgoglioso di ogni pezzo ma, dovendo scegliere, la mia preferenza va a “Uusi Maailma, Uusi Mahti” e alla title track. “Varjokuninkaat” a dire il vero è una cover di “Shadowkings” dei Paradise Lost, ma per motivi di copyright nel booklet abbiamo dovuto scrivere “isprata a Shadowkings”; tra l’altro, varjokuninkaat vuol proprio dire shadowkings. Ci sono inoltre un sacco di dettagli nei testi, infatti ci ho lavorato per quasi due anni.

Su “Madon Sanat” c’è state anche alcune collaborazioni con ex membri della band come Kalma/V-Khaoz e Varjoherra, quindi immagino siate ancora in buoni rapporti. Dal momento che ho sempre considerato Varjoherra come uno dei migliori vocalist in circolazione, mi piacerebbe sapere come mai ha lasciato il gruppo.

Narqath: Si, siamo ancora in ottimi rapporti. Varjoherra ha lasciato la band per dedicarsi alla sua famiglia, una scelta che rispetto. V-Khaoz ora suona negli Oath, un gruppo che merita, prova a sentirli! A breve uscirà un nostro split proprio con loro.

Parlando dei vostri precedenti album, e in particolare di “Nemesis” quali sono le principali differenze con “Madon Sanat” e cosa invece non è cambiato? Dove vedi andare musicalmente la band nei prossimi anni?

Narqath: La principale differenza è che su “Nemesis” abbiamo cercato di procedere secondo il classico “comporre pezzi in sala prove in modo che tutti possano contribuire”. Mi sono reso conto che così non funzionava, perciò per il nuovo lavoro ho scritto tutto per conto mio, eheh. Come detto, uscirà a breve uno split con gli Oath, quindi credo che sarà un’indicazione significativa della direzione musicale che prenderemo. Suonerà sempre alla Azaghal, ma è comunque un po’ diverso da “Madon Sanat”, anche se non è così facile spiegarlo a parole. La base è sempre quella, ma è un po’ diversa e meno tradizionale.

Come forse sai, ho recensito quasi tutta la discografia degli Azaghal. Voglio perciò chiederti qual’è il tuo album preferito e cosa pensi dei vostri vecchi lavori. Ce n’è uno che ritieni sia stato sottovalutato?

Narqath: Quelli che amo di più sono sicuramente “Omega” e “Madon Sanat”, mentre quello più sottovalutato forse è “Luciferin Valo”, passato quasi del tutto inosservato tanto che c’è gente che non sa neppure che è uscito. Ad essere sincero, non è certo tra i nostri migliori lavori, ma ha alcuni pezzi davvero molto belli.

Avete fatto qualche concerto per supportare l’uscita di “Madon Sanat”? Ci sarà la possibilità di vedervi in Italia?

Narqath: Certo, abbiamo fatto qualche concerto in Europa e in Nord America. Ad ottobre dovevamo fare anche un mini tour in Italia, ma purtroppo è stato annullato perché il nostro batterista è troppo impegnato in un tour con la sua altra band. Speriamo di aver presto la possibilità di tornare a suonare in Italia!

Mettendo un attimo da parte gli Azaghal, voglio chiederti un paio di cose sui Wyrd, uno dei tuoi tanti side project. Avete da poco annunciato un nuovo album; cosa ci dobbiamo aspettare, visto che “Kalivägi” è stato pubblicato parecchi anni fà?

Narqath: In effetti ho finito di mixarlo proprio pochi giorni fa. “Death Of The Sun”, questo il titolo, uscirà per conto della Moribund Records a fine anno o nei primi mesi del 2016. Aspettatevi qualcosa di completamente diverso da “Kalivägi”. I Wyrd sono nati come un mio progetto solista, ma da allora sono cresciuti fino a diventare una band vera e propria. Abbiamo anche potuto fare una specie di comeback con il concerto allo Steelfest Festival che si è tenuto quest’anno in Finlandia. A breve verrà caricata on line un’anticipazione del nuovo album.

Una cosa che mi ha sempre colpito è la tua capacità nel gestire così tanti progetti paralleli. Voglio dire, se stai strimpellando e ti vieni fuori un buon riff, come decidi se usarlo per gli Azaghal piuttosto che per i Wyrd o Svartkraft? Altra cosa, da dove ti è venuta tutta l’ispirazione per scrivere così tanta musica?

Narqath: Negli ultimi anni ho rallentato abbastanza la mia prolificità a causa del lavoro e della mia vita privata. Di solito parto da un testo o da una tematica a cui voglio dare una musica, poi decido a quale progetto possa essere più adatta. Non c’è una spiegazione razionale, dato che mi rendo conto che molti pezzi sono intercambiabili tra i vari progetti, perciò seguo il mio istinto. Al momento mi sto concentrando soltanto sugli Azaghal e sui Wyrd. Ah, ci sarebbe pure un nuovo lavoro di WIth Hate I Burn in rampa di lancio, eheh.

Questa era l’ultima domanda, grazie per il tuo tempo. A te l’ultima parola.

Narqath: Grazie per l’intervista. Non perdete lo split tra Azaghal e Oath e “Death Of The Sun”, il nuovo album dei Wyrd. Non ve ne pentirete!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.