INTERVISTA CHIRAL – Chiral

Sempre attenti a dare spazio alle realtà emergenti, questa volta abbiamo incontrato Chiral e il suo omonimo solo project in occasione dell’uscita del suo ultimo album “Night Sky”, uno dei full length più interessanti di questo anno. Ecco quello che è venuto fuori durante questa lunga e piacevole chiacchierata.

Ciao Chiral, benvenuto sulle pagine virtuali di Hypnos Webzine e grazie per aver accettato questa intervista. Per iniziare, vorrei sapere cosa ti ha spinto a creare questo tuo omonimo progetto e quali ambizioni avevi e hai tuttora. Sei partito sin da subito con l’idea ben chiara di portare avanti una one man band o hai cercato di reclutare qualche altro musicista?

Chiral: Ciao, grazie a te e a Hypnos Webzine per l’interesse verso il mio progetto. Chiral, come credo la maggior parte dei gruppi, è nato quasi per gioco alla fine del 2013. Durante l’estate di quell’anno ho ripreso in mano la chitarra dopo un paio d’anni e, rincominciando a suonare, mi sono accorto subito che replicare canzoni altrui non mi bastava più, perciò ho iniziato a scrivere qualcosa di mio. Inizialmente si trattava di pezzi per lo più strumentali, tra l’acustico e il (vagamente) Prog Metal. Poi è arrivato il demo “Winter Eternal”, verso l’inizio del 2014, il quale mi ha spinto a uscire allo scoperto e a farlo girare per la rete. Da li in poi la musica si è trasformata in una droga e non ho più potuto fare a meno di scrivere nuovo materiale ad ogni buona occasione. Le mie ambizioni sono rimaste le stesse dal primo giorno: divertirmi, esprimermi e fare qualcosa nel mio tempo libero! No, seriamente, non ho ambizioni di alcun tipo. Certo, mi piacerebbe che “Night Sky” venisse elogiato sulle copertine di tutte le pubblicazioni Metal più incisive, ma penso che ci sia un prezzo per tutto, e tutte le situazioni presentano sempre i loro lati negativi. Per ora non ci penso su troppo e proseguo così. Per concludere, ho sempre avuto ben chiara l’idea che Chiral sarebbe sempre rimasta una one-man band. Non so che farci, ma sento che lavoro bene solamente quando sono per conto mio!

Per quanto riguarda il monicker che hai scelto, Chiral ha in qualche modo a che fare con la chimica (la chiralità delle molecole)? Se si, come mai una scelta così particolare?

Chiral: Ah si, la chiralità è una proprietà chimica, ma detto francamente io di chimica non ci capisco una mazza, ahah. Il nome è stato scelto guardando una puntata di “Breaking Bad”. Lo so, suona stupido, ma cercavo un nome per il mio progetto e il suono di questa parola mi ha subito colpito.

Dai vari lavori che hai pubblicato in questi anni emergono molte influenze, tra loro anche piuttosto eterogenee. Ma quali sono alla fine i gruppi e gli album che ritieni siano stati fondamentali per la tua crescita musicale?

Chiral: Sicuramente i gruppi e gli album che mi hanno formato musicalmente sono troppi per essere riportati in un’intervista, ma cercherò di elencarti quelli fondamentali. Di sicuro il “chitarrismo” di Steve Ray mi ha sempre influenzato molto fin da giovanissimo. Per non parlare poi del Pat Metheny Group, famosissimo super gruppo Jazz-Fusion che per me è uno dei pilastri fondamentali della musica contemporanea… e non posso certo scordare i Porcupine Tree. Per arrivare a roba Metal, e quindi più recente, penso che senza gli Opeth e i Wolves In The Throne Room la mia musica non sarebbe la stessa. Anche i primissimi Dream Theater sono stati in qualche modo fondamentali per la mia formazione musicale. Nell’ultimo periodo, invece, mi trovo molto in empatia con i lavori di Caspian, Godspeed You! Black Emperor, Ornaments, Woman Is The Earth, Lustre ed Alcest (per la verità mi piace solo “Écailles de Lune”).

Visto che, pur in breve tempo, la tua musica ha subito una continua metamorfosi, quali orizzonti sonori pensi di esplorare in futuro? C’è un filo conduttore che lega vecchi e nuovi lavori?

Chiral: È una domanda molto impegnativa, ma cercherò di darti una risposta sensata! Di sicuro tutti gli album sono collegati fra loro, partendo dal Death/Black melodico di “Winter Eternal”, quando ancora non sapevo di suonare Black Metal (si è vero, giuro, prima che facessi girare il demo etichettavo la mia musica come Prog/Death Metal… chissà perché poi!?!) fino all’ultimo “Night Sky”, col suo Black atmosferico dalle tinte Folk e Post-Rock, passando per “Abisso”, con la sua produzione volutamente molto grezza (ad omaggiare ed emulare la corrente Black scandinava di inizio anni ’90) ed una forte matrice di stampo puramente Black Metal, seppur con influenze melodiche e acustiche. In mezzo ci sono stati anche un paio di split: “Where Mountains Pierce The Nightsky” con gli HaatE e “SedAuiis” con Nebel Über Den Urnenfeldern ed Eternal Spell. Il primo contiene una versione grezza e minimale del brano poi finito su “Night Sky”, “Nightside I: Everblack Fields”, mentre nel secondo ho portato un pezzo, diviso in due parti, dal titolo “Queste Voci Ch’Eclissano la Luce”, un brano oscuro e dai sapori scuola Burzum ed Emperor (almeno così mi è stato detto). Senza dubbio i due album che hanno più punti di unione tra di loro sono “Abisso” e “Night Sky” appunto. Non a caso l’”Atto Finale” del primo è in realtà la terza parte mancante, e rivisitata, del mini-concept “Nightside” pubblicato poi su “Night Sky”. Senza contare poi che l’opener di “Abisso” e la stessa “Nightside I” condividono il medesimo tema portante. Per il futuro, ti voglio svelare un cosa: probabilmente, magari non già dal prossimo album, farò una deviazione temporanea dal Black e dal Metal più in generale. Vorrei provare a sperimentare un po’ con un disco tutto acustico, molto più Folk quindi. Ma non ti nascondo che anche l’idea di spostarmi verso orizzonti più Post-Rock mi alletta parecchio, ma per ora niente è sicuro. L’unica cosa che posso dirti con sicurezza è che non ci sarà un secondo “Night Sky”: quello che ho suonato su questo disco mi ha soddisfatto molto, ma ora vorrei fare qualcosa di nuovo e continuare così l’evoluzione del mio progetto. Come ci sono stati cambiamenti da “Abisso” a “Night Sky”, così sarà per il prossimo lavoro, perciò aspettatevi un’altra evoluzione nel sound di Chiral.

Passando a parlare di “Night Sky”, cosa ci puoi dire della sua genesi? C’è qualche brano che consideri particolarmente adatto per esprimere l’essenza del progetto Chiral o pensi questa possa emergere compiutamente soltanto ascoltando l’album nella sua interezza?

Chiral: “Night Sky” è stato senza dubbio un percorso lungo e incerto. Per buona parte della stesura dei pezzi non ero sicuro della bontà del materiale. Anche durante il mixaggio ho attraversato diversi momenti in cui avrei voluto buttare tutto nel cesso e rincominciare da capo con qualcosa di nuovo. Fortunatamente ho resistito alla tentazione, ahah! L’unico brano di cui sono sempre stato più che sicuro, e quindi anche quello che reputo essere adatto ad esprimere l’essenza di Chiral in questo momento, è “My Temple Of Isolation”. In pratica vi sono racchiuse tutte le mie influenze passate e presenti: Lustre, Opeth, Falls Of Rauros, Wolves In The Throne Room, Saor e tanta altra “robaccia” Folk in generale. Contando che comunque ogni brano di “Night Sky” è per me qualcosa di speciale, “The Morning Passage” è forse quello che più e meglio rispecchia lo stato d’animo e l’atmosfera dell’intero album. Sfortunatamente molti hanno ignorato questo brano, e me ne dispiaccio, ma per me rappresenta qualcosa di molto speciale.

Da un punto di vista dei testi, quali sono le tematiche che hai affrontato? Dove trovi l’ispirazione per scriverli e quanto sono importanti nell’economia di ogni tuo lavoro? Visto che hai accennato al concept che sta dietro ad alcuni brani, ti va di illustrarlo un po’ più nel dettaglio?

Chiral: Non mi sento affatto un bravo scrittore di testi (non che mi ritenga comunque un eccellente compositore di musiche, eh) perciò quasi tutte le liriche di “Night Sky” sono abbastanza stringate e basilari, ma non per questo prive di significato. Il tema principale è sicuramente la solitudine, sia nel senso più intimo del termine sia da un punto di vista più spaziale e relazionato con la vastità della natura. Per questo motivo, non posso negare la pesante influenza dei Falls Of Rauros e dei Wolves In The Throne Room. In particolare l’ascolto ripetuto (quasi ossessivo) di “TwoHunters” è stato fondamentale per le parole di “Night Sky”. Oltre a questo, quando devo scrivere un testo, mi lascio trasportare dalle mie emozioni e sensazioni. Per quel che riguarda il mini-concept “Nitghside”, che ad ogni buon conto, come ho già detto, rimane diviso tra “Night Sky” e “Abisso”, il tema trattato devia più verso orizzonti psicologici. Essenzialmente è un percorso tortuoso attraverso i disturbi mentali (più o meno gravi). Non ti nascondo che per me non è affatto facile parlare dei testi delle mie canzoni, ma in questo caso lo è ancora di più. Di sicuro nelle tematiche del concept mi rivedo (dolorosamente). Non fatevi ingannare dal mood musicale, talvolta sereno e rilassato (specie nella seconda parte), i temi trattati sono dannatamente dolorosi. Per entrare più nel dettaglio, la prima parte, “Everblack Fields”, parla della depressione, di solitudine e d’isolamento. L’alienazione da tutto e tutti. Nella seconda parte, “Sky Wonder”, si parla della forza dei ricordi e della loro orribile proiezione nel presente e dell’inesorabile scorrere del tempo. Quando ti rendi conto che tutto ciò che è passato non tornerà mai, ed è semplicemente perduto e si sgretola lentamente più ci allontaniamo da esso. Ecco, la seconda parte parla di questo. La terza e ultima parte, racchiusa in “Abisso” con il titolo “Di Notte, Cielo e Solitudine”, torna a parlare di depressione e alienazione analizzando quei momenti dove non sappiamo con sicurezza se quello che stiamo vivendo è la realtà o è solamente un sogno. In verità sappiamo bene che tutto ciò che ci sta accadendo è reale, ma è come se vedessimo la nostra vita dal di fuori, in terza persona come in un film. Tutto il mini-concept (come la maggior parte dei miei brani) è comunque “condito” ampiamente con elementi naturali, che rimangono sempre alla base dello spirito del progetto Chiral.

In “The Morning Passage” (un tributo a “The Hawthorne Passage” degli Agalloch?) è presente un sample tratto da “The Secret Life Of Walter Mitty”, un film ispirato dall’omonimo racconto di James Thurber. Perché hai scelto proprio quel breve ma significativo dialogo e la bellissima e profonda frase “Beautiful things don’t ask for attention”? È un caso che si trovi proprio in quello che è il brano più atipico, per il suo essere breve e acustico, di “Night Sky”?

Chiral: Allora, partiamo dal principio: “The Morning Passage” non è un tributo “aperto” agli Agalloch, anche se devo ammettere che il titolo mi è piombato addosso ascoltando un altro brano del gruppo di Portland, cioè “I Am The Wooden Doors”. Non chiedermi perché, non lo so neanch’io, ma è andata proprio così. Come hai giustamente detto, “The Morning Passage” rappresenta un brano atipico all’interno dell’album, anche se per me rappresenta e completa perfettamente gli altri quattro pezzi. La frase è stata scelta e posta di proposito su di un brano che appunto non vuole richiamare attenzioni e lodi, ma nella sua semplicità trasportare l’ascoltatore in un momento di intima riflessione. Non so se questo sia riuscito o meno, probabilmente no, dato che (come già accennato qualche riga sopra) il pezzo è passato quasi inosservato. Ciò non toglie che per me rimane un brano cardine di “Night Sky”. Inoltre ho voluto inserire il bellissimo dialogo: “Sometimes I don’t. If I like a moment, for me, personally, I don’t like to have the distraction of the camera. I just want to stay in it.” ”Stay in it?” ”Yeah. Right there. Right here“ perché, se lasci momentaneamente da parte il discorso fotografia (il personaggio del dialogo, è un fotografo, per chi non avesse visto il film), puoi traslare quest’ultimo in un qualsiasi altro momento della tua vita. Certe volte non hai bisogno di distrazioni, cose materiali, tecnicismi assurdi (parlando di musica) per poter assaporare la bellezza di un istante. Ma appunto, devi solo lasciare andare tutto, smettere di pensare e l’unica cosa che puoi fare è ammirare la “bellezza”. Ecco, con “The Morning Passage” volevo raccontare questi momenti di pura semplicità.

Anche se Chiral è un solo project, ti ha mai sfiorato l’idea di cercare di portare sul palco la tua musica? Ritieni che i tuoi pezzi rischierebbero di perdere parte della loro atmosfera in un simile contesto?

Chiral: Esatto, non ho mai pensato di portare Chiral su un palco proprio per la paura che i brani possano finire per perdere di intensità ed atmosfera in quella veste. Chiral è nato (e morirà) come progetto da studio. Se mai dovessi esibirmi dal vivo di certo proporrei un genere musicale diverso.

Vista la tua prolificità, sei già al lavoro su del nuovo materiale, o hai comunque già pianificato qualcosa per il futuro?

Chiral: Ni. Il materiale c’è, anche troppo a volerla dire tutta. Gran parte è già registrato per il prossimo album, però penso sinceramente che me la prenderò con un po’ più di calma. Voglio evitare di farmi prendere la mano e buttare fuori un prodotto frettolosamente solo per il gusto di rilasciare nuovo materiale. Cercherò invece di focalizzarmi al massimo sul sound e le atmosfere che voglio ottenere, che come detto in precedenza saranno anche abbastanza diverse da quelle viste in “Night Sky”, anche se comunque i punti di contatto saranno ancora (penso) parecchio riconoscibili. L’idea, e ti do un’anticipazione assoluta, è quella di far uscire un doppio album. Due concept diversi ma che si uniscono sullo stesso disco. Una parte più Ambient e l’altra più veloce e “classicamente” Black Metal.

Questa era l’ultima domanda. Grazie ancora per la disponibilità. A te l’ultima parola.

Chiral: Se posso, vorrei concludere con un po’ di pubblicità subliminale, ahah. Per prima cosa, tutte le copie fisiche dell’ultimo album del mio progetto Chiral, uscito a Settembre, purtroppo (o per fortuna) sono esaurite ma l’album digitale è disponibile su Bandcamp al prezzo simbolico di un euro. Inoltre, se tra i lettori ci fosse qualcuno appassionato di Doom Metal, ho anche un side-project che propone proprio questo funesto genere. Si chiama Il Vuoto ed è un mix tra Funeral Doom atmosferico e Drone Doom. Se vi va di ascoltare qualcosa, l’album è in full-streaming sul mio canale YouTube. Per concludere ringrazio te per questa spettacolare intervista e tutto lo staff di Hypnos per avermi concesso questo spazio. Alla prossima.

1 pensiero su “INTERVISTA CHIRAL – Chiral

  1. Pingback: Chiral Interview with Hypnos Webzine | Chiral

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.