INTERVISTA CHIRAL – Chiral

Anche se è passato soltanto poco più di un anno da quando lo abbiamo intervistato su queste stesse pagine, Chiral non ha di certo perso tempo e, con i suoi tre progetti, ha tenuto fede alla sua prolificità regalandoci, da ultimo, “Gazing Light Eternity”. Inevitabile quindi andare a sentire le sue sensazioni legate a questa uscita e le attese per il futuro.

Ciao Chiral, bentornato sulle nostre pagine. Prima di concentrarci sul tuo progetto principale, vorrei fare una breve divagazione per parlare di altre due realtà che stai portando avanti, ovverosia Il Vuoto e |||. Pur essendo già molto prolifico con Chiral, qual è stata la molla che ti ha spinto ad intraprendere anche queste nuove strade musicali?

Chiral: Ciao, grazie per lo spazio che mi stai dedicando. Sicuramente, il motivo principale che mi ha spinto a creare tanto Il Vuoto quanto ||| (threeparallellines) è semplice e magari anche un po’ scontato: non mi sembrava corretto, anche proprio concettualmente, andare ad “intromettermi” in Chiral con musica e pensieri che con quest’ultimo non c’entravano niente. Diciamo che in queste due band “spin-off” ho voluto concentrare e confinare due pensieri ben distinti: la depressione (per Il Vuoto) e la natura (per |||). Certo, entrambi si possono trovare nei vari brani del mio progetto principale, però sempre ausiliari ad altri “argomenti”. Mentre qui, in questi due progetti, rappresentano il focus principale.

Rimanendo ancora un attimo su questo tema, quando vai a sviluppare qualche idea o componi del nuovo materiale, parti sapendo già che dovrà essere per un certo progetto piuttosto che per un altro o solo in un secondo momento decidi a quale si adatta meglio?

Chiral: Solitamente si, quando inizio a scrivere so già a chi sarà indirizzato il materiale. Anche perché con Il Vuoto cerco di contrarmi sul Doom Metal, mentre ||| è qualcosa di più sperimentale (Noise, Ambient qualche venatura Post) ma comunque sempre vicino al Black Metal. Chiral si muove a metà strada, prendendo influenze da una parta e dall’altra. Ovviamente, in questo caso, cerco di mettermi anche meno “paletti” in termini di genere musicale. Detto ciò, sembra quasi scontato che il materiale che scrivo possa raramente trovarsi “in bilico” per essere rilasciato sotto un monicker piuttosto che un altro. Anche se a volte capita.

Passando ora a parlare del progetto Chiral, nella precedente intervista sembravi aver già abbastanza chiaro quale sarebbe stata la direzione musicale da prendere con i nuovi lavori. Ritieni di esserci riuscito pienamente con questo “Gazing Light Eternity” e col precedente EP “Snow//Heritage”? Inoltre, sei soddisfatto di come è stata accolta questa tua nuova uscita?

Chiral: Sai, io mi faccio sempre dei film mentali incredibili. Progetto e preparo sempre tutto nei minimi particolari per poi finire inevitabilmente con il mandare tutto a puttane e improvvisare sul momento. Con questo voglio dire che, tecnicamente parlando, a questo punto dovrei (o avrei voluto) essere al lavoro su un album Folk; cosa che, a quanto pare, non sta avvenendo. “Snow//Heritage” è stata una sparata nel vuoto. L’EP è stato messo insieme in un paio di mesi, e la cosa si sente. Non dico di essermene pentito, il contrario, però di sicuro non è stata un’uscita pianificata minuziosamente in precedenza. Lo stesso dicasi anche per “Gazing Light Eternity”. L’album è uscito davvero molto diverso da come lo immaginavo. Sicuramente è l’album che vuole chiudere, e chiuderà, il cerchio del periodo più propriamente Black atmosferico. A livello concettuale e sonoro, si accosta e, secondo me, completa “Night Sky”. E per ciò andava fatto. Ora però è davvero giunto il momento di cambiare qualcosa… anche se lo ammetto, c’è uno split in calendario che, per l’ultima volta, ricalcherà questa sonorità. Quanto all’accoglienza ricevuta, come non essere soddisfatto!? Rimanendo il più modesto possibile, la prima edizione autoprodotta è stata polverizzata. Certo, erano solo 50 copie, ma ca…spita! Io non sono nessuno. 50, e dico 50 persone che hanno messo mano al portafoglio per comprarsi il mio album è una cosa indescrivibilmente bella. Per non parlare poi di tutti quei folli (parlando con affetto, ovviamente) che se lo sono comprato in digitale. Davvero magnifico! E dai, visto che ci siamo, questa mi sembra anche l’occasione giusta per ringraziare tutte quelle persone, fanzinari e recensori inclusi, che hanno deciso di supportare la mia musica tramite articoli, recensioni e quant’altro. Grazie di cuore a tutti quanti!

Detto che non ti sei certo mai fossilizzato su una sonorità ben precisa, gli ultimi lavori sono caratterizzati da una minore tendenza al cambiamento rispetto ai tuoi camaleontici esordi. Come collochi queste uscite all’interno della tua discografia? Sono un punto di arrivo o solo una tappa obbligata verso un qualcosa di nuovo?

Chiral: Detto che, senza volerlo, ti ho già in parte risposto nella domanda precedente, aggiungo che non esiste un punto di arrivo quando si parla di musica. Almeno è come la vedo io, ma nessuno può dirsi arrivato quando si parla di sonorità, di genere musicale o anche di abilità su uno strumento. C’è sempre qualcosa da imparare così come ci sono e ci saranno sempre cose nuove da scoprire. Fermarsi è, secondo me, semplicemente sbagliato. Chi lo fa non sa cosa si perde! E poi, come diceva una massima di non so chi (o magari era soltanto uno slogan pubblicitario, non ricordo, haha) “L’importante non è la meta, ma è godersi il viaggio per arrivare a questa”.

Per parlare un po’ più dettagliatamente di “Gazing Light Eternity”, vorrei iniziare proprio dal suo titolo, che fin da subito mi è parso riecheggiare “Hvis Lyset Tar Oss” di Burzum, con cui condivide pure qualche affinità a livello di sonorità. Che cosa ne pensi di questo mio accostamento e, soprattutto, qual è il significato che sta dietro alla scelta di questo titolo?

Chiral: Beh, di sicuro non posso dire che l’accostamento sia insensato, però credo che componendo “Gazing Light Eternity” io mi sia ispirato a tutti men che al buon Varg. Dal canto mio, ho cercato di ispirarmi di più a realtà come Wolves in The Throne Room, Woman is The Earth e Lustre (che automaticamente ci rimanda comunque a Burzum!) e GodspeedYou! Black Emperor per le parti Ambient. Il titolo, in origine, doveva essere “Gazing Black Eternity” e, di conseguenza, avrebbe anche dovuto accompagnarsi ad un immaginario più oscuro in tutto l’album. Ma con il procedere dei lavori mi sono accorto che il titolo “prescelto” non è che ci stesse poi tanto bene. In primis, lo splendido artwork creato ad hoc dalla fotografa Andrea Effulge (Phoenixfeather Light) era incredibilmente luminoso, e allo stesso tempo misterioso ma cozzava completamente con l’idea di oscurità che mi ero prefisso. Poi la musica stessa ha iniziato a cambiare, così come i testi, verso lidi più introspettivi, malinconici ma non più deliberatamente Dark. Va detto comunque che nel testo della prima e della terza parte dell’album ho deciso di conservare il verso: “I gaze this black eternity at my will”. Il significato del titolo è stranamente chiaro e definito, per me. Vuole parlare di quei momenti (attimi, secondi, ore…) in cui ci si ritrova come immobili (mentalmente) ad osservare se stessi in terza persona senza capire se noi siamo chi osserva o l’osservato. (e si, non è un tema nuovo. Se ne era già parlato in “Night Sky” ma, come ti dicevo, in precedenza “Gazing Light Eternity” vuole “chiudere un cerchio”). In quegli istanti ci accorgiamo che qualsiasi cosa succeda noi saremo sempre li, immobili e incapaci senza poter fare altro che osservare, soffrire (o anche goderci) tutto ciò che ci accade attorno.

Passando ai brani, ognuno di essi ha una propria peculiarità che sembra essere il tassello di un perfetto spaccato di quella che è stata la tua recente evoluzione musicale con questo progetto. In tutto ciò, come a voler creare un legame ancora più profondo, “Part I (The Gazer)” e “Part III (The Crown)” condividono parte dello stesso testo. Cosa ci puoi dire di quel che sta dietro a questo lavoro?

Chiral: Indubbiamente “Gazing Light Eternity” è pensato per essere un “pezzo unico”. Non una raccolta di brani, ma bensì una composizione unica, suddivisa in quattro capitoli per agevolarne l’ascolto, e l’assimilazione. Viene da se quindi che due dei quattro capitoli condividano parte del testo, così come anche la parte finale (per esempio) condivide e rielabora molte melodie proposte nella prima parte del lavoro stesso. E, comunque, gli agganci e rimandi in un tutto l’album sono molteplici.

Ho notato una qual certa affinità di fondo tra “Part II (The Haze)” e “The Morning Passage” di “Night Sky”, non solo per il loro essere molto introspettive o per l’uso di sample, ma anche e soprattutto per il ritorno di un tema che, come hai anticipato, sembra esserti caro, ossia il cogliere l’attimo, il carpe diem oraziano, qui a dire il vero ribaltato (“You know how everyone’s always saying seize the moment? I don’t know, I’m kind of thinking it’s the other way around, you know, like the moment seizes us”). Da dove nasce questa tua fascinazione per questo topos?

Chiral: Indubbiamente sono affascinato dal tema del “cogli l’attimo”. O, per dirla ancora più “pane e salame”, sono una persona malinconica che finisce sempre con l’assaporare i bei momenti passati, magari senza sapersi godere completamente il presente. Da qui nasce la mia fascinazione verso il topos del “carpe diem”, che insegna a vivere il momento al massimo, al meglio, anche se però, inevitabilmente, finisce sempre con lo scivolarci via sgretolandosi tra le mani. Per questo penso che quella citazione (tratta dal film “Boyhood”) sia perfetta e colga esattamente l’essenza di ciò che per me è “cogliere l’attimo”. Ovvero, non siamo davvero noi a scegliere di cogliere l’attimo ma piuttosto noi siamo succubi del tempo stesso.

Domanda scontata, ma a questo punto inevitabile. Visto che è già passato un po’ di tempo dall’uscita di “Gazing Light Eternity”, hai già iniziato a mettere mano al suo successore? Quanto agli altri progetti, si sta muovendo qualcosa anche da quelle parti?

Chiral: Domanda scontata ma alquanto complicata da rispondere al momento. Di certo, o quasi, ti posso annunciare che nel 2017 uscirà un nuovo split di Chiral. Conterrà due tracce che ho scritto un paio di anni fa (a cavallo tra “Abisso” e “Night Sky”) ma che ancora non avevano visto la luce. Le ho ri-registrate (ma solo in parte) e completamente ri-arrangiate. A livello sonoro non sono sullo stile dell’ultimo lavoro, ma rimanendo sempre in ottica Black Metal, direi che si avvicinano quasi a un Prog/Atmospheric Black, anche se comunque sono sicuramente meno ipnotiche nel loro incedere. Per capirci, quando le scrissi non ascoltavo ancora né Lustre, né tanto meno lo zio Varg, haha. Parlando del prossimo full-length, mi viene voglia di giocarmi “l’aiuto del pubblico” o un “passaparola”. Nell’ultimo periodo sto diventando ipercritico sulle mie produzioni; ho già cestinato decine di idee e di canzoni già in opera o semi-concluse. Francamente, ma penso non fosse un mistero, mi sarebbe piaciuto uscire con un album completamente Dark Folk, sulla scia di “Kveldssanger” degli Ulver, ma anche di roba più recente come l’ottimo debutto degli Ulvesang o anche più vicino all’Industrial/Punk tipo ROME, ma più passa il tempo più mi accorgo di non avere né le capacità tecniche/musicali, né tutta l’attrezzatura necessaria per produrre un qualcosa del genere. Ergo, l’idea si sta lentamente eclissando… quindi il prossima album sarà un grosso punto di domanda! Stesso discorso vale per Il Vuoto. Ho un full length praticamente concluso sul piano delle registrazioni ma mi sta mancando l’ispirazione necessaria per ultimarlo e rifinirlo. Purtroppo ho basato l’intero progetto su uno stato emotivo pessimo e, ahimè, per poter scrivere, pensare e lavorare al progetto stesso devo essere in quello stato d’animo. E ciò rallenta enormemente i lavori. Concludendo con |||, è appena uscito uno split a due con un curioso ma interessante progetto Noise ceco, Uncle Grasha’s Flying Circus. Lo split, contenente una traccia ciascuno, è disponibile gratuitamente su Bandcamp e presto sarà in vendita (a pochi spiccioli) una spettacolare stampa in vinile trasparente!

Nella precedente intervista dicevi che “…se mai dovessi esibirmi dal vivo di certo proporrei un genere musicale diverso”. Ora, se per Chiral sembrano non esserci speranze in chiave live, pensi che Il Vuoto e ||| potranno prima o poi spingerti a mettere piede su un palco?

Chiral: Sinceramente non credo avverrà. Non sono un amante del “live a tutti i costi”. Ma questo si sapeva già, nevvero!? Comunque ogni tanto penso che per una volta almeno mi piacerebbe provare qualcosa in sede live, magari propendo roba diversa: Dark Folk o qualcosa di simile. Ma è solo un’idea, per il momento non c’è nulla di pianificato e, anzi, continuo a concentrarmi con l’attività in “studio”.

Questa era l’ultima domanda. Grazie ancora per la disponibilità. A te l’ultima parola.

Chiral: Grazie a te per l’interesse mostrato nei miei confronti. Ancora una volta mi sono divertito molto a rispondere alle tue domande e spero sinceramente di non aver annoiato nessuno! Detto questo, chiudo ricordando che verso metà 2017 potrebbe, e dovrebbe, uscire uno split a due tra Chiral ed una band americana. I dettagli verranno svelati più in là, anche perché non so ancora niente di preciso nemmeno io, haha! Ma credo proprio che ci sarà della roba buona… Grazie a tutti per l’attenzione, buon proseguimento.

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