INTERVISTA DAWN OF A DARK AGE – “Eurynomos”

Dopo l’uscita dei primi due episodi e in attesa del terzo capitolo di una tanto interessante quanto ambiziosa esalogia incentrata sugli elementi naturali, Hypnos Webzine è andata ad incontrare Eurynomos, mastermind dei Dawn Of A Dark Age. Ecco le sue parole.

Ciao Eurynomos, grazie per aver accettato questa intervista per Hypnos Webzine. Tanto per rompere il ghiaccio, ho visto sulla tua pagina Facebook che sei già in piena lavorazione del terzo volume. Ci puoi dare qualche anticipazione su quello che andremo ad ascoltare la prossima estate?

Eurynomos: Ciao KarmaKosmiK, grazie a voi per l’interesse verso il nostro folle progetto. Come detto a inizio lavori, ogni sei mesi vedrà la luce un elemento, e dopo “Earth” e “Water” sarà la volta di “Fire”, che uscirà il primo luglio. Sono a buon punto con la registrazione, mancano solo archi, fiati e voci, ma la parte grossa è praticamente pronta, dopodiché via al missaggio e all’editing, oltre che all’artwork. L’unica anticipazione che posso darti è che sarà diverso dai primi due capitoli, inevitabilmente, cercando di andare a scoprire nuove sonorità e nuove vie compositive per assecondare al meglio la nostra visione del fuoco.

Detto ciò, vorrei parlare del passato e soprattutto delle origini di questo progetto. Da dove ti è venuta questa folle idea dei Dawn Of A Dark Age e perchè c’è questo ossessivo ritornare del numero sei (sei volumi, sei canzoni per album, sei mesi di distanza tra ogni nuova release, ecc.).

Eurynomos: Sentivo che era giunto il momento di mettersi alla prova con qualcosa che finora non era stato mai pensato e realizzato. Determinante è stato un viaggio alla ricerca dei ‘padri’ fondatori del genere e la visita al cimitero dove riposa Euronymous a 20km da Oslo nel 2012. E proprio durante quel viaggio mi sono chiesto come rendergli un omaggio che parta dal suo ‘modo’ di rivoluzionare la musica estrema e che coinvolga in maniera fondamentale i miei strumenti a fiato in una sorta di nuovo approccio al genere, che non sia esclusivamente basato sul ‘raw’ e sulla violenza, ma che sia integrato con colori e atmosfere, oltre a elementi compositivi ‘colti’, dodecafonia e cacofonia, finora non presenti in maniera evidente nel Black Metal. E tutto ciò messo in relazione con quello che è ‘il numero’ per eccellenza, osannato e abusato da sempre…e mi son chiesto perché non usarlo in maniera ‘reale’ piuttosto che inserirlo (come da prassi) in maniera abbastanza scontata nei testi.

Sebbene la tua passione per la sperimentazione di sonorità ben distanti dal Metal sia venuta maggiormente fuori in questo secondo volume, anche nel primo c’erano già diversi elementi che mostravano il tuo solido background musicale, come per esempio l’uso particolare che fai degli strumenti a fiato, che affondano le radici in generi assai distanti dal Black Metal. Hai fatto in passato approfonditi studi classici per qualche strumento? Quando e come è entrato nella tua vita il Black Metal?

Eurynomos: Partiamo dall’ultima domanda. Ascolto Black Metal dal 1990, ossia dalla sua ‘seconda ondata’, solo che all’epoca studiavo clarinetto in Conservatorio. Quindi Mozart, Beethoven, Stravinsky, che però ‘integravo’ con qualche accordo di chitarra elettrica per emulare Iron Maiden, Slayer e Metallica. Da allora ho sempre seguito i vari cambiamenti nel genere, compresi i periodi oscuri e la rinascita, se così possiamo chiamarla. Solo che a livello pratico ero interessato al Jazz e all’improvvisazione, quindi il fatto di affiancare il sax al clarinetto e studiare con grandi maestri americani la musica afro-americana, mi ha permesso di ampliare il bagaglio tecnico e culturale, e soprattutto di fare concerti in giro, sia con le mie band che con l’Orchestra Sinfonica. E se è vero che il primo amore non si scorda mai, dopo vent’anni ho deciso di mollare l’Orchestra e di dedicarmi completamente alla composizione. Dopo due dischi a mio nome di jazz sperimentale (tanto per cambiare), e un “anti-tributo” a The Wall dei Pink Floyd, ecco che ho sentito l’esigenza di inserire ed esplorare quel che studio da una vita in ambito (Black) Metal. Ed eccoci così a parlare di Dawn of A Dark Age.

A dare voce alla tua musica ormai risulta fissa la presenza di Buran degli Athanor. Come è nata questa collaborazione e qual’è il suo ruolo all’interno del progetto? Non ti è mai venuta voglia di provare anche a metterti dietro ad un microfono?

Eurynomos: Quando ho iniziato a comporre musica per questo progetto avevo bisogno di una voce già consolidata che avesse esperienza in ambito Black Metal, e ricordandomi di un disco che mi diede un amico (batterista degli Athanor), lo rimisi in cuffia e subito gli telefonai per chiedergli chi fosse il cantante. E dopo, una telefonata a Buran per spiegargli il progetto (sei dischi in due anni e mezzo!) nella sua interezza! Avrà pensato che fossi pazzo, era incredulo… fatto sta che dopo una settimana eravamo in studio a registrare le prime due tracce del disco. E da allora ho cercato sempre più di sfruttare le qualità vocali di Buran, che (purtroppo, al momento) relego al solo ruolo di vocalist, poiché in ‘solitaria’ riesco a concentrarmi meglio e ad esprimere in maniera totale quello che ho in mente. Per quanto riguarda la voce del sottoscritto, dopo una breve apparizione sull’omonima ‘Dawn of A Dark Age’ nel primo album, nel secondo mi sono occupato di voci pulite, insieme a Malàk e BelsSon, ma nel prossimo capitolo potrebbero esserci delle novità a riguardo.

Ho sempre visto la tua musica come una folle evoluzione che parte dal Black Metal finlandese per imbastardirsi al punto da arrivare in territori di pura avanguardia come in “Mouettes A Midi Sur La Mer Adriatique”. Quali sono stati i tuoi gruppi di riferimento iniziali e quali sono gli obiettivi che vuoi raggiungere?

Eurynomos: I progetti che hanno ispirato in maniera massiccia “The Six Elements” nella sua interezza sono “La Torre Nera” di Stephen King, “l’Anello del Nibelungo” wagneriano e i “Concerti Brandeburghesi” e le “Suites per Violoncello Solo” di J.S.Bach. Soprattutto gli ultimi due, data la loro struttura: i “Concerti Brandeburghesi” sono scritti per sei organici diversi, mentre le “Suites per Cello” hanno la stessa identica struttura che utilizzerò per i sei album, in cui ognuna ha sei movimenti al suo interno. Insomma sembra strano ma più che da band scandinave l’intero progetto prende le mosse da questi colossi senza tempo per arrivare come obiettivo finale a esplorare territori e angoli fino ad ora rimasti nascosti o poco visibili, e costruire così mattone dopo mattone questa ‘piccola/grande’ opera. L’idea di registrare “Mouettes A Midi Sur La Mer Adriatique” in riva al mare con i miei fiati e i gabbiani ad armonizzare i miei ‘suonacci’ potrebbe sembrare una pratica zen, ma è solo lo specchio di quello che ho appena detto, e potrebbe ripetersi qualcosa di affine nei capitoli successivi. A livello prettamente Black Metal nel riffing piuttosto che nelle ritmiche puoi trovarci Darkthrone, Shining piuttosto che Belphegor, cercando come regola base di star lontano dalla scandinavia il più possibile a livello compositivo, proprio per evitare di uniformarmi ai suoni ‘classici’ di cui si abusa a dismisura da decenni.

Su “Water” non si può non notare anche un notevole miglioramento a livello di testi, meno legati a clichè Black Metal e ora aperti anche ad aspetti relativi alla storia locale, come “Otzuni (The Black City in Apulia)”, che ritengo essere il tuo testo maggiormente riuscito. Ti ritieni maggiormente a tuo agio nello scrivere la musica o i testi?

Eurynomos: Assolutamente la musica, visto che lo faccio da maggior tempo e rientra nei miei studi e nelle mie passioni, ma ho cercato di prender spunto dall’uso delle tradizioni locali norvegesi per andare a scoprire il fascino della mia terra e dei posti in cui mi imbatto in viaggio, cercando di immaginare una particolare situazione che li possa mettere in collegamento con la musica e con i Sei Elementi. Da lì una ricerca maniacale su usi e tradizioni tra fantasia, realtà, riti pagani e leggende del mio paese (Agnone) e di posti che mi hanno particolarmente rapito e a cui cerco di ricambiare la loro magia. Diciamo che se vuoi perderti completamente nel nostro sentiero, dovresti farlo a 360 gradi, anche se ha un percorso spesso tortuoso e impraticabile, ma che alla fine risulterà molto chiaro e affascinante. Nel prossimo disco andremo a far visita a Pompei…

Sempre parlando delle liriche, ci potresti dire in che modo la terra e l’acqua vanno a riassumere i testi da te indicati.

Eurynomos: Non solo i testi ma anche le copertine dei dischi sono in simbiosi, anche se pensate in maniera minimalista. Per quanto riguarda i testi il primo “Earth” è una sorta di prologo in cui testi sono incentrati sul male che l’uomo sta facendo con la sua presenza sulla terra, con brevi accenni sui posti della mia infanzia (Mount Castle baron nell’opener “Cold Winter”). “Water” è invece più specifico e i suoi testi sono pensati dentro la musica, ognuno rimandante ad un contesto e ad una situazione diversa che abbia a che fare con l’acqua. Dal Mar del Nord dell’iniziale “The Gates Of Hell” al mare che separa Ostuni dalle coste arabe, piuttosto che l’acqua come fonte di vita o di morte di “The Old Path Of Water” fino ad arrivare alle sorgenti del fiume Verrino vicino Capracotta in “The Verrin’s Source”, immortalate nella foto di copertina. Cerco di inserire all’interno di ogni elemento tutto ciò che reputo attinente e utile per la prosecuzione e l’unione dei singoli capitoli.

Come mai hai scelto come nick Eurynomos? È un omaggio verso lo storico leader dei Mayhem?

Eurynomos: Come detto in precedenza, da una “visita” allo storico leader dei v è cominciata tutta la saga, ma la scelta del nome è del tutto casuale. Dettata dal fatto che, come la creatura mitologica greca Eurynomos, Dawn Of A Dark Age vuole innalzarsi in volo sopra il mondo e sopra la natura, in cerca degli uomini malvagi e crudeli che l’hanno deturpata col loro potere e la loro fame di successo, per mangiare i resti del loro stupido cervello.

Una delle poche cose negative che persistono sui tuoi lavori è il non bel suono di drum machine, che risulta spesso fastidioso nelle parti più furiose. Stai lavorando anche per sistemare questo problema o pensi in futuro di utilizzare un session in carne ed ossa?

Eurynomos: Quella dell’uso della drum machine è stata una scelta dolorosa e oltretutto masochista considerato il tempo che mi porta via, però allo stesso tempo affascinante, poiché mi ha aperto nuove strade, non solo dal punto di vista compositivo. Il posto dove vivo è un vantaggio in termini di ambiente e natura, poiché in venti minuti si passa da un bosco al mare, ma non lo è per quanto riguarda la scena musicale. Purtroppo non ci sono batteristi con caratteristiche “adatte” all’intero progetto, anche se inizialmente ne abbiamo provati alcuni, almeno per capire come suonavano i primi brani. La mole di lavoro affidata alla batteria è impressionante nella nostra musica, e l’inserimento di una drum machine è stato quindi inevitabile proprio per evitare di mandare all’aria tutto. Non siamo i primi e non saremo gli ultimi visto che sono tante le realtà che si cimentano con risultati notevoli (vedi Limbonic Art e Necrophagist). Così facendo se da un lato perde in “umanità”, dall’altro mi permette di lavorare singolarmente su ciascun colpo e ritmo in maniera maniacale e totalmente a servizio della musica! Come già detto a proposito della label, non escludo in futuro di inserire un batterista “umano”, disposto a lavorare in maniera stakanovista per portare a termine il progetto.

Per quale motivo questo tuo progetto è completamente autoprodotto? Possibile che non ci sia una label interessata al tuo lavoro, o è una particolare scelta dovuta alla volontà di non voler porre ostacoli alla tua creatività?

Eurynomos: Diciamo entrambe le cose. Non ti nego che ci sono state alcune etichette interessate alla produzione del secondo disco, ma dopo aver capito che ogni sei mesi dovevano produrne uno si sono fatte (inspiegabilmente) indietro. Quindi diciamo che vista la mole di lavoro (7/8 ore) che ogni giorno dedico a Dawn of A Dark Age, non avevo voglia né di rallentare il passo o stare ai tempi di una label, né tantomeno di disattendere le promesse fatte a chi ci sostiene e non vede l’ora di ascoltare il nuovo lavoro. Quindi va benissimo l’autoproduzione, almeno fino a quando qualche etichetta non si adeguerà alle tempistiche del nostro progetto.

Sei impegnato in altri progetti musicali oltre ai Dawn Of A Dark Age o questa tua esalogia impegna completamente le tue forze?

Eurynomos: Come anticipato in precedenza, ho due band: un quartetto jazz a mio nome col quale ho inciso due dischi: “One Way” del 2010 e “Versus” del 2011 per la Wide Sound Productions, anch’essi composti esclusivamente da composizioni mie originali. La seconda è la R-Evolution Band, con la quale abbiamo registrato il disco “The Dark Side Of the Wall”, che va a smembrare e ricostruire sotto nuove vesti il capolavoro di Roger Waters e dei Pink Floyd, per la prima volta in maniera integrale nelle sue 26 tracce (dalla sua uscita nel 1979); insomma, un lavoro unico e complesso che ha richiesto oltre due anni. Al momento sono in stand-by con la R-Evolution perché mi sto dedicando ad un altro progetto completamente in solitaria (Suici.De.Pression) che debutterà il prossimo dicembre. Insomma, cerco di non sprecare nessuna nota e nessuna idea musicale!

Qual’è la tua opinione sulla scena musicale italiana? Ci sono a tuo parere realtà interessanti? Sei in stretto contatto con altre band?

Eurynomos: Seguo la scena Black Metal italiana, anche se non in maniera assidua. Ci sono molte band interessanti che meriterebbero posti di rilievo nel panorama Black Metal, mentre altre a mio avviso sono sopravvalutate. Detesto tutti quei gruppi che pagano per potersi esibire a supporto di una band di spicco, e in Italia (come in Europa) è purtroppo una prassi diffusa. Andrebbero radiate da un ipotetico albo queste band che si svendono per suonare in giro e tutti i sostenitori hanno dovere morale di lasciarle isolate. Visto che sono “nuovo” nell’ambito operativo e che il nostro progetto viaggia su binari diversi da quelli della maggior parte delle band che si dilettano con il Black Metal dei primordi, rude, grezzo e violento, puoi intuire come attualmente sia difficile collaborare. Magari un giorno, quando Dawn Of A Dark Age avrà completato la sua opera, ci si può pensare in maniera seria e professionale, sempre se non decido di chiudere per sempre il capitolo Dawn Of A Dark Age dopo l’ultima uscita, prevista per il 1 gennaio 2017. Staremo a vedere quante energie restano a disposizione dopo l’intera saga!

Questa era l’ultima domanda. Facendoti un in bocca al lupo per i prossimi capitoli, ti lascio la parola per concludere l’intervista nella maniera che preferisci.

Eurynomos: Grazie a te per l’interessante intervista, spero che i lettori abbiano voglia di tuffarsi in un qualcosa di nuovo, vario e unico. Chiunque è benvenuto nel nostro mondo e può ascoltare gratuitamente la nostra musica e supportarci sul nostro sito. Saluti

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