INTERVISTA DISASTERHATE – Band

“Mirroring The Abyss” ha dimostrato una volta di più che delle belle mazzate metalliche possono arrivare anche da gentili fanciulle. Non certo meno importante è anche il fatto che il mondo sonoro delle Disasterhate risulta ricco di sfumature, mostrate attraverso un talento ed una personalità in pieno sviluppo. Hypnos Webzine è andata ad approfondire i molteplici aspetti emersi dal loro debutto.

Salve ragazze, benvenute su Hypnos Webzine! Come state? Qual’è il vostro stato d’animo a circa un mese di uscita di “Mirroring The Abyss” e quali sono stati i primi feedback che avete ricevuto?

Band: Siamo molto soddisfatti del feedback ricevuto, in particolare ci fa veramente piacere che tutte le recensioni abbiano messo in luce la potenza del suono, la profondità dell’ ispirazione, la cura dei testi e della copertina, senza fermarsi semplicemente al mero dato di “genere”: wow tre donne che suonano! Mettere in mostra la nostra femminilità è un atteggiamento che abbiamo sempre curato poco. Certo, l’immagine è importante, come l’attenzione nella scelta della location e delle pose nelle photo session della band, ma è la musica che teniamo in considerazione prima di tutto e le emozioni che con essa vogliamo trasmettere. Se la nostra fragilità, emotività di donne deve in qualche modo emergere, allora di sicuro lo fa attraverso la musica, nelle piccole sfumature che si possono cogliere, nei testi e nelle atmosfere.

“Mirroring The Abyss” giunge dopo quasi dieci anni di attività della band, potete raccontarci quali difficoltà avete dovuto affrontare e superare per giungere a questo importante traguardo?

Band: Le difficoltà non sono state poche, ma di certo non insormontabili; in particolare la fase di composizione ha richiesto un paio di anni, poiché volevamo avere le idee chiare sui pezzi prima di entrare in studio. Non abbiamo raggiunto facilmente la tracklist definitiva: alcuni pezzi sono stati esclusi, altri più volte rivisti, riscrivendo i riff quasi ex novo. Insomma abbiamo dedicato tempo e risorse a questo lavoro, affinché nulla ci lasciasse insoddisfatti. Inoltre impegni personali, cambi di line up e problemi di budget hanno in parte contribuito a ritardare l’entrata in studio. Le registrazioni sono avvenute in studi diversi tra il 2010 e il 2011 e, in seguito, ritardi nella conclusione della copertina hanno ulteriormente contribuito a rallentare l’intera produzione, che è finita nel 2013.

A questo proposito come siete arrivate ad essere contattate dalla Club Inferno Ent., sub-label della My Kingdom Music?

Band: La firma per Club Inferno (una sub-etichetta di My Kingdom Music) riguarda la vendita digitale e la promozione dell’album. Abbiamo preferito affidare il lavoro a qualcuno competente in modo da ottenere maggiore visibilità per “Mirroring The Abyss” e la band.

Da dove deriva la scelta del vostro nome Disasterhate?

Band: Quando lo abbiamo scelto (ormai 9 anni fa), avevamo già steso alcuni testi per il primo EP “Sacrifice To Eclipse”; quindi ci siamo lasciati guidare dall’ispirazione di quel periodo, caratterizzata da tinte violente e apocalittiche. Allo stesso tempo, cercavamo un nome composto da una sola parola, non troppo banale né complicato, ma con un certo impatto.

Vorrei iniziare a parlare di “Mirroring The Abyss” partendo dal titolo e dalla copertina. Qual è il nesso tra la strana figura che emerge dalla nebbia ed il titolo del disco e come si rapportano alla vostra musica?

Band: “Mirroring The Abyss” è un album molto introspettivo, un tuffo fatto dentro le profondità della mente per scrutare il nostro “abisso”. Tutti i testi sono intimi e assolutamente soggettivi, non c’è spazio per il mondo al di fuori, ma solo per ciò che avviene, riflesso, dentro di noi e che riportiamo alla luce, come fosse un reperto che dormiva sepolto. Una ricerca interiore che conduce alla solitudine, a perdersi attraverso un freddo deserto di pensieri frammentati e confusi. In fondo tutti i testi descrivono sfumature diverse dello stesso paesaggio, rarefatto e desolato come quello della copertina. Citando Rise (bassista e autrice della copertina): “Quando la mente sprofonda dentro nuovi abissi, la sensazione di freddezza verso ciò che c’è attorno è contraddistinta da cromature glaciali e ricche di contrasti”.

A livello musicale la vostra proposta si pone perfettamente a cavallo tra il Thrash di scuola americana, con i Testament come influenza primaria, ed il Thrash/Death di scuola svedese. Quali ritenete essere le vostre fonte di ispirazione e come avviene il processo di composizione dei brani?

Band: Abbiamo un background musicale abbastanza vasto, che spazia, come hai ben detto tu, dal Thrash americano al Thrash Death svedese, ma che include anche gruppi dal sound più sperimentale e oscuro. Questa eterogeneità è stata sempre un arricchimento e un punto di partenza comune; ognuno ha poi dato il proprio contributo nel songwriting, giungendo a ottenere un sound che crediamo si contraddistingua: un Thrash/Death d’impatto, violento, ma che non rifugge da momenti di più ampio respiro o atmosfere cupe o malinconiche.

Un altro punto di forza della band è sicuramente lo screaming di Reitia, un ottimo veicolo per finalizzare nel migliore dei modi la furia della band, così come alcune clean vocals che compaiono di tanto in tanto, come per esempio in “Shining Black Mirror”. Di chi sono opera queste clean vocal? Sono sempre di Reitia o sono invece di Claudia? Ve lo chiedo perchè il data sheet del disco non è chiaro su questo punto. Inoltre, che ruolo affidate alle vocal nel contesto generale di composizione?

Band: Hai ragione, non abbiamo messo bene in evidenza la suddivisione delle vocal nel booklet. In realtà Reitia e Klaudia cantano sia in scream che in clean. In alcuni pezzi è Klaudia a fare tutto, in altri Reitia. Più in particolare, Reitia canta in “Desecrated Sick Reality”, “In A Rarefied Morning Sun”, “Blank”, “Toxic Sleep”, “The Isle Of The dead”; Klaudia canta in “Shining Black Mirror” e “The Abyss”; nei restanti pezzi (“Me=Android”, “Day Of Zero”) cantano contemporaneamente alternandosi. Avere due lead vocal che cantano entrambe in screaming e in clean, ciascuna con un proprio timbro e una propria interpretazione, costituisce sicuramente un’ulteriore possibilità espressiva. Curiamo molto le liriche e l’espressività, quindi poter scegliere tra due voci è sicuramente stimolante a livello creativo.

I brani che mi sono piaciuti di più sono l’accoppiata “Desecrated Sick Reality” e “Shining Black Mirror”, in cui mostrate anche una interessante vena malinconica e melodica, che si contrappone molto bene alla potenza del vostro Thrash/Death. Quali ritenete siano le tracce più rappresentative di “Mirroring The Abyss”?

Band: “Mirroring The Abyss” è un album composito, anche se alla fine il sound risulta molto unitario. Probabilmente i brani che esprimono al meglio questa duplice veste di potenza e malinconia sono “Shining Black Mirror”, “In A Rarefied Morning Sun”, “The Abyss” e “Desecrated Sick Reality”.

Quali sono i temi trattati nelle liriche? Dai titoli sembrerebbe che prendiate molto spunto dalla realtà che ci circonda. Non conoscendo i testi, un titolo come “Toxic Sleep” potrebbe far riferimento alla droga, mentre “Me = Android” mi ha fatto pensare alla deumanizzazione a cui ci sta portando il mondo economico moderno. Cosa ci potete dire a proposito?

Band: Non è la realtà che ci circonda l’oggetto delle nostre liriche, bensì il riflesso dei suoi eventi sul nostro “io” più profondo. Hai ragione, il titolo “Toxic sleep” potrebbe far pensare a un riferimento a sostanze stupefacenti, ma in realtà la nostra mente è già abbastanza allucinata anche senza droghe eheh! Il titolo si riferisce quindi a uno stato nervoso del sonno, agli incubi che emergono dal profondo quando la nostra soglia di vigilanza è ridotta al minimo e i fantasmi, le paure, che vengono fuori attraverso il sonno, ti intrappolano e dominano, non potendo controllarle. Da qui l’incipit “The sleep is an hole, an intoxication”. Abbiamo cercato di trasferire nei testi la nostra vita, di filtrarne i ricordi e le sensazioni, i frammenti, le “impressioni” della realtà: il tedio esistenziale di un giorno, gli incubi personali che diventano fobie, il violento automatismo quotidiano, la ricerca di un cantuccio in cui scrivere e abbandonarsi alle visioni, l’incombente presenza del tempo sulle nostre vite… basta leggere i testi per rendersi conto che tutti descrivono sfumature diverse dello stesso paesaggio.

Sebbene non sia più così difficile vedere una band ricca di elementi femminili, più raro è vederne una dotato di così tanta rabbia ed aggressività. Ci potete dire quali furono le reazioni degli spettatore ai vostri primi live? Avete mai avuto problemi di maschilismo nel corso della vostra carriera?

Band: In realtà c’è stato qualche episodio di maschilismo, nel senso che spesso siamo state prese poco in considerazione…ma solo prima di esibirci! Qualche volte la gente è incredula, altre volte curiosa, altre ancora diffidente e ti ignora. Ma la maggior parte delle volte abbiamo scatenato il pogo e il feedback è stato sempre positivo e costruttivo; si è spesso instaurato, dopo i live, uno scambio di opinioni e suggerimenti, che abbiamo ricevuto ma anche dato. Questo feedback tra musicisti, nonché quello con il pubblico, è un aspetto fondamentale della vita di una band e noi siamo fieri di essere sempre riusciti a dimostrare di essere, prima ancora che un gruppo con tre donne che suonano, musicisti con la passione per la musica e soprattutto per il metal.

In questi due anni che abbiamo fondato Hypnos Webzine, ci è capitato di scoprire un sottobosco di band siciliane dotate di altissima qualità e che spaziano un po’ in tutti i generi. Voi che siete siciliane DOC e vivete in prima persona l’ambiente, quali ritenete essere i pregi ed i difetti della scena, se vogliamo chiamarla in così, siciliana? Quali sono le band con cui siete più in contatto?

Band: In Sicilia vi sono tante realtà musicali interessanti, che tuttavia difficilmente trovano modo di esprimersi. Non ci sono spazi idonei a concerti, per quanto concerne il metal, e ci si arrangia sempre negli stessi locali o in spazi all’aperto, quando la stagione lo permette. Fortunatamente ci sono persone e organizzazioni, mosse da una profonda passione, che riescono a creare eventi interessanti anche in circostanze difficili. Poi sta al pubblico dare il massimo feedback assicurando la propria presenza e permettendo così la continuità di questi eventi. Siamo in ottimi rapporti con diverse band, molte di loro sono costituite da bravi musicisti, gente creativa e genuina come noi.

Avete già pianificato delle date per promuovere “Mirroring The Abyss”? Ci sarà la possibilità di potervi vedere all’opera qui a Roma?

Band: Stiamo organizzando dei live proprio per promuovere “Mirroring The Abyss”, alcuni dei quali dovrebbero tenersi fuori Sicilia. Ci piacerebbe tanto venire a suonare a Roma! Per il momento è prevista una data a Reggio Calabria per il prossimo 15 maggio in occasione della rassegna metal “Nero Extremo” a cura di Giuseppe Costa, che vedrà esibirsi band come Memories Of A Lost Soul, EpisThemE, Veneregrida, None Of Us e Glacial Fear.

Direi che con quest’ultima domanda abbiamo finito. Grazie per l’intervista ed in bocca al lupo per il vostro disco. Lascio a voi l’ultima parola.

Band: Grazie a tutti coloro che ci supportano e a Hypnos per l’intervista! Concludiamo dicendo che “Mirroring The Abyss” è un album che lascia il segno, che mette a nudo l’abisso della mente in modo diretto. Se amate i forti contrasti, le tonalità aspre e malinconiche, allora riuscirete a trovare anche voi un frammento della vostra anima nel nostro album. A presto!

Autore: Iconoclasta

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