INTERVISTA FROZEN OCEAN – Vaarwel

“The Dyson Swarm” è un album rivelazione in ambito Ambient in cui il mastermind Vaarwel è riuscito a combinare trame chitarristiche Metal e Post-Rock con l’Elettronica, al fine di ricreare la profondità e la maestosità dello spazio profondo. Stregati dal disco, Hypnos Webzine non ha perso tempo ed ha così colto l’opportunità di conoscere un musicista davvero interessante e ad ampio spettro con il quale approfondire molti dei temi scientifici descritti in “The Dyson Swarm”.

Hail Vaarwel! Grazie mille per la tua disponibilità a realizzare questa intervista per Hypnos Webzine! Giusto per rompere il ghiaccio, riprendendo quanto scritto in sede di recensione, ossia che “The Dyson Swarm” è una release che possiede una impressionante capacità di descrivere immensi scenari spaziali. Come sei riuscito ad ottenere questo incredibili risultato finale? Quanto ascoltiamo nel disco è quanto avevi in mente di voler realizzare in fase di composizione?

Vaarwel: Ciao, grazie per il vostro interesse verso i miei lavori. Bene, l’intera release è in realtà iniziata da una collaborazione fallita, nello stesso modo, in cui sono poi nati lavori di più grande scala. Quasi un anno e mezzo fa parlai con Michael, il proprietario della label underground tedesca Schattenkult Produktionen ed egli mi propose di partecipare al suo personale progetto chiamato Torcularis Septemtrionalis, ispirato da temi spaziali, più che altro dagli extraterrestri, UFO e cose del genere. Ho preparato una bozza di una traccia (che era “Exoplanet (HD 85512 b)”) e gliela mandai, ma mi disse che non rispecchiava quello che aveva in mente. Così abbandonammo l’idea della collaborazione, ma ero così ispirato dalla possibilità di creare un sound spaziale basato sulla fusione di Ambient, Elettronica a midtempo e Dark Metal, che non potei proprio abbandonare tale prospettiva. Inoltre, questa creazione si espanse verso un viaggio spaziale, una sorte di panopticon cosmico. Ripensandoci, è proprio quello che avevo scolpito nella musica e che intendevo dipingere inizialmente.

Iniziamo a parlare di “The Dyson Swarm” partendo dal titolo. Perchè hai scelto di intitolare una tua opera con il nome di una teoria fisica? Quale aspetto ti ha colpito di più sulla teoria energetica di Dyson?

Vaarwel: La concezione della sfera di Dyson potrebbe essere considerata non solo dal punto di vista della ricerca di vita ed intelligenza extraterrestre, un aspetto decisamente interessante ed ispirante, ma anche come una possibile futuro di tutta la nostra razza. Il futuro dell’umanità è stato osservato in tutti i suoi possibili aspetti, dall’arte fino ai mass media, e le sue previsioni sono per la maggioranza pessimistiche in senso escatologico. Cioè, voglio dire che, seguendo queste previsioni, l’umanità dovrà morire per qualche ragione, sia naturale che soprannaturale, ed entrambi gli scenari sono insoddisfacenti. La concezione delle sfere di Dyson rappresenta una sfida per fare qualcosa di estremamente globale per il nostro futuro utilizzando solamente le nostre forze, senza doversi affidare ad un dio e altri immaginari supereroi, e questa è una considerazione degna di rispetto. E nonostanti ritenga che la maggioranza della nostra razza sia una mandria incapace di qualsiasi attività creativa, essere preoccopato del futuro è decisamente meglio che essere pigri.

Nella descrizione del disco presente sul tuo sito internet, dici di considerare l’intero album come un viaggio attraverso il cosmo. Come hai concepito questa sorte di viaggio? Quali sono state le tue principali fonti di ispirazione?

Vaarwel: L’universo sembra essere infinito dal nostro piccolo pianeta, posto in un piccolo sistema stellare, a sua volta parte di un gigantesco braccio della nostra galassia. Così la varietà di cose che tu puoi osservare quando lasci questo distretto isolato è al di là della nostra immaginazione, e questo lascia decisamente senza fiato. Lo spazio ci presenta moltissimi fenomeni che difficilmente possiamo abbracciare con la nostra mente semplicemente a causa della nostra incapacità di compararle con qualche cosa per noi più familiare e presente nella nostra vita – qualsiasi cosa che sia estremamente grande, lontana, calda o fredda. Dal momento che la teoria della relatività è molto spietata, e per ora non ci sono prospettive vicine di poter lasciare il nostro sistemare solare, per non parlare della nostra galassia, l’immaginazione basata sui dati astronomici ed astrofisici rimane l’unica nave spaziale che abbiamo per poter investigare il cosmo. Tuttavia, il nostro piccolo pianeta e il nostro sistema solare ancora ci danno molta ispirazione, in maniera tale da poter iniziare tale viaggio proprio da qui.

A proposito dell’aspetto musicale, ciò che più mi è piaciuto del disco è la tua abilità di creare dei veri e propri quadri sonori, lavorando su una stratificazione ottenuta tramite una strumentazione standard. Sebbene la tua musica possa essere etichettata come Ambient, tuttavia trovo il suono delle chitarre decisamente Metal, e questo ti ha così permesso di evitare di cadere nei tipici stereotipi del genere ed ottenere così un sound molto personale. Perciò, ti volevo chiedere cosa ritieni essere un fattore distintivo della tua musica.

Vaarwel: Come ho detto poc’anzi, il Metal e l’Elettronica sono stili che hanno un semplice significato, ossia creare un ampia visione dello spazio che non era considerata in precedenza. Secondo questa idea, l’album non era inteso come un racconto della freddezza, oscurità ed orrore dei vuoti spaziali, come fatto dai Darkspace nel menzionare il cosmo nei loro album, come neppure voleva raccontare alcune interconnessioni metafisiche con qualcosa di spirituale e sovrannaturale, un po’ come succede con l’occultismo: qui il concetto è totalmente materialistico. Per questo avevo ritenuto fin da subito i classici droni spaziali totalmente inadatti a rappresentare questa idea. Perciò, decisi che il tradizionale signficato del Metal (in particolare, il Black ed il Dark Metal) e la musica elettronica non sarebbero stati anche essi particolarmente adatti a sviluppare quello che avevo in mente, e che quindi sarebbe stato necessario arrivare ad un approccio nuovo ed originale (e possibilmente attuale). Per quanto mi riguarda, difficilmente potrai rappresentare il quadro scientifico del cosmo evitando qualsiasi rapporto con l’elettronica, così l’elettronica con le sue impalcature e le costruzione melodiche doveva essere la base di questa mio nuovo approccio. Il ruolo della chitarra (sia Metal che Post-Rock) in questo caso doveva aggiungere quella epicità e senso di grandezza che non vedo possibile ottenere con l’uso della sola elettronica. Questo è quindi il modo con cui ho costruito l’intero lavoro.

“Sloan Great Wall” è il mio brano preferito del disco ed ogni volta mi ritrovo completamente sognante durante il suo ascolto. In che modo questa enorme struttura cosmica, composta da un infinito numero di galassie, ti ha inspirato? Che cosa pensi di essere riuscito a riversare nella tua musica di questa osservazione astronomica?

Vaarwel: Beh, quando vieni a conoscenza di qualcosa di incomparabile con il nostro vissuto quotidiano, è estremamente ispirante in tutti i modi (o almeno penso dovrebbe esserlo). C’è anche qualcosa di Lovecraftiano in questo, nel senso di dover affrontare qualcosa di incomprensibile per la nostra mente umana. Ma mentre nelle storie di Lovecraft si perde la sanità mentale nell’affrontare cose di quel tipo, qui abbiamo semplicemente un’espansione estrema della nostra mentalità. Il Grande Muro di Sloan è stato fino a poco tempo fa il più grande oggetto osservato nell’intero universo (ora questo primato appartiene al Grande Muro Hercules-Corona Borealis), ma mentre parlare dell’intero universo assume un significato quasi filosofico, un muro fatto di metagalassie è invece un qualcosa di concreto e specifico che stimola immediatamente tutta la mia immaginazione solamente nel tentativo di concepirla mentalmente.

“The Dyson Swarm” contiene parecchi riferimenti all’osservazione astronomica, teorie astrofisiche, oltre che una concreta influenza dalla letteratura Sci-Fi. Tutto questo deriva da qualche tipo di interesse o hai fatto degli studi specifici per prepararti a questa release?

Vaarwel: Personalmente mi considero come una persona ben educata, e la scienza (sebbene non l’astrofisica) è la mia professione. Conoscevo diverse cose sullo spazio anche prima di iniziare a lavorare su “The Dyson Swarm”, ma ovviamente diverse cose sono uscite fuori durante alcune ricerche specifiche, per esempio l’UDFj-39546284 è la più lontana galassia mai notata, letteralmente il limite conosciuto dell’universo. Così per me questa esperienza di produrre l’album è stato anche una chance per espandere il mio orizzonte conoscitivo e spero che lo stesso possa avvenire anche per l’ascoltatore.

Dando uno sguardo alla tua discografia, sembra che ti piaccia molto mescolare gli ingredienti della tua musica, passando dal Raw Black Metal all’Eletronica pura. Come mai questi continui cambi stilistici? Se volessi suggerire uno dei tuoi lavori ad un nuovo ascoltatore, quale sceglieresti?

Vaarwel: I cambi stilistici sono caratteristiche intrinseche al progetto Frozen Ocean. Dentro ogni particolare release io incarno una idea ben distinta, e tutto ciò che è presente deve dipendere da questa idea. Per esempio, la trilogia “Norse” era un omaggio verso i primi periodi del Black Metal Norvegese e su alcuni dei personaggi più importanti, quindi avevo la necessità di usare un particolare sound del Black Metal per rappresentare il tutto nel modo più appropriato. Oppure su “Aokigahara” volevo rappresentare un posto “dove anche la luce muore”: una realtà umida, oscura con un crepuscolo perenne e impregnato del puzzo dei cadaveri e della morte stessa, e per questo motivo scelsi di usare dei Droni Ambient come mezzo di rappresentazione. Così ogni release dei Frozen Ocean dovrebbe essere considerata come una specie di serendipità, e non verrebbe percepita propriamente senza la comprensione della sua idea principale, sebbene la musica compia il proprio lavoro e generi delle emozioni. Diversi musicisti creano differenti progetti per suonare musica con stili differenti; questo modo di fare non è praticabile per me poiché Frozen Oceanrappresenta ogni cosa che vorrei raccontare, e lo stile con il quale farlo non è un problema importante. Per i miei attuali e potenziali ascoltatori, scrivo sempre lo stile dell’album nella sua descrizione presente sul mio sito ufficiale in modo da poter scegliere ciò che può interessare di più. Per quanto riguarda i nuovi ascoltatori, consiglio “Trollvinter”, “Autumn Bridges”, “Natt Over Meg” e ovviamente “The Dyson Swarm”. Questi lavori danno un’idea dell’intera gamma di colori che Frozen Ocean può creare, dopo di che il nuovo ascoltatore potrà continuare una ricerca più approfondita sulla mia musica.

Sei coinvolto solamente nei Frozen Ocean o hai altri progetti musicali o qualche tipo di collaborazione con altre band?

Vaarwel: Innanzitutto, ho un altro progetto (con altre persone che mi danno una mano) con cui faccio Avantgarde/Grindcore, ma dal momento che utilizziamo la lingua russa, difficilmente potrà ottenere una vetrina internazionale. Ho inoltre fatto da session in diverse band e sono entrato a far parte a pieno titolo del progetto russo Goatpsalm durante la registrazione del loro nuovo album “Downstream”.

Essendo un musicista molto prolifico, anche se “The Dyson Swarm” è uscito solamente tre mesi fa, ritengo che tu possa pubblicare qualcosa di nuovo in poco tempo. Ci puoi dare qualche anticipazione su delle future uscite?

Vaarwel: Come annunciato recentemente, una nuova release è in via di pubblicazione attraverso la label italiana Bylec-Tum Productions. Sarà una raccolta contenente l’intera trilogia “Norse” in un’unica tape: “Likegyldig Raseri”, “Vanviddsanger” e “Natt Over Meg”. Qualche tempo dopo dovrebbe anche uscire un nuovo full-lenght in edizione limitata di Noise/Ambient.

Eccoci giunti a fine intervista! Grazie per la tua disponiblità e sentiti libero di concludere nel modo che ritieni più opportuno.

Vaarwel: Grazie a voi per l’interesse e per le domande molto interessanti. Take care.

Autore: KarmaKosmiK

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.